Mario Draghi rimane in carica per gli affari correnti e richiama ministri, viceministri e sottosegretari sullo svolgimento delle proprie funzioni. «Il governo rimane impegnato nel disbrigo degli affari correnti, nell’attuazione delle leggi e delle determinazioni già assunte dal Parlamento e nell’adozione degli atti urgenti» e «qualora ricorrano i presupposti di cui all’articolo 77 della Costituzione, potrà procedersi all’adozione di decreti legge». E’ quanto si legge nella circolare del presidente del Consiglio dei ministri nella quale il capo del governo richiama «l’attenzione di tutti i componenti del governo sulle necessità di attenersi rigorosamente alle seguenti direttive circa lo svolgimento delle proprie funzioni». L’obiettivo è quello di garantire la continuità dell’azione amministrativa.
Miele: come scegliere quello giusto evitando le truffe in etichetta
La produzione di miele in Italia ha subito negli ultimi anni un calo drammatico dovuto in primis a pesticidi e maltempo, che hanno compromesso le fioriture e hanno decimato le api (numerosi sono stati i casi di moria delle api attorno agli alveari, a causa di campi agricoli trattati con vari tipi di pesticidi), e ai cambiamenti climatici, che sono nocivi tanto per l’uomo quanto per le api e altri insetti impollinatori. Ne hanno risentito due produzioni determinanti, miele di acacia al nord e di agrumi al sud. Ma anche la produzione di millefiori è stata scarsa.
Gli effetti del clima pazzo – rileva Coldiretti – si vedono già adesso sugli alveari con una produzione di miele più che dimezzata attestandosi sui 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna da almeno 35 anni, mentre le importazioni hanno superato i 23 milioni di chili con un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero importato dall’Italia proviene da due soli Paesi: Ungheria con oltre 8 milioni e mezzo di chili e la Cina con quasi 3 milioni di chili ai vertici per l’insicurezza alimentare. Altri Stati da cui importiamo miele sono l’Argentina, la Romania e la Polonia.
Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori italiani nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati cittadini, dove afferiscono solo piccoli produttori del territorio circostante. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria introdotta già da alcuni anni. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, infine se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”. Spesso accanto a questa dicitura generica troveremo sul barattolo anche il Paese specifico da cui il miele proviene, come nell’esempio riportato qui in foto (es. Argentina, Ungheria).

Occhio al miele prodotto di truffe
Il miele è il terzo prodotto alimentare più contraffatto al mondo, dopo latte e olio d’oliva. Il “miele senza api” che arriva dalla Cina invade l’Italia ormai da alcuni anni. Per nascondere la contraffazione viene adulterato e miscelato con quello naturale e costa 1,20 euro al chilo contro i 4 euro di quello italiano (prezzi all’ingrosso, nella vendita al dettaglio il miele italiano costa circa 7 euro al chilo, in media). La CIA (Confederazione degli Agricoltori Italiani) lancia così l’allarme: si tratta, infatti, di un falso prodotto difficile da rilevare ai controlli alle frontiere che crea una concorrenza sleale fortemente penalizzante per l’apicoltura italiana.

Quelli appena descritti sono i controlli stabiliti a livello europeo, ma in Italia i controlli sul miele importato sono meno di quelli stabiliti dalla Commissione europea. Secondo il Piano Nazionale Residui del nostro Ministero della Salute infatti, che vigila sui prodotti di origine animale, nei controlli sul miele si deve controllare soltanto la presenza di residui di pesticidi, metalli pesanti e antibiotici. Non si fanno invece controlli sulla presenza nel miele di altri zuccheri aggiunti per adulterarlo e per “tagliarlo”, truffa questa come abbiamo visto molto comune soprattutto nel miele che arriva dalla Cina, fatta al fine di abbassarne i costi di produzione e quindi il prezzo finale a cui viene venduto in Europa nei mercati. (FONTE: “Indovina chi viene a cena” RAI3, puntata del 12 Aprile 2020)
Non conforme alle norme europee
Il miele “cinese” è in sostanza un finto miele creato a tavolino, con l’aggiunta di sciroppo di riso e con metodologie di produzione non conformi alle norme europee. Se, come abbiamo detto, i controlli in Italia sulle importazioni di miele si limitano solo al monitoraggio di alcune sostanze (pesticidi, metalli pesanti, antibiotici), ciò significa che il finto miele cinese si vende nei supermercati ed è consumato da anni dai consumatori italiani, anche perché al fine di evitare in etichetta la dicitura “Origine: Cina” è sufficiente miscelare il miele cinese con miele di altri mercati europei e scrivere “miscela di mieli originari e non originari della UE”. E così è tutto perfettamente a norma di legge. Un raggiro a norma di legge.
Il fenomeno delle triangolazioni per aggirare l’indicazione di origine
Infine esiste anche la truffa legata al fenomeno delle triangolazioni. Cosa si intende con questo termine?
“La triangolazione – spiega il presidente CONAPI (Consorzio Nazionale Apicoltori) – è la classica operazione attraverso la quale un miele extracomunitario entra illegalmente in un Paese membro e diventa comunitario. Purtroppo per quello cinese la Spagna resta una porta troppo aperta ma anche Belgio e Inghilterra dovrebbero vigilare più attentamente.”

Il fenomeno delle merci contraffatte tramite la triangolazione avviene in tanti settori merceologici e per molti alimenti, non soltanto per il miele. Esempi tipici di truffe con triangolazione sono le importazioni di spezie, di funghi secchi, di condimenti in polvere per risotti pronti, l’olio d’oliva, il latte.
In Italia si stima che vi siano parecchie truffe sul miele che avvengono proprio con la pratica delle triangolazioni. Il sospetto – afferma Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti– è anche sulle triangolazioni con Paesi che fungono da copertura di altre provenienze. Ci sono Paesi che non sono mai stati grandi produttori che improvvisamente hanno cominciato a esportare miele.
Quale miele scegliere al supermercato? No a quello pastorizzato
Se pensiamo al miele, pensiamo ad un liquido denso ed omogeneo. Nella realtà il vero miele naturale tende a cristallizzare nel giro di qualche giorno o alcuni mesi. Ma per andare incontro alle aspettative dei consumatori la grande industria ha adottato metodi atti a mantenere il prodotto allo stato liquido a lungo, come ad esempio la pastorizzazione. Il consumatore in pratica desidera acquistare quel miele liquido che cola dal cucchiaino, piuttosto che il vero miele che si appiccica al cucchiaino (solidifica e cristallizza come il burro) e non scende spontaneamente dentro la tazza.
La pastorizzazione prevede il riscaldamento del prodotto a temperature elevate (75°C o più). Questa operazione, che nel caso del miele è volta solamente a migliorare il prodotto da un punto di vista estetico, ha per controindicazione una sostanziale perdita di enzimi, vitamine e sostanze antibatteriche, antiossidanti e antinfiammatorie. In pratica, alla fine si rimane con un dolcificante che contiene solo zuccheri (fruttosio e glucosio sono gli zuccheri che compongono il miele). La pastorizzazione, al contrario di altre merci alimentari, nel caso del miele non serve a garantire una shelf life più estesa (durata del prodotto sullo scaffale del punto di vendita) perché il miele è un alimento a base di zuccheri che si conserva già di per sé per lunghi periodi anche senza alcun trattamento termico. Lo zucchero è un conservante naturale, proprio come il sale.
Per fortuna da alcuni anni iniziano a essere disponibili anche al supermercato alcuni mieli vergini non pastorizzati, con la dicitura “non riscaldato” o “non pastorizzato”. È bene scegliere questa tipologia di miele, se lo si acquista al supermercato. Se non è indicato espressamente sull’etichetta con dicitura tipo “non riscaldato” e “non pastorizzato”, allora il prodotto è sempre stato pastorizzato. Il miele prodotto dai piccoli apicoltori invece è sempre non pastorizzato, quindi il più ricco di sostanze antibatteriche e antinfiammatorie.
Acquistare solo miele in barattolo di vetro
Infine, un prodotto sostenibile e sano è quello confezionato in vasi di vetro, di produzione artigianale, di origine italiana, biologico, proveniente da piccoli produttori locali. Evitiamo di acquistare prodotti in confezioni di plastica, compriamo miele in barattolo di vetro, possibilmente in barattoli da 1 Kg per un piccolo risparmio di prezzo rispetto alle confezioni da 400g. Evitiamo le confezioni monouso, il miele è un prodotto che si conserva naturalmente e per lunghi periodi, pertanto il barattolo da 1 chilo è sicuro e si caratterizza come la scelta migliore.
[di Gianpaolo Usai ]
Ucraina, raggiunto accordo sul grano: oggi la firma
In serata, i rappresentanti di Ucraina e Russia hanno raggiunto un accordo sul grano che dovrebbe sbloccare circa 35 milioni di tonnellate di forniture ferme nei porti del Mar Nero. Ad annunciarlo è il governo turco, che ha mediato – insieme all’ONU – durante gli incontri tra le parti. Oggi, a Istanbul, è attesa la firma dell’accordo internazionale, di cui non sono stati resi noti i dettagli. La scorsa settimana era stato concordato un piano provvisorio che prevede controlli congiunti delle navi in partenza e in arrivo nei porti del Mar Nero e un meccanismo per garantire la sicurezza delle rotte di trasferimento.
Giovedì 21 luglio
9.00 – Italia, Gazprom annuncia per la giornata odierna un aumento delle forniture di gas pari al 71% rispetto ai giorni scorsi.
10.00 – Il premier Mario Draghi reitera le sue dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
12.00 – Versilia: il rogo scoppiato lunedì scorso continua a bruciare ettari, evacuati più di mille residenti.
14.30 – La Banca centrale europea alza i tassi d’interesse di mezzo punto: si tratta del primo rialzo dal luglio del 2011.
16.00 – Spagna: sale a 1047 il bilancio delle vittime attribuibili alle alte temperature registrate durante l’ultima ondata di caldo.
17.20 – India: Droupadi Murmu, candidata della coalizione di maggioranza Nda, vince le elezioni presidenziali.
17.45 – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firma il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
18.00 – Caso Cucchi: condannati i carabinieri Mandolini e Tedesco.
18.30 – Elezioni: si vota il 25 settembre, la data è stata confermata nel corso del Consiglio dei ministri presieduto dal premier dimissionario Mario Draghi.
Elezioni, Cdm: si vota il 25 settembre
Gli italiani saranno chiamati alle urne il prossimo 25 settembre: la data, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, è stata confermata nel corso del Consiglio dei ministri presieduto dal premier dimissionario Mario Draghi. Quest’ultimo, inoltre, ha affermato: «Dobbiamo essere molto orgogliosi del lavoro che abbiamo svolto, nel solco del mandato del Presidente della Repubblica, al servizio di tutti i cittadini».
Crisi di governo: Sergio Mattarella ha sciolto le Camere
“Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri”. A renderlo noto è il sito ufficiale del Presidente della Repubblica tramite un comunicato, nel quale si legge altresì che “il decreto di scioglimento sarà consegnato ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati dal Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti”.
Tutta Italia è nella morsa degli incendi
L’Italia, brucia. Da Nord a Sud lo stivale è avvolto da fiamme che si propagano in maniera disomogenea su tutto il territorio, divampando con spaventosa ostinazione. Mancanza di piogge e temperature elevate hanno reso i terreni sempre più aridi e così gli incendi si innescano e si diffondono con molta più facilità, mentre placare il fuoco diviene una sfida sempre più complessa. Una situazione da incubo per tutti, tranne per chi i fuochi li appicca per interesse. La gran parte degli incendi in Italia è di matrice dolosa ed è quindi statisticamente probabile – anche se per ora non si hanno certezze – che quelli di queste ore non facciano eccezione. Oltre al disastro ambientale, ettari di verde andati in fumo, zone dall’aria ora irrespirabile, pericoli per flora, fauna e per i cittadini, si susseguono diversi disagi su più fronti. Viabilità interrotta, stabilimenti inutilizzabili costretti a rimanere chiusi, migliaia di evacuati che rischiano di perdere tutto, problemi alla rete elettrica, mancanza d’acqua.
Nel caldo asfissiante dell’anno con le temperature più elevate degli ultimi tempi, l’Italia si aggiunge al tremendo spettacolo di fuoco e fiamme che sta caratterizzando l’Europa, prime tra tutte la Francia e la Spagna. Sparsi in tutto il territorio italiano gli incendi più devastanti delle ultime ore fanno tristemente crescere la stima di Coldiretti basata sui dati EFFIS (European Forest Fire Information System) secondo cui dalla prima metà di luglio ad oggi sarebbero scoppiati in media tre incendi al giorno. Carso e Versilia le zone italiane adesso più in difficoltà, ma le fiamme sembrano essere presenti in maniera diversa, ovunque. Sardegna e Sicilia, Campania, Lazio, con più di 40 interventi solo nella provincia di Roma legati a incendi boschivi alcuni di natura dolosa.
Le fiamme che interessano il Carso, tra Monfalcone e Trieste, sono divampate due giorni fa e ora il fumo inizia a infiltrarsi tra le vie del centro del capoluogo friulano, rimasto isolato fino a circa le 09:00 di oggi, quando il tratto dell’A4 tra Villesse e Lisert in direzione di Trieste è stato riaperto. Rimane invece chiuso il tratto di autostrada che va da Sistiana a Redipuglia, in direzione Venezia, così come la ferrovia. Nella zona centrale della penisola un’altra situazione allarmante, con 20 incendi sviluppatosi in un solo giorno in Toscana, dove si stima siano bruciati circa 860 ettari di verde. Questa mattina gli evacuati erano arrivati a circa 1.000, e gran parte degli abitanti messi in sicurezza si trovano in Versilia, dove lunedì scorso, a Massarosa, ha avuto origine il rogo.
Una situazione drammatica che potrebbe essere almeno in parte caratterizzata da prevenzione per salvare il territorio della penisola che per 11,4 milioni di ettari è coperto da boschi. Sempre dalla Coldiretti si sottolinea come 6 incendi su 10 siano di origine dolosa, crimini la cui pena viene pagata da tutti, senza parlare dei diecimila euro necessari per ogni ettaro invaso dai roghi, col fine di salvarlo e poi ripristinarlo. Il prezzo più alto da pagare rimane però quello a livello ambientale; perché le aree distrutte possano rifiorire del tutto, ci vorranno almeno 15 anni.
[di Francesca Naima]
Versilia: più di mille evacuati per il rogo scoppiato lunedì
Più di mille persone sono state evacuate a causa del rogo scoppiato in Versilia nella giornata di lunedì scorso: a renderlo noto è stata la Protezione civile regionale della Toscana. L’incendio, che dalle colline di Massarosa si è poi esteso al vicino territorio che ricade nel comune di Camaiore e successivamente anche alle frazioni del comune di Lucca, ha inoltre al momento bruciato una superficie di 868 ettari. Per fronteggiare le fiamme sono al lavoro operatori dell’antincendio boschivo regionale, vigili del fuoco, elicotteri e Canadair, “che stanno mettendo in atto la strategia di contenimento per cercare di stabilizzare l’incendio nell’arco della giornata”.
Il Messico ha offerto asilo politico a Julian Assange
Nel corso di una conferenza stampa dello scorso lunedì, il presidente messicano Lopez Obrador ha dichiarato di aver consegnato al presidente statunitense Joe Biden una lettera a difesa di Julian Assange. Secondo quanto riportato dallo stesso leader messicano, nella lettera è stato sottolineato che il fondatore di Wikileaks «non ha commesso alcun reato grave, non ha causato la morte di nessuno, non ha violato alcun diritto umano ed ha esercitato la sua libertà», motivo per cui «arrestarlo significherebbe un affronto permanente alla libertà di espressione». Obrador ha inoltre affermato di aver rinnovato l’offerta di asilo politico ad Assange, che era stata comunicata dal presidente messicano una prima volta a inizio 2021, quando il presidente Usa in carica era ancora Donald Trump.
Julian Assange, che al momento è detenuto nel Regno Unito, rischia l’estradizione negli Stati Uniti a seguito dell’autorizzazione in tal senso da parte del governo britannico. Se venisse estradato, si troverebbe a dover rispondere di pesanti accuse da parte del governo americano, tra cui quella di spionaggio per aver diffuso documenti militari riservati, e la pena che rischia è addirittura pari a 175 anni di carcere in una prigione di massima sicurezza. L’estradizione però non può ancora essere data per scontata, visto che recentemente l’istanza di ultimo appello contro la stessa è stata depositata presso l’Alta Corte di Londra dagli avvocati di Assange. Nel caso in cui la richiesta, che riguarda questioni procedurali, fosse accettata, Assange potrebbe sfruttarla in vari gradi di giudizio britannico, fino a giungere alla Corte Suprema. Potrebbe anche decidere di rivolgersi direttamente alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo, ma in quel caso l’ordine di estradizione diverrebbe esecutivo.
Dunque la lotta del fondatore di WikiLeaks non è affatto finita, ed è in tale contesto che si inserisce l’iniziativa del Messico. Ovviamente quest’ultima ha pochissime chances di andare in porto: attualmente, infatti, Assange non ha la possibilità di avvalersi dell’offerta di asilo politico essendo recluso nel carcere londinese di massima sicurezza di Belmarsh. Tuttavia, si tratta comunque di una presa di posizione importante che testimonia come qualcosa si muova a livello politico e che potrebbe essere utile a fare pressione nei confronti della giustizia britannica. Del resto, le iniziative in sostegno del giornalista si stanno moltiplicando all’interno di diverse realtà, grandi e piccole: Lucera, per esempio, è stato il primo Comune italiano a conferire al fondatore di WikiLeaks la cittadinanza onoraria. Ad opporsi all’estradizione di Assange sono inoltre diverse associazioni internazionali per la libertà di informazione ed i diritti umani, tra le quali Amnesty International, che ha definito la conferma dell’estradizione di Assange negli Stati Uniti “un messaggio agghiacciante” per i giornalisti di ogni parte del mondo.
[di Raffaele De Luca]
La crisi di governo è compiuta: si torna alle urne, o forse no? Le ipotesi sul tavolo
Ieri, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha mostrato la sua disponibilità a continuare l’esperienza di governo a patto di un’ampia fiducia. La risoluzione Casini (l’unica votata dall’Aula) – che approvava le comunicazioni di Draghi e confermava l’appoggio – è passata con 95 voti favorevoli e 38 contrari, numeri insufficienti per il fronte largo chiesto dall’ex banchiere centrale. Così, questa mattina Mario Draghi si è recato al Quirinale per presentare le sue dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica. Sergio Mattarella ha accolto la decisione e riflette sul da farsi: nel pomeriggio, riceverà i presidenti delle Camere ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, norma che prevede lo scioglimento del Parlamento e la convocazione di nuove elezioni, verosimilmente da svolgersi tra fine settembre e inizio ottobre. A quest’ipotesi se ne aggiunge un’altra possibile. Per ora smentita da tutti e forse improbabile, ma che non si può mai escludere di fronte alle giravolte parlamentari e al loro desiderio di non abbandonare lo scrano: un mandato esplorativo per un governo “traghettatore” fino a fine Legislatura, il cui termine naturale è previsto a marzo 2023. Servirebbero i soliti “responsabili” di cui il parlamento in questa legislatura ha dato prova di abbondare.

“Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato, ha reiterato le dimissioni sue e del Governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto. Il Governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti“, si legge in una nota del Quirinale. Si tratta di funzioni di “ordinaria amministrazione”, necessarie per il funzionamento del paese, che – come da prassi – cesseranno all’insediamento dell’esecutivo successivo. In particolare, il governo Draghi potrà emanare decreti-legge, esaminare i disegni di legge di ratifica dei trattati, di delegazione europea e della legge europea, adempiendo a obblighi internazionali o comunitari (adozione di direttive e decisioni UE). Interessante sottolineare, poi, la norma a cui si è appellato Sergio Mattarella per convocare Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico: l’articolo 88 della Costituzione, che disciplina lo scioglimento delle Camere. Così, sentiti i presidenti di Senato e Camera – rispettivamente alle 16.30 e alle 17 – Mattarella potrebbe decidere di sciogliere il Parlamento, aprendo una fase di crisi dettata dai tempi della Carta costituzionale. Secondo l’articolo 61, “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”. In caso di scioglimento entro questa settimana, Mattarella potrebbe indire l’appuntamento elettorale fino ai primi giorni di ottobre; per questo motivo e per permettere ai partiti di condurre la campagna che conduce al voto più vasta possibile la scelta potrebbe ricadere sul 25 settembre o sul 2 ottobre. In ogni caso, si tratterebbe di una data inedita per la politica italiana, dal momento in cui l’autunno è sinonimo di Legge di bilancio.
Di fronte all’ipotesi di consultazioni (disciplinate dalla prassi e non da norme costituzionali), che vedrebbe l’incontro tra il presidente della Repubblica e i leader partitici per un eventuale nuovo mandato esplorativo e governo – magari tecnico – a “larga maggioranza”, i partiti hanno deciso di puntare sulle elezioni. Sono così iniziati i giri di valzer della politica italiana, indecifrabili dagli analisti e dalle logiche estere: il Pd ha annunciato che «il campo largo è finito. Da oggi cambia lo scenario, pensiamo a noi stessi», chiudendo – almeno fino a nuova giravolta – l’alleanza col M5S dopo aver provato a ricucire lo strappo tra Conte e Draghi; Lega e Forza Italia, in seguito alla decisione di non votare la risoluzione Casini, tentano di non lasciare la leadership definitiva del centrodestra a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia, il partito che esce maggiormente rafforzato da questa crisi essendo stato la guida dell’opposizione. Antonio Tajani – sempre più perno di Forza Italia dal momento in cui Renato Brunetta e Mariastella Gelmini hanno lasciato il partito perché «traditi dal non-appoggio al governo Draghi» – ha dichiarato: «Non c’è nessun volto del centrodestra, si vedrà quando si andrà a votare. Il centrodestra avrà un programma politico ed economico, fondamentale la scelta Europeista e Atlantista: il nostro principale interlocutore sono gli Stati Uniti».
Chi, invece, esce inevitabilmente sconfitto dalla crisi di governo è il Movimento 5 Stelle che, insieme al centrodestra, non ha affondato il colpo e reclamato la responsabilità politica della caduta del governo Draghi. Ieri, il partito guidato da Giuseppe Conte ha rivisto l’idea di abbandonare l’Aula al momento del voto per essere presente non votante, così da far raggiungere comunque il numero legale. Scelta che rispecchia lo stato di un movimento in bilico e indeciso, che in 4 anni ha perso il 30% dei consensi (da inizio Legislatura alle ultime amministrative) e in pochi giorni è passato dallo strappo all’ipotesi dell’appoggio esterno, lasciando la palla agli altri partiti e mostrando debolezza di fronte agli elettori, anche in vista delle probabili elezioni di ottobre.
[di Salvatore Toscano]







