mercoledì 28 Settembre 2022

Torino: presidio in sostegno alle detenute in sciopero della fame

Nel pomeriggio di domenica 4 settembre si è svolto un presidio all’esterno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino: i comitati presenti, tra i quali Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso, ANPI, No TAV ed altri, intendevano mostrare solidarietà alle detenute della sezione femminile, le quali il 24 agosto hanno iniziato uno sciopero della fame “a staffetta” di un mese che durerà fino al giorno delle elezioni volto a riportare l’attenzione della politica e delle istituzioni sul tema dei suicidi in carcere e dell’inadeguatezza dell’intero sistema carcerario.

La criticità delle condizioni del sistema penitenziario è un tema sorprendentemente del tutto assente dall’attuale campagna elettorale. Eppure il dato sui suicidi nelle carceri – «omicidi di Stato», come vengono definiti nel corso del presidio – parla di una situazione sull’orlo del collasso. L’ultimo è avvenuto il due settembre scorso: un uomo di 53 anni, originario dell’est Europa, si è tolto la vita a meno di un mese dall’ingresso nel carcere di Bologna, struttura caratterizzata da una “permanente condizione di sovraffollamento, carenze di organico, precaria qualità della condizioni detentive, complesse e difficili condizioni di lavoro”. Si tratta del cinquantanovesimo suicidio di un detenuto ad appena otto mesi dall’inizio dell’anno: sono stati 15 solamente nel mese di agosto, uno ogni due giorni. Numeri che non hanno precedenti nella storia recente delle carceri italiane, secondo quanto riferito dall’associazione Antigone.

“Ognuna di noi vuole esprimere solidarietà per tutti coloro che sono morti suicidi, soli dentro una cella bollente… Ognuna di noi vuole esprimere lo sdegno ed il dissenso per il menefreghismo di una certa politica e delle istituzioni”: così scrivono le “ragazze di Torino”, detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, in una lettera nella quale comunicano l’inizio dello sciopero. “Mentre voi non ci nominate, noi vi accompagnamo fino al giorno delle elezioni” aggiungono, denunciando il disinteresse di una classe politica che, scrivono, nega “una riforma da anni”. Le detenute hanno anche scritto una lettera indirizzata al presidente Mattarella, nella quale sottolineano come “la campagna elettorale tace su temi come la giustizia; l’equità; il rispetto delle garanzie di tutti”, che rappresentano invece “temi centrali per uno Stato che si definisca di diritto”. “L’attuale governo, che è stato definito il governo dei migliori al tempo del suo insediamento, nulla ha fatto di concreto per chi vive e lavora in carcere […] nonostante le troppe morti; il sovraffollamento; il caldo torrido; la scarsa igiene; la carenza d’acqua… l’inesistenza di cure sanitarie e di personale adeguato in ogni settore, non ci considera persone e non attua nessun decreto. Non siamo parte degli affari correnti?!?”.

Alla missiva si è aggiunta anche quella dei detenuti della sezione maschile, anch’essa volta a ricordare l’elevato numero di suicidi all’interno delle carceri e a denunciare una forte discrepanza tra l’emergenza carceraria così come viene dipinta nei comunicati dei sindacati di polizia e le reali necessità dei detenuti: “Mai una riga sulla ‘nocività’ del carcere e sulle condizioni igienico-sanitarie in cui lavorano in spazi ridotti e fatiscenti; mai una riga sui 50 suicidi avvenuti fino ad agosto 2022 nelle carceri italiane; mai una riga sui 27 bimbi che passano i loro giorni in prigione; mai una riga contro i poteri politici che amministrano il Ministero di Grazia e Giustizia” scrivono.

Le rivendicazioni dei detenuti trovano piena conferma nell’appello lanciato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, il quale invita la classe politica a rompere il silenzio “assoluto” che regna sull’argomento. “Il carcere è assente non solo perché porta pochi voti e scarsi consensi, ma richiede anche uno sguardo ampio e prospettico capace di superare la tendenza di gran parte dell’attuale dibattito politico a guardare solo all’immediato”.

[di Valeria Casolaro]

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