domenica 3 Luglio 2022

La Sardegna si mobilita contro le esercitazioni della NATO

Fino al 27 maggio numerose tra le spiagge naturalisticamente più pregevoli delle coste sarde saranno ostaggio delle esercitazioni militari della Nato, che vedranno 65 mezzi navali e aerei (sottomarini compresi) provenienti da 7 Paesi dell’Alleanza atlantica allenarsi a fare la guerra. Saranno 4 mila i gli uomini che prenderanno parte all'”assedio” dell’isola. I cittadini sardi hanno deciso di non sottostare a tale imposizione, giunta senza alcun preavviso agli inizi della stagione turistica, e hanno lanciato sulla piattaforma change.org una petizione per dire di no alle esercitazioni militari e “bloccare questa e future iniziative”.

Il titolo della petizione è eloquente di per sé: Mai più esercitazioni militari nelle coste sarde. I cittadini, infatti, sottolineano come siano già tre i poligoni presenti sul territorio sardo: Quirra-San Lorenzo, Capo Frasca e Teulada. Nonostante ciò si è deciso di svolgere le esercitazioni dell’Alleanza in 17 aree marittime, alcune delle quali mai coinvolte in operazioni militari e conosciute in tutto il mondo per la loro bellezza. Tra queste vi sono Porto Pino, il Poetto e Teulada. L’operazione “Mare Aperto” impedirà quindi “il transito, la sosta, la pesca, la balneazione e le immersioni” fino al 27 maggio. A preoccupare i cittadini sono soprattutto i rischi di danni ingenti all’ambiente: le esercitazioni rischiano infatti di essere “distruttive e devastanti” per il patrimonio naturalistico e paesaggistico della zona, “messo a dura prova per il diletto delle forze militari della Nato”.

La petizione fa appello alla Regione Sardegna affinché “si faccia portavoce nei confronti del Ministero della Difesa Italiana per bloccare questa e future iniziative militari”. Intanto, per il 22 maggio è prevista una manifestazione di protesta a Capo Teulada, già organizzata da alcune settimane per contestare l’occupazione militare della Sardegna.

[di Valeria Casolaro]

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4 Commenti

  1. Non abbiamo bisogno di altri partiti, bisogna lavorare su quelli che esistono (che sono già troppi) e premere su quanti (anche per tornaconto politico!) possono essere più disposti ad ascoltare i cittadini. Inondiamo le loro caselle postali di petizioni, collegiamoci via Twitter e via Facebook, mobilitiamoci e qualcosa accadrà. Siamo appena all’inizio, dobbiamo riprenderci la democrazia senza aspettare i demagoghi.

  2. Sinceramente non riesco a capire perché il popolo italiano non si mobiliti in massa contro lo scempio che sta subendo. E la mobilitazione, per come la intendo io, non sono inutili petizioni che, secondo me, non portano risultati, ma una mobilitazione politica, che faccia crescere quelle forze extra parlamentari che vogliono ridare un futuro all’Italia. I partiti che siedono ora in Parlamento vanno azzerati, perché non in grado, per incapacità o sudditanza o corruzione, di tutelare l’interesse dei cittadini.

    • Perché non c’è’ aggregazione…ognuno spera si muovi qualcun’altro o che arrivi un messia che cambi le sorti di questo paese…invece,credo che l’unica soluzione sia quella di muovere il sedere tutti quanti e andare contro al sistema…serve una disobbedienza civile di massa

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