domenica 22 Marzo 2026
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Le principali compagnie minerarie si ritirano dai progetti di estrazione in Amazzonia

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In Brasile alcune delle più grandi compagnie minerarie al mondo hanno ritirato la richiesta di ricerca ed estrazione mineraria nelle terre indigene della foresta amazzonica, bocciando il tentativo del presidente Bolsonaro di far approvare una proposta di legge che consentisse l’attività mineraria estrattiva in queste aree. Pur non dichiarandosi contrarie all’estrazione mineraria nelle terre native, infatti, tali grandi aziende richiedono che venga realizzato un impianto legislativo che tenga conto della volontà dei nativi e che abbia il minor impatto possibile sulla foresta pluviale.

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non ha perso tempo e, all’inizio dello scorso marzo, ha immediatamente fatto pressione sul Congresso affinché fosse approvata con voto d’emergenza una legge che permettesse di regolamentare l’estrazione mineraria nelle terre indigene. La motivazione addotta da Bolsonaro circa la necessità di tale provvedimento stava nel fatto che la guerra minacciava le forniture di fertilizzante potassico proveniente dalla Russia e del quale il Brasile è il maggior importatore al mondo. Un quarto della domanda viene soddisfatta dalla Russia, che al momento ha però interrotto le esportazioni. Tuttavia, secondo numerosi critici, lo scopo della legge sarebbe quello di fornire un quadro di copertura legale a migliaia di cercatori, in quanto la maggior parte delle miniere di potassa brasiliane non si trova in terreni nativi.

Ibram, l’organizzazione della quale fanno parte oltre 130 associati responsabili dell’85% della produzione mineraria in Brasile, ha dichiarato che “la regolamentazione delle attività economiche nelle terre indigene deve essere ampiamente dibattuta dalla società brasiliana” e che queste possono essere realizzate “solo dopo un ampio dibattito e l’approvazione di regolamenti specifici da parte del Parlamento brasiliano”. Delle aziende che fanno parte di Ibram, al momento, nessuna sta svolgendo ricerche per alcun tipo di minerali nelle zone indigene, comprese le giganti del settore Rio Tinto, Anglo American Vale, le quali hanno confermato di aver ritirato le richieste di concessioni tra il 2019 e quest’anno.

Il presidente di Ibram, Raul Jungmann, ha dichiarato ad Associated Press che “non è possibile richiedere autorizzazioni minerarie e di ricerca sulle terre indigene a meno di non disporre di un regolamento costituzionale“. La Costituzione brasiliana stabilisce infatti la possibilità di estrazione mineraria solamente dopo aver ottenuto il consenso informato delle popolazioni locali e seguendo specifiche leggi che regolamentino l’attività estrattiva. Tuttavia sono 30 anni che, in Brasile, si attende l’approvazione di una simile legislazione e Bolsonaro, fervente sostenitore della necessità delle estrazioni, ha cercato in tutti i modi di ostacolarne la realizzazione.

Come prevedibile, Jungmann ha precisato che Ibram non è contraria in linea di principio all’estrazione nelle terre indigene. Tuttavia, la legge proposta da Bolsonaro è “inadeguata perché non rispetta la Risoluzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che richiede il consenso libero, preventivo e informato”, e non impedisce “l’estrazione mineraria illegale”. In aggiunta a ciò, e in linea con quanto dichiarato sul proprio sito, Ibram ritiene sia necessaria una legge che “preservi l’ambiente, in particolare la foresta pluviale”. Jungmann ha persino incontrato i presidenti di entrambe le camere del Congresso, per spiegare loro l’opposizione delle aziende alla legge. Le compagnie afferenti a Ibram hanno trascorsi di sfruttamento delle terre e conflitti con le popolazioni locali, motivo per il quale il loro sostegno alla causa indigena suona quantomeno curioso.

Fino ad oggi, ad ogni modo, i legislatori si sono rifiutati di mettere ai voti la proposta di Bolsonaro.

[di Valeria Casolaro]

Colloquio telefonico tra Putin, Macron e Scholz: Russia apre a ripresa dialogo con Kiev

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Vladimir Putin avrebbe “confermato l’apertura della Russia alla ripresa del dialogo” con Kiev: è quanto fa sapere il Cremlino in merito al contenuto di una conversazione telefonica sulla situazione in Ucraina che il presidente russo ha avuto oggi con il suo omologo francese Emmanuel Macron e con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Il percorso negoziale sarebbe inoltre “congelato per colpa di Kiev”, si legge nella nota del Cremlino, nella quale viene altresì comunicato che Putin avrebbe sottolineato che la continua fornitura di armi occidentali all’Ucraina potrebbe generare “un’ulteriore destabilizzazione” ed un “peggioramento della crisi umanitaria”. Infine, la Russia sarebbe pronta a fornire il suo aiuto per trovare soluzioni che consentano “l’esportazione senza ostacoli del grano, compresa quella relativa al grano ucraino dai porti del Mar Nero”.

Una direttiva della Procura di Torino reintroduce la censura sul giornalismo

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La Procura della Repubblica di Torino ha adottato un documento di indirizzo col fine di regolamentare il decreto Cartabia per quanto riguarda il diritto alla presunzione d’innocenza. Con questa direttiva l’informazione su arresti, denunce o altri provvedimenti e fatti di cronaca non potrà più essere fatta in autonomia dai giornalisti, ma dovrà essere autorizzata dal procuratore della Repubblica stesso. La legge Cartabia già prevedeva che fosse proprio il procuratore ad autorizzare il rilascio di informazioni: quando “strettamente necessario alla prosecuzione delle indagini” ed in presenza di “specifiche ragioni di interesse pubblico”. Tuttavia la direttiva della Procura di Torino, firmata dalla procuratrice aggiunta Patrizia Caputo con il visto della procuratrice capo Anna Maria Loreto, si spinge più in là. «Non potrà che essere il procuratore della Repubblica – si legge – ad assicurare che la valutazione delle specifiche ragioni di interesse pubblico venga effettuata con un metro di giudizio il più possibile omogeneo». Dunque d’ora in poi sarà il procuratore a valutare la portata dell’eventuale notizia e il grado di importanza che potrebbe avere per l’opinione pubblica.

Per quanto riguarda la diffusione delle informazioni, questa avverrà per mezzo di comunicati. Dovranno essere redatti e proposti con un anticipo di almeno 48 ore al procuratore, che poi li autorizzerà: «i testi dei comunicati stampa verranno raccolti presso la segreteria del procuratore in ordine cronologico e annotati in un apposito registro», si legge nella direttiva. E la medesima cosa vale per le conferenze stampa, la cui richiesta di organizzazione dovrà arrivare al procuratore non meno di cinque giorni prima. Un’altra importante novità è che tutto questo riguarda anche le informazioni sugli arresti in flagranza di reato. In sostanza, anche nel caso ad esempio del sequestro di sostanze stupefacenti o dell’arresto di un criminale, servirà l’autorizzazione per scriverne. Nel documento della Procura infatti si dice esplicitamente che sebbene alcuni sostengano che la diffusione di notizie riguardanti gli arresti in flagranza non necessiti di autorizzazione, in quando manca il presupposto dell’indagine, “questo ufficio”, cioè la Procura della Repubblica di Torino, non ritiene che ciò sia corretto. Gli unici casi quindi in cui non vi sarà bisogno del via libera sono quelli che riguardano l’attività della polizia amministrativa o della polizia di sicurezza.

Sulle nuove modalità per accedere o scrivere di fatti di cronaca, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha voluto spendere alcune parole. Da un lato ha ammesso come il rafforzamento e la tutela del diritto alla presunzione d’innocenza siano un obbiettivo condivisibile. Dall’altro però ha anche sottolineato che tale proposito non può tradursi nella compressione di un altro diritto, quello di cronaca, che la Costituzione della Repubblica garantisce senza bisogno di censure o autorizzazioni preventive. Già nei mesi scorsi diversi giornalisti avevano lamentato di rinvenire un “eccesso interpretativo” nell’applicazione della legge Cartabia, e l’Ordine piemontese, tramite il Presidente Stefano Tallia e il Consiglio, aveva iniziato a mobilitarsi sulla questione, aprendo un dialogo col procuratore generale Francesco Salluzzo. L’auspicio dell’Ordine è che in Parlamento si dibatta per giungere a una soluzione adeguata, e che il confronto con la magistratura piemontese possa continuare mantenendo saldi due principi cardine: la tutela della professione giornalistica e il diritto dei cittadini ad essere informati dei fatti.

Bisogna infine ricordare che le nuove disposizioni adottate dalla Procura della Repubblica di Torino si inseriscono nel quadro più generale di attuazione della direttiva che l’Unione Europea ha rivolto alle autorità pubbliche degli Stati Membri. L’intento dell’UE era quello di invitarle a calibrare meglio le dichiarazioni, adottando quelle misure necessarie per dare garanzia che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o di un imputato non sia stata legalmente provata, la persona non venga presentata come colpevole.

[di Andrea Giustini]

Al Forum Euroasiatico Putin svela le mosse strategiche di Mosca: il discorso

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Il presidente russo Vladimir Putin ieri è intervenuto in video collegamento da Mosca al Forum economico eurasiatico che quest’anno si tiene a Bishkek, la capitale del Kirghizistan: si tratta di un evento annuale promosso dall’Unione economica eurasiatica (UEE) – composta da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia – incentrato su questioni economiche e commerciali. Il tema di questa edizione del Forum è “L’integrazione economica eurasiatica nell’era dei cambiamenti globali: nuove opportunità di investimento” e assume una rilevanza particolare per via degli sconvolgimenti economico-politici innescati dalla crisi ucraina. Il lungo discorso di Putin assume una rilevanza giornalistica innegabile alla quale tuttavia il grosso dei media non ha dato spazio, in quanto da esso si possono comprendere le mosse disegnate o già intraprese da Mosca per contrastare le sanzioni e il suo tentativo di riposizionamento diplomatico e strategico nella fase di crisi della globalizzazione generatasi. Un lavoro che, come vedremo, sta già dando diversi frutti.

Putin in apertura del suo discorso ha sottolineato che lo sviluppo dell’integrazione eurasiatica non è affatto correlato alla congiuntura attuale – con un chiaro riferimento all’operazione in Ucraina e alle conseguenze che ne sono derivate – in quanto l’organizzazione è stata creata molti anni fa su iniziativa dell’allora primo Presidente del Kazakistan, Nazarbayev, che lanciò l’idea già nel 1994.

Nella prima parte del suo discorso, il capo del Cremlino ha parlato principalmente delle relazioni con i Paesi occidentali e della “ristrutturazione” dei rapporti di forza internazionali alla luce dei radicali cambiamenti geopolitici in corso. Ha, dunque, chiarito che non è intenzione della Russia isolarsi dalle economie avanzate e dal loro «vantaggio tecnologico» – benché il centro dello sviluppo economico si stia, a suo dire, spostando verso la regione dell’Asia-Pacifico – ma sono queste ultime che vorrebbero escludere Mosca dai commerci internazionali. Il che, secondo Putin, «nel mondo attuale è semplicemente irrealistico, impossibile. Coloro che aspirano a questo arrecano danno principalmente a se stessi».

Per quanto riguarda le relazioni internazionali, il leader russo non ha dubbi sul fatto che queste si stiano rapidamente trasformando sia dal punto di vista politico che economico, in quanto «ci sono sempre più Paesi nel mondo che vogliono fare una politica indipendente e la faranno. Nessun gendarme mondiale potrà fermare questo processo naturale globale», reso ulteriormente possibile anche dalle attuali circostanze che stanno ridefinendo gli equilibri di potere internazionali. Ha quindi sostenuto che «trascurare gli interessi di sicurezza degli altri paesi porta a crisi globali». E, infatti, se da un lato nelle cosiddette “economie avanzate” la disoccupazione è in aumento, l’inflazione non ha mai raggiunto livelli così elevati da decenni, le catene logistiche si stanno interrompendo e avanza lo spettro della crisi alimentare, dall’altra Mosca ha fatto tutto il possibile per sostituire le importazioni nei settori chiave per la sovranità, rendendosi il più possibile indipendente e continuando a tessere solide relazioni con i vicini asiatici e ad incentivare lo sviluppo dell’UEE.

Se, dunque, il presidente americano Joe Biden ha sicuramente raggiunto l’obiettivo di creare un cuneo tra l’Europa e la Russia, potrebbe non aver calcolato adeguatamente le conseguenze di una sempre maggiore cooperazione economica e politica tra Russia e Cina, che – come ha sostenuto lo stesso Henry Kissinger – può rivelarsi “letale” per l’Occidente, così come le potenzialità in ascesa della “Grande Eurasia”.

E infatti la seconda parte del discorso del Presidente si è sviluppata soprattutto intorno al tema di una maggiore integrazione dell’Unione eurasiatica: quest’ultima passa attraverso lo sviluppo nei settori dell’alta tecnologia, dell’economia e della digitalizzazione, ma anche attraverso un sistema di messaggistica finanziario alternativo allo SWIFT: «Riteniamo importante accelerare il dialogo sull’argomento dei nostri meccanismi finanziari e di regolamento internazionali, compresa la transizione dal sistema SWIFT ai contatti diretti di corrispondenza tra banche di paesi amici, anche attraverso il sistema di messaggistica finanziaria  della Banca Centrale russa».

In chiusura, Putin ha fatto riferimento al progetto del “Grande partenariato eurasiatico”, un progetto che guarda sempre più a Oriente e che prevede la cooperazione commerciale tra le grandi aree e organizzazioni asiatiche tra cui, oltre all’UEE, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) promossa dalla Cina e probabilmente anche l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean). Secondo il capo del Cremlino, questo progetto attirerà molti investitori ed è concepito «per cambiare l’architettura politica ed economica, per diventare garante di stabilità e prosperità dell’intero continente».

La crisi ucraina, come ormai noto, sta accelerando dei processi in atto già da decenni che potrebbero tradursi nello sviluppo di poli economici e politici alternativi a quelli occidentali, accelerando la dissoluzione dell’attuale ordine mondiale verso un nuovo sistema multipolare. Soltanto il tempo e i prossimi imminenti sviluppi geopolitici ci indicheranno la loro concreta possibilità di successo e di crescita, anche in vista di un sistema politico-economico più equo che possa garantire una maggiore distribuzione della ricchezza su scala mondiale.

[di Giorgia Audiello]

Ucraina, Kherson in mano alle forze russe

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La regione di Kherson è stata interamente occupata dalle forze russe, secondo quanto dichiarato da Kirill Stremousov, il vice capo dell’amministrazione russa autoproclamata nella regione. Per ragioni di sicurezza, fa sapere Stremousov, sono stati chiusi tutti gli accessi al resto dell’Ucraina, aggiungendo poi che “Sconsigliamo qualunque viaggio verso l’Ucraina, qualunque sia la motivazione”.

A Milano il PD affossa la proposta di cittadinanza onoraria a Julian Assange

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A Milano il Partito democratico si è opposto a una mozione di Europa verde che proponeva il conferimento a Julian Assange della cittadinanza onoraria milanese e si opponeva alla sua estradizione dal Regno Unito agli USA, dove rischia ergastolo e pena di morte. I dem hanno preferito ridimensionare notevolmente la proposta, presentando due emendamenti per eliminare la richiesta di cittadinanza onoraria e il riferimento all’estradizione e preferendo puntare a un più neutrale accenno alla libertà di informazione. Ad opporsi agli emendamenti, oltre ai Verdi, due esponenti della maggioranza, che si vede dunque spaccata sull’argomento. Alla fine la mozione è stata approvata, seppur ridimensionata e privata del suo iniziale significato.

Spiattellare così documenti riservati non va bene, configge con il diritto di uno Stato a secretare cose che non vuole diffondere” ha commentato Daniele Nahum, del PD, aggiungendo che pur avendo “i suoi limiti”, gli Stati Uniti non sono certo “la Cina o la Russia”. Come fa notare Francesca Cucchiara, consigliera dei verdi e ideatrice della mozione, “Non possiamo prendercela solo quando i diritti umani vengono violati da Paesi diversi dalle democrazie occidentali“, aggiungendo come quanto successo sia espressione di un chiaro timore di un incidente diplomatico con gli Stati Uniti. Di altro parere Lisa Noja, di Italia Viva, che ritiene che Assange abbia “messo a rischio la democrazia liberale”. Va ricordato che i documenti pubblicati da Assange hanno permesso alla popolazione mondiale di venire a conoscenza dei crimini di guerra commessi dall’esercito degli Stati Uniti nel contesto delle guerre in Medio Oriente.

Il diritto alla libertà di informazione e alla libertà del giornalismo, così come la più generale lotta per i diritti umani, si delineano così più come argomenti politicamente efficaci da usare secondo necessità che dichiarazioni concrete d’intenti. A confermarlo, le affermazioni del capogruppo dem Filippo Barberis: “Le posizioni assunte dal Comune di Milano hanno una rilevanza che va al di là delle funzioni amministrative e giuridiche strette dell’ente, per cui occorre anche rispetto ed equilibrio nelle vicende su cui l’aula non si esprime”.

[di Valeria Casolaro]

Maschere al comando

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Se volete potete ricordare i film di Stanley Kubrick, da Arancia meccanica a Eyes Wide Shut, oppure Pirandello e il suo teatro, raccolto complessivamente sotto il titolo Maschere nude, ma potete anche pensare alle maschere sull’attaccapanni e agli incappucciati dei quadri di René Magritte o, che so, potete sfogliare l’importante studio Il volto demoniaco del potere (1958) di Gerhard Ritter, riedito qualche anno fa da Il Mulino con una copertina molto esplicita che, mostrando le maschere, allude al degrado dei poteri nascosti nell’anonimato.

Vorrei anche tener presente il noto lavoro di Mihail Bachtin su Rabelais e la cultura popolare nel Rinascimento (1958), che mette al centro il grottesco, il basso corporeo, il travestimento, il capovolgimento dei poteri costituiti, sovvertiti simbolicamente, soprattutto nel tempo di Carnevale. Ma ora che il carnevale è permanente, che le maschere, l’abbigliarsi provocatorio, i tatuaggi, le irrisioni sono continue e in ogni luogo, si è persa la coscienza che la maschera è legata a un tempo specifico dell’anno o all’esistenza di un palcoscenico predisposto. Il palcoscenico, scriveva il sociologo Goffman, è l’intera scena sociale, quotidiana.

La maschera, di conseguenza, è un abito universale, insieme del potere e della ribellione che lo investe, la maschera è la trappola del vivere come diceva Pirandello, è il nascondimento dei veri interessi, è la forma di una ipocrisia generalizzata, di cui la prima responsabile è stata la televisione, focolare di un indottrinamento lento, progressivo, inesorabile. Pensiamo a The Truman show, dove la maschera trionfa benché nessuno ne porti realmente una.

La maschera è funzionale al potere perché allontana, o perfino esclude la confidenza, l’incontro, ne abbiamo imparato qualcosa negli ultimi tempi. Dunque, maschere di un comando che non può più essere smascherato in quanto usa volti scoperti, a lui funzionali, di comodo. A noi governati, invece, sono toccate maschere di protezione, come fossimo chirurghi, pompieri, motociclisti, fedeli religiosi che le mettono per i più svariati motivi.

Il camerino delle attrici e degli attori impegnati nel trucco si è moltiplicato con il make up nella vita quotidiana. Roland Barthes scriveva negli anni Cinquanta che il make up prepara il tempo di una bellezza che esiste finché rispetta certi canoni, la grammatica del mostrarsi e della sua rappresentazione. Dunque la maschera vive, diciamo fortunatamente, un paradosso, può essere pensata per il nascondimento o per l’esibizione, e in questo equivoco si nasconde la forza di un potere occulto ed esibito insieme.

Siamo insomma asserviti a forze impersonali, cioè a un potere non più antropomorfico: così afferma Mario Soldati in uno scritto di quasi cinquant’anni fa raccolto nel suo libro Le sere (Rizzoli 1994).

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

Pirateria audiovisiva, blitz della Guardia di Finanza su web e Telegram

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La Guardia di Finanza ha messo in atto una maxi operazione contro la pirateria audiovisiva, la cosiddetta IPTV, realizzata attraverso la trasmissione non autorizzata di contenuti su siti web e canali Telegram. Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi ha sequestrato oltre 500 risorse web e 40 canali Telegram, alcuni dei quali contavano fino a 20 mila iscritti. Allo stesso tempo è stato sviluppato un sistema di tracciamento che ha consentito di individuare i fruitori dei servizi. L’operazione è stata avviata in previsione dell’ultima giornata di campionato di calcio di serie A e della finale di Conference League.

Venerdì 27 maggio

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8.40 – Guerra in Ucraina: secondo agenzia ONU quasi 4.000 le vittime civili da inizio conflitto.

9.00 – Milano: il Consiglio Comunale vota contro la proposta di cittadinanza onoraria a Julian Assange, decisivo il voto del PD.

10.00 – Salonicco (Grecia) decine di migliaia in piazza contro la violenza della polizia dopo il ferimento di un ventenne a una manifestazione.

10.30 – I pescatori dell’Adriatico entrano in sciopero contro il caro gasolio.

11.00 – Inchiesta del quotidiano messicano “Milenio” rivela: la legalizzazione della cannabis negli Usa ha ridotto del 50% la produzione illegale in Messico.

14.00 – BRICS: L’alleanza di Russia, Cina e paesi emergenti verso l’allargamento, all’ultimo incontro partecipano 9 paesi osservatori.

15.30 – Crolla un ghiacciaio sul versante svizzero del monte Gran Combin, 2 morti e 9 feriti.

16.00 – Telefonata tra Draghi e Zelensky, il premier ucraino chiede all’Italia l’invio di altre armi.

18.00 – Il cardinale Zuppi, nuovo capo della Conferenza Episcopale, annuncia un rapporto sui casi di pedofilia nella chiesa italiana.

19.30 – La chiesa ortodossa ucraina, formalmente sotto l’autorità di Mosca, annuncia di aver tagliato ogni ponte con la chiesa russa e l’intenzione di divenire autonoma.

 

Guerra Ucraina, Zelensky a Draghi: “Ci aspettiamo un ulteriore supporto militare”

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Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Ci aspettiamo un ulteriore supporto per la difesa dai nostri partner”, ha scritto a tal proposito il presidente ucraino su Twitter, sottolineando che Draghi è stato “informato sulla situazione al fronte”. Non solo, perché durante la telefonata è stato anche “sollevato il problema dell’approvvigionamento di carburante” e “sono stati discussi i modi per prevenire la crisi alimentare”. “Dobbiamo sbloccare i porti insieme”, si legge a tal proposito nel Tweet del presidente ucraino.