lunedì 16 Maggio 2022

Italia: armi con i soldi della scuola? Dal DEF scompaiono fondi per l’istruzione

Nelle scorse settimane il Governo Draghi ha comunicato l’intenzione di aumentare la spesa per la difesa fino al 2% del Pil, con un aggravio stimato in 13 miliardi di euro l’anno. Un risultato ottenibile attraverso due possibili strade: l’innalzamento del debito pubblico o, in alternativa, la sottrazione di tali risorse da altri capitoli di spesa. In attesa che la prossima legge finanziaria faccia luce sulla strada che il Governo intraprenderà, al momento non si può non notare che un primo taglio sostanzioso il governo “dei migliori” lo abbia effettuato alle spese relative all’istruzione. Nel nuovo Documento di economia e finanzia (DEF) recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, i fondi stanziati in favore della scuola sono stati ridotti: se oggi l’Italia vi destina il 4,0% del Pil, si passerà al 3,5% entro il 2025.

Dal governo giustificano il taglio come un semplice “razionamento” dovuto al calo demografico. Nel DEF, infatti, si legge che “da tempo le proiezioni ufficiali evidenziano una tendenza generalmente comune, anche se con intensità diverse nei paesi dell’Unione Europea, ad un rapido invecchiamento della popolazione” e che “ciò comporta, in primo luogo, una riduzione significativa della popolazione attiva e un maggiore carico su di essa delle spese di natura sociale”. Di conseguenza sembra che, per far fronte alla probabile diminuzione della popolazione, l’esecutivo abbia deciso di ridurre la spesa riservata all’istruzione.

Tuttavia, ciò che non viene detto nel documento è che l’Italia già negli scorsi anni ha riservato all’istruzione una percentuale di Pil notevolmente minore rispetto alle media europea. Per rendere l’idea, secondo i dati dell’Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione europea, nel 2018 con il 3,9 del Pil destinato all’istruzione l’Italia si è classificata a quartultimo posto in Europa. Peggio solo Bulgaria, Irlanda e Romania. La media dei Paesi dell’Unione è del 4,7% di prodotto interno lordo destinato alla scuola, entro il 2025 l’Italia potrebbe collocarsi all’ultimo gradino continentale. Ma ben armata.

[di Raffaele De Luca]

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5 Commenti

  1. Certo, perché senza calo demografico l’Italia, con quei due soldi che investiva nella scuola, vantava un comparto d’eccellenza, senza alcun problema di fondi, strutture e quant’altro. Il taglio è sicuramente dovuto a un razionamento, ovvio. Sciocchi noi malpensanti.

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