La Norvegia si prepara a diventare il primo Paese al mondo a eliminare l’allevamento di polli a crescita rapida, una mutazione che amplifica le sofferenze di milioni di animali. L’impegno è stato annunciato dalle principali organizzazioni del settore, tra cui Nortura, il maggiore produttore norvegese di carne e uova, e KLF, l’associazione dei produttori. L’obiettivo è completare la transizione entro il 2027, sostituendo le attuali razze selezionate per crescere velocemente con linee genetiche a sviluppo più lento.
Le razze oggi più diffuse nel mondo, come Ross 308 e Cobb 500, sono il risultato di decenni di incroci selettivi, selezionati geneticamente per raggiungere il peso da macello nel minor tempo possibile, spesso in circa 5-6 settimane. Negli anni Cinquanta servivano più di tre mesi per ottenere lo stesso risultato. L’aumento della velocità di crescita, stimato oltre il 400% in settant’anni, ha consentito di ridurre i costi e rendere la carne di pollo una delle proteine animali più economiche, ma ha sollevato problemi sempre più evidenti sul piano del benessere animale.
Il motivo è biologico. Il corpo degli animali non riesce a svilupparsi in modo equilibrato: i muscoli crescono molto più rapidamente rispetto a ossa, cuore e polmoni. Questo squilibrio provoca patologie diffuse, tra cui deformazioni scheletriche, difficoltà respiratorie e zoppia. In molti casi i polli faticano a camminare o a sostenere il proprio peso, trascorrendo gran parte della vita sdraiati. La permanenza prolungata a contatto con la lettiera sporca può causare lesioni cutanee e ustioni chimiche. Studi scientifici indicano che una parte significativa della loro breve esistenza – spesso circa 42 giorni – viene trascorsa in condizioni di dolore o disagio fisico. La sofferenza non riguarda solo gli animali destinati alla carne. Anche i riproduttori, cioè i “genitori” dei polli allevati, scelti perché crescono più velocemente e hanno più massa muscolare, vivono condizioni problematiche. Per evitare che crescano troppo velocemente e diventino incapaci di riprodursi, vengono sottoposti a restrizioni alimentari severe che possono generare fame cronica.
La Norvegia alleva ogni anno oltre 70 milioni di polli, e si stima che circa il 60% appartenga proprio a razze a crescita rapida. Il passaggio a linee genetiche più lente non eliminerà l’allevamento industriale, ma dovrebbe ridurre una parte dei problemi sanitari legati allo sviluppo accelerato. Gli animali avranno più tempo per crescere, con un miglior equilibrio tra peso corporeo e capacità fisiologiche. Le modalità di allevamento intensivo sono spesso collegate anche a questioni di salute pubblica, come l’uso di antibiotici, la diffusione di batteri resistenti e le condizioni igieniche degli allevamenti ad alta densità. Migliorare il benessere animale può contribuire indirettamente a ridurre alcuni rischi sanitari, anche se non rappresenta una soluzione unica.
La pressione dei consumatori e delle associazioni per il benessere animale ha avuto un ruolo determinante nel cambiare le priorità del settore, anche a costo di una minore efficienza produttiva – e senza un reale supporto del mondo politico. La transizione richiederà adattamenti economici e organizzativi, ma indica che anche nei sistemi produttivi più intensivi esistono margini per ridurre la sofferenza animale senza interrompere la filiera alimentare.




Che immensa tristezza..
ma che c…ci è successo? Su ogni maledetto argomento il bipede è inaqualificabile 😭
La cattiva notizia invece è che l’Italia vi nutre a insetti e polli a crescita rapida a base di antibiotici.