L’ossessione per i filo-russi si è abbattuta anche sulla nazionale di calcio

A un mese dalla riorganizzazione gattopardiana della FIGC, che ha affidato la presidenza a Giovanni Malagò, volto noto del potere sportivo italiano, la nazionale di calcio è piombata nuovamente nel caos. La scelta del commissario tecnico ha scatenato la mai sopita ossessione per i filo-russi, facendo cambiare i piani alla federazione e riuscendo laddove altre proteste — come quella relativa alla sospensione delle partite con Israele — avevano fallito. Via Andrea Pirlo, accusato dai liberali italiani di fare propaganda per il Cremlino; dentro Roberto Mancini, già allenatore della nazionale tra il 2018 e l’estate del 2023, quando lasciò il suo incarico con una pec inviata da Mykonos e fece in fretta e furia le valigie per raggiungere lo stipendio multimiliardario offerto dall’Arabia Saudita.

È durata appena due settimane l’esperienza di Paolo Maldini, bandiera del Milan, come direttore tecnico della nazionale italiana di calcio. Si è dimesso, insieme all’amico e consulente Leonardo, dopo il polverone politico e mediatico abbattutosi su Andrea Pirlo, che i due avevano individuato — subito dopo il tramonto della suggestione Pep Guardiola — come il commissario tecnico della “rifondazione” calcistica italiana, a pochi mesi dalla debacle di Zenica. Più che presentare a Pirlo, ex campione dei Mondiali di calcio del 2006, una legittima contestazione nel merito, relativa al suo percorso da allenatore, politici e media si sono concentrati sulle sue attività extra-calcistiche. A finire nel mirino della critica non sono stati tanto gli esoneri prima alla Juventus, poi al club turco Fatih Karagümrük e infine alla Sampdoria — cui ha fatto seguito l’approdo alla corte dello United FC di Dubai — quanto piuttosto l’accordo commerciale con uno sponsor russo, siglato lo scorso anno. Si tratta della Fonbet, tra le più grandi agenzie di scommesse del Paese, che vanta legami con le principali organizzazioni sportive russe.

Tra i maggiori azionisti di Fonbet figura l’oligarca Sergey Lomakin, presidente dello United FC di Dubai, allenato proprio da Pirlo. E non è un caso: «la collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti», ha scritto l’ex centrocampista. A maggio, in qualità di “ambasciatore” della società, Pirlo ha presieduto a un evento organizzato a Mosca, mentre l’aggressione all’Ucraina entrava nel quarto anno di ostilità.

Quando nel fine settimana l’idea di Pirlo alla guida della nazionale di calcio ha iniziato a prendere quota, in Italia è esplosa la polemica. «Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali», ha commentato il leader di Azione Carlo Calenda. Gli ha fatto eco l’ex dem Pina Picierno, oggi vicepresidente del Parlamento europeo: «Non interessa se Pirlo sia filo-russo o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin». Rispondendo alle polemiche dopo alcuni giorni di silenzio, Pirlo ha conferito all’accordo con Fonbet una natura esclusivamente «commerciale e sportiva. Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono».

Il caso mediatico ha rispolverato l’ossessione italiana per i “filo-russi” e rilanciato la questione etica nello sport. Lo ha fatto in un Paese dove i vertici sportivi non si sono creati problemi a ospitare e giocare a calcio con una nazionale rappresentante uno Stato genocida, nonostante le proteste dal basso. Soltanto l’incapacità mostrata sul campo da gioco ha impedito all’Italia di partecipare ai Mondiali di calcio organizzati in America, con epicentro negli Stati Uniti, gli stessi dell’aggressione all’Iran, del golpe in Venezuela o della fame imposta a Cuba. L’elenco dei cortocircuiti etici potrebbe continuare, comprendendo gli accordi tra club e sponsor. Si pensi, ad esempio, al caso della Lazio con Polymarket, piattaforma che permette di speculare su tutto, guerre comprese.

Verrebbe dunque da chiedersi fino a che punto vale il diritto internazionale, riprendendo una massima del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Se non ci sono limiti, ci troviamo nel campo della critica oggettiva, a tutela dei principi di giustizia e uguaglianza; se invece il diritto si ferma alle preferenze personali il gioco slitta sul doppiopesismo, quello a cui l’Italia, l’Europa e l’Occidente ci hanno ormai abituato.

Pina Picierno incontra rappresentanti dell’IDSF.

L’anno scorso, quando militava ancora tra le fila del Partito Democratico, Pina Picierno, che di fronte all’affair Pirlo ha parlato di «normalizzazione del regime di Putin», non si è fatta particolari problemi nell’incontrare i rappresentanti dell’Israel Defense and Security Forum (IDSF). Un’organizzazione di ex militari che — come sottolineato allora dagli stessi deputati dem — «propugna apertamente le ragioni dei coloni in Cisgiordania, i crimini contro l’umanità perpetrati a Gaza e nega esplicitamente la soluzione dei due popoli due Stati».

Per spegnere le polemiche su Andrea Pirlo, la FIGC ha appena ufficializzato la nomina di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico della nazionale. Inizia così la sua seconda esperienza a Coverciano, a tre anni di distanza dall’abbandono prematuro del suo incarico e la fuga verso l’Arabia Saudita, non proprio una bandiera dei diritti umani.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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1 commento

  1. Restando sul calcio, occorre vedere se l’unica difesa vincente per un Italia abituata da sempre a difesa e contrattacco, di fronte a chi gioca sempre di prima e quando riceve la palla la lancia subito ad un compagno, deve essere imparare lo stesso gioco oppure difesa ad uomo undici contro undici in modo tale che per gli avversari, non ci sia mai un compagno libero a cui lanciare la palla in sicurezza.
    Se necessario la cosa può essere studiata con l’IA in base alle specifiche capacità dei singoli giocatori alternativamente sia nel marcare che nel giocare di prima e poi tanta pratica, altro che allenatore qui ci vuole un Istituto superiore nell’uso dell’IA, per fare uscire il calcio Italiano dal Medioevo.

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