Una fuga di dati svela “Dialog”: il Bildenberg segreto della Silicon Valley

«Come ci prepariamo alla Terza guerra mondiale?». È uno dei tanti temi discussi all’interno di Dialog, il circolo esclusivo fondato da Peter Thiel, che per vent’anni ha operato lontano dai riflettori, riunendo politici, generali, finanzieri, imprenditori tecnologici, uomini dell’intelligence, attori e accademici. Una sorta di Bilderberg della Silicon Valley, dove il potere non si limita a osservare il futuro, ma prova a progettarlo – citando George Soros – «piegando l’arco della Storia». Oggi, una clamorosa fuga di dati grazie a un hacker, ha squarciato il velo di riservatezza che circondava la società segreta, rivelando identità, preferenze politiche, contatti personali e perfinoi criteri con cui i membri venivano classificati e selezionati.

Dialog nasce nel 2006 per iniziativa di Peter Thiel, il miliardario cofondatore di PayPal, primo investitore esterno di Facebook e fondatore di Palantir Technologies. A differenza del tradizionale Gruppo Bilderberg, che riunisce esponenti dell’establishment politico ed economico atlantico, Dialog ha una forte impronta tecnologica, ma anche i suoi incontri annuali si svolgono rigorosamente a porte chiuse, sotto rigide regole di riservatezza. Secondo i documenti visionati da Wired, per il raduno del 2026 nei pressi di Dublino risultavano registrate 222 persone tra membri attivi e ospiti. L’elenco comprende senatori americani, funzionari NATO, investitori della cosiddetta PayPal Mafia, dirigenti di Google DeepMind, Palantir e altri colossi tecnologici. Tra i nomi emersi figurano Elon Musk, Ted Cruz, Cory Booker, Tulsi Gabbard, Jared Kushner, Reid Hoffman, Eric Schmidt, Garry Kasparov e l’attore Joseph Gordon-Levitt (che ha confermato di aver preso parte agli incontri, ma di non aver mai avuto contatti con Thiel). Nemmeno troppo a sorpresa, è affiorato anche il nome di Jeffrey Epstein, notoriamente amico e socio in affari di Thiel. Il finanziere venne invitato a partecipare a Dialog nel 2014, sebbene non sia chiaro se abbia effettivamente preso parte all’incontro e se facesse parte dell’organizzazione in pianta stabile, come membro.

La fuga di dati ha rivelato anche il contenuto degli incontri. I titoli delle sessioni offrono uno sguardo sulle ossessioni dell’élite tecnologica contemporanea: Navigating WWIII (letteralmente “Affrontare la terza guerra mondiale”), Build-a-Cult (“Costruire un culto”), How’s Your Sex Life? (“Come va la tua vita sessuale?) e dibattiti sul futuro dell’intelligenza artificiale, della longevità e delle trasformazioni sociali provocate dall’automazione. Nei moduli di iscrizione, molti partecipanti indicavano l’IA come il principale fattore destinato a ridisegnare lavoro, politica, istruzione e sicurezza. Alcuni prevedevano una massiccia sostituzione occupazionale, altri ipotizzavano un ritorno di movimenti religiosi o persino fenomeni di terrorismo contro i data center.

L’aspetto forse più inquietante emerso dall’inchiesta riguarda il sistema interno di valutazione dei membri: Dialog utilizza classificazioni segrete basate su notorietà, ricchezza, influenza e capacità di generare valore per la rete. I partecipanti ricevono punteggi e lettere che determinano accesso, opportunità di networking, disposizione ai tavoli e, persino, la possibilità di essere invitati nuovamente. In altre parole, l’organizzazione misura e gerarchizza il potere, filtrando informazioni sulle inclinazioni politiche dei partecipanti, sui loro interessi personali e sulle preferenze relazionali attraverso sistemi di matchmaking riservati. Una sorta di ingegneria sociale applicata alle classi dirigenti, rispecchiando la visione elitaria e antidemocratica dello stesso Thiel.

La fuga di dati conferma che esistono luoghi in cui le classi dirigenti, ben oltre le divisioni ideologiche esibite sulla scena pubblica, si confrontano su temi quali guerra, intelligenza artificiale, sicurezza e trasformazioni sociali, senza alcuna trasparenza. Dialog rappresenta forse l’esempio più emblematico di questa nuova geografia del potere: una sorta di Bilderberg digitale, dove si incontrano coloro che sviluppano gli algoritmi, finanziano l’innovazione, influenzano la politica e gestiscono infrastrutture strategiche sempre più centrali nella vita delle società occidentali, al punto da aver reso le Big Tech, secondo Glenn Greenwald, il nuovo Deep State. Per quasi vent’anni, questo network ha operato lontano dall’attenzione pubblica. Solo ora, è possibile intravedere chi siede davvero attorno a quel tavolo e quali idee circolano in uno degli ambienti più esclusivi dell’élite tecnologica globale.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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