Protezione degli oceani, raggiunta per la prima volta la soglia del 10%

Per la prima volta, una parte significativa degli oceani del pianeta è ufficialmente protetta. Secondo il World Database on Protected and Conserved Areas (WDPA), il sistema internazionale che monitora le aree protette a livello globale, oltre il 10% delle aree marine, uno degli ecosistemi più importanti per la vita sulla Terra, rientra oggi in zone tutelate o conservate. 

Negli ultimi due anni sono stati messi sotto tutela circa cinque milioni di chilometri quadrati di oceano, una superficie più grande dell’intera Unione Europea. A spingere il dato oltre la soglia del 10% hanno contribuito interventi su larga scala in diverse aree del pianeta. In Polinesia francese, ad esempio, è stata istituita una delle più estese aree marine protette al mondo, che copre quasi tutta la zona economica esclusiva del territorio. Parallelamente, paesi come Indonesia, Thailandia e Australia hanno ampliato in modo consistente le superfici di mare sottoposte a tutela. Questo significa che alcune porzioni di mare sono ora soggette a regole specifiche: limitazioni alla pesca intensiva, restrizioni alle attività industriali, tutela degli habitat naturali e delle specie marine. In un sistema che non intende chiudere le aree marine all’attività umana ma stabilire un equilibrio tra utilizzo e conservazione. Gli oceani, infatti, contribuiscono alla nostra sopravvivenza, producendo oltre la metà dell’ossigeno che respiriamo grazie al fitoplancton, regolando il clima globale assorbendo calore e anidride carbonica e fornendo cibo per miliardi di persone. Allo stesso tempo, sono sotto pressione per l’inquinamento, il riscaldamento e lo sfruttamento eccessivo delle risorse. Per via del legame con gli esseri umani, tutelare le acque, dunque, significa prendersi cura del nostro futuro. 

Di conseguenza, l’obiettivo di protezione è sempre più ambizioso: arrivare al 30% entro il 2030, il cosiddetto target “30×30”, stabilito nell’ambito del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, approvato nel 2022 durante la Convenzione sulla Diversità Biologica. Per raggiungere il nuovo traguardo servirà un’accelerazione significativa. Nei prossimi quattro anni dovrà essere protetta un’area marina aggiuntiva paragonabile per estensione all’Oceano Indiano. La sfida principale riguarda le acque internazionali, note come “alto mare”. Si tratta di zone che non appartengono a nessun Paese e che coprono oltre il 60% della superficie oceanica. Proprio qui la protezione è ancora molto limitata e solo circa l’1,66% rientra in aree tutelate. Il vuoto normativo rende difficile intervenire, perché non esiste un’unica autorità globale che possa imporre regole. Negli ultimi anni, però, sono stati avviati accordi internazionali per migliorare la governance delle aree interessate, con l’obiettivo di estendere le tutele anche oltre i confini nazionali.

A patto che, in contemporanea, sia garantito un effettivo sistema di controllo, il rispetto delle regole e la reale conservazione degli ecosistemi. Secondo i dati disponibili, solo una piccola parte degli oceani è coperta da aree in cui l’efficacia della gestione è stata effettivamente valutata.

Avatar photo

Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria