sabato 27 Novembre 2021

Il governo cileno schiera l’esercito contro la lotta degli indigeni Mapuche

Giovedì 14 ottobre il Presidente del Cile Sebastiàn Piñera (citato spesso dalle cronache recenti per il suo coinvolgimento nello scandalo dei Pandora Papers) ha ordinato che 4 province del suo Paese siano sottoposte a 15 giorni di stato di emergenza, in seguito agli episodi di violenza verificatisi per mano di membri di movimenti appartenenti alla comunità indigena Mapuche. “Ci sono state gravi alterazioni all’ordine pubblico nelle Province di Bio-Bio, Malleco e Cautin appartenenti alla Regione della Araucania”, ha dichiarato Piñera, riaccendendo i riflettori su un conflitto di lunga data tra il gruppo indigeno mapuche e il governo del Cile.

Un provvedimento che ha consentito al governo di schierare i propri soldati nelle regioni interessate, con l’intento di sostenere la polizia locale e mantenere la pace. “I gruppi armati della zona hanno commesso ripetuti atti di violenza legati al traffico di droga, al terrorismo e alla criminalità organizzata”: sono queste le accuse che il presidente ha rivolto agli indigeni, giustificando il suo intervento. Nei giorni precedenti le organizzazioni mapuche si erano radunate per le vie di Santiago in una marcia di protesta che si è conclusa con un violento scontro con la polizia. Una donna mapuche è morta, almeno 17 persone sono rimaste ferite e altre 10 arrestate.

Non è chiaro quanto di vero ci sia nelle accuse di Piñera, secondo cui i membri dei Mapuche sarebbero coinvolti in traffico di droga e criminalità organizzata. Sebbene siano stati riscontrati dei casi isolati, non esistono prove sufficienti a reputarlo un fenomeno diffuso. Di fatto i gruppi mapuche locali, in risposta, avevano già dichiarato a gennaio scorso di non avere a che fare con i fatti citati. Si tratterebbe, al contrario, di “persone esterne alle comunità che cercavano di introdurre droghe e cattive pratiche”.

Quando parliamo di Mapuche, ci riferiamo ad un gruppo indigeno che rappresenta circa il 12% della popolazione cilena, costituita da quasi 20 milioni di individui: percentuale che lo rende il più grande gruppo indigeno del Cile. La loro è una battaglia nota ormai da anni, e il cui fulcro si snoda in un paio di punti: richiesta di autodeterminazione e ripristino delle loro terre ancestrali, in particolare nel sud del Paese. I leader mapuche, infatti, credono che i territori che in origine gli appartenevano e che ora sono di proprietà di agricoltori e compagnie forestali, dovrebbero essergli riassegnati. Soprattutto perché si tratta di appezzamenti che celano al loro interno grosse quantità minerarie, fra cui l’oro, ad esempio. Motivo che li rende soggetti a continue espropriazioni da parte di imprese in accordo con il governo locale e sversamenti di sostanze nocive come il mercurio, che a contatto con l’acqua diventa pericoloso per la salute umana e non.

La lotta Mapuche è proverbiale e spesso presa come esempio per battaglie simili, portate avanti da altri indigeni della terra. Neppure i colonizzatori spagnoli furono in grado di assoggettarli. Fu solo dopo l’indipendenza del Cile, nei primi anni dell’800, che lo stato cileno stesso prese il controllo su di loro e sulla loro terra. Da allora gli episodi di violenza si sono susseguiti con costanza nel tempo, insieme ad ingiustizie e abusi. Ad esempio nel 2017, otto Mapuche sono stati imprigionati con l’accusa di aver organizzato attacchi nella regione. In seguito, però, si scoprì che le prove a favore della loro colpevolezza erano state “costruite” ad hoc dalla polizia. Per questo motivo nel 1993, durante il Governo di Ricardo Lagos, il Cile approvò una legge che prevedeva dei ricchi risarcimenti a favore dei Mapuche, a cui si aggiungeva la promessa di porre particolare attenzione nella cura e nella conservazione della parte archeologica e culturale della tradizione indigena. Programmi che, inutile dirlo, non sono mai stati rispettati.

“Non scenderemo a compromessi sulle nostre rivendicazioni territoriali e politiche. Anche se questo implica tutto l’odio e tutta la persecuzione che lo stato e il sistema ci stanno dando”, ha detto a EFE Héctor Llaitul, un importante leader mapuche. La lotta continua.

[di Gloria Ferrari]

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