L’Amministrazione Trump inizia a distribuire i documenti sulle indagini agli UFO

Dagli Stati Uniti arriva una scintilla che riaccende il dibattito sui fenomeni anomali non identificati – quei misteriosi UAP che, nella cultura popolare, continuano a essere chiamati con il loro nome storico: UFO. L’amministrazione Trump, attraverso un ordine presidenziale, ha reso pubblici oltre 160 documenti riguardanti episodi e indagini su fenomeni rimasti finora inspiegabili. Il materiale diffuso è eterogeneo e incompleto: non include le conclusioni né le contestualizzazioni maturate nel corso delle indagini. Una lacuna che il presidente Donald Trump giustifica come una scelta deliberata, volta a consentire al pubblico di formarsi un’opinione autonoma sulla reale natura dei fatti. 

I file sono stati resi pubblici l’8 maggio attraverso un portale istituzionale supervisionato dal Dipartimento della Guerra, un sito che – secondo le dichiarazioni ufficiali – verrà aggiornato “di tanto in tanto” con nuovi contenuti, per coprire le “decine di milioni” di documenti che le autorità dovranno vagliare prima dell’effettiva pubblicazione. L’impostazione metodologica ricalca quella adottata per la diffusione degli Epstein Files, con la differenza che, in questo caso, non è stato necessario l’intervento del Congresso per spingere l’Amministrazione a rendere pubblici i materiali. Al contrario, Donald Trump si è mostrato particolarmente entusiasta nel firmare l’ordine che, a suo dire, risponde all’“enorme interesse” manifestato dal pubblico. 

Il materiale pubblicato copre un arco temporale molto ampio, dai tardi anni Quaranta fino al 2024. Comprende fotografie, rapporti militari, trascrizioni di comunicazioni tra astronauti e centri di controllo, interrogatori e analisi preliminari di fenomeni non spiegati. Tra i documenti più discussi figurano alcune immagini delle missioni Apollo 11 (1969) e Apollo 17 (1972), tra cui una fotografia che mostra tre piccoli punti luminosi disposti in formazione triangolare sopra la superficie lunare. Ha suscitato particolare curiosità anche lo scatto di una presunta struttura ellittica fluttuante; tuttavia, la didascalia chiarisce che il “velivolo” è una ricostruzione digitale grezza realizzata dall’FBI per visualizzare le testimonianze raccolte sul campo. 

Considerando che l’archivio raccoglie una grande quantità di materiali non verificati e documenti potenzialmente legati a tecnologie militari avanzate statunitensi, gli esperti invitano alla cautela. Temono che le interpretazioni affrettate degli osservatori occasionali possano inquinare il dibattito pubblico e alimentare speculazioni prive di fondamento. Una preoccupazione condivisa anche dai detrattori della decisione dell’Amministrazione di diffondere in modo improvviso e massiccio le informazioni sugli UAP – una scelta che il Deputato Repubblicano Thomas Massie è arrivato a chiamare un’arma di distrazione di massa”

La pubblicazione dei documenti sugli UAP si colloca in un crocevia delicato tra trasparenza istituzionale, pressione dell’opinione pubblica e calcolo politico. Da un lato cresce la richiesta di chiarezza su fenomeni rimasti per decenni avvolti nel mistero; dall’altro, persiste la tentazione di sfruttare l’argomento per alimentare narrazioni suggestive o deviare l’attenzione da questioni più concrete. In ogni caso, non è affatto certo che questa nuova tranche di materiali riesca a soddisfare le aspettative o i criteri di credibilità che dovrebbero accompagnare un intervento presidenziale. 

Nel febbraio 2024, la sezione dell’allora Dipartimento della Difesa statunitense dedicata alle indagini sui fenomeni non identificati (AARO) pubblicò il Report sui registri storici del coinvolgimento governativo nei confronti degli UAP – ora consultabile solo via archiviazione – sostenendo in sostanza che non esiste alcun indizio a supporto dell’effettiva presenza di forme di vita extraterrestri. La pubblicazione suscitò all’epoca un’attenzione pubblica piuttosto limitata, così come scarsa è rimasta la risonanza delle successive rivelazioni – più o meno ufficiali – diffuse negli anni dell’amministrazione Biden. In generale, sembra che il pubblico non subisca più il fascino ipnotico delle teorie aliene, almeno non ai livelli raggiunti tra gli anni Cinquanta e Novanta, quando cinema e telefilm incanalavano curiositá e paure di una platea maggiormente aperta alle fantasie aliene.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

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