Dopo la pandemia, le proteste studentesche erano tornate con prepotenza a riempire le strade d’Italia. Mesi di isolamento sociale imposti dalle politiche di contenimento del Covid-19 hanno fatto esplodere le piazze, riportando gli studenti al centro della scena politica. Ad accendere la miccia erano state, in particolare, le morti di Lorenzo Parelli, Giuseppe Lenoci e Giuliano de Seta, tutti ragazzi di circa 18 anni vittime di incidenti durante il percorso di alternanza scuola-lavoro (PCTO). Ma le istanze che i giovani portavano all’attenzione delle istituzioni erano molteplici: lo stato della...
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Il problema della fragilità dei giovani è strutturale, sì, ma le cause sono da ricercarsi anche oltre la pandemia. La soluzione non è più soldi o più psicologi, sono solo palliativi. Uno spunto di riflessione: consiglio “La generazione ansiosa – come le nuove tecnologie hanno creato un’epidemia di malattie mentali”, di Jonathan Haidt. La questione ha le sue radici in una carenza relazionale ed esperienziale nell’infanzia e nell’adolescenza. Tutta la società è stata trasformata nei suoi meccanismi sociali, e naturalmente anche economici, la pandemia ha solo digitalizzato e precarizzata definitivamente tutto l’esistente (controllo totale al quale ci sottoponiamo), ma se le generazioni precedenti sono cresciute facendosi largo con le proprie forze, per i giovani questa della comunicazione/relazione tecnologica è l’unica realtà ‘ansiogena’ che hanno sempre conosciuto, che crea lacune esistenziali a tappeto: ma se non capiamo questo ‘elefante nella stanza’ cercheremo sempre delle “soluzioni”.