Con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il Senato ha dato il via libera al decreto sicurezza, varato dal governo a fine febbraio, dopo il superamento di oltre mille emendamenti presentati dalle opposizioni e alcune frizioni interne alla maggioranza. Il testo, già criticato dal Consiglio Superiore della Magistratura per evidenti rischi di incostituzionalità, introduce una serie di misure repressive che spaziano dal fermo preventivo all’inasprimento delle pene sul porto di coltelli, dalla stabilizzazione delle cosiddette “zone rosse” fino alla stretta sugli stupefacenti, ai limiti alla possibilità di prendere parte a manifestazioni pubbliche per persone condannate per determinate fattispecie di reato e allo “scudo penale” in presenza di «cause di giustificazione». Il provvedimento, che dovrà essere convertito in legge entro il 25 aprile per evitare la decadenza, passa ora alla Camera, dove i tempi sono serrati e le opposizioni promettono battaglia.
Una delle parti più controverse del provvedimento concerne il fermo preventivo, misura che consente un trattenimento negli uffici di polizia fino a dodici ore. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha infatti segnalato la necessità di chiarire con precisione le finalità e i limiti degli “accertamenti di polizia”, per evitare un’eccessiva discrezionalità operativa; i rilievi investono anche la possibile incompatibilità col dettato costituzionale, dal momento che il testo tocca diritti molto sensibili come la libertà personale, la libertà di riunione e quella di manifestazione del pensiero. Non a caso, alcune perplessità sono arrivate anche dalle strutture tecniche di Palazzo Chigi, oltre che da ambienti istituzionali vicini al Quirinale. Il Senato è intervenuto modificando la norma solo per prevedere che, ove la persona in questione fosse minorenne, i suoi genitori devono essere immediatamente avvertiti. Nell’ultima serie di emendamenti è stato inoltre ampliato il divieto di prendere parte a riunioni o manifestazioni per chi è stato condannato per determinati reati, che non sono più soltanto terrorismo o lesioni ad agenti, ma anche resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.
Tra le norme più discusse della norma emerge poi l’emendamento, presentato da FDI, che restringe ulteriormente l’attenuante di «lieve entità» per il reato di produzione, traffico e detenzione di stupefacenti. La modifica approvata stabilisce, nello specifico, che il fatto «non si considera di lieve entità quando, per l’allestimento di mezzi o strumenti ovvero per le modalità dell’azione, le condotte risultano poste in essere in modo continuativo e abituale». Secondo Forum Droghe, si tratta di «un ulteriore e grave peggioramento della legislazione sulle droghe», che rischia di trascinare fuori dalla lieve entità una vasta area di condotte legate alla piccola cessione e alla sopravvivenza economica, aumentando pene e ingressi in carcere senza incidere sui grandi traffici. Sul fronte del porto di coltelli, il Senato ha invece approvato un pacchetto di emendamenti che inasprisce le pene per chi porta fuori dall’abitazione, senza giustificato motivo, strumenti con lama pari o superiore a cinque centimetri, con particolare rigore per i coltelli a scatto, a farfalla o camuffati. La reclusione va da uno a tre anni, con aumenti fino alla metà se il fatto è commesso vicino a banche, uffici postali, stazioni ferroviarie o mezzi pubblici. Il testo originario prevedeva una soglia di otto centimetri: la modifica, voluta dalla maggioranza, ha reso la norma ancora più restrittiva.
Il testo, come avevamo raccontato quando l’esecutivo lo varò, prevede inoltre l’istituzionalizzazione delle «zone rosse», affidando al prefetto il potere di individuare specifiche aree urbane caratterizzate da «gravi o ripetuti episodi di criminalità o di illegalità». Nelle zone a vigilanza rafforzata è disposto l’allontanamento, attraverso un Daspo urbano fino a 18 mesi, di soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio, anche senza che sia intervenuta una condanna definitiva. L’area di applicazione del provvedimento è stata estesa anche alle stazioni, ai porti e ai mezzi di trasporto pubblico. Nel decreto è inserita anche una forma di “scudo penale” secondo cui, ove «appare evidente» che un comportamento sia stato tenuto in presenza di una «causa di giustificazione» – come la legittima difesa o l’adempimento di un dovere – il pm non dovrà iscrivere subito la persona nel registro degli indagati, ma in un elenco separato. Solo dopo ulteriori verifiche, se necessario, scatterà l’iscrizione formale tra gli indagati. Sul piano teorico la misura vale per tutti, ma è abbastanza chiaro che il centrodestra l’abbia pensata soprattutto per tutelare gli agenti di polizia che, durante il servizio, fanno uso della forza.
Altre misure approvate riguardano l’inasprimento delle pene per i furti in abitazione e quelli commessi con destrezza, e una stretta sui parcheggiatori abusivi: sanzioni amministrative fino a 3.095 euro e, in caso di recidiva o impiego di minori, l’arresto da otto mesi a un anno e mezzo. Per i minori condannati per reati gravi, è stato introdotto l’oscuramento del profilo social su ordine del questore.
Il provvedimento è stato veementemente contestato dalle opposizioni in Aula durante la discussione, con i senatori di AVS, PD e Movimento 5 Stelle che, dopo l’approvazione, hanno sventolato cartelli recanti la scritta «Governo Meloni: zero risorse, zero sicurezza». «Penso ci siano molte probabilità che la Corte Costituzionale formuli rilievi di incostituzionalità, perché i profili sono veramente tanti: si riscontrano violazioni non solo dei profili costituzionali, ma anche di norme internazionali della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che esige norme sufficientemente precise da evitare l’arbitrarietà», ha evidenziato in mattinata la giurista Vitalba Azzolini. A ogni modo, il testo vola ora a Montecitorio, in vista della partita finale.





Mandiamoli tutti a casa o in prigione: Elezioni e poi Processi.
L’Italia sempre più simile all’Hungeria, d’altronde basta girare la bandiera, i colori sono pure gli stessi.