mercoledì 25 Marzo 2026
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Over 60, dall’UE arriva l’invito per la quarta dose

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Il commissario europeo per la Salute Stella Kyriakides ha dichiarato, relativamente alla campagna vaccinale per gli over 60 e le persone vulnerabili, che «non c’è tempo da perdere». «Invito gli stati membri a lanciare immediatamente un secondo richiamo per queste categorie ed esorto quanti hanno diritto a farsi avanti e farsi vaccinare», ha poi aggiunto. Le parole di Kyriakides seguono le nuove raccomandazioni di EMA-ECDC, che hanno abbassato a 60 l’età dei soggetti interessati dalla campagna vaccinale, dagli iniziali 80. Per quanto riguarda invece gli under 60 e i sanitari non fragili, «non ci sono evidenze per raccomandare la quarta dose».

Gli “Uber files” raccontano molto del comportamento delle multinazionali

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In queste ultime ore una rete di giornali internazionali, capitanata dal Guardian, ha pubblicato circa 124mila documenti sottratti a Uber – la società Usa che offre un servizio di noleggio auto con conducente. All’interno degli “Uber files” –  come sono stati rinominati – sono contenuti sms, email e documenti interni di vario genere, tra cui presentazioni, riferiti al periodo tra il 2013 e il 2017 (quello cioè in cui Uber ebbe il suo boom internazionale) che dimostrerebbero l’utilizzo da parte della società di metodi considerati poco etici per affermare il proprio dominio.

Anche se non è chiaro se tali comportamenti possano essere reputati “reati” (e puniti come tali) o possano portare all’apertura di indagini più approfondite, è anche vero che non è la prima volta che Uber viene accusata di mettere in atto comportamenti poco leciti (sin dalla sua fondazione nel 2010).

Il merito della sua crescita rapida e improvvisa è anzi spesso attribuito a una politica aziendale molto dura e irruenta, poco rispettosa di leggi e regole, incarnata dalla figura di Kalanick, cofondatore e amministratore delegato di Uber. Lo stesso fu costretto a dimettersi nel 2017, al culmine di una serie di scandali (tra cui anche accuse di molestie sessuali). È vero che dopo quell’episodio l’azienda ha in parte modificato il suo modo di fare, abbandonando quello che per Kalanick era ormai un vero e proprio motto: «La violenza è garanzia di successo».

In particolare pare che Kalanick abbia fatto in quegli anni particolare pressione sulla classe politica di varie nazioni, instaurando stretti legami con istituzioni e alti rappresentanti e servendosi di tecnologie all’avanguardia e sotterfugi per rivelare alle autorità quante meno informazioni possibili sulla propria attività.

Facciamo alcuni esempi: nei “files”, tra le figure più note, emerge il nome di Emmanuel Macron, che tra il 2014 e il 2016 ha ricoperto il ruolo di ministro dell’Economia. L’attuale presidente francese in quegli anni aveva infatti un rapporto molto stretto con Kalanick, fatto di chiamate e visite reciproche. Tant’è che alla fine Macron promise a Travis (i due si chiamavano per nome) di modificare le regole francesi sui trasporti in modo da agevolare l’ingresso di Uber nel mercato nazionale. Andò così anche con Neelie Kroes, la politica olandese che in quegli anni ricoprì il ruolo di commissaria europea per la Concorrenza.

Facciamo ancora un esempio, questa volta sulle “tecnologie all’avanguardia” utilizzate. I documenti rivelano che l’azienda era riuscita a mettere in piedi una specie di sistema informatico denominato “kill switch”, che funzionava così: in caso di controllo da parte di una qualche autorità, in una qualsiasi delle sedi di Uber, bastava spingere un interruttore virtuale per rendere immediatamente inutilizzabili tutti i computer di quell’ufficio.

È vero che in quegli anni Uber si presentava come una startup che aveva tutte le carte in regola per rivoluzionare il mondo dei trasporti, rendendolo piò concorrenziale e offrendo tariffe a vantaggio dei cittadini. Ci vollero degli anni per capire che per raggiungere quegli obiettivi Uber si sarebbe affidata al denaro di grossi investitori finanziari (una strategia che molti giudicano tuttora sleale nei confronti di chi già opera sul mercato) e metodi molto discutibili.

Tuttavia quello di Uber è solo il caso più recente. Negli ultimi anni molte multinazionali sono di fatto diventate determinanti in alcune decisioni che invece spetterebbero agli Stati, imponendosi in maniera pressante. Il nuovo paradigma di governo – denominato dal World Economic Forum (WEF) “governance 4.0” – è caratterizzato da una verticalizzazione e concentrazione dei poteri decisionali: questi ultimi dai governi nazionali verrebbero demandati a quelli che spesso vengono definiti “attori transnazionali”, che includono non solo i grandi enti sovranazionali, ma anche le associazioni filantropiche, le associazioni di commercio e tutte le organizzazioni non governative.

E poiché “il governo non può più agire come se solo avesse tutte le risposte”, secondo il fondatore del WEF, Klaus Schwab, una graduale cessione dei poteri a questi organismi diventa imprescindibile (come sta già accadendo). D’altronde la sovranità degli Stati nel mondo globalizzato appare già da tempo obsoleta e lo stesso WEF avverte che “sia le nostre istituzioni che i nostri leader non sono più adatti al loro scopo”. Per la gioia delle multinazionali.

[di Gloria Ferrari]

Elon Musk cerca di mollare Twitter, che cerca di fare causa a Musk

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Dopo mesi di commenti al vetriolo, venerdì il multimiliardario Elon Musk ha deciso di rinunciare all’acquisizione di Twitter, quindi sono stati coinvolti gli avvocati e la Securities and Exchange Commission (SEC) perché il contratto firmato possa essere infine invalidato. Pronto ad avviare la causa per far rispettare all’imprenditore gli accordi presi, il social chiede ora ai suoi dipendenti di non commentare lo stato delle cose sui loro profili online.

Facendo riferimento alle carte depositate in tribunale, Musk accusa Twitter di essere colpevole di “violazioni materiali” che di fatto inficherebbero i patti concordati per l’acquisizione. Si parla degli ormai famosi bot che alimentano il portale con profili fasulli, ma anche del fatto che la claudicante azienda stia, in un modo o nell’altro, perdendo per strada dirigenti e dipendenti. L’idea di base è che, al momento della discussione d’acquisto, Twitter abbia ventilato a Musk una realtà molto edulcorata che non rispetta le dinamiche che alimentano nei fatti le sue prospettive imprenditoriali. 

La solidità di questa posizione sarà certamente messa alla prova da una battaglia legale che minaccia di durare molteplici anni, tuttavia la situazione di partenza sembra favorire il social, il quale si è tutelato con un contratto ferreo che potrebbe obbligare il miliardario con la forza a concretizzare gli impegni presi. Per assicurarsi i 44 miliardi di dollari che sono in ballo nell’equazione, Twitter sta pertanto pianificando di muovere causa a Musk, dando vita a una situazione estremamente delicata in cui ogni cosa detta potrà essere adoperata come arma da sfruttare in tribunale.

“Tenendo conto delle questioni giudiziarie attualmente in corso”, ha scritto l’azienda in una nota interna intercettata da The Verge, “dovreste evitare di twittare, usare Slack o condividere qualsiasi commento a proposito dell’accordo di fusione. Continueremo a condividere informazioni quando ne avremo l’occasione, ma vi chiediamo la cortesia di prendere atto che queste saranno fortemente limitate in base a quanto sarà noi possibile condividere”.

La richiesta – che formalmente non è un’imposizione – prende in considerazione il fatto che i risultati di molte delle cause recenti alle cosiddette Big Tech siano stati determinati da cavilli, inesattezze procedurali e dettagli minori, tutti elementi che potrebbero tranquillamente scaturire da qualche opinionismo internettiano eccessivamente incauto. Stando alle prime indiscrezioni, ai due lati del tribunale siederanno peraltro due calibri molto pesanti pronti a tutto: Musk si appoggerà alla Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan, mentre il social, suggeriscono le voci di corridoio, si sarebbe avvicinato alla Wachtell, Lipton, Rosen & Katz. 

Ambo gli studi legali sono abbastanza imponenti e agguerriti da meritarsi proprie pagine Wikipedia personali, quindi è facile intuire si stia per entrare in un campo di battaglia a dir poco sanguinoso. Allo stesso tempo persiste l’idea che quest’ultimo intervento legale non sia altro che un bluff, uno stratagemma di Musk per rinegoziare la portata finanziaria di un contratto da cui è estremamente difficile slegarsi. Il miliardario avrebbe avuto occasione per chiarire la questione lo scorso sabato, in occasione di una conferenza al fianco di Sam Altman, CEO di OpenAI, tuttavia l’uomo si è adamantinamente rifiutato di rispondere ai quesiti dei giornalisti sull’argomento.

[di Walter Ferri]

Giappone: i liberal democratici di Abe trionfano alle elezioni

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La coalizione di governo in Giappone ha trionfato alle elezioni di domenica per il rinnovo parziale della Camera Alta, anche sull’onda emotiva dell’assassinio dell’ex premier Shinzo Abe, avvenuto venerdì in un comizio elettorale a Nara. Il voto ha premiato l’esecutivo del primo ministro Fumio Kishida, delfino di Abe e Ministro degli esteri nei governi Abe II e III: dei 125 seggi da assegnare, il partito Liberal Democratico si è assicurato 63 seggi, che salgono a 76 seggi includendo quelli del partner più piccolo Komeito. Il premier Kishida ha assicurato di voler costruire sull’eredità politica di Abe e ha promesso che Tokyo «rafforzerà drasticamente» la difesa entro 5 anni in risposta all’incertezza alla sicurezza innescata dalla guerra in Ucraina e alla crescente assertività della Cina.

Nogara: la polizia carica il presidio contro la privatizzazione dell’acqua

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Nella giornata di sabato 9 luglio gli attivisti dell’organizzazione ambientalista Rise Up 4 Climate Justice e di Adl Cobas hanno organizzato un presidio di fronte allo stabilimento della Coca Cola di Nogara, in provincia di Verona, per portare l’attenzione sulla problematica della privatizzazione dell’acqua in un periodo di emergenza siccità come quello che l’Italia sta attraversando in questo momento. Mentre si avvicinavano allo stabilimento la polizia, presente per presidiare il luogo in tenuta antisommossa, ha caricato i manifestanti e utilizzato i manganelli per fermarne l’incedere.

Come sottolineato dagli attivisti, lo stabilimento di Nogara è un esempio di “estrattivismo” nel nostro Paese, poiché “ogni anno utilizza quasi un miliardo e mezzo di litri d’acqua dalla vicina falda acquifera, pagando un prezzo poco più che simbolico alla Regione Veneto” – 13.400 euro, secondo quanto riportato da Adl Cobas. Il business dell’acqua minerale in Italia è d’altronde molto redditizio per le multinazionali, le quali possono fare man bassa di un bene naturalmente presente sul territorio – e quindi, teoricamente, di proprietà della comunità, che in un tale periodo di siccità ne avrebbe bisogno più che mai – a prezzi che nel migliore dei casi arrivano a pochi millesimi di euro al litro, permettendo così di generare enormi profitti per le aziende a fronte dei pochi soldi spicci che rientrano nelle casse dello Stato.

La crisi idrica che sta attraversando il nostro Paese, la peggiore degli ultimi decenni, sta inoltre portando diversi comuni a razionare le scorte d’acqua e imporre limiti d’uso alla popolazione. Al momento sono cinque le Regioni cui è stato riconosciuto lo stato d’emergenza per far fronte alla carenza idrica – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia -, mentre altre quali la Toscana e l’Umbria ne hanno fatto richiesta. In tale contesto si è molto insistito sulle responsabilità individuali dei cittadini, in alcuni casi prevedendo un tetto massimo di consumo giornaliero con blocco del servizio a chi lo supera. A Castenaso, nella Città metropolitana di Bologna, il sindaco ha persino imposto a barbieri e parrucchieri di effettuare un solo lavaggio ai clienti.

In un tale contesto, gli ambientalisti di Rise Up 4 Climate Justice sottolineano come “Mentre in un quadro di ‘nuova normalità’ legata alla siccità prodotta dalla crisi climatica governo e istituzioni locali pensano a misure di razionamento idrico per la popolazione, la Coca Cola continua a estrarre, sfruttare, produrre e incassare”, promuovendo così “una logica ‘dell’emergenza’ che scarica verso il basso costi e responsabilità della crisi”.

Mentre si avvicinava allo stabilimento per mettere in atto la protesta il gruppo è stato violentemente caricato dalla polizia, che ne ha fermato l’incedere a suon di manganellate: l’ennesima conferma di come, per questo governo, gestione emergenziale e securitaria costituiscano l’accoppiata ottimale per affrontare le problematiche di rilievo.

[di Valeria Casolaro]

Come l’attività fisica migliora il corpo e la mente

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Se si vuole migliorare la propria salute psicofisica, ciò che non può mancare è l’attività fisica. A prescindere dalla fascia di età alla quale si appartiene, infatti, non c’è dubbio che praticandola si gettino le basi necessarie per ottenere una qualità della vita superiore. Un fine che senza dubbio interessa ad ognuno di noi, ma che spesso non viene perseguito a causa della comune convinzione secondo cui, per ottenere buoni risultati, ci sia bisogno di svolgere attività motoria in maniera “intensiva”. Eppure non è assolutamente così: basterà pensare che l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), oltre a sottolineare che l’attività fisica sia un toccasana per la salute, definisce la stessa come “qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richieda un dispendio energetico”, ossia tutti i movimenti, compresi quelli effettuati “durante il tempo libero, per il trasporto da e verso i luoghi o come parte del lavoro di una persona”. In questa definizione, quindi, rientra non solo lo sport, ma anche semplici movimenti come camminare, andare in bicicletta e giocare. In altre parole, l’importante è muoversi e non necessariamente svolgere attività motoria in maniera intensiva: “sia l’attività fisica di intensità moderata che quella vigorosa migliorano la salute”, chiarisce infatti l’Oms. Un dato di fatto, quest’ultimo, che non può che generare la seguente domanda: quali sono precisamente i benefici dell’attività fisica? E la risposta, per forza di cose, non può essere fornita in poche righe dato che i vantaggi legati ad essa sono disparati: dagli effetti benefici sul corpo a quelli sulla mente, i motivi per smettere di condurre una vita sedentaria sono innumerevoli e fondamentali, al punto tale da meritare di essere analizzati in maniera approfondita.

Gli effetti benefici sul corpo

Per quanto concerne gli effetti benefici sul corpo, bisogna innanzitutto citare uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, ed avente ad oggetto i bambini obesi in età preadolescenziale, dal quale sono emersi diversi effetti positivi dell’attività fisica. “L’attività fisica riduce la pressione sanguigna sistemica e migliora i marcatori precoci di aterosclerosi nei bambini obesi in età prepuberale”: è questo infatti il titolo dello studio, con il quale i ricercatori sono arrivati alla conclusione che “un programma di attività fisica regolare riduce la pressione arteriosa, la rigidità arteriosa e il grasso addominale” oltre ad “aumentare la forma cardiorespiratoria e ritardare il rimodellamento della parete arteriosa”. Di certo però non solo i bambini obesi traggono importanti vantaggi dall’attività motoria. Una revisione scientifica, pubblicata sulla rivista medica QJM, sottolinea la capacità dell’attività fisica di “prevenire la malattia coronarica”. Esaminando, tra l’altro, le “prove e i meccanismi con cui l’attività fisica conferisce benefici”, dal lavoro è infatti emerso che “l’attività fisica regolare di intensità moderata offre una notevole protezione contro la malattia coronarica”: certo, “un’attività di intensità vigorosa conferisce il massimo beneficio cardiovascolare”, ma “è improbabile che tale livello sia raggiungibile o sostenibile per la maggior parte delle persone”. Ad ogni modo, secondo gli autori della revisione “i maggiori guadagni nella popolazione si verificheranno se le persone sedentarie diventeranno più attive”. Appare dunque oltremodo necessario lo svolgimento dell’attività fisica, soprattutto tenendo conto del fatto che quest’ultima “non solo dimezza il rischio di malattia coronarica, ma porta anche benefici simili nella prevenzione dell’ictus e del diabete di tipo 2” e che inoltre sono stati registrati “tassi ridotti relativi alla frattura dell’anca e vertebrale” oltre che al “cancro del colon”. “Camminare è suggerito come l’esercizio più pratico da cui la popolazione può ottenere tali miglioramenti nella salute”, suggeriscono infine i ricercatori.

C’è poi un altro studio, precisamente una revisione sistemica nonché una meta-analisi pubblicata sulla rivista British Medical Journal, dal quale è emerso che l’attività fisica svolta a qualsiasi intensità possa ridurre il rischio di morte precoce negli adulti in età avanzata. Nello specifico, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 8 differenti ricerche in cui sono stati utilizzati accelerometri per misurare i minuti di attività fisica dei soggetti studiati, oltre 36.000 adulti con un’età media di 62 anni. Durante il periodo di follow-up, pari a circa 6 anni, 2149 partecipanti sono morti e gli autori dello studio, analizzando i dati a riguardo, sono arrivati alla conclusione per cui qualsiasi attività fisica, indipendentemente dall’intensità, era associata a un minor rischio di mortalità prematura. Inoltre, è stato osservato un rischio di morte maggiore statisticamente significativo per chi trascorreva 9,5 ore o più al giorno in maniera sedentaria.

Gli effetti benefici sulla mente

Se da un lato è però sostanzialmente risaputo che praticare attività fisica comporti svariati effetti benefici sul corpo, ad essere meno conosciuti sono i benefici a livello mentale. In tal senso, bisogna innanzitutto citare una meta-revisione pubblicata sulla rivista European Psychiatry, nella quale viene sottolineato che l’attività fisica possa essere “terapeutica per le persone con gravi malattie mentali che generalmente svolgono poca attività fisica e sperimentano numerose complicazioni mediche legate al loro stile di vita”. Dal lavoro infatti sono emerse “considerevoli prove empiriche” a sostegno dell’utilizzo dell’attività fisica nel trattamento del disturbo depressivo maggiore e della schizofrenia. “In particolare, la nostra meta-revisione supporta l’uso dell’esercizio aerobico di intensità moderata-vigorosa con una frequenza di 2-3 volte a settimana, idealmente supervisionato da professionisti qualificati e che permetta di raggiungere 150 minuti di “MVPA” (attività fisica da moderata a vigorosa) a settimana al fine di migliorare i risultati nelle persone con disturbo depressivo maggiore e disturbi dello spettro schizofrenico”. Questo affermano gli autori della ricerca, che per quanto riguarda l’impatto sul disturbo depressivo maggiore parlano addirittura di “effetti paragonabili a quelli degli antidepressivi e della psicoterapia” ma che, anche per i disturbi dello spettro schizofrenico, sottolineano che l’attività fisica aerobica possa “ridurre i sintomi psichiatrici”. Infine i ricercatori precisano che attualmente l’utilità dell’attività fisica nei pazienti con disturbo bipolare sia “limitata dalla scarsità di studi” ma sia comunque “promettente”.

Oltre a ciò, due specifiche tipologie di attività fisica sembrerebbero generare grandi benefici sulla salute mentale: gli esercizi di resistenza e l’Hatha Yoga, una forma di Yoga basata su una serie di esercizi psicofisici. Uno studio pilota pubblicato sulla rivista Complementary Therapies in Medicine, il cui scopo era quello di “confrontare gli effetti dell’Hatha yoga e degli esercizi di resistenza sulla salute mentale e sul benessere negli adulti sedentari”, è infatti arrivato a tale conclusione. Dopo che 51 partecipanti con un’età media di 25 anni sono stati divisi casualmente in tre gruppi – gruppo Hatha Yoga, gruppo esercizi di resistenza e gruppo di controllo – con i primi due gruppi che “hanno partecipato a sessioni tre giorni a settimana per 7 settimane” ed il terzo che “non ha partecipato a nessuna sessione”, miglioramenti significativi sono stati riscontrati nel gruppo Hatha Yoga e nel gruppo esercizi di resistenza, a differenza del gruppo di controllo. Nel gruppo Hatha Yoga sono state migliorate, tra l’altro, l’autostima e la qualità della vita, mentre l’allenamento di resistenza ha “migliorato l’immagine corporea”. A prescindere dagli effetti specifici, però, il risultato finale è lo stesso: sia l’Hatha Yoga che gli esercizi di resistenza hanno “ridotto i sintomi della depressione” e lo hanno fatto ad “un livello simile”. Per questo, gli autori dello studio hanno concluso che l’Hatha Yoga e gli esercizi di resistenza “hanno avuto effetti positivi sulla salute mentale e sul benessere degli adulti sedentari”.

Un ottimo modo per rafforzare la memoria

Per quanto riguarda gli effetti benefici sulla mente, però, c’è un determinato settore che risulta essere molto interessato dallo svolgimento dell’attività fisica: il rafforzamento della memoria, per il quale l’attività motoria risulta essere alquanto utile come provato da vari studi. Una revisione sistemica nonché meta-analisi pubblicata su Communications Medicine, ad esempio, è appunto intitolata “l’esercizio aerobico migliora la memoria episodica nella tarda età adulta”, ovverosia la memoria legata al passato. Dopo aver analizzato 36 studi aventi ad oggetto i dati di 2750 individui senza demenza e con un’età media pari o superiore ai 55 anni, i ricercatori hanno scoperto che “l’esercizio aerobico ha migliorato la memoria episodica”, con un effetto significativo che è stato individuato negli studi riguardanti persone con un’età media compresa tra 55 e 68 anni. “Questi risultati potrebbero avere una rilevanza clinica e sulla salute pubblica di vasta portata”, concludono dunque i ricercatori, sottolineando che essi mostrino “l’esercizio aerobico in quanto intervento accessibile e non farmaceutico atto a migliorare la memoria episodica nella tarda età adulta”.

Per avere effetti benefici sulla memoria, però, basta anche una sola sessione di attività fisica, seppur di forte intensità. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Journal of the International Neuropsychological Society che si è precisamente concentrato sulla attività cerebrale di 26 partecipanti – tutti individui sani di età compresa tra 55 ed 85 anni – durante un esercizio che ha impegnato la memoria semantica. I soggetti sono infatti stati sottoposti ad una prova mnemonica nella quale è stato loro chiesto di discernere i nomi delle persone famose da quelle non famose, con la loro attività cerebrale che è stata analizzata grazie all’utilizzo della risonanza magnetica funzionale. I partecipanti, però, sono stati analizzati i due diversi momenti, ovvero sottoponendosi a 30 minuti di riposo o in alternativa a 30 minuti di allenamento sulla cyclette immediatamente prima di eseguire il test. I risultati emersi, hanno mostrato che l’esercizio fisico intenso era associato a “un’attivazione della memoria semantica significativamente maggiore nella circonvoluzione frontale media, temporale inferiore, temporale media e fusiforme”, ossia in alcune aree del cervello. Non solo, perché è anche emersa “un’attivazione significativamente maggiore nell’ippocampo bilaterale”. Conseguentemente, concludono gli autori dello studio, “una maggiore attivazione cerebrale dopo una singola sessione di esercizio suggerisce che l’esercizio possa aumentare i processi neurali alla base dell’attivazione della memoria semantica negli anziani sani”.

[di Raffaele De Luca]

Gas, Russia ferma Nord Stream 1 per 10 giorni per manutenzione

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A causa dei lavori di manutenzione annuali la Russia chiuderà per 10 giorni a partire da oggi il gasdotto Nord Stream 1, la principale via di importazione di gas russo in Europa, di proprietà di Gazprom. Nei giorni scorsi le forniture di gas erano già state ridotte per via di “problemi tecnici”. L’interruzione, che dovrebbe durare fino al 21 luglio, ha alimentato i timori di un taglio delle forniture che secondo alcuni, tra i quali il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, potrebbe essere totale. Secondo il presidente delle Camere di Commercio e Industria tedesche (Dihk) Peter Adrian, uno stop totale del gas russo potrebbe comportare un calo della produzione economica anche del 10% con l’arrivo dell’inverno.

 

Domenica 10 luglio

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7.00 – USA, Dipartimento di Giustizia indaga su piano anti-migranti del Texas che schiera 10 mila soldati al confine con il Messico.

8.30 – Ucraina, bombardamenti su Donetsk: 6 morti e 30 dispersi.

11.00 – Giappone, al via le elezioni per rinnovo Camera Alta, ma Paese ancora scosso per morte dell’ex premier Shinzo Abe.

11.30 – Sri Lanka, dopo violente manifestazioni si dimette il presidente: festeggiamenti nella città di Colombo.

14.00 – Roma, i pm avviano indagine per incendio di sabato pomeriggio a Centocelle.

15.00 – Buenos Aires, cittadini in piazza contro il Fondo Monetario Internazionale.

17.30 – Portogallo, dichiarato stato di emergenza per violenti incendi.

18.30 – Lega Nord, convocato il Congresso Federale per rilancio politico del vecchio partito di Bossi: “Salvini ci ha traditi”.

Europa, Copernicus: a giugno raggiunti 1,6°C di riscaldamento globale

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Giugno 2022 è il terzo mese più caldo di sempre a livello globale, con un’anomalia termica di +0,32°C rispetto alla media degli ultimi 30 anni. A certificarlo i dati rilasciati il 7 luglio da Copernicus, il programma europeo di monitoraggio satellitare sullo stato del riscaldamento globale.

Per l’Europa si è trattato del secondo giugno più caldo di sempre, con un anomalia termica media che è arrivata a +1,6°C durante il mese di giugno. In particolare, le zone più colpite dal caldo, rileva Copernicus, sono quelle meridionali: penisola iberica, Francia e Italia.

Sri Lanka, i cittadini occupano il palazzo e cacciano il Presidente

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Le proteste in corso da settimane nello Sri Lanka sono sfociate sabato in un assalto all’abitazione del presidente Gotabaya Rajapaksa, accusato dai manifestanti di essere il maggior responsabile della crisi economica che il Paese sta vivendo. Le decine di migliaia di persone giunte negli scorsi giorni nella capitale, Colombo, per chiederne le dimissioni insieme a quelle del primo ministro – nelle ultime 48 ore – hanno circondato e fatto irruzione nella residenza del Presidente, che è fuggito in elicottero. Lo scenario si è ripetuto anche davanti ad altri palazzi del potere come il segretariato del Ministero della Finanze e la residenza del premier Ranil Wikremeshinghe, data ieri alle fiamme.

Inizialmente la polizia aveva provato a reprimere le manifestazioni con la forza, ma con il passare delle ore i manifestanti sono diventati sempre più numerosi e la risposta degli agenti si è fatta sempre più debole. Dalle foto e dai video pubblicati sui social network, si vedono moltissime persone circondare ed entrare nel palazzo presidenziale senza incontrare resistenza. Un video ritrae anche decine di manifestanti che occupano scale, corridoi e che si tuffano nella piscina residenziale, avvolti in bandiere singalesi.

Il Paese sta vivendo ancora una situazione di grande caos e non è del tutto chiaro cosa succederà nei prossimi giorni. Secondo quanto riferito dal deputato d’opposizione Rauff Hakeem, è stata raggiunta un’intesa in base alla quale il Presidente del Parlamento assumerà la carica di Presidente temporaneo e lavorerà per un governo ad interim. Tuttavia, nonostante la decisione di lasciare l’incarico da parte del premier e del Presidente, per la rinuncia effettiva serve aspettare fino a mercoledì 13 luglio.

Quelle in corso vengono considerate proteste senza precedenti nella storia dello Sri Lanka e lo stesso vale per la crisi economica che le ha innescate, la peggiore dal 1948, quando il Paese ottenne l’indipendenza dal Regno Unito. Basti pensare che il tasso d’inflazione annuale ha raggiunto il 21 per cento. È per questi motivi che da aprile, il malcontento generale della popolazione è sfociato in violente manifestazioni contro il governo, accusato non solo di non aver saputo gestire la situazione, ma di aver contribuito ad aggravarla.

[di Iris Paganessi]