sabato 1 Ottobre 2022

Il reddito di cittadinanza preoccupa i mafiosi, e anche i politici

«Essenzialmente, in futuro, il lavoro fisico sarà una scelta. Questo è il motivo per cui penso che sarà necessario un reddito di base universale», parola di Elon Musk. Da anni il numero uno di Tesla, la più grande fabbrica di auto elettriche al mondo, ripete questi concetti. Visitai lo stabilimento Tesla di Palo Alto nel 2018. Alcuni giorni prima Musk aveva annunciato il licenziamento del 9% dei quasi 40.000 dipendenti dell’azienda. In Tesla c’erano i più grandi e moderni robot che io avessi mai visto. Ebbi la sensazione che fossero gli operai ad aiutare i robot a lavorare, non il contrario. Al di là del personaggio Musk in sé e che piaccia o meno l’auomatizzazione è un processo irreversibile che allontanerà sempre più la piena occupazione e questo, ovviamente, avverrà maggiormente nei Paesi più industrializzati. Musk ritiene che la sola risposta all’aumento della disoccupazione provocato da tale processo sia un reddito universale. Io su questo punto la penso come lui. Tuttavia le resistenze sono molte. Ancor di più nel nostro Paese, basti osservare la campagna denigratoria verso il reddito di cittadinanza che politicanti strapagati con denaro pubblico stanno portando avanti in vista delle prossime elezioni politiche per guadagnarsi qualche voto in più sulla pelle dei più deboli. E la mafia ringrazia. Sì, la mafia ringrazia. 

Nel febbraio del 2020 la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha intercettato una conversazione tra il boss Giuseppe Incontrera e Andrea Damiano, arrestato per mafia alcuni giorni fa. «E con questa minchia di cittadinanza peggio è!». Queste sono state le parole che Incontrera ha utilizzato per descrivere la difficoltà a reclutare giovani spacciatori. Basterebbe questo – in uno dei Paesi più colpiti al mondo dal crimine organizzato – per comprendere la bontà di uno strumento necessario a far fronte al dramma sociale, necessario ancor di più oggi che l’automatismo allontana la piena occupazione e necessario ad ostacolare il voto di scambio in un Paese dove c’è chi vende il proprio voto in cambio di un buono benzina. E invece no. Il principale nemico da abbattere non è la mafia, non sono i conflitti di interessi, non sono le porte girevoli tra politica e finanza, non è la corruzione, non sono le “maxi-consulenze” assegnate da chi è al potere ai propri amici, nella speranza che questi restituiscano il favore in tempi di vacche magre elettorali. Il nemico principale è il reddito di cittadinanza. Mentre nel mondo si parla di reddito universale, i Renzi e le Meloni descrivono qualche centinaia di euro percepiti da persone in estrema sofferenza, uno spreco o «metadone di Stato». 

Ciò che indigna particolarmente è che i protagonisti della crociata contro uno strumento presente in quasi tutta Europa siano i politici, in particolare i parlamentari. Ebbene quello del parlamentare (posto che per me dovrebbe essere un servizio alla collettività da compiere in un tempo limitato, non un mestiere permanente) è l’unico posto di lavoro che ti garantisce lo stipendio anche in caso di assenze prolungate. Sì, agli assenteisti cronici viene decurtata una parte degli emolumenti ma il grosso se lo intascano. I parlamentari hanno ogni forma di benefit possibile ed immaginabile. Hanno viaggi pagati su tutto il territorio nazionale. Treni, aerei e navi, anche in prima classe. E sia chiaro, non gli vengono rimborsati soltanto i viaggi di lavoro, quelli istituzionali o, banalmente gli spostamenti da casa al Parlamento o dal Parlamento a casa. No, ogni viaggio che decidono di effettuare, anche viaggi di piacere, vacanze, fughe dalle o dagli amanti, spostamenti verso resort di lusso, località balneari o termali, baite di montagne o idilliache calette, vengono regolarmente pagati dalla Camera dei Deputati o dal Senato della Repubblica. Dunque, da noi cittadini. Non vi è alcun controllo. I parlamentari non sono tenuti a dimostrare che quel viaggio in business class abbia a che fare con l’esercizio del proprio mandato. Fino alla scorsa legislatura (tale porcata venne abolita dal Movimento 5 Stelle quando il Movimento 5 Stelle si comportava da Movimento 5 Stelle) Camera e Senato pagavano le spese di viaggio (1000 euro all’anno per tutta la vita) anche agli ex-parlamentari.

[Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia]
Tutt’ora i parlamentari hanno a disposizione uffici pagati, utenze pagate, telepass, diarie corpose (fino a 4000 euro al mese per vivere a Roma 2,3 al massimo 4 giorni alla settimana). Hanno oltre 3600 euro di spese di esercizio del mandato con i quali pagano i collaboratori. Tuttavia, possono pagare micragnosi stipendi ai portaborse e tenersi metà del rimborso senza dover rendicontare le spese. Inoltre, al termine della legislatura, anche ai furbetti, agli imboscati, viene accreditato l’assegno di fine mandato, una cospicua liquidazione che ammonta a circa 43.000 euro a legislatura. Ripeto, a legislatura. Giorgia Meloni, colei che parla di metadone di Stato riferendosi al reddito di cittadinanza, avendo alle spalle quasi quattro legislature ha accumulato la bellezza di 172.000 euro solo di TFR. Niente male. Casini, se dovesse esser trombato alle prossime elezioni (cosa difficile, dato che un posticino al sole lo trovano sempre) riceverà 440.000 euro di liquidazione. Non è uno spreco intollerabile se si considera già la sostanziosa indennità che percepiscono?

Costoro hanno mai chiesto al proprio partito di rifiutare i bonifici relativi ai rimborsi elettorali, il famigerato finanziamento pubblico alla politica bocciato dal popolo italiano con il referendum del 1993? I quasi 2,5 miliardi di euro intascati dai partiti in barba alla volontà popolare non erano metadone di Stato? Per non parlare della campagna denigratoria che molti giornali – alcuni, tra l’altro, tenuti in vita esclusivamente dal finanziamento pubblico all’editoria – portano avanti contro i percettori del reddito. Ogni giorno scovano un delinquente che non ne ha diritto, un evasore con il Ferrari che lo percepisce, un ex-brigatista che magari ha scontato la sua pena e con il reddito ci campa. Per costoro i conflitti di interessi degli editori o, addirittura i reati, dei loro padroni, non contano. Conta il truffatore del reddito. Sia chiaro, chi percepisce il reddito senza averne diritto deve vedersela con la legge. Servono più controlli? Facciano più controlli. Ma voler abolire una norma che ha tenuto in piedi un pezzo di Paese durante la pandemia perché c’è qualcuno che se ne approfitta è da vigliacchi. È da natiche al caldo con lo champagne in fresco che non capiscono nulla della sofferenza di centinaia di migliaia, probabilmente milioni di italiani. Esistono i falsi invalidi d’altro canto. Si tratta di mascalzoni che fingono per intascarsi un po’ di denaro dello Stato. Qualcuno si è mai sognato di chiedere l’abolizione delle pensioni di invalidità per la presenza di qualche falso cieco? Qualcuno ha mai proposto la soppressione del trasporto pubblico visto che c’è gente che sale sui bus senza il biglietto?

La verità è che oggi proporre l’abolizione del reddito significa strizzar l’occhio a Confindustria. E c’è chi ritiene impossibile arrivare al potere senza baciare la pantofola dei grandi industriali italiani. «Il reddito di cittadinanza è disincentivo al lavoro» tuonava, alcuni mesi fa, Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. La paghe da fame sono il vero disincentivo. Poi, sia chiaro, migliorare lo strumento, intervenire su quel che non funziona, “fare il tagliando” ad una misura che non c’è mai stata nella storia repubblicana è più che legittimo. Direi doveroso. Ma mettere in discussione lo strumento stesso è indecente.

Nel 2005 il 3,3% della popolazione italiana aveva serie difficoltà ad arrivare a fine mese. Oggi la percentuale è triplicata. Da 1,9 milioni di italiani siamo passati a 5,6. Una tragedia immane. La forbice tra ricchi e poveri si è allargata in modo esponenziale. L’inflazione colpisce chi ha poco, così come il caro vita. I conflitti di interessi hanno permesso un accentramento di potere, denaro e appalti in poche mani. La natalità è ai minimi storici. Sempre meno figli, sempre meno case di proprietà, sempre più instabilità economica, sociale e psicologica. Oggi i poveri non sono più soltanto i disoccupati. Oggi può essere povero anche colui che ha un lavoro stabile. Ma il problema è il reddito di cittadinanza per quei politici che ignorano il mondo reale a causa della loro manchevole visione. Aveva ragione Eduardo Galeano. C’è gente così povera, ma così povera, da avere soltanto i soldi. 

[di Alessandro Di Battista]

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14 Commenti

  1. Il caro Di Battista ha scritto un articolo che e’ degno dei migliori politici acchiappaconsenso: spostare il vero focus, cioe’ il motivo di esistere del rdc, al problema dei privilegi dei politici: il primo sta al secondo come i cavoli a merenda, ma l’argomento serve ad ottenere l’olah generale per non ammettere che l’ rdc e’ stata solo una trovata elettorale assistenzialista. Un politico serio avrebbe saputo invece restare sul pezzo, magari ammettendo che prima si dovevano creare i ponti tra domanda ed offerta e poi pensare all’rdc affinche’ non diventasse un cuscino a fondo cieco per fannulloni e disperati. Per esempio, invece di citare l’astronauta Musk, sarebbe bastato, quando i suoi erano al potere e il Di Battista in Sudamerica alla ricerca di ispirazione letteraria creare anche in Italia, come la pragmatica Germania ha gia’ fatto da anni, una rete di scuole professionali di cui le aziende hanno cronicamente bisogno: questi centri di istruzione diplomano annualmente in Germania circa ottocentomila giovani che rapidamente trovano lavoro, contro poche decine di migliaia in Italia. Nonche’ battersi affinche’ il diploma professionalizzante non venga da noi visto come un titolo per classi inferiori: e’ molto piu’ degno di stima un buon idraulico o elettricista , che un mediocre medico giunto alla laurea solo perche’ fa blasone…e la gente ormai capisce la differenza. Ma il Di Battista preferisce parlare della Meloni e di tutti gli altri piuttosto che farsi un serio esame di coscienza.
    …E pensi anche ai suoi che giungeranno a fine mandato con la pensione garantita.

  2. m che schifo di articolo è questo ? ma voi è mai capitato di dover assumere e sentirvi dire ” ok io lavoro ma mi pagate in nero perchè prendo il RDC”? ma perchè io dovrei pagare le tasse per mantenere questa gente ? verissimo, molti sopravvivono grazie al RDC, ma dev’essere un ponte fino a trovare un lavoro, non una forma di parassitismo statale . Quanta retorica , invito il signor Di Battista a venire a lavorare con me che compilo le domande per l’RDC……..

  3. Complimenti per l’indipendenza! Anche i signori di Davos sarebbero d’accordo con questo articolo (e lo sapete benissimo), quindi potevate fare anche a meno di ospitare questo genio improvvisato del giornalismo (la banalità della scrittura e dei contenuti lo testimoniano). Ad ogni modo, reddito universale e rdc sono due cose completamente diverse: il secondo è una misura a sostegno della disoccupazione, che in teoria avrebbe dovuto favorire il match fra domanda e offerta (quindi non lo denigro, ma sicuramente andrà riformato). Il reddito universale di base è una prospettiva globalista e transumana che ingabbia tendenzialmente per sempre le persone ad una miseria condizionata al soddisfacimento di certi requisiti (tra cui rientrerebbe sicuramente l’essere in regola a livello fiscale, sanitario, ambientale ecc.).

  4. Trovo francamente sconcertanti i toni trionfalistici di questo articolo: l’automatizzazione assoluta, l’uomo che non conta più niente, il reddito di cittadinanza/di base (che altro non è se la perfetta schiavitù dei regimi comunisti) presentati come progresso inevitabile ed irreversibile non hanno senso. Comincio a pensare se ho fatto bene a pagare l’abbonamento annuale.

  5. Pensare che qualcuno non diventi mafioso, perchè riceve una miserevole elemosina di stato, mi sembra molto naif.
    Sulla corruzione diffusa e gli sprechi assurdi legati alla politica sono d’accordo, riguardo al reddito di cittadinanza il discorso è molto più ampio.

    Punto 1
    Il reddito di cittadinanza, nell’attuale economia neoliberista dove fondi di investimento e multinazionali hanno più potere delle nazioni, è una farsa: in pochi passaggi, è denaro pubblico praticamente consegnato nelle mani di una èlite privata.
    L’abolizione del neoliberismo e un cambio di paradigma economico/finanziario sono necessari prima di parlare con serietà di reddito universale.

    Punto 2
    Con la corruzione e l’imperante scarso livello morale e spirituale, il reddito di cittadinanza servirà solo ad asservire sempre più i popoli e far perdere loro i diritti, inclusi quelli sul proprio corpo: “Non ti fai iniettare quello che il governo ritiene giusto per te? Perdi il reddito universale!”
    Serve una evoluzione (o rivoluzione) etica, morale e spirituale della società, prima di affidarsi ad un reddito universale.

  6. Il vero problema dell umanità, per umanità intendo il popolo, è il globalismo che ha unito tutte le élite
    composte da persone indiavolate che vogliono dominare, reprimere e schiavizzare l umanità. Bisogna tornare alle nazioni autonome.

  7. Il reddito di cittadinanza è la fine della creatività e dell’imprenditoria. Serve solo a schiavizzare e obbligare a lavori ripetitivi e senza sbocchi per l’anima.
    Nei paesi dove sono stati creati redditi di cittadinanza sono aumentate malattie depressive nei giovani e il numero di suicidi. La Vita è sforzo…passione, il lavoro è la sua massimo espressione.

    Ci vuole un reddito di cittadinanza per chi genera lavoro, posti di lavoro, brevetti, idee, invenzioni…

    Questa direzione porterà ad un umanità completamente schiava, obbligata a prendere farmaci sperimentali, cibi spazzatura, vivere in case costruite per le formiche .. Senza passione, non c’è poesia, non c’è Vita.

  8. Non siamo ingenui però, inaugurare una misura come il reddito di cittadinanza senza avere pronto un piano che ridia slancio al mondo del lavoro è di fatto promuovere l’assistenzialismo.
    Posso anche essere d’accordo sul principio di questa visione, ma non possiamo pensare che basti questa misura per realizzarla. Bisogna pensare al percorso, mica solo all’arrivo, una società utopica e altamente meccanizzata…ma quanto è lontana, dai!?
    Il problema vero da risolvere è la cronica incapacità italiana di creare lavoro in modo sano e strutturale, perché in fondo nessuno sa come (o vuole) fare scelte coraggiose e protettive dei lavoratori. Avete presente quelle colle che funzionano solo quando mescoli due sostanze? Ciascuno dei reagenti da solo non fa quello che ti serve, ma insieme…
    Il reddito di cittadinanza da solo è furbetto e acchiappa consenso, ma con misure coraggiose per il lavoro verrebbe nobilitato.

  9. Sono favorevole al reddito universale, e senza condizioni, senza l’obbligo di accettare lavori. Sogno una società dove lavorare sia una scelta, dove lavori solo chi sente il bisogno del lavoro per il compimento della propria personalità, per la propria gioia personale. Naturalmente, certi lavori andrebbero favoriti, resi più degni, più appetibili. Sto dicendo che vorrei che lavorasse solo chi ne ha voglia? Ebbene sì, sto dicendo questo. In un mondo progredito, il lavoro svolto sarebbe comunque sufficiente al funzionamento dell’umanità. Che senso ha che qualcuno faccia una cosa che non vuole fare e che lo rende infelice? Quindi reddito universale, senza nessun obbligo di accedere a lavori. Secondo me!

  10. Ritengo che il reddito di cittadinanza così com’è è sbagliato, va riveduto e migliorato. È giusto darlo ma è anche giusto dare un’opportunità di lavoro e se si rinuncia va tolto , questo era nella legge mai applicata. Reddito universale? Sbagliato il pensiero. Ridimensionare gli stipendi dei politici, magari! Aumentare la paga base ai lavoratori? Giusto.

  11. A prescindere dalla bontà o meno di un reddito universale (io penso che bastino i sussidi alla disoccupazione per un periodo max di 12 mesi e una ricerca attiva di nuove opportunità lavorative), non sono assolutamente d’accordo su due punti: l’automazione non deve essere un processo irreversibile, anzi le persone devono riscoprire il lavoro manuale ed artigianale e i consumatori vanno rieducati al valore del fatto a mano; di conseguenza, secondo punto, il reddito universale non è assolutamente l’unica soluzione, anzi, non è neanche una soluzione, perché il lavoro non si può sostituire, fa parte dell’uomo. Arriverei quasi a dire che l’uomo, come non può fare a meno di amare, non possa fare a meno di lavorare. Sono le élite che vogliono disumanizzarci che ci fanno credere che il processo sia irreversibile

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