domenica 2 Ottobre 2022

Lo smaltimento dei rifiuti europei è ancora fondato sul traffico illegale

Per il nuovo anno la Commissione Europea ha messo a punto un piano denominato “Waste Shipment Regulation”, volto a favorire il riciclo dei rifiuti, limitare il traffico illegale di sostanze pericolose e controllare che lo smaltimento dei materiali esportati avvenga secondo legge. La nuova regolamentazione è sufficientemente forte da contrastare un traffico che vale circa 9,5 miliardi di euro all’anno?

Nel 2020 i rifiuti che hanno viaggiato dall’Europa all’estero – e in particolare verso i paesi che non fanno parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – ha toccato il 50% del volume totale di rifiuti esportati, che tradotto significa 33 milioni di tonnellate. Quantità decisamente aumentate se solo si volge lo sguardo indietro a qualche anno fa: +75% rispetto al 2004. Di queste centinaia di chilogrammi la maggior parte è stata destinata ai paesi poveri, spesso non dotati di impianti di trattamento idonei allo smaltimento in sicurezza.

Per l’organizzazione umanitaria European Environmental Bureau “La regolamentazione non renderà più difficile l’esportazione e non garantirà che le risorse preziose contenute nei rifiuti rimangano all’interno della Ue”. Per quale motivo? È vero che la “Waste Shipment Regulation” prevede una migliore sorveglianza e impone alle aziende di rendere conto di come vengono trattati i rifiuti, ma gli interessi economici sono ancora il motore primario e la politica europea non è in grado di offrire una valida alternativa senza per forza obbligare le imprese a dover spendere di più.

Esportare, infatti, spesso significa risparmiare nelle operazioni di gestione e smaltimento rifiuti, che si rivelano più costose rispetto alla possibile alternativa: caricare tutto su una nave e lasciare che se ne occupino altre nazioni. L’esportazione di materiali di scarto “alimenta il luogo comune secondo il quale per sbarazzarsi dei rifiuti basta mandarli ‘altrove’, ma questo ‘altrove’ è un posto reale”, dicono le associazioni ambientaliste. Solo nel 2020 la Turchia ha accolto rifiuti “europei” per un ammontare di 13,7 milioni di tonnellate. A seguire l’India con 2,9 milioni di tonnellate e Regno Unito con 1,8 milioni di tonnellate. Ci sono anche Svizzera, Norvegia, Indonesia e Pakistan, che hanno ricevuto all’incirca tra 1,6 e 1,4 milioni di tonnellate.

Secondo l’European Environmental Bureau, le imprese “hanno interesse nel ridurre i costi di smaltimento ma lo fanno esportando verso Paesi dove gli standard sono molto meno restrittivi con un conseguente danno sociale e ambientale”. Infatti, tenendo sempre il 2020 come anno di riferimento, i materiali più esportati sono stati ferro e acciaio, spediti per 17,4 milioni di tonnellate. Poi carta e cartone con 6,1 milioni e plastica per 2,4 milioni. Un traffico di rifiuti che, oltretutto, spesso avviene tramite canali illegali e in aperta violazione del diritto internazionale, come nel caso dei rifiuti urbani italiani che raggiungevano la Tunisia nascosti in container. Un caso esploso nel novembre 2020 che provocò anche l’arresto del ministro dell’Ambiente tunisino.

Anche quando tutto avviene secondo le norme di legge, esportare altrove non è solo un grosso rischio, ma innanzitutto un’occasione persa per l’Europa stessa. Trasformare gli scarti in risorse e recuperare materiali permetterebbe ai Paesi di ridurre la propria dipendenza dall’estero e significherebbe inoltre ridurre gli effetti sull’ambiente causati dall’estrazione di sempre nuovi materiali.

Il fatto è che non basta adottare nuove politiche, introdurre nuove regole e aspettare che qualcuno le segua alla lettera. Alla base permane il bisogno di dare importanza a quell’educazione civica che insegna a dare valore al rifiuto, che non è per forza da intendere come tale. Da un materiale di “scarto” qualsiasi potrebbero nascere decine di altri nuovi oggetti e strumenti.

[di Gloria Ferrari]

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1 commento

  1. Speriamo abbandonino al più presto,cosa apparentemente avvenuta, le ultime elettriche, non perché sia contro all elettrico ma perché le batterie poi chi li smaltisce? Ed il litio,che serve alle batterie,viene estratto con procedimenti inquinanti e sfruttando il lavoro minorile….

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