Il Parlamento del Lussemburgo ha approvato una modifica costituzionale che riconosce il diritto di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza sicura e legale. L’aborto, già previsto dalla legge, resta regolato dalle stesse modalità; a cambiare è il livello di tutela, che viene rafforzato entrando tra i principi fondamentali dello Stato. Il voto è arrivato con una larga maggioranza – 48 favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti – e riguarda l’articolo 15 della Costituzione, che ora stabilisce che «la libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è garantita», affidando alla legge ordinaria il compito di definirne condizioni e limiti. Con questo passaggio, il Lussemburgo diventa il secondo Paese al mondo, dopo la Francia, a inserire esplicitamente il tema nella propria Carta fondamentale.
Il punto centrale della modifica è il riconoscimento della libertà di scelta della persona, in una decisione che riguarda salute, corpo e condizioni di vita. La decisione di utilizzare il termine «libertà», invece di «diritto», nasce da un equilibrio politico e consente di garantire tale possibilità mantenendo alla legge il compito di regolarne l’applicazione, senza configurare un obbligo automatico per lo Stato in ogni circostanza. Nel concreto, le regole restano quelle già in vigore, per cui l’interruzione di gravidanza è consentita su richiesta entro i primi tre mesi. Limite oltre il quale è possibile ricorrere alla praticata in presenza di gravi anomalie del feto o quando la vita della madre è a rischio. I medici possono esercitare l’obiezione di coscienza, ma il sistema sanitario prevede comunque percorsi per assicurare l’accesso alla procedura. Negli ultimi anni, inoltre, il percorso è stato progressivamente semplificato: sono stati eliminati sia l’obbligo di consulenza preventiva sia il periodo di attesa tra la visita medica e l’intervento. L’aborto farmacologico, invece, può essere effettuato anche al di fuori degli ospedali, da medici autorizzati e nei centri di pianificazione familiare, rendendo l’accesso più diretto e meno oneroso per chi ne ha bisogno.
La rilevanza di questa notizia va oltre i confini del Lussemburgo. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stimano che ogni anno nel mondo si pratichino circa 45 milioni di interruzioni di gravidanza, e che quasi la metà avvenga in condizioni non sicure, in Paesi dove la pratica è vietata o fortemente limitata. Il punto cruciale, che spesso si perde nel dibattito, è che le restrizioni legali non riducono il numero di aborti: spostano semplicemente il luogo e le condizioni in cui vengono eseguiti, dai presidi sanitari controllati alle situazioni clandestine, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio per la salute e la vita delle persone coinvolte. Blindare questo principio in Costituzione, come ha fatto il Lussemburgo e la Francia prima di esso, non risolve il dibattito etico, che resterà aperto e legittimo. Ma garantisce che, indipendentemente dai cambiamenti politici futuri, chi si trova ad affrontare questa decisione possa farlo in sicurezza, con assistenza medica adeguata e senza mettere a rischio la propria vita.




Non esiste soluzione etica al problema, ma ognuno deve vedersela con se stesso… L’aborto e’ comunque l’uccisione di una vita in fieri, ma e’ anche giusto che la persona possa autodeterminare il proprio destino, sottraendosi alla tirannia della natura che pensa solo alla procreazione della specie nel modo piu efficiente che sia possibile.
Pensare che una notte di sesso/amore possa, con una gravidanza, cambiare tragicamente tutta la vita futura di una persona e’ terribile…(E parlo al singolare perche’ la decisione viene demandata ai voleri della sola donna, che se decidesse di tenere il figlio obblighera’ pero’ anche il partner maschile a stravolgere la propria vita futura… e pure questa e’ un’ingiustizia…).