Attacchi, incendi, sabotaggi, minacce, furti, omicidi. I coloni illegali in Cisgiordania assomigliano sempre di più a milizie paramilitari, il cui obbiettivo è lo stesso del governo israeliano: mandare via i palestinesi e colonizzare completamente la Cisgiordania. Mentre i politici inneggiano all’annessione di questo pezzo di Palestina, bande armate di coloni hanno aumentato i loro attacchi contro le comunità palestinesi su tutto il territorio, arrivando a sfollare quasi 700 persone nel solo mese di gennaio. La coordinazione con l’esercito è spesso esplicita e l’impunità, quasi assicurata: rarissimi i casi in cui un colono viene portato in Tribunale per le violenze agite, circa il 3% le condanne dal 2005 ad oggi. Il disegno sembra chiaro: da un lato la politica spinge verso l’annessione, dall’altro, i coloni fanno il lavoro sporco occupando terre e obbligando i palestinesi ad andarsene. Con ogni mezzo.
L’agire dei settlers non è nato dal nulla: è figlio di una lunga strategia politica che dura da anni, alla cui base, ci sono vari gruppi, movimenti, ONG. E politici israeliani.
Amana, Regavim, Im Tirtzu; Lehava, Hashomer Yosh, Artzeinu, Nachala, Elad.
Molte di queste organizzazioni israeliane il cui obiettivo è la colonizzazione di tutta la Palestina e l’allontanamento dei “non-ebrei” dal territorio hanno legami diretti con la politica di Tel Aviv: sono parte della stessa ideologia suprematista e si sostengono e alimentano a vicenda, creando un’alleanza strategica che contribuisce a creare una narrativa, un’agenda politica e una pratica in cui la colonizzazione della Cisgiordania è presentata come parte integrante della sicurezza nazionale e dell’identità sionista. Legittimando politicamente e legalmente pratiche che la comunità internazionale considera illegali o contrarie al diritto internazionale.
L’appoggio ai coloni da parte di Israele
Il movimento dei coloni israeliani sembra aver ricevuto una forte spinta ad agire e la legittimazione totale delle proprie pratiche terroristiche dall’installazione dell’ultimo governo di Netanyahu nel 2022, e poi dal 7 di ottobre 2023. Gli attacchi e le violenze sono quotidiane, da Nord a Sud della Cisgiordania occupata: negli ultimi 3 anni almeno 33 comunità palestinesi sono state interamente sgomberate, 880 famiglie – circa 4.700 persone – sono state sfollate, mentre almeno 37 palestinesi sono stati uccisi. Contemporaneamente, la costruzione di nuove colonie, avamposti, strade e abitazioni israeliane sul territorio occupato nel 1967 non fa che aumentare.
Queste azioni non sono casi isolati: l’agire dei coloni appartiene a un disegno ben più ampio, spinto e finanziato direttamente dalla politica israeliana di Tel Aviv.
È stato Ben Gvir, il ministro della Sicurezza Nazionale a emettere oltre 220mila nuove licenze di porto d’armi ai coloni – illegali secondo il diritto internazionale – creando di fatto vere e proprie milizie armate al servizio di Tel Aviv. È il governo ad aver finanziato con miliardi di shekel l’espansionismo degli avamposti sul territorio, promettendo sostegno, soldi, strade e supporto logistico. Se la costruzione di decine di nuovi “outpost”, inizi di colonie, ha raggiunto numeri che non si registravano da decenni, un motivo c’è. Ed è il supporto economico, politico, militare e giuridico che il governo di Netanyahu, specialmente tramite le figure dei ministri Smotrich e Ben Gvir – entrambi coloni illegali – sta dando all’agire studiatamente violento dei settlers. Che sembrano quasi obbedire a degli ordini dettati dall’alto.

Il governo e i politici sono direttamente responsabili di aver armato i coloni e di star sostenendo la pulizia etnica e la colonizzazione della Cisgiordania. Se prima il discorso pubblico dai leader israeliani era più cauto, negli ultimi due anni la destra al potere parla apertamente di annessione della Cisgiordania e di mandare via i suoi abitanti palestinesi.
Sono 720 i milioni di euro che Israele ha stanziato per la costruzione di 19 nuove colonie e la progettazione di decine di altre; varie migliaia le nuove case approvate nell’ultimo anno in Cisgiordania. Recentissime le nuove regole che permettono agli israeliani ebrei di comprare terre in questo pezzo di Palestina, e che di fatto smantellano il potere dell’ANP anche nelle aree A e B sancite dagli Accordi di Oslo. La politica espansionista, non fa che crescere, nell’inazione della comunità internazionale. Spinta da ONG, movimenti, e gruppi politici, tramite finanziamenti nazionali e internazionali.
Le organizzazioni israeliane attive nell’occupazione e il loro legame con la politica
REGAVIM è stata fondata nel 2006 da Bezalel Smotrich, il Ministro delle Finanze nonché capo del Partito Religioso Sionista. Nascosta dietro vesti ambientaliste, l’organizzazione sionista usa cause legali e pretesti tecnici (come la “protezione delle risorse”) per chiedere allo Stato israeliano di demolire case e villaggi palestinesi in Cisgiordania occupata. Regavim ha una ampia mappatura dei territori occupati, che utilizza per presentare ripetute petizioni alla Corte Suprema israeliana per accelerare sfratti e demolizioni. L’organizzazione ha legami politici e finanziari con coloni israeliani e donatori esteri – soprattutto americani, – e negli anni ha sviluppato una grande capacità di influenzare la politica di occupazione di Tel Aviv. Le nuove regole decise da Smotrich sulla pubblicazione dei registri catastali e sulla possibilità di acquisire immobili da parte dei non-arabi, aiuta enormemente il lavoro di colonizzazione di ONG come Regavim.

LAHEVA è un’organizzazione israeliana di estrema destra e suprematista ebraica fondata nel 2009 che si oppone ai matrimoni misti e alle relazioni personali tra ebrei e non ebrei, prendendo di mira in particolare le relazioni tra ebrei e palestinesi. Supporta la colonizzazione della Cisgiordania e spinge per l’annessione totale dei territori palestinesi a Israele, e ha una grande influenza nella politica israeliana. Guidata da Bentzi Gopstein, è nota per le sue azioni violente contro i palestinesi e nel 2024 è stata anche sanzionata dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea come organizzazione estremista violenta. Bentzi Gopstein è uno dei leader dei coloni israeliani ed è considerato un discepolo del rabbino suprematista Meir Kahane. Amico e consigliere informale di Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale con la quale condividono la stessa ideologia kahanista, è attivo nel blocco politico Sionismo Religioso. Ben Gvir, avvocato di formazione, ha più volte difeso Gopstein in tribunale dalle accuse di incitamento all’odio e violenze contro i palestinesi.
AMANA è stata fondata nel 1979 per sostenere la costruzione di insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, nella Striscia di Gaza, sulle Alture del Golan, nella Galilea e nel Negev. Opera tramite controllate come Binyanei Bar Amana Ltd e Al-Watan, occupandosi di incoraggiare coloni ad andare nei nuovi insediamenti, pianificare e costruire colonie e avamposti, oltre ad assistere le autorità israeliane in questi luoghi. Amana è una delle organizzazioni di coloni più forti dal punto di vista finanziario e politico. Con beni valutati a circa 600 milioni di shekel e un budget annuo di decine di milioni di shekel, Amana è considerata la “madre e il padre” degli avamposti illegali, che rappresentano un fattore importante nella violenza dei coloni contro i palestinesi. Politici come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich hanno sostenuto pubblicamente iniziative legate ad Amana: nella pratica, Ben-Gvir rappresenta una sorta di “canale” politico che traduce le istanze di Amana in provvedimenti legislativi o in protezioni legali, mentre Smotrich, in qualità di ministro delle Finanze, ha promosso finanziamenti statali per insediamenti che spesso coinvolgono l’organizzazione in prima persona.
IM TIRTZU si descrive come “il più grande movimento sionista in Israele.” Fondato nel 2006 da intellettuali, studenti e riservisti, “lavora per rafforzare e promuovere i valori del sionismo e per rinnovare il discorso, il pensiero e l’ideologia sionista nella società israeliana. Im Tirtzu enfatizza la formazione della futura generazione della leadership dello Stato e la costruzione di un’élite sionista”. Il movimento è molto attivo nell’opporsi e nel delegittimare ogni critica verso lo stato di Israele, in particolare verso i gruppi per i diritti umani e le organizzazioni che criticano la politica israeliana nella colonizzazione della Cisgiordania e per le violenze contro i palestinesi. L’organizzazione, nonostante sia extra-parlamentare, ha stretti legami con la destra israeliana, ed è considerata vicina a figure come Ben-Gvir e Smotrich, sia politicamente che ideologicamente.
ARTZEINU significa “La nostra terra” in ebraico. L’organizzazione israeliana di destra è conosciuta per la sua posizione fortemente nazionalista e sionista. Il suo obbiettivo principale è quello di promuove la sovranità israeliana su tutta la Palestina, inclusa la Cisgiordania (che loro chiamano Giudea e Samaria), aiutando gli acquirenti ebrei-israeliani a trovare terre da acquisire e fornendo loro supporto logistico. L’organizzazione si oppone al processo di pace con i palestinesi e a qualsiasi concessione territoriale, e organizza campagne politiche e manifestazioni a sostegno degli insediamenti e contro accordi o iniziative internazionali considerate “anti-israeliane”. Pur non essendo un partito politico, Artzeinu esercita influenza politica indiretta tramite la sua collaborazione con politici di estrema destra, campagne mediatiche per influenzare l’opinione pubblica, e la partecipazione a lobby pro-coloni.
NACHALA è un’organizzazione israeliana fondata nel 2005 che sostiene la creazione di nuovi insediamenti e avamposti in Cisgiordania, fornendo supporto logistico, legale e promozione mediatica. Ambisce all’annessione totale della West Bank e di Gaza. Collegata alla destra nazionalista e a politici come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, contribuisce all’espansione della presenza ebraica sul territorio e alla pressione politica per la legalizzazione retroattiva degli insediamenti.

HASHOMER YOSH è una ONG israeliana fondata nel 2013 con stretti legami con ministeri statali. Il gruppo, il cui nome significa “Il Guardiano di Giudea e Samaria” (riferendosi al termine biblico per la Cisgiordania), sostiene gli agricoltori coloni in tutto il territorio occupato e ogni anno invia centinaia di volontari adolescenti — alcuni dei quali sono coloni stessi — a lavorare negli avamposti illegali e a difenderli. Hashomer Yosh non è un partito politico, ma la sua attività è strettamente integrata con lo Stato israeliano, ricevendo risorse, legittimazione e supporto istituzionale. In pratica, è una rete che connette coloni, governo, esercito e università per promuovere l’espansione degli insediamenti e consolidare la presenza israeliana in Cisgiordania.
I palestinesi nelle zone rurali della Cisgiordania sostengono che Hashomer Yosh sia diventato un attore centrale nella violenza dei coloni. L’ONG si concentra sul coinvolgimento dei giovani israeliani, offrendo programmi di volontariato e pre-militari che mandano i ragazzi a sorvegliare terre negli avamposti illegali. L’esercito israeliano ha proposto questi programmi come alternativa al servizio militare tradizionale, mentre l’Università di Ariel, situata in un insediamento in Cisgiordania, concede crediti accademici agli studenti che vi partecipano come volontari. L’organizzazione ha ricevuto milioni di shekel dal governo israeliano, inclusi finanziamenti dal Ministero dell’Agricoltura e dal Ministero del Negev, della Galilea e della Resilienza Nazionale. Riceve finanziamenti anche dall’estero. Nel 2021 ha ricevuto fondi statali per finanziare droni, nonostante un decreto generale proibisca il possesso di droni in Cisgiordania.
I GIOVANI DELLE COLLINE (gli Hilltop Youth), sono gruppi informali di coloni israeliani che occupano avamposti non autorizzati in Cisgiordania, usando metodi violenti per espandere la presenza israeliana sul territorio. Le loro azioni, pur essendo spesso illegali anche per la legge israeliana, ricevono un sostegno politico indiretto da figure della destra nazional-religiosa come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, che spingono per la legalizzazione retroattiva degli avamposti e l’espansione degli insediamenti. Sono responsabili di decine di aggressioni, incendi, e pogrom contro i palestinesi in questi ultimi anni. Attraverso legami con ONG pro-coloni, questi giovani sono il braccio operativo di un’agenda politica che mira a consolidare e militarizzare la colonizzazione della Cisgiordania.
ATERET COHANIM ed ELAD (Ir David Foundation) sono due tra le più influenti organizzazioni non governative israeliane impegnate nell’insediamento ebraico a Gerusalemme Est. Il loro obbiettivo è la “giudeizzazione” di Gerusalemme, e mirano a cambiare la demografia dei quartieri non ebraici, spingendo i palestinesi ad andarsene o espropriandogli le case. Il legame tra queste organizzazioni e la politica israeliana è diventato, nel corso del 2024 e all’inizio del 2025, un pilastro della strategia di governo per il controllo di Gerusalemme Est. Non sono più viste come semplici entità private, ma come veri e propri partner esecutivi dello Stato. Finanziamenti pubblici, agevolazioni fiscali e il sostegno di figure politiche di alto profilo come Bezalel Smotrich e Ben Gvir mostrano le profonde interconnessioni tra le ONG e il governo.
I nomi elencati, sono i principali; ma di gruppi fondamentalisti, di ONG colonizzatrici, e di movimenti suprematisti ce ne sono numerosi altri in Israele. Questa è la realtà nella Palestina sotto attacco: l’impennata di violenze da parte dei coloni, e l’onda colonizzatrice che sembra stia investendo il territorio, non è nata da sola. È il frutto di una rete di attivismo e sostegno ideologico, dove ONG, movimenti, e organizzazioni giovanili offrono supporto materiale, formazione ideologica, e azioni concrete che vengono poi tradotte in leggi da politici di estrema destra come Ben Gvir o Bezalel Smotrich. Gli stessi politici che da anni supportano – o addirittura hanno fondato – le stesse organizzazioni ed ONG che inneggiano alla colonizzazione e alla pulizia etnica. Insomma, un cane che si morde la coda. Correndo verso la colonizzazione totale e l’annessione della Cisgiordania.




