Perquisizioni, interrogatori e respingimenti: gli USA “accolgono” le squadre dei Mondiali

I Mondiali di calcio stanno per iniziare in America. A prendersi la scena, più che i pronostici e tutte le indiscrezioni del caso, è l’accoglienza che gli Stati Uniti stanno riservando alle varie delegazioni giunte in queste ore. Calciatori perquisiti e trattati come terroristi, interrogatori lunghi diverse ore, respingimenti di tifosi e persino di un arbitro designato: le immagini che arrivano dagli USA restituiscono un clima tutt’altro di festa, configurandosi più come l’esibizione di forza di un Paese e del suo presidente. A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche che incendiano il panorama politico americano e la stretta amicizia tra Trump e Gianni Infantino, presidente della FIFA, rimasta silente di fronte alla singolare “accoglienza” di Washington. La massima istituzione calcistica ha concentrato le sue forze sul trovare un rimedio alle decine di migliaia di biglietti invenduti, abbassando i prezzi per evitare gli spalti vuoti e dunque l’ennesima polemica di un Mondiale che si preannuncia incandescente.

Omar Abdulkadir Artan è un arbitro somalo, nominato nel 2025 miglior arbitro africano dalla Confederazione Africana di Calcio (CAF). Artan era stato selezionato per dirigere alcune partite degli ormai imminenti Mondiali che si disputeranno tra Messico, Canada e Stati Uniti. Il 34enne sarebbe stato il primo somalo ad arbitrare una partita nella massima competizione calcistica, ma sulla sua strada ha incontrato le restrizioni dell’amministrazione Trump. Artan è stato fermato in aeroporto a Miami, interrogato per ore dagli agenti statunitensi e poi trasferito in una cella di detenzione, prima di essere rimpatriato. A nulla sono servite le referenze del direttore di gara, tra cui un visto valido e il passaporto diplomatico, che avrebbero dovuto bypassare i rigidi vincoli di frontiera americani applicati a diversi Paesi, Somalia inclusa. Mentre Artan veniva rimpatriato e accolto trionfalmente dai suoi concittadini, la FIFA se ne lavava le mani, dichiarando di non avere voce in capitolo sulle politiche migratorie dei Paesi ospitanti.

Anche l’attaccante iracheno Aymen Hussein è stato fermato per diverse ore e sottoposto a un interrogatorio degli agenti di frontiera prima di ricevere l’ok definitivo all’ingresso nel Paese. Le storie di Artan e Hussein, simili per lo svolgimento ma divergenti nell’esito, sono solo la punta di un iceberg ben più profondo. Tutte le delegazioni sono state sottoposte a controlli approfonditi. A diventare presto virali sono stati i casi del Senegal, con la squadra e lo staff perquisiti sulla pista d’atterraggio subito dopo l’arrivo negli Stati Uniti, e dell’Uzbekistan. Metal detector e cani antidroga hanno accolto il team asiatico allenato da Fabio Cannavaro, che un Mondiale l’ha vinto nel 2006 da capitano dell’Italia. Dopo mesi di mediazione da parte del Messico, i giocatori iraniani hanno alla fine ottenuto il permesso di entrare negli Stati Uniti ma soltanto durante il giorno delle partite, rientrando poi a Tijuana. A poche ore dall’inizio della competizione, diversi membri dello staff restano ancora in attesa dei visti necessari, mentre una parte ha già incassato il divieto e non prenderà parte alla spedizione, tra cui il presidente della Federazione calcistica Mehdi Taj. Diversi tifosi hanno denunciato una situazione simile, lamentando il rifiuto del visto. Incalzato dai giornalisti, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno facendo «entrare solo le persone giuste».

Di fronte a questo clima tutt’altro che di festa, un gruppo di artisti statunitensi ha lanciato una campagna per l’inizio dei Mondiali dal titolo eloquente: No ICE in the Cup. Affinché la competizione «rimanga allegra, sicura e protetta», viene chiesto l’allontanamento degli agenti del reparto migrazioni dagli stadi e dalle piazze, «dove la gente si riunisce per seguire le partite e festeggiare». «La presenza dell’ICE — avvertono gli artisti — rischia di trasformare questa celebrazione in un momento di crudeltà e paura». Per la FIFA, rimasta silente di fronte ai controlli americani, l’unica preoccupazione relativa agli stadi resta il loro riempimento. Al momento risultano invenduti circa 200mila biglietti, complici i prezzi elevati e le polemiche contro l’amministrazione Trump, che negli ultimi sei mesi ha effettuato un golpe in Venezuela rapendo il suo presidente, aggredito l’Iran e affamato Cuba con l’inasprimento dell’embargo.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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