Il governo USA si prepara ad adottare l’intelligenza artificiale generativa

ChatGPT, l’intelligenza artificiale lanciata da OpenAI nel novembre scorso, ha attirato l’attenzione dei funzionari della Difesa degli Stati Uniti, alcuni dei quali si sono espressi in maniera favorevole all’introduzione di tale tecnologia nel normale svolgere delle attività del Pentagono. Negli ultimi anni il Dipartimento della Difesa statunitense sta cercando di compiere una rivoluzione dei propri sistemi informatici, ritenuti obsoleti rispetto al veloce mutare del quadro tecnologico con il quale il Paese si deve confrontare oggigiorno e dopo che personaggi come Chelsea Manning e Edward Snowden hanno rivelato segreti di Stato. Insieme alla strategia tecnologica zero-trust (zero fiducia), l’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, è stata inserita nell’elenco di sistemi e tecnologie informatiche su cui il Pentagono punta per il proprio apparato di difesa.

Un assistente intelligente o un chatbot basato sull’intelligenza artificiale potrebbe trovare in modo efficiente i file, rispondere alle domande frequenti o ricercare le informazioni di contatto, ha spiegato Lauren Knausenberger, Chief Information Officer dell’Air Force, durante un evento ospitato da Billington Cybersecurity – società di consulenza sulla cybersicurezza – il 28 febbraio scorso, in Virginia. Stephen Wallace, Chief Technology Officer della Defense Information Systems Agency (DISA), alla fine di gennaio ha descritto l’intelligenza artificiale generativa come «una capacità piuttosto interessante». Wallace ha poi affermato: «Stiamo iniziando a guardare: in che modo [l’IA generativa] cambia effettivamente la missione di DISA nel dipartimento e cosa forniamo al dipartimento in futuro».

Certamente però, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, compresa quella generativa, non è una novità per l’apparato di sicurezza statunitense, il quale dispone di dipartimenti quali DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) e che opera anche a stretto contatto con il mondo civile e privato dei grandi oligarchi statunitensi, per tramite della venture capitalist controllata dalla CIA, In-Q-Tel. La spesa pubblica per l’IA presso il Dipartimento della Difesa è balzata da poco più di 600 milioni di dollari nel 2016 a 2,5 miliardi di dollari nel 2021, anno in cui sono stati avviati 685 progetti di intelligenza artificiale, la maggior parte dei quali legati ai principali sistemi d’arma.

All’evento del 28 febbraio in Virginia è intervenuta anche il Colonnello Candice Frost, comandante del Joint Intelligence Operations Center presso il Cyber Command degli Stati Uniti, comando responsabile della sicurezza della rete internet statunitense e di coordinare le operazioni nel cyberspazio. In tale occasione Frost ha spiegato che, dopo anni di affidamento su altre fonti di raccolta di informazioni (quindi i colossi privati della Silicon Valley) è giunto il momento per l’esercito degli Stati Uniti di creare un proprio sistema e centro di raccolta dati – che prenderà il nome di Cyber Intelligence Center – con lo scopo di rafforzare la raccolta di dati e aumentare la comprensione di CYBERCOM (il comando cibernetico) delle capacità straniere nel regno cibernetico in continua espansione.

La watch list, regolarmente aggiornata, da tempo comprende la rete 5G e, adesso, oltre l’intelligenza artificiale generativa, è presente anche la crittografia quantistica resistente, l’edge computing, la telepresenza e la strategia digitale zero-trust. Quest’ultima, ha come concetto base quello di “non fidarsi mai e di verificare sempre”, voluta in seguito alle fughe di notizie portate dai whistleblower come Chelsea Manning e Edward Snowden. Questo modello di sicurezza informatica è stato discusso e sarà condiviso dai Five Eyes, ovvero i servizi segreti di USA, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito.

Insomma, gli Stati Uniti si stanno preparando per rispondere alle nuove sfide che le tecnologie informatiche pongono in termini di sicurezza e difesa, specie l’intelligenza artificiale, campo nel quale la Cina è senz’altro ad un livello molto alto di sviluppo.

[di Michele Manfrin]

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