sabato 25 Maggio 2024

Il decreto siccità è inutile? Le controproposte delle associazioni ambientaliste

“L’attuale azione di Governo – come dimostrato anche dal DL Siccità appena approvato – è basata esclusivamente su interventi infrastrutturali, su un’estensione dell’approccio commissariale e su un’ulteriore artificializzazione di un reticolo idrico già prossimo al collasso, ed appare assolutamente inadeguata”: è quanto si legge in un comunicato stampa firmato da 12 associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente e WWF Italia, che recentemente hanno lanciato un appello chiedendo all’esecutivo di cambiare rotta in ottica allarme siccità. “Non servono slogan e soluzioni estemporanee”, affermano in tal senso le associazioni, precisando quanto siano invece necessari “interventi integrati che vadano oltre l’emergenza”. Il Governo, infatti, dovrebbe mettere in campo “una politica idrica che favorisca l’adattamento ai cambiamenti climatici” – alla base della grave crisi idrica in corso – e non piani straordinari concepiti “sull’onda emotiva dell’emergenza”.

A tal proposito, a catturare l’attenzione è inevitabilmente il menzionato decreto siccità, approvato da poche settimane ma a quanto pare rivelatosi già inadatto. “Risulta inutile perché inefficace, potenzialmente dannoso e sinceramente preoccupante l’approccio centralizzato e impositivo del DL Siccità“, si legge infatti nella nota delle associazioni, che sottolineano come con esso si voglia “intervenire d’urgenza superando le eventuali perplessità degli enti territoriali interessati”. Peccato che questi ultimi sarebbero di fondamentale importanza, visto che secondo le associazioni occorrerebbe utilizzare le loro “competenze specifiche per giungere in maniera concertata a definire soluzioni efficaci per superare problematiche locali”. Non a caso, dunque, le associazioni chiedono di “ricostituire una regia unica da parte delle Autorità di bacino distrettuale, attualmente marginalizzate”, con lo scopo di raccogliere dati in maniera precisa e costruire modelli logico/previsionali che permettano di definire i bilanci idrici.

“Disseminare il territorio di nuovi invasi non è la risposta”, si legge poi nel comunicato stampa, in cui viene aggiunto che questi ultimi hanno “molte controindicazioni per cui è semplicemente scriteriato affidarsi esclusivamente ad essi”. Viceversa, bisognerebbe attuare una strategia nazionale integrata in ottica bacini idrografici, fornendo maggiori “soluzioni tecniche” – praticabili attraverso la realizzazione di nuove pratiche e misure – volte a “ridurre la domanda di acqua ed evitarne gli sprechi”. Si pensi ad esempio al “risparmio negli usi civili ottenuto attraverso la riduzione delle perdite e dei consumi” ma soprattutto a quello “negli usi agricoli”, attuato orientando le scelte degli agricoltori “verso colture e sistemi agroalimentari meno idroesigenti e metodi irrigui più efficienti”. Inoltre, bisognerebbe “riconoscere l’importanza e l’utilità della funzionalità degli ecosistemi a partire da una maggiore attenzione alle falde“, che quando presenti rappresentano “il luogo migliore dove stoccare l’acqua”. Essendovi però alcuni ostacoli “all’infiltrazione delle piogge nel suolo”, risulta “fondamentale ripristinare tutte quelle pratiche che permettano di trattenere il più possibile l’acqua sul territorio e favorire azioni di ripristino della funzionalità ecologica del territorio e dei servizi ecosistemici”.

Se poi si considera quanto sia necessario prevedere “dotazioni finanziarie adeguate e schemi virtuosi di attivazione di risorse private per la realizzazione delle misure previste dalla Pianificazione ordinaria, che ancora fatica a trovare attuazione”, ci si rende conto che sono davvero molti i motivi per cui le associazioni reputano inadeguato il modus operandi governativo. Queste ultime, riassumendo, puntano su un approccio integrato ed una moltitudine di azioni differenti, ricorrendo ove possibile a soluzioni basate sulla natura ritenute “spesso più economiche e di maggiore impatto”. Il tutto con il fine di “andare oltre l’emergenza”, che va “approcciata in modo strutturale, affrontando le cause e non correndo dietro ai sintomi”.

Richieste legittime vista l’estrema gravità della crisi idrica italiana, che si protrae da oltre un anno. Basterà ricordare che l’anno scorso diversi Comuni dovettero ricorrere alle autobotti, mentre nell’aprile di quest’anno – stando all’associazione ANBI – il fiume Po è sceso a toccare 338,38 metri cubi al secondo (mc/s), cioè oltre 100 in meno rispetto al minimo storico di Aprile. Numeri che nel 2022 vennero registrati solo il 4 Giugno, a testimonianza di come la situazione stia peggiorando sempre più: la speranza, dunque, è che siano attuati interventi risolutori, anche se stando alle associazioni ambientaliste al momento le misure predisposte sono tutt’altro che rassicuranti.

[di Raffaele De Luca]

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1 commento

  1. Ancora con la siccità….
    Le previsioni meteo mettono pioggia fino a fine mese e quindi il 4 giugno, data citata nell’articolo, ci saranno fiumi e bacini colmi.
    Sempre che gli esperimenti in atto nei cieli non blocchino tutto….
    Una domanda….ma l’acqua quando evapora va a finire su marte ?
    Ma finiamola per favore….

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