Nel 2025 il gioco d’azzardo in Italia ha toccato una dimensione record: la raccolta complessiva è salita a 165,34 miliardi di euro, pari al 7,3% del PIL nazionale, mentre le perdite per i cittadini hanno sfiorato i 22 miliardi. È la brutale sintesi fotografia scattata dal nuovo rapporto prodotto dalla CGIL “Il libro nero dell’azzardo – Lo Stato perdente”, che descrive un mercato in continua crescita. In particolare, ad alimentarne la diffusione sono i canali online, ormai decisivi nella spinta dei volumi complessivi. La quota della raccolta dell’azzardo raggiunta in Italia è di gran lunga superiore ai 138,6 miliardi di valore del Fondo Sanitario Nazionale e rappresenta il doppio della spesa per l’istruzione. Il rapporto parla di un fenomeno ormai pervasivo, da cui sfociano effetti economici e sociali che pesano ben oltre il semplice dato contabile, chiedendo al governo trasparenza e una regolamentazione più rigida.
Il confronto tra canale fisico e canale digitale è uno dei passaggi più importanti del rapporto. Nel 2025 le giocate online hanno superato i 100 miliardi di euro, raggiungendo quota 100,88 miliardi e segnando un aumento del 9,5% sul 2024, mentre l’azzardo fisico ha registrato un lieve arretramento, fermandosi a 64,4 miliardi e calando dell’1,3%. Questa evoluzione, però, non significa che il gioco tradizionale sia in crisi: al contrario, resta il comparto in cui si concentrano le perdite maggiori. In pratica, il mercato si sta spostando verso il digitale senza ridursi davvero, ma semplicemente cambiando forma. A rendere più preoccupante il quadro è la struttura sociale dell’azzardo online. Nel 2025 i conti-gioco attivi sono stati 17 milioni, e l’84% si è chiuso con una perdita; i giocatori attivi stimati sono 4,8 milioni. Il rapporto segnala anche che l’attrazione verso il gioco da remoto cresce soprattutto tra giovani e giovanissimi, mentre il peso dell’online sulla raccolta totale è passato in sette anni dal 33 al 61%. Sebbene l’online abbia un maggiore pay-out (calcolo percentuale di vincita di un determinato gioco) rispetto al fisico, produce comunque un sistema di perdite molto esteso, con effetti che colpiscono in modo capillare famiglie e aree del Paese.
L’analisi territoriale rivela disparità molto marcate. A livello nazionale, nel periodo di riferimento, risulta che cittadini e cittadine hanno “investito” 3.284 euro pro capite nell’azzardo complessivo. La provincia di Caserta guida la classifica con quasi 5.000 euro a testa, seguita da Teramo e Napoli. Tuttavia, il primato per intensità di gioco online spetta alla provincia di Isernia, dove ogni residente tra i 18 e i 74 anni ha giocato 4.074 euro. Tra i capoluoghi, il Comune di Isernia raggiunge la cifra record di 6.307 euro pro capite. Il rapporto evidenzia una correlazione diretta tra i volumi di gioco e le aree a maggiore rischio di infiltrazione mafiosa. Tra i comuni con le giocate pro capite più alte spiccano nomi come Patti (in testa alla classifica con 7.715 euro pro capite), Castel San Giorgio e Zola Predosa, territori spesso segnati dalla presenza della criminalità organizzata. Gli autori dello studio sottolineano come l’azzardo costituisca una «tassa sulla povertà», che colpisce in modo sproporzionato le fasce più deboli della popolazione, dove i tassi di gioco problematico sono più elevati.
Sul piano complessivo, il rapporto insiste su un punto: lo Stato incassa, ma non abbastanza da compensare i costi sociali che il fenomeno trascina con sé. Le entrate fiscali del 2025 sono indicate in 11,4 miliardi di euro e risultano in calo, mentre la crescita dell’online riduce la capacità di controllo e aumenta l’opacità del sistema. Da qui la richiesta di più trasparenza sui dati, della piena disponibilità delle informazioni comunali e di una regolazione più rigorosa, soprattutto sulla pubblicità e sulla tracciabilità dei flussi. Per questo il report chiede un cambio di rotta netto: limitare la crescita dei volumi, riportare il mercato verso livelli più vicini alla media europea, difendere i soggetti più vulnerabili e rendere finalmente leggibili i dati che oggi restano frammentati o oscurati.




