giovedì 5 Febbraio 2026
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Parigi, Sorbona occupata: “non vogliamo nè Macron nè Le Pen”

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Centinaia di studenti hanno occupato la sede della prestigiosa università parigina “La Sorbona” nel pomeriggio di mercoledì 13 aprile, per protestare contro la presenza di Macron e Le Pen al ballottaggio per le elezioni presidenziali. La mobilitazione studentesca era cominciata già lunedì con l’occupazione dell’Ecole Normale Supérieure. Gli studenti della capitale hanno lanciato vari appelli ai colleghi di tutta la Francia affinchè si uniscano alle proteste. Buona parte di coloro che hanno preso parte alle proteste sono sostenitori di Jean-Luc Mélenchon, candidato di sinistra alle presidenziali ed escluso per un soffio dal ballottaggio.

Salmonella nei prodotti Ferrero, oltre 130 casi: cosa sappiamo sui rischi

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A inizio mese si è diffusa l’allerta per alcuni prodotti Ferrero contaminati da Salmonella, uno dei più comuni agenti batterici isolati in caso di infezioni trasmesse da alimenti, che nasce nell’intestino di alcuni animali. Sembra però che Ferrero non abbia avvertito le autorità quando a metà dicembre, nello stabilimento belga di Arion, erano state trovate le prime tracce di Salmonella Typhimurium, che tra le oltre 2.000 varianti di salmonella esistenti è uno dei ceppi più frequenti. L’azienda si sarebbe limitata a bloccare i prodotti sospetti. Un intervento non efficace, viste le conseguenze. La contaminazione in tutta Europa è arrivata a infettare più di 100 consumatori e ora sono in corso delle indagini da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, per “individuare la causa alla radice […] poiché la tipizzazione molecolare non viene eseguita regolarmente in tutti i paesi, alcuni casi possono non essere rilevati”. I prodotti sono stati diffusi tanto in Europa quanto all’estero. Si teme dunque che l’uso di materia prima contaminata possa essere presente anche in altri impianti.

Le prime segnalazioni ufficiale sono pervenute dal Regno Unito, dove sono stati registrati 63 casi di salmonellosi soprattutto nei bambini sotto ai sei anni: nausea, dolore addominale, diarrea acquosa, febbre e vomito. Per quanto i sintomi da Salmonella si risolvano solitamente in pochi giorni, ci sono casi in cui i sintomi sono ben più gravi e duraturi. La Food Standards Agency (agenzia per la sicurezza alimentare del Regno Unito) aveva fatto ritirare alcuni lotti di ovetti Kinder Ferrero prodotti in Belgio, nella fabbrica di Arlon, ufficialmente chiusa dall’Agenzia belga per la sicurezza della catena alimentare (Afsca) lo scorso venerdì 8 aprile. Ferrero ha ammesso che fin dal 15 dicembre 2021 fosse a conoscenza della contaminazione da salmonella nello stabilimento belga ed è stato Luarence Evrard, portavoce di Ferrero Beneleux a darne notizia, lo stesso giorno in cui Arlon è stato chiuso. Per quanto l’azienda attesti di avere bloccato i prodotti rischiosi confezionati fino a cinque giorni prima, motivo per cui avvertire la Afsca sarebbe stato superfluo e non necessario legalmente parlando. Consumatori e associazioni (come Test Achats) non sono della stessa opinione e accusano la multinazionale di avere taciuto il più possibile una situazione poi, evidentemente, sfuggita di mano. Il richiamo dei prodotti sarebbe stato troppo modesto e la mancata segnalazione all’Afsca sarebbe un grave errore.

Per ora i casi segnalati sono 134 (105 confermati e 29 in fase di accertamento) in Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. In Italia non sono stati riportati casi di Salmonella direttamente connessi al focolaio belga, diversamente da Paesi come Francia, Belgio e Irlanda in cui è stato provato come i casi di Salmonella vengano dallo stesso ceppo batterico. Visto come molti prodotti Kinder Ferrero diffusi siano a rischio, Ferrero ha deciso di estendere il richiamo ad alcuni prodotti italiani, con la coordinazione delle autorità sanitarie dopo che il ministero della Salute ha diffuso cinque comunicazione di allerta sui prodotti a marchio Ferrero. Nello specifico, sono stati ritirati in diversi supermercati (Carrefour, Penny Market, Sigma, Unes, Bennet, Lidl) i lotti fino L098L e con scadenza in data 21/08/2022 di Kinder Sorpresa T6 Pulcini, Kinder Sorpresa Maxi 100g Puffi e Miraculous. L’azienda afferma che per le uova di Pasqua Kinder GranSorpresa, prodotti completamente in Italia nello stabilimento di Alba, non c’è alcun rischio. Nel frattempo, negli Stati Uniti si è creata allerta per dei possibili prodotti contaminati da Salmonella Typhimurium, così Ferrero sta agendo per richiamare volontariamente e in via precauzionale l’assortimento di Kinder Happy Moments Chocolate e il cestino Kinder Mix Chocolate Treats. 

[di Francesca Naima]

New York, catturato uomo sospettato dell’attacco nella metro

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La polizia di New York ha catturato un uomo sospettato di essere l’autore della sparatoria che ha avuto luogo nella metropolitana di Brooklyn, New York, martedì 13 aprile. Frank R. James, 62enne afroamericano, avrebbe ferito 23 persone sparando 33 colpi da una Glock 9 millimetri mentre si trovava in uno dei vagoni della metro. Contro di lui gravano diverse accuse, tra le quali quella di reato terroristico federale. James avrebbe pubblicato in passato diversi video sui social, inveendo violentemente contro le istituzioni governative cittadine, e sarebbe affetto da problemi di salute mentale.

Mercoledì 13 aprile

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7.00 – No Tav: proteste nella notte in Val di Susa, la polizia risponde con lacrimogeni.

9.00 – Decreto bollette: via libera della Camera alla misura contro il caro energia.

10.00 – Mosca riferisce che oltre mille soldati ucraini si sono arresi a Mariupol.

11.00 – I premier di Svezia e Finlandia dichiarano che stanno valutando l’adesione alla NATO.

12.00 – Immagini satellitari mostrano movimenti di truppe russe verso il confine con la Finlandia.

13.00 – L’Europa stanzia altri 500 milioni di euro per gli aiuti militari all’Ucraina.

14.00 – Mosca specifica che mezzi NATO presenti in Ucraina saranno considerati obiettivi militari legittimi.

15.00 – Petizione contro il progetto di base militare in un parco naturale a Pisa: 32.000 firme in un giorno.

16.00 – Sondaggio Ipsos: il 62% degli italiani chiede dialogo con Mosca, il 76% contro invio di armi all’Ucraina.

16.30 – ONU: piani di riduzione delle emissioni già approvati possono contenere il riscaldamento globale entro i 2°.

19.00 – L’Agenzia spaziale europea (Esa) interrompe la cooperazione con la Russia per le missioni lunari.

20.15 – Italia: via libera al nuovo PNNR, contiene anche misure “anti-evasione”.

Recensioni indipendenti: PLASTIC WAR (documentario)

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Un documentario del 2021 di 46 minuti, diretto da Leonardo Lo Frano visibile su RaiPlay. L’emblematico titolo di questo documentario rende perfettamente l’idea di quanto la plastica abbia creato una vera e propria guerra dove si fronteggiano interessi economici enormi e alcune coscienze che, soprattutto ultimamente, si sono rese conto di quanto questo diffusissimo materiale, che negli anni del secondo dopo guerra sembrava avesse risolto tanti problemi, sia dannoso per l’ambiente. Gli autori vogliono comunicare fin da subito quale realmente sia, anche visivamente, il differente approccio che c’è fra le parti che si confrontano in questa battaglia. Con un ben studiato gioco cromatico di foto in bianco e nero e riprese a colori differenziano distintamente una visione artistica e di denuncia da quella che svela quanti retroscena, quante cose non dette ci siano sull’argomento plastica. Quanti comportamenti opachi nel dare vero impulso a un riciclo che, ben lontano dall’essere totalmente risolutivo, è certamente una pratica corretta ed indispensabile.

Nel susseguirsi delle immagini, due mondi paralleli si delineano: Castel Volturno e Bruxelles. A Castel Volturno il fotografo Giovanni Izzo da anni testimonia, con i suoi inconfondibili scatti, l’inaccettabile degrado di quei luoghi un tempo bellissimi e ritrae il giovane migrante Steven, che guarda ai rifiuti con creatività artistica trasformandone l’osservazione in utilità. Bruxelles dove le lobbies, società di consulenza privata come “Eamonn Bates”, regolarmente iscritte nei registri e quindi legalmente riconosciute, tutelano gli interessi di petrolieri e grossi produttori di materiali plastici ma anche di aziende d’imballaggi e della grande distribuzione di cibi e bevande come Burger King, Mcdonald’s e Sturbucks. Là si decide il destino di 27 paesi e di 446 milioni di persone. Un business che produce 396 milioni di tonnellate di plastica su scala globale ogni anno, con un indotto di 840 miliardi di euro cui non si vuole rinunciare usando ogni mezzo lecito ma talvolta anche arbitrario, come riuscire a ritardare la scadenza della direttiva Europea SUP (Single Use Plastics), che di fatto proibisce l’uso della plastica monouso, o di sostenere il riciclo come sola e unica soluzione pur di non modificare il modello di produzione e non rinunciare ad un lucroso business. L’influenza delle lobbies è così grande da condizionare scelte e decisioni politiche che vadano principalmente a vantaggio dei loro clienti. Associazioni del settore come Plastics Europe, che ogni anno spende milioni di euro per fare attività di lobbying, possono contare sull’influenza che sempre più i lobbisti hanno presso le Istituzioni Europee. Partecipano alle riunioni del Consiglio, trattano direttamente con uomini politici, convincendo, talvolta sotto forma di velata minaccia, che certe restrizioni imposte alle aziende del settore porterebbero ad una perdita di milioni di posti di lavoro.

Attivisti e ONG continuano a battersi contro questo sistema e per il suo radicale cambiamento, ma anche per una maggiore responsabilità da parte dei cittadini che devono compiere un effettivo cambiamento culturale che modifichi vecchie abitudini ormai insostenibili fino a raggiungere lo “zero rifiuti”. Poiché come dice un personaggio nel filmato, «non è vero che il mare distrugge tutto come si credeva una volta, il mare viene distrutto». Dopo 60 anni la plastica economica e di largo consumo creata dal premio Nobel per la Chimica Giulio Natta insieme a Karl Ziegler nel 1963 mostra sempre di più il suo lato oscuro.

[di Federico Mels Colloredo]

Guerra Ucraina: Ue stanzia altri 500 milioni di aiuti militari

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Nella giornata di oggi il Consiglio Ue ha “adottato due misure di assistenza” nell’ambito del cosiddetto “Fondo europeo per la pace (EPF)”, grazie alle quali l’Unione europea potrà “sostenere ulteriormente” le forze armate ucraine: è quanto ha reso noto proprio il Consiglio Ue tramite un comunicato con cui è stato specificato che adesso 500 milioni di euro saranno aggiunti alle risorse del Fondo, le quali ammonteranno così complessivamente a 1,5 miliardi di euro. «Con questi nuovi 500 milioni di euro aggiuntivi, l’Ue ha stanziato un totale di 1,5 miliardi di euro per sostenere le forniture di equipaggiamenti militari degli Stati membri alle forze armate ucraine», ha infatti affermato l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Josep Borrell, aggiungendo che sia «fondamentale intensificare il sostegno militare all’Ucraina».

Svezia e Finlandia vogliono entrare nella NATO: la Russia muove le truppe al confine

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L’incontro tra i Paesi membri della NATO in programma a Madrid il 29 e il 30 giugno 2022 sta assumendo, giorno dopo giorno, una rilevanza più ampia. Il Segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, ha infatti riferito che durante il summit verranno discussi i progetti «dell’adattamento a lungo termine della NATO», leggasi dispiegamento militare in Europa orientale. A quest’ipotesi si aggiunge poi la volontà di Svezia e Finlandia di entrare a far parte dell’Alleanza. Il primo ministro finlandese Sanna Marin, in una conferenza stampa congiunta a Stoccolma con l’omologa svedese Magdalena Andersson, ha dichiarato che «la Finlandia deciderà se candidarsi alla NATO entro poche settimane». Nel frattempo, un filmato pubblicato da diversi media internazionali mostra la risposta di Mosca alle indiscrezioni: lo spostamento di veicoli militari al confine con la Finlandia (lungo 1.340 km).

Sulla volontà di Finlandia e Svezia di entrare a far parte dell’organizzazione, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato lo scorso 11 aprile che «un ulteriore allargamento della NATO non contribuirà alla sicurezza nel continente europeo». Oggi, a distanza di due giorni, i primi ministri di Svezia e Finlandia hanno parlato del futuro, con particolare riguardo nei confronti della scelta di mantenere la propria neutralità o aderire alla NATO. Si tratta di un dubbio che, senza la guerra in Ucraina, avrebbe di certo un esito scontato, come dimostra un sondaggio rivolto alla popolazione finlandese nel 2019, quando soltanto il 20% degli intervistati si mostrò favorevole all’adesione all’Alleanza Atlantica. Ma la guerra in Ucraina c’è da quasi due mesi ormai e, come ha dichiarato il primo ministro svedese nel corso della conferenza stampa, «c’è un prima e un dopo il 24 febbraio». Sul binomio con la Finlandia, Magdalena Andersson ha sottolineato quanto «sarà importante per la Svezia la scelta del Paese», ammettendo che la decisione finale sarà influenzata da quanto accadrà a Helsinki. Durante la stessa conferenza stampa, Sanna Marin ha  affermato che «la Finlandia condivide con la Russia un lungo confine», e oggi non può far altro che riflettere sul suo comportamento in Ucraina. «È una guerra in Europa che non volevamo accadesse, ma ora purtroppo è così. Sarà necessario capire cosa fare per evitare che accada nel nostro Paese».

Tra tante dichiarazioni e ipotesi è bene fare un passo indietro e consultare le fonti del diritto, internazionale in questo caso. L’articolo 10 del Trattato Nord Atlantico afferma che “le parti [Stati membri] possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale“. Considerare questa condizione è fondamentale per comprendere i meccanismi della NATO e riflettere sul suo funzionamento, soprattutto alla luce della guerra in Ucraina. In un contesto geopolitico così delicato, l’entrata a far parte dell’Alleanza di Svezia e Finlandia (che condivide con la Russia un confine di 1.340 km, una lunghezza pari alla distanza tra le Alpi e Lampedusa) pone il rischio di una risposta da parte di Mosca, che da anni critica l’allargamento a Est dell’organizzazione, e per estensione un problema giuridico a monte per l’Alleanza perché uno Stato (europeo) può richiedere di far parte della NATO a patto che esso contribuisca alla sicurezza dei territori e dei membri coinvolti, cosa che non farebbero Svezia e soprattutto Finlandia in un momento storico così precario. Si tratta, pertanto, di una scelta estremamente delicata, che merita di essere trattata con la massima attenzione  per evitare strumentalizzazioni che rischierebbero di alimentare una guerra internazionale.

[Di Salvatore Toscano]

Corsa al turismo spaziale: i numeri di una follia ecologica

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SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, ha ufficialmente dato il via alla prima ciurma spaziale composta totalmente da privati. A bordo, tre turisti paganti e il capo astronauta di Axiom, azienda che ha cogestito i preparativi e che prevede in futuro di installare un modulo turistico sulla International Space Station (ISS). Axiom non ha voluto rivelare nulla sui costi della spedizione, ma le testate statunitensi stimano che ogni visitatore abbia pagato 55 milioni di dollari pur di riservarsi un posto in questa gita extraterrestre della durata di 8 giorni. Un traguardo indubbiamente epocale, considerando che è la prima volta in assoluto che la Nasa ospita passeggeri privati sul proprio avamposto. Il turismo spaziale pare sia quindi ufficialmente ai nastri di partenza. Tuttavia, questo ha dei costi, e non solo economici. L’impatto ambientale di un volo nello spazio è infatti enorme, cosa accadrebbe se le gite di piacere in orbita diventassero frequenti come sperano i loro miliardari promotori?

Le emissioni di anidride carbonica di un volo spaziale, con a bordo 4 passeggeri, sono tra le 50 e le 100 volte maggiori rispetto alle circa 2 tonnellate stimate per ogni passeggero di un volo aereo convenzionale a lungo raggio. Ad oggi, alla luce del relativamente basso numero di lanci nello spazio, questa quota di carbonio potrebbe considerarsi trascurabile, ma se i viaggi orbitali diventassero ‘il futuro’ – come spera l’uno o l’altro magnate – le cose cambierebbero e nemmeno di poco. Secondo le stime dell’astrofisico francese Roland Lehoucq, le emissioni della navicella Virgin Galactic – di proprietà dell’imprenditore britannico Richard Branson – si aggirano intorno alle 4-5 tonnellate per passeggero: oltre il doppio del budget annuale individuale di anidride carbonica raccomandato dall’Accordo di Parigi. Gli obiettivi di quest’ultimo potrebbero essere così messi a repentaglio da un settore emergente che ha tutte le carte in regola per imporsi sul mercato. Basti pensare che la Virgin Galactic, da sola, punta ad almeno 400 voli l’anno.

Tra l’altro, il problema non è solo l’anidride carbonica. Per superare l’atmosfera, i razzi hanno bisogno di un’enorme quantità di propellenti, come il cherosene, per il Falcon 9 di SpaceX, o l’idrogeno liquido, nel caso del nuovo Space Launch System della Nasa. Secondo uno studio di Earth’s Future, due terzi del propellente esausto vengono rilasciati negli strati atmosferici intermedi dove permangono anche per diversi anni. I combustibili poi, oltre alla più preoccupante – in termini climatici – anidride carbonica, rilasciano altre sostanze chimiche nell’atmosfera. In primo luogo, tutti i razzi emettono enormi quantità di calore che favoriscono la conversione dell’azoto atmosferico in ossidi di azoto molto reattivi e, a seconda del carburante impiegato, anche fuliggine, cloro e particelle di ossido di alluminio. Nel complesso, si tratta di tutte sostanze che, da un lato, inducono un assottigliamento dello strato di ozono mentre, dall’altro, esacerbano un già critico riscaldamento globale. È bene quindi che i viaggi orbitali diventino sostenibili prima che si affermino sul panorama globale. Premura che non sembra essere nell’agenda dei più, intanto però, i ricchi fautori del turismo spaziale vengono insigniti, per il loro impegno ambientale, delle più svariate onorificenze.

[di Simone Valeri]

Pnrr: Ue versa a Italia prima rata da 21 miliardi

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La Commissione Ue ha versato all’Italia la prima rata per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da 21 miliardi di euro: è quanto fa sapere il Governo Italiano tramite un comunicato presente sul proprio sito. All’interno dello stesso, nello specifico, si legge che il pagamento ha ad oggetto “10 miliardi di contributo a fondo perduto e 11 sotto forma di prestito” e che esso sia stato ricevuto “a seguito della valutazione positiva della Commissione europea e di tutti gli Stati membri UE sul raggiungimento dei 51 obiettivi del Pnrr nel 2021”.

Microdosi di Lsd per combattere l’ansia e lo stress

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La dietilamide dell’acido lisergico (Lsd) è un composto psichedelico con potenziali proprietà ansiolitiche e antidepressive. Sono anni che vanno avanti studi sui possibili effetti benefici della sostanza, anche se i meccanismi neurobiologici alla base dell’assunzione rimangono poco chiari. Seguendo il nuovo studio pubblicato dall’American Collage of Neuropsychopharmacology, coordinato da Gabriella Gobbi del Dipartimento di Psichiatria della McGill University di Montreal con la collaborazione di Stefano Comai del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova e di Danilo De Gregorio dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, si apprendono curiose novità su come l’Lsd possa alleviare i sintomi dell’ansia, un problema in crescita negli ultimi anni specialmente nella società occidentale e tra i più giovani.

La ricerca effettuata dagli studiosi afferma come l’assunzione di micro-dosi di Lsd possa prevenire e curare comportamenti ansiosi, in un approccio più facilmente traducibile in una terapia clinica. Sono state effettuate delle prove sui topi da laboratorio, sottoposti a una condizione di stress cronico ai quali è stato poi somministrato Lsd sotto forma di micro-dosi. Sembra infatti che l’assunzione ripetuta e controllata della sostanza eviti di provocare allucinazioni, lasciando spazio a degli effetti invece positivi. Com’è stato possibile riscontrare sugli animali protagonisti degli esperimenti, i quali hanno vissuto una drastica diminuzione dei sintomi d’ansia indotta dallo stress e alcuna conseguenza negativa degna di nota. Nell’esplorare i cambiamenti dell’utilizzo dosato di Lsd a livello cerebrale, è stato inoltre possibile scoprire quale sia il meccanismo alla base dell’azione benefica del composto psichedelico.

È stato dimostrato come l’azione dell’Lsd sia vicina a quella degli antidepressivi Ssri in commercio (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Gli antidepressivi utilizzati oggi contro ansia e stress funzionano in modo tale da potenziare l’attività dei circuiti cerebrali legati alla serotonina, neurotrasmettitore la cui produzione cala in maniera preoccupante in caso di stress cronico. Se i periodi prolungati di stress provocano una diminuzione dell’attività dei neuroni della serotonina, l’Lsd è invece in grado di desensibilizzare i recettori della serotonina che regolano l’attività stessa dei neuroni serotoninergici. Quindi, a seguito di un trattamento prolungato con Lsd a basse dosi i neuroni serotoninergici sarebbero di conseguenza in grado di rilasciare più serotonina. Non solo, ma sempre se assunto in micro-dosi, l’Lsd riuscirebbe a stimolare la formazione di nuove spine dendritiche, cioè le protuberanze con cui i neuroni entrano in contatto tra loro, anch’esse gravemente danneggiate in caso di ansia e stress.

Il dietilamide dell’acido lisergico, LSD, è una tra le più potenti sostanze psichedeliche conosciute e fu sintetizzato per la prima volta nel 1933 dal chimico svizzero Albert Hofmann. Per lungo tempo la ricerca sulle sue proprietà terapeutiche è stata osteggiata e di fatto impedita dalle leggi che lo consideravano solo come droga. Negli ultimi anni però le cose sono cambiate e sempre più ricercatori guardano con interesse alle sue proprietà. L’uso di microdosi controllate, infatti, secondo i ricercatori non ha effetti psichedelici, ma può aiutare in ambito psichiatrico e psicoterapeutico.

[di Francesca Naima]