Bastano pochi anni, non secoli. È questa la scoperta più dirompente contenuta in una nuova ricerca condotta su oltre cento aree rurali scozzesi sottoposte a rewilding: la natura, quando smette di essere ostacolata, torna in fretta, e con una forza che ha stupito gli stessi ricercatori.
Lo studio è stato condotto sui siti della Northwoods Rewilding Network, una rete di fattorie, boschi e croft fondata nel 2021 e coordinata dall’organizzazione SCOTLAND: The Big Picture. La rete conta oltre 100 proprietà distribuite su più di 31.500 acri di territorio: una superficie paragonabile a tre quarti della città di Glasgow. Gli ecologi hanno effettuato rilievi ripetuti durante la primavera e l’estate in undici siti, confrontando sistematicamente le aree sottoposte a rinaturalizzazione con quelle limitrofe gestite in modo convenzionale.
I numeri che ne emergono sono, come li ha definiti lo stesso ricercatore che ha analizzato i dati, «assolutamente chiari». Il dottor Ross Macleod della Liverpool John Moores University ha rilevato un aumento del 261% nelle specie di uccelli presenti nelle aree di rewilding rispetto a quelle di controllo, con i territori di nidificazione cresciuti del 546%. Per gli impollinatori il quadro è altrettanto netto: la varietà di specie di bombi e farfalle è più che raddoppiata, il numero è aumentato di oltre dieci volte, mentre le piante nettarifere a disposizione sono cresciute del 250%. La rete nel suo insieme sostiene oggi circa 2,5 milioni di insetti impollinatori. Tra le specie che prosperano nelle aree reintrodotte ci sono il pigliamosche maculato, il cuculo e il beccacino, uccelli in declino quasi catastrofico a livello nazionale, ma qui relativamente comuni.
Il rewilding, dall’altro lato, non ha significato l’abbandono delle attività produttive. Comrie Croft, ex azienda zootecnica e agricola, è oggi una fattoria rigenerativa e meta ecoturistica da 50mila visitatori l’anno. La rete ha generato 4,2 milioni di sterline di investimenti locali dal suo avvio.
Un risultato che vale doppio se si considera che la Scozia è classificata al 212° posto su 240 paesi al mondo per integrità della natura, e quindi uno dei paesi più impoveriti in termini di biodiversità sull’intero pianeta. Dimostrare che si può invertire la rotta, e che farlo conviene anche economicamente, è forse la notizia più importante di tutte.



