Caccia, il TAR del Veneto abbatte (in parte) i regali della Regione alle doppiette

Nuovo stop del Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Veneto al calendario venatorio 2026/2027. Con un’ordinanza cautelare, il TAR ha sospeso alcune delle disposizioni approvate dalla Giunta regionale, bloccando le deroghe che avrebbero consentito un ampliamento dell’attività di caccia nei mesi di ottobre e novembre. Una decisione che rappresenta un nuovo ostacolo per la politica venatoria della Regione e che riaccende il confronto tra istituzioni, associazioni ambientaliste e mondo venatorio.

Il provvedimento accoglie solo in parte il ricorso presentato dalle sigle animaliste LAC, ENPA, LAV, LIPU e LNDC Animal Protection, ma interviene su due aspetti ritenuti particolarmente significativi. I giudici hanno infatti sospeso la possibilità di praticare la caccia da appostamento ai turdidi – tordo bottaccio, tordo sassello, cesena e merlo – per più di tre giorni alla settimana nella sola provincia di Vicenza durante i mesi di ottobre e novembre 2026. Contestualmente è stato annullato il via libera alla caccia all’allodola per più di tre giorni alla settimana sull’intero territorio regionale nello stesso periodo. Rimangono invece in vigore le altre disposizioni del calendario venatorio. Il TAR, almeno nella fase cautelare, non ha accolto le richieste delle associazioni ricorrenti di posticipare al 1° ottobre l’apertura della caccia ad alcune specie acquatiche, né di anticipare la chiusura della caccia a tordo sassello e cesena, che resta fissata al 31 gennaio. Respinta anche la richiesta di escludere allodola e pavoncella dall’elenco delle specie cacciabili. La decisione definitiva arriverà il 26 novembre, data fissata per l’udienza di merito. In quella sede il tribunale affronterà anche altri punti centrali del ricorso, tra cui la validità scientifica dei dati utilizzati dalla Regione per predisporre il calendario venatorio e la questione dell’impiego delle munizioni al piombo.

Tra i primi a commentare l’ordinanza è stato Andrea Zanoni, coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde ed ex consigliere regionale del Veneto. Zanoni ha definito la decisione «una splendida notizia per chi ha a cuore la tutela degli animali», ringraziando le associazioni promotrici del ricorso e l’avvocato Claudio Linzola. Secondo l’esponente ecologista, il TAR ha ristabilito il rispetto delle norme, impedendo un prelievo che avrebbe interessato migliaia di uccelli migratori durante il delicato periodo della migrazione autunnale. La pronuncia del tribunale si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un acceso confronto sulla riforma della normativa sulla caccia. Il Senato ha infatti approvato il disegno di legge n. 1552, ora all’esame della Camera, che modifica in modo significativo la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica. Tra le novità più discusse figurano l’ampliamento delle specie cacciabili, la possibilità di estendere ulteriormente i periodi di caccia e un ridimensionamento del ruolo tecnico-scientifico dell’ISPRA nella definizione delle politiche venatorie. La riforma ha per questo suscitato una forte mobilitazione del mondo ambientalista e di una parte della comunità scientifica. Intanto il WWF Italia, con la petizione “Stop caccia selvaggia”, ha già raccolto oltre 410 mila firme, avvicinandosi alla soglia delle 500 mila adesioni necessarie per promuovere un eventuale referendum abrogativo. Alla protesta hanno aderito anche quattordici società scientifiche, che chiedono lo stop al provvedimento ritenendo che possa determinare un indebolimento delle tutele per la biodiversità.

Ma le critiche non arrivano soltanto dal fronte interno. La Commissione europea ha espresso preoccupazione per la compatibilità della riforma con le Direttive Habitat e Uccelli, prospettando il rischio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Analoga richiesta di chiarimenti è giunta anche dal Comitato permanente della Convenzione di Berna, che ha invitato il Governo a dimostrare la conformità delle nuove norme agli obblighi internazionali assunti dal Paese in materia di conservazione della fauna. In questo scenario, la decisione del TAR del Veneto assume un valore che va oltre i confini regionali. Pur trattandosi di una sospensione solo parziale del calendario venatorio, l’ordinanza conferma come le scelte delle amministrazioni in materia di caccia siano sempre più sottoposte al vaglio dei tribunali, chiamati a verificare il rispetto delle norme nazionali ed europee e il corretto equilibrio tra attività venatoria e tutela della biodiversità.

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Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali e in Ecobiologia, attualmente frequenta il Dottorato in Biologia ambientale ed evoluzionistica della Sapienza. Oltre alle attività di ricerca, si dedica al giornalismo ambientale e alla divulgazione scientifica.

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