venerdì 12 Aprile 2024

Il governo annuncia: l’identità digitale con codice QR sarà realtà entro l’anno

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, ha annunciato che nei prossimi mesi debutterà It Wallet, il nuovo portafoglio di identità digitale italiano. Sulla piattaforma verranno caricati documenti personali come il codice fiscale, la tessera elettorale e la patente. Così come avvenuto con il greenpass, la patente verrà mostrata ai controlli tramite scansione del codice QR, da cui gli agenti potranno controllare tutte le informazioni necessarie. Si tratta del primo tassello della futura identità digitale europea, che per l’Italia era stata annunciata dall’ex ministro del governo Draghi, Vittorio Colao, con l’obiettivo di creare una «Schengen digitale».

Verso la metà del 2024 farà il suo debutto It Wallet, il nuovo “portafoglio digitale” che andrà a comprendere gli attuali sistemi di identità digitale come Spid e Cie. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere più semplice e immediato il rapporto dei cittadini con la Pubblica amministrazione, seguendo quel principio, ormai diventato un mantra, dell’“interoperabilità”. Il governo di Giorgia Meloni si pone dunque in assoluta continuità (anche nell’utilizzo dei termini) con il precedente governo guidato da Mario Draghi e dal suo ministro dell’Innovazione tecnologica e della Transizione digitale, Vittorio Colao. In sostanza, It Wallet sarà uno strumento che permetterà di conservare al suo interno la versione digitale dei propri documenti per averli sempre a portata di smartphone. Il “portafoglio digitale” conterrà, oltre Spid e Cie, tutti i documenti personali, come carta d’identità, tessera sanitaria, tessera della disabilità, patente di guida, tessera elettorale e altri documenti. Potenzialmente tutto quanto riguardi una persona potrebbe essere incorporato in un singolo strumento capace di attingere e confrontare dati provenienti da diversi enti, seguendo il religioso principio dell’“interoperabilità”.

In audizione alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti della Camera, il sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, aveva detto che il sistema «è in fase di elaborazione e prevede due soluzioni», una pubblica e una privata, con i «medesimi standard tecnologici, per garantire l’interoperabilità e per fornire le stesse garanzie ai cittadini». Dal canto loro, molti cittadini potrebbero essere invogliati a utilizzare questo strumento dal fatto che tutti i documenti personali si troveranno in un unico posto, senza rischio di smarrimento o furto, problemi di scadenza e così via. Ovviamente, sebbene vengano garantiti standard di sicurezza, sappiamo bene che nessun sistema digitale può essere inattaccabile in assoluto: rimane quindi il problema di possibili accessi indesiderati ai sistemi che gestiscono i dati, con la possibilità concreta del furto dei dati.

Già nel marzo del 2022, l’allora primo ministro Mario Draghi e l’allora ministro dell’Innovazione tecnologica e della Transizione digitale, Vittorio Colao, avevano espresso in maniera chiara quale fosse il processo in atto, sulla scorta dello strumento chiamato Green Pass – che, a detta loro, è stato un grande successo, oltre che grande esempio di interoperabilità. Draghi, nel marzo del 2022, durante la conferenza stampa in occasione della presentazione del Decreto riaperture, spiegò che quel che era emergenziale avrebbe assunto carattere di ordinarietà. In maniera ancor più chiara, Colao spiegò quale fosse la nuova ordinarietà: diventare dei QR Code. Proprio negli stessi giorni delle parole pronunciate da Draghi, Colao tenne un discorso durante l’audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, in cui espose i progressi del proprio ministero rispetto PNRR. Nel merito di quanto stiamo dicendo, Colao disse: «Il grande tema è l’interoperabilità delle piattaforme digitali abilitanti che è molto importante per ampliare i servizi ma anche per renderne la fruizione semplice attraverso il così detto principio del One’s only, cioè il principio in cui il cittadino una sola volta deve mettere le proprie informazioni dentro il sistema e poi è lo Stato da solo che lo va a cercare e lo vede». E qui arriviamo al punto dolente. Colao aggiunge: «Questo è molto importante perché ci sono degli esempi recenti di grande beneficio che abbiamo avuto da questo: il Green Pass è un grande esempio di interoperabilità, e che tra l’altro adesso sta facendo venire a mente tante altre possibili applicazioni meno drammatiche e meno di emergenza in cui si potrebbe creare un sistema che permette in maniera istantanea di conoscere lo “stato”, il “diritto”, di attivazione o di fruizione di un servizio». Nel luglio dello stesso anno, per chiarire ulteriormente il concetto, Colao aveva ribadito: «Il percorso delle riforme è tracciato, nessun futuro governo potrà fermarlo». Cosa che sta puntualmente avvenendo.

In questo percorso verso la digitalizzazione totale, nella nuova era del capitalismo della sorveglianza, lo shock pandemico ha senz’altro fatto la sua grande parte e fa parte di un disegno ampio che riguarda, quanto meno l’Occidente, ma che sotto varie forme si espande al mondo intero. Se pensiamo alla tecnologia in sé, con gli strumenti che permettono anche di effettuare pagamenti e altro, i rischi dietro il suo utilizzo da parte dei cittadini possono essere molteplici, specie nel rapporto che con lo Stato e con il governo al comando. Lo abbiamo visto con la protesta dei camionisti canadesi e la reazione del primo ministro Justin Trudeau che ha fatto chiudere i rubinetti dei conti correnti bancari e negato la possibilità di effettuare pagamenti – che non fossero in contanti – ai manifestanti, attraverso un semplice click.

Non è difficile, a questo punto, figurarsi l’ipotesi di un dissidente politico o una persona appartenente a una categoria sociale non gradita dal governo di turno che, per tramite di un semplice click da parte dell’autorità, può essere completamente escluso dalla società, non potendo più avere accesso al proprio “portafoglio digitale”, quindi alla propria identità digitale necessaria per i rapporti con la pubblica amministrazione – e magari la moneta digitale che sempre di più si cerca di introdurre.

[di Michele Manfrin]

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4 Commenti

  1. Se la gente avesse evitato di scaricare ľapp “io” magari avrebbe mandato un segnale; un altri segnale potrebbe rssere spedito se si evitasse di scaricare questa troiata che metterà nei guai chiunque perda o rompa il cellulare… ah già, tutti i geni salveranno la pripria vita sul “sicurissimo” cloud di società private , scevre da qualsiasi forma di conflitto di interesse e totalmente dedite solo al nostro bene.
    Mi infastidisce che le scelte di una maggioranza di pecoroni finiranno per ripercuotersi anche sui pensatori.

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