Netanyahu ha sorvolato di nuovo l’Italia, nonostante il mandato d’arresto

Nel tardo pomeriggio di ieri, 27 luglio, l’aereo di Benjamin Netanyahu è atterrato negli Stati Uniti, dove incontrerà il presidente Trump nel tentativo di convincerlo a riprendere gli attacchi contro l’Iran. Per raggiungere gli Stati Uniti, il Wing of Zion, l’aereo governativo israeliano, ha sorvolato tre Paesi europei: Grecia, Francia e Italia. La rotta seguita non si discosta da quella percorsa negli ultimi due viaggi che hanno portato Netanyahu negli USA. Per attraversare lo spazio aereo italiano, il velivolo ha necessariamente ottenuto l’autorizzazione delle autorità italiane, come previsto dalle norme internazionali che regolano il traffico aereo. Netanyahu, tuttavia, è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Lo Statuto di Roma, che disciplina il funzionamento della Corte, prevede che i membri «collaborino pienamente» all’esecuzione dei suoi mandati. L’Italia, tuttavia, ha consentito il sorvolo del proprio territorio, preferendo ignorare gli obblighi previsti da una carta che porta il nome della sua stessa capitale.

Il Wing of Zion è atterrato presso la Joint Base Andrews di Camp Springs, nello Stato federato statunitense del Maryland, intorno alle 18 di ieri. Seguendo il viaggio attraverso il sito di monitoraggio aereo FlightRadar, si nota che il velivolo, partito dallo scalo israeliano di Beersheba, ha attraversato il Mediterraneo sorvolando Grecia e Italia meridionale, per poi percorrere la Penisola da sud a nord, dalla Puglia al Piemonte, ed entrare nello spazio aereo francese. Da qui ha proseguito la rotta verso nord-ovest, raggiungendo l’Atlantico dalla regione francese della Bretagna. Non è la prima volta che Netanyahu attraversa lo spazio aereo italiano nonostante sia destinatario di un mandato di arresto internazionale. Già il 10 febbraio e il 28 dicembre, il Wing of Zion aveva seguito una rotta simile, passando proprio attraverso Grecia, Italia e Francia.

A settembre del 2025, invece, l’aereo governativo israeliano aveva intrapreso un viaggio insolito, evitando di sorvolare la Francia ed entrando nell’Atlantico dallo Stretto di Gibilterra. In quel periodo erano emerse forti tensioni tra Parigi e Tel Aviv, legate al riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Francia. Secondo diversi commentatori, Netanyahu avrebbe temuto che Parigi potesse dare attuazione al mandato di arresto emesso dalla CPI nel caso in cui fosse stato necessario effettuare un atterraggio di emergenza sul territorio francese; a rafforzare questa ipotesi vi era anche il fatto che il velivolo avesse evitato di attraversare lo spazio aereo spagnolo. Anche in quell’occasione, il Wing of Zion aveva attraversato lo spazio aereo italiano.

Per quanto non sia mai successo che un aereo venisse intercettato e costretto ad atterrare perché sopra di esso viaggiava una persona incriminata dalla CPI, le interpretazioni giuridiche sulla condotta che dovrebbero assumere gli Stati in questo caso sono contrastanti. L’Articolo 86 dello Statuto di Roma, con il quale è stata istituita la Corte, prevede infatti che gli Stati collaborino «pienamente» perché gli ordini del Tribunale vengano rispettati; i mandati d’arresto, inoltre, si applicano qualora un individuo si trovi nel «territorio» di un Paese membro. Il concetto di territorio, tuttavia, non è definito esplicitamente né dalla CPI, né dalle carte internazionali (che si limitano piuttosto a fornirne una definizione funzionale, in relazione ai temi affrontati dai trattati), e lo Statuto di Roma non fa riferimento esplicito allo spazio aereo degli Stati. Lo spazio aereo rientra piuttosto nella sovranità dei Paesi. A stabilirlo è l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, con la sua Convenzione sull’Aviazione Civile Internazionale, nota come Convenzione di Chicago (ICAO). L’ICAO non stabilisce che lo spazio aereo di un Paese rientri all’interno del suo territorio, anche se tale accezione è comunemente accettata dal diritto consuetudinario. In generale, con “territorio” si intende quella porzione geografica nella quale uno Stato esercita la propria sovranità, e, quindi, anche lo spazio aereo; l’equiparazione tra spazio aereo e territorio non è tuttavia giuridicamente vincolante.

In ogni caso, l’Articolo 3 dell’ICAO stabilisce che «nessun aeromobile di Stato di uno Stato contraente può sorvolare il territorio di un altro Stato o atterrarvi senza autorizzazione». Questo significa che, per attraversare lo spazio aereo di un territorio, un aereo di Stato deve prima chiedere il permesso di farlo alle autorità competenti: l’Italia, dunque, glielo ha fornito. Malgrado gli obblighi di Roma in una simile situazione non siano così chiari, risulta evidente che Netanyahu ritiene l’Italia un alleato abbastanza solido da potere sorvolare il suo territorio senza temere alcuna ripercussione e che il nostro Paese non abbia intenzione di mettergli i bastoni tra le ruotefacilitandoglipiuttostoil viaggio. L’Italia avrebbe infatti potuto impedire al Wings of Zion di attraversare il proprio spazio aereo. In passato diversi Paesi hanno negato ai voli con a bordo presidenti di altri Stati di entrare nel proprio spazio aereo per timore che essi trasportassero persone incriminate: successe all’ex presidente boliviano Evo Morales, nel 2013, mentre era di rientro dalla Russia; in quell’occasione, Francia, Spagna e Portogallo gli negarono di sorvolare il proprio territorio per timore che il velivolo trasportasse Edward Snowden, soggetto a un caso di estradizione internazionale.

Avatar photo

Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti