sabato 1 Ottobre 2022

Crisanti, Bassetti e gli altri: le “virostar” puntano alla politica

La pubblicazione dei primi nomi contenuti nelle liste bloccate che si presenteranno alle elezioni del 25 settembre non lascia adito a dubbi: le virostar, dopo aver accompagnato gli italiani negli ultimi due anni di pandemia, sono pronte all’ascesa politica verso il Parlamento. Pier Luigi Lopalco è candidato alla Camera nella lista di Articolo Uno di Roberto Speranza, Walter Ricciardi concorrerà con Azione e Andrea Crisanti sarà candidato capolista della circoscrizione Europa per il Partito Democratico. Nei prossimi giorni potrebbero arrivare nuove candidature, con Matteo Bassetti che da un lato ha confermato il disimpegno con i partiti e dall’altro ha scelto la vaghezza nei confronti di un possibile ruolo “tecnico” al Ministero della Salute. Nel frattempo, è lecito chiedersi quanto sia opportuno che ricercatori o scienziati con legami spesso diretti con aziende farmaceutiche o realtà simili possano arrivare a ricoprire ruoli politici in Parlamento o al Governo.

Dopo le candidature alle elezioni del 25 settembre di Pier Luigi Lopalco e di Walter Ricciardi, rispettivamente per Articolo Uno e Azione, è arrivato l’annuncio dal Nazareno: Andrea Crisanti sarà il capolista del Partito Democratico della circoscrizione Europa. Il virologo romano è divenuto un volto noto al grande pubblico durante gli ultimi due anni di pandemia, tra una trasmissione televisiva e l’altra. Il professore giunto dall’Imperial College di Londra ha ricevuto in passato ben 50 milioni di dollari di finanziamenti dalla Bill e Melinda Gates Foundation. Anche la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un’agenzia del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, ha investito sul microbiologo. La loro collaborazione verte su un progetto di gene drive, che prevede cioè la modificazione genetica della zanzara per eliminare il virus della malaria. Un progetto da 100 milioni di dollari, con responsabile Crisanti, che negli anni ha suscitato polemiche in ambito scientifico per i rischi che comporta.

L’ascesa politica dei virologi, divenute delle vere e proprie star durante la pandemia da Covid-19, è soltanto l’ultima espressione di un fenomeno che a partire dagli anni ’90 e dalla fine della Prima Repubblica ha scalzato dalla gestione della politica i suoi interpreti – appunto i politici – a vantaggio dei profili tecnici, secondo la convinzione che li dipinge come unici gestori efficaci delle “crisi”. Dal momento in cui ci avviamo verso “l’era delle pandemie”, così definita dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la svolta tecnica e virologa era tutt’altro che imprevedibile. Che questo possa condurre a problemi di indipendenza e trasparenza, visti ad esempio i legami di tali profili con aziende farmaceutiche o realtà simili, poco importa a Bruxelles, il cui ente controllore in ambito medico – l’EMA – si ritrova a fare i conti proprio con evidenti problemi di indipendenza, come evidenziato in un articolo dedicato.

[di Salvatore Toscano]

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