«Dietro tutto questo c’è un accordo che [Paolo Zampolli] ha fatto con Melania». Così Amanda Ungaro, ex modella ed ex ambasciatrice per le Nazioni Unite, racconta il presunto legame tra il suo ex compagno, Paolo Zampolli – agente di modelle, amico intimo di Donald Trump e oggi inviato speciale del Presidente degli Stati Uniti per le Partnership Globali – e Melania Trump. Secondo Ungaro, tra i due esisterebbe un accordo volto a garantirne il silenzio, che avrebbe favorito l’ascesa politica dell’imprenditore: «C’è un patto tra loro, ne sono certa al cento per cento». Secondo l’ex modella, la First Lady avrebbe interesse a tenere stretto Zampolli, «perché ha paura che lui possa dire o rivelare circostanze compromettenti».
Nonostante una diffida da parte dell’imprenditore, la trasmissione RAI ha deciso comunque di mandare in onda l’intervista. Dal Brasile, ai microfoni di Report, Ungaro parla dei presunti rapporti tra Zampolli, il presidente degli Stati Uniti, la First Lady e Jeffrey Epstein. Al centro della vicenda vi sarebbe quello che l’ex modella definisce il “momento fondativo” della relazione tra i coniugi Trump, che metterrebe a repentaglio la loro reputazione: «Nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia si legge che fu Epstein a presentare Melania al presidente USA», puntualizza. Ungaro ripercorre anche la propria vicenda personale, soffermandosi sulla battaglia legale per la custodia del figlio avuto con Zampolli e sull’espulsione dagli Stati Uniti dopo il divorzio, disposta dall’ICE – secondo il New York Times su segnalazione dello stesso imprenditore. La donna racconta di aver iniziato la carriera di modella a soli 13 anni, di essere stata ingaggiata da Jean-Luc Brunel, collaboratore di Epstein morto suicida in carcere, e di aver volato sul Lolita Express quando era ancora minorenne. In quel contesto, avrebbe conosciuto Zampolli a 15 anni, iniziando una relazione con lui due anni dopo in Brasile.
Nel corso dell’intervista, Ungaro denuncia inoltre molestie, minacce e anni di abusi fisici, psichici e sessuali, inclusi tentativi di strangolamento, subiti dall’ex marito. Accuse che, a suo dire, sarebbero supportate da fotografie di lividi e contusioni e testimonianze raccolte da amici della coppia e interpellati dal giornalista Sacha Biazzo. Zampolli respinge ogni addebito, punto per punto, definendo le accuse della ex compagna una «vendetta personale» e arrivando ad affermare che le «donne brasiliane sono programmate per creare casino». L’imprenditore nega anche di aver sollecitato l’ICE per deportare Ungaro o di aver ottenuto favori, sostenendo di essersi limitato a chiedere chiarimenti sulla situazione. Aggiunge di “non aver mai toccato una donna” e ribadisce: «Tutto il mondo sa che l’ho presentata io Melania, lo sa il presidente, lo sa lei, lo so io». Zampolli ha sempre sostenuto di essere stato lui a presentare l’allora Melania Knauss a Donald Trump nel 1998, quando la futura First Lady lavorava come modella nella sua agenzia. Nello stesso periodo, come noto, avrebbe intrattenuto rapporti anche con Jeffrey Epstein e con la sua compagna Ghislaine Maxwell.
Oltre alla testimonianza di Ungaro e alla replica di Zampolli, Biazzo intervista anche Arie Ben-Menashe, ex agente dell’intelligence militare israeliana ed ex collaboratore dell’ex premier Ehud Barak. Già nel 2020, in un’intervista a RT International, Ben-Menashe aveva dichiarato che «Epstein era un agente del Mossad», sostenendo che un ruolo analogo fosse stato svolto anche da Robert Maxwell, padre di Ghislaine, fidanzata e complice di Epstein e ora in carcere. Secondo Ben-Menashe, Epstein non sarebbe stato soltanto un finanziere o un criminale sessuale, ma il gestore operativo di un sistema sofisticato di raccolta di informazioni compromettenti. Tale sistema si sarebbe basato sull’uso sistematico di telecamere nascoste nelle sue residenze di New York, Palm Beach e sull’isola privata di Little Saint James: «L’intera operazione sull’isola di Epstein era una missione di intelligence volta a intrappolare politici, celebrità, personaggi dei media e decisori attraverso il ricatto sessuale, reclutandoli come agenti israeliani».
Questa versione viene ribadita anche a Report, dove Ben-Menashe conferma che Epstein veniva utilizzato da Tel Aviv per esercitare pressione sul governo statunitense: «Epstein era un agente israeliano, aveva enormi risorse a sua disposizione», spiega, aggiungendo che era particolarmente abile nello «spiare e ricattare tutti» e che «gli israeliani hanno il controllo su molti politici americani, grazie alle informazioni raccolte da Epstein». A margine dell’intervista, pensando che le telecamere siano spente, si spinge a ipotizzare che Trump sarebbe stato trascinato da Benjamin Netanyahu verso un conflitto con l’Iran a causa di un presunto ricatto basato su alcune foto di Melania con Epstein. Già in passato, Ben-Menashe aveva descritto Epstein come un crocevia di informazioni e dossier sensibili a livello geopolitico, sostenendo, inoltre, che sarebbe stato Robert Maxwell a introdurre Epstein nei circuiti dell’intelligence israeliana, fungendo da garante e mediatore, e che la rete costruita nel tempo avrebbe coinvolto figure di primo piano, tra cui lo stesso Ehud Barak, divenuto poi amico intimo dello stesso finanziere di Brooklyn e uno dei nomi chiave degli Epstein Files.





Vorrei vedere la faccia di quelli che, quando dicevi che esistono poteri che guidano nell’ombra i governi di cui nessuno sa nulla, ti ridevano in faccia e ti danno del complottista (quando non del povero mentecatto). Vorrei vedere se hanno rivalutato chi tra i due fosse il mentecatto…
Incredibile quante nefandezze vengono compiute, mi auguro che continuino a venire fuori
Incredibile le nefandezze che vengono compiute, la realtà supera di gran lunga la fantasia, non bisogna mollare e queste verità devono continuare a venir fuori
Lavorare per la pace significa anche non darla vinta a chi vuole far dimenticare il caso Epsten inventando guerre, continuate a approfondire e vedrete che se la guerra non riesce a far dimenticare, e la guerra a cessare e i Tribunali a prendere in mano la narrativa.
Che schifezza…