Il valore dei bitcoin sta continuando a scendere: è ai minimi da 18 mesi

Nel settembre del 2025, il mondo delle criptovalute festeggiava il Bitcoin, il quale era riuscito a superare la soglia record dei 120.000 dollari, proiettando un’immagine di crescita inarrestabile. Con l’arrivo del 2026, però, lo scenario è cambiato radicalmente: la situazione è diventata profondamente turbolenta, erodendo rapidamente il valore della valuta e dimezzandone le quotazioni. Una flessione così marcata da spingere persino i veterani degli investimenti ad abbandonare la nave.

Da un punto di vista storico, il Bitcoin rappresenta una vicenda di successo straordinaria. Nel variegato panorama delle criptovalute e dei progetti legati alla blockchain – dagli NFT alle stablecoin –, è stato uno dei pochi asset a non solo sopravvivere nel tempo, ma ad affermarsi ben oltre ogni aspettativa. Parte di questo successo è stata alimentata dalla propensione degli investitori a mantenere saldo il possesso della valuta; una tendenza che, secondo alcuni analisti, si starebbe oggi invertendo. 

I cosiddetti titolari a lungo termine – ovvero coloro che non vendevano i propri Bitcoin da almeno 155 giorni – starebbero infatti iniziando a cedere le loro criptovalute, movimentando cifre che superano i 2,1 miliardi di dollari. La scintilla che ha innescato la crisi sarebbe riconducibile a Strategy, azienda specializzata in business intelligence che ha liquidato una piccola quota dei suoi Bitcoin per un valore di 2,5 milioni di dollari. Una mossa che, per quanto contenuta, avrebbe trovato terreno fertile in un mercato già estremamente teso, innescando un effetto domino che ha ribassato gli stock fino all’attuale valore di 61.179 dollari. Vale la pena evidenziare che Strategy, dopo aver contribuito a scatenare il crollo, ha reinvestito nella criptovaluta

Le teorie che tentano di spiegare tale clima di fragilità intorno al Bitcoin sono molteplici. In linea generale, si ritiene che, come tutti gli asset di investimento, anche la celebre criptovaluta stia risentendo di un contesto geopolitico caotico e segnato da conflitti su più fronti, con particolare attenzione alle tensioni legate alla guerra in Iran. Se la premessa originaria delle criptovalute era quella di costruire un sistema finanziario parallelo e indipendente da quello tradizionale, oggi si constata invece che il Bitcoin sia perlopiù trattato come un investimento ad alto rischio, del tutto analogo a qualsiasi altro titolo negoziabile in Borsa. L’andamento del Nasdaq e dell’S&P 500 finisce dunque spesso con l’essere mimato anche dalla criptovaluta anche se, recentemente, questo parallelismo è stato infranto a sfavore del Bitcoin.

Proprio a questa “integrazione” nel sistema finanziario tradizionale si ricollega un ulteriore fattore critico per la valuta digitale: in un contesto in cui l’investimento è frutto di mera speculazione, soggetti e imprese tendono a puntare su asset che, a parità di rischio, promettono un potenziale di crescita più significativo. Gli occhi degli investitori sono puntati in particolare su tutto ciò che ruota attorno all’intelligenza artificiale – dai modelli linguistici ai microchip necessari per addestrarli – nonché su SpaceX, impresa spaziale che si prepara alla quotazione a Wall Street. Settori che rappresentano verosimilmente bolle instabili, ma che, finché reggono, offrono margini di crescita ben più appetibili

Nel corso degli anni, le quotazioni del Bitcoin hanno registrato movimenti altamente volatili, alternando crolli repentini a crescite vertiginose. Non sorprende quindi che molti sostenitori delle criptovalute ritengano questa ennesima fase ribassista nient’altro che un’opportunità di acquisto in vista del prossimo ciclo di rialzi. Tuttavia, gli ultimi difficili mesi hanno smentito tanto chi sosteneva che il Bitcoin potesse fungere da bene rifugio assimilabile all’oro, quanto chi riteneva che le sue quotazioni si muovessero in parallelo agli asset tecnologici. In un momento di fragilità strutturale, i grandi investitori sembrano preferire ancora i beni tangibili e quegli investimenti nel settore tech che vantano obiettivi più chiari e definiti. 

Avatar photo

Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria