Ieri in Svizzera si è votato per un referendum promosso dal partito di destra Unione Democratica di Centro (UDC), che intendeva introdurre un tetto massimo alla popolazione a 10 milioni di abitanti entro il 2050. Al momento la popolazione svizzera conta circa 9 milioni di persone, di cui un quarto di origine straniera. L’iniziativa referendaria puntava di fatto a limitare l’immigrazione, avanzando una stretta del diritto di asilo e dei ricongiungimenti familiari. Il 54,79% dei votanti ha tuttavia optato per il no, rigettando la proposta. A trainare il risultato è stato il voto nelle grandi città e nei cantoni francofoni.
«No a una Svizzera da 10 milioni!». Con questo slogan, l’Unione Democratica di Centro (UDC) aveva lanciato l’iniziativa popolare sottoposta al voto ieri. Alle urne si sono recati 3,3 milioni di elettori: i voti a favore della riforma si sono fermati sulla soglia del milione e mezzo, mentre il fronte contrario ha superato quota 1,8 milioni di voti, trainato dai cantoni francofoni e dalle grandi città. Diversi cantoni svizzero-tedeschi hanno invece registrato una maggioranza favorevole, così come il Ticino, dove il sì ha vinto di misura con il 50,66% dei voti. Il Consiglio federale, organo esecutivo svizzero, ha ufficializzato l’esito referendario, confermando il respingimento della proposta popolare. Il 54,79% dei votanti ha evitato che si mettesse mano alla Costituzione, introducendo il tetto di 10 milioni di abitanti entro il 2050.
Nel caso in cui fosse passata la proposta e la popolazione svizzera avesse superato i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento avrebbero dovuto adottare dei provvedimenti ristrettivi, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare. Con il superamento del limite dei dieci milioni, la Svizzera avrebbe dovuto rinunciare, entro due anni, all’accordo sulla libera circolazione delle persone stipulato con l’Unione europea nel 2002. «Da quel momento — scrive il Consiglio federale — la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni di persone. L’aumento è dovuto soprattutto all’immigrazione, che tiene in piedi il mercato del lavoro. Le imprese, ma anche strutture pubbliche come ospedali e case di cura, si rivolgono spesso all’area dell’Unione europea per reperire la manodopera specializzata mancante».
Di fronte alla prospettiva di mettere in crisi il sistema produttivo e snaturare la tradizione umanitaria del Paese, che nei secoli ha portato ad accogliere persone perseguitate per motivi politici e religiosi, la maggioranza degli svizzeri è intervenuta, rispedendo al mittente la stretta migratoria.




