Caffaro, dopo 25 anni iniziano le demolizioni nel sito contaminato di Brescia

La bonifica dell’area dell’ex stabilimento chimico Caffaro, una presenza ingombrante e simbolicamente legata a una delle più gravi contaminazioni ambientali italiane, ha preso concretamente avvio con la demolizione del primo edificio all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Brescia. L’intervento, partito venerdì 13 febbraio con l’abbattimento di uno dei fabbricati del complesso industriale, un tempo utilizzato come magazzino, segna il passaggio dalla lunga fase di studi e progettazione all’operatività sul campo. 

La storia del sito affonda le radici all’inizio del Novecento. Lo stabilimento Caffaro venne fondato nel 1906 per la produzione di soda caustica, inizialmente destinata all’industria dei saponi. A partire dagli anni Trenta l’attività si ampliò fino a comprendere la produzione di policlorobifenili (PCB), sostanze chimiche utilizzate per decenni in vari processi industriali e successivamente riconosciute come altamente tossiche e persistenti nell’ambiente. La produzione cessò negli anni Ottanta, ma l’eredità ambientale rimase nel suolo e nelle acque sotterranee. Nel 2003 l’area fu ufficialmente riconosciuta come Sito di Interesse Nazionale, categoria che identifica i territori contaminati più complessi da bonificare in Italia. Dal 2015 la gestione delle attività è affidata a una struttura commissariale che opera in collaborazione con Regione Lombardia, Arpa, Ats e gli enti locali.

L’avvio delle demolizioni rappresenta solo il primo passaggio di un programma molto più ampio. Dopo gli abbattimenti iniziali, procederanno le attività di bonifica vera e propria, precedute da una fase di test tecnologici. Tra marzo e aprile saranno installati campi prova per verificare l’efficacia di diverse tecniche di risanamento del terreno e delle falde. Tra queste figurano l’ossidazione chimica in situ, che utilizza reagenti per degradare gli inquinanti direttamente nel suolo, l’estrazione dei vapori contaminati, il lavaggio del terreno e la sostituzione delle porzioni più compromesse. Parallelamente prosegue la gestione della barriera idraulica, un sistema che intercetta le sostanze inquinanti presenti nelle acque sotterranee, mentre sono in corso interventi per l’installazione di nuovi pozzi di monitoraggio. Il progetto di bonifica è stato affidato a un raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Greenthesis S.p.A., società specializzata in interventi ambientali complessi.

Il cronoprogramma prevede lavori distribuiti su più anni, con un orizzonte di completamento indicato intorno al 2030. Si tratta di tempi lunghi ma coerenti con la complessità tecnica del sito, dove le contaminazioni si sono accumulate nel corso di decenni di attività industriale. Per questo motivo, l’importanza dell’intervento va oltre la dimensione locale. Il caso Caffaro è spesso richiamato come uno dei simboli delle difficoltà che l’Italia incontra nella gestione dei grandi siti contaminati, tra complessità tecniche, procedure amministrative lunghe e responsabilità frammentate. L’avvio della bonifica però, oltre a ridurre i rischi ambientali e sanitari legati alla presenza di sostanze pericolose nel suolo e nelle falde, permetterà gradualmente di recuperare l’area di via Milano, destinandola a nuove funzioni urbane. Restituendo così alla città uno spazio che appartiene alla comunità. 

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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1 commento

  1. Si è una cosa che è stata sempre messa in agenda da tutte le amministrazioni di Brescia, se iniziano era ora.
    Ma mi chiedo, quali sono i progetti per il futuro dell’area di via Milano? Quando sarà terminata la bonifica, lunga e laboriosa e costosa, ritornerà effettivamente ad uso pubblico :mettiamo un bel parco o creiamo un bel centro polivalente pubblico e aperto a tutte le associazioni? Oppure sarà l’ennesima torta da spartire agli industrialotti bresciani per costruire l’ennesimo centro commerciale (come se a Brescia non c’è n’è fossero già abbastanza)?

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