Gli USA bloccano l’export dell’IA più potente di Anthropic

Anthropic ha sostenuto in passato che i suoi più recenti modelli di intelligenza artificiale fossero “troppo potenti” per la diffusione al grande pubblico, salvo poi renderli comunque accessibili a tutti. Evidentemente il governo statunitense ha preso l’azienda in parola e ha imposto che queste varianti di IA non possano essere esportate al di fuori dei confini nazionali. Così facendo, gli USA iniziano a predisporre un uso a due velocità degli strumenti di intelligenza artificiale, lasciando tutti indietro – alleati compresi.

Chiunque apra oggi i servizi di Claude viene accolto da un avviso posto sopra la chat: “Claude Fable 5 non è attualmente accessibile”. L’azienda offre la propria versione dei fatti attraverso un comunicato pubblicato il 12 giugno: “Il governo degli Stati Uniti, citando le proprie autorità di sicurezza nazionale, ha emanato una direttiva di controllo delle esportazioni per sospendere ogni accesso a Fable 5 e Mythos 5 a qualsiasi cittadino straniero, sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti, inclusi i dipendenti stranieri di Anthropic”. Il documento riporta che l’amministrazione Trump sarebbe venuta a conoscenza di un modo per aggirare i sistemi di sicurezza di questi modelli e ne avrebbe quindi preteso l’oscurazione a chiunque non sia in possesso di un passaporto a stelle e strisce.

Anthropic reputa di aver adottato tutte le misure di sicurezza necessarie per evitare che i propri strumenti vengano compromessi, ma sostiene anche che nessun fornitore di modelli IA è oggi in grado di garantire una resistenza perfetta alle manipolazioni esterne. Una posizione che dipinge tale vulnerabilità come una realtà assoluta e inevitabile, da accettare come sottoprodotto dell’accesso ai grandi modelli linguistici – o da bloccare su tutta la linea. L’azienda lamenta in sostanza di essere stata l’unica a subire la misura, quando le criticità in questione si estendono all’intero settore.

Axios riporta che la direttiva sarebbe partita dal Dipartimento del Commercio; The Information suggerisce però che a mettere la pulce nell’orecchio alle istituzioni sarebbe stato direttamente il CEO di Amazon, Andy Jassy. Il dirigente avrebbe contattato il Segretario al Tesoro Scott Bessent per segnalare che alcuni tecnici della sua azienda avrebbero trovato un modo per indurre Fable 5 a produrre informazioni potenzialmente utilizzabili per un cyberattacco. Una denuncia di cui è difficile decifrare appieno i retroscena, considerando i miliardi di dollari che legano Amazon e Anthropic in accordi di collaborazione.

Fable 5 è una variante di Mythos 5 sottoposta a significative limitazioni di sicurezza: il pretesto in virtù del quale l’azienda si era sentita a proprio agio nel mettere a disposizione del grande pubblico uno strumento che, fino a pochi giorni prima, era stato concesso solo a determinate entità pubbliche e private. Stando a quanto si evince interpretando i numerosi margini di ambiguità, la scappatoia identificata permetterebbe di trascendere i vincoli guida preimpostati dal distributore, consentendo agli utenti di accedere all’intera potenza del modello di riferimento, i quali vengono dipinti come un’ottima soluzione per identificare vulnerabilitá nei codici di programmazione. Un talento che puó essere usato per identificare e risolvere i problemi, ma anche per approfittare delle fragilitá tecniche.

La scelta di Anthropic di descrivere i propri modelli come così potenti da risultare pericolosi è in gran parte riconducibile a una strategia di marketing, tuttavia questa narrazione ha ben attecchito nelle menti delle istituzioni. Oltre all’elemento della sicurezza vale però la pena sottolineare che l’azienda ha recentemente assunto comportamenti mal digeriti sia dalle imprese che dai singoli utenti, elementi che nel grande schema delle cose passano quasi nel silenzio. A metà aprile, l’impresa ha cominciato a eliminare i contratti d’abbonamento più convenienti in favore di modelli di pagamento a consumo; poi, con l’arrivo di Fable 5, ha introdotto politiche di servizio che le consentono di conservare i dati degli utenti fino a trenta giorni. Una misura draconiana che, a detta dell’azienda, si rende necessaria per ottimizzare le proprie strategie di cybersicurezza, ma che ha spinto realtà come Microsoft a vietarne l’uso ai propri dipendenti. A tutto ciò si aggiunge la reputazione di Anthropic come azienda spregiudicata, capace di calpestare chiunque si frapponga ai propri obiettivi – partner commerciali inclusi.

Al di là del valore effettivo di Mythos 5 e delle diatribe commerciali che si muovono dietro le quinte, la scelta dell’amministrazione statunitense di imporre a un’azienda di intelligenza artificiale di limitare in maniera indiscriminata i propri servizi all’estero rappresenta un precedente che si presta a diventare un caso politico. Se le restrizioni al libero mercato nei confronti di Paesi avversari – si veda la Cina – sono ormai prassi consolidata, tutt’altra cosa è adottare scelte strategiche che danneggiano esplicitamente anche le nazioni formalmente alleate. Su X, il deputato Kanishka Narayan, ministro britannico per l’intelligenza artificiale, ha inquadrato la decisione americana come una vera e propria minaccia alla sovranità nazionale, alla sicurezza e all’economia del proprio Paese – argomentazioni che, prevedibilmente, utilizza anche per promuovere la necessità di un’infrastruttura gestita in loco e ancorata ai valori nazionali del Regno Unito.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

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