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Esplosione in Birmania: 46 morti

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Nella mattina di oggi, 1 giugno, si è verificata una grossa esplosione in un villaggio della Birmania, a seguito di cui almeno 46 persone sono morte e decine sono rimaste ferite. Di preciso, l’esplosione è avvenuta in un magazzino a Kaung Tat, un villaggio nel distretto di Namkham nello Stato di Shan, vicino al confine con la Cina. L’area è controllata dall”Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang (TNLA), un gruppo militare che si oppone alla giunta centrale; nel magazzino, spiega il TNLA, erano presenti esplosivi destinati alle attività minerarie. L’esplosione ha danneggiato circa 200 abitazioni nello stesso villaggio di Kaung Tat e altre 100 in quello di Pan Lone; 74 persone sono state portate in ospedale.

In Italia, in soli 7 anni, un milione di posti letto sono finiti su AirBnb

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Tra il 2017 e il 2024, l’offerta di alloggi su Airbnb nel nostro Paese è letteralmente esplosa. Si è infatti passati da 494mila a 754mila unità attive, con una crescita netta di 260mila appartamenti che, considerando la capienza media, si traducono in circa un milione di posti letto finiti sul mercato degli affitti brevi. Un fenomeno – fotografato dall’ultimo report realizzato dal Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino sulla base dei dati AirDNA – che ha generato un giro d’affari triplicato in pochi anni, passato da 2,5 a 8,8 miliardi di euro. Il suo impatto, tuttavia, sta trasformando profondamente il volto delle città italiane, con alcune di queste (Firenze su tutte) che si stanno dotando di meccanismi di regolazione per tutelare i residenti, soffocati sempre più dal fenomeno del turismo di massa.

Il rapporto, dal titolo Chi gestisce davvero il mercato Airbnb? Gli affitti brevi in Italia dal 2017 al 2024, racconta di una crescita che non accenna a fermarsi. Nel 2024 le notti prenotate hanno superato i 53 milioni, più del doppio rispetto ai 23 milioni del 2017, mentre il tasso di occupazione medio è salito del 72%. Parallelamente, il prezzo medio a notte è aumentato del 50%, raggiungendo i 167 euro. Nel 2024 il giro d’affari complessivo ha raggiunto 8,82 miliardi di euro, contro i 2,5 miliardi del 2017 (incremento del 242%). La redditività media per singolo alloggio è più che raddoppiata: da 5.200 a 11.700 euro annui, un valore che supera ampiamente il canone medio di un contratto di locazione ordinario (5.945 euro). La distribuzione territoriale è profondamente disomogenea. Roma guida la classifica con 47.000 unità, seguita da Milano (38.000) e Firenze (17.000). Ma le crescite più impressionanti si registrano al Sud: Bari +250%, Napoli +98%, Catania +90%. A Venezia un alloggio Airbnb rende in media 31.241 euro l’anno, a Roma 24.152, a Firenze 23.912.

Dietro questi numeri si cela una trasformazione imponente. Se l’84% degli host sono ancora piccoli proprietari con una o due abitazioni, sono i grandi gestori (appena l’1,3% del totale) a controllare ormai il 25% dell’offerta, con una media di 42 immobili a testa. I large host sono aumentati del 77% dal 2017 e si aggiudicano il 37% dei ricavi complessivi (3,3 miliardi di euro), grazie a performance superiori: 235 euro a notte contro 137, e un reddito medio per unità di 17.900 euro contro gli 8.500 dei piccoli proprietari. Come evidenziato dagli esperti del Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino, Francesco Chiodelli e Mara Ferreri, «in Italia, la locazione breve attraverso Airbnb ha influenzato profondamente non solo il settore dell’offerta turistica ma anche, più in generale, il panorama residenziale, sociale e commerciale di molti territori, divenendo per questo argomento di acceso dibattito pubblico, politico e accademico». Gli studiosi aggiungono inoltre che «su questo sfondo, appare utile fornire dati aggiornati che permettano di comprendere il fenomeno a diverse scale territoriali come base per una riflessione accademica robusta, un discorso pubblico consapevole e politiche pubbliche efficaci». La fitta presenza di appartamenti turistici ha infatti un effetto diretto non solo sul settore turistico, ma anche su quello immobiliare (facendo per esempio lievitare il prezzo degli affitti) e, in generale, sul costo della vita per i residenti.

Per correre ai ripari, l’Italia ha introdotto il decreto-legge 145/2023 con l’obbligo del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per frenare l’irregolarità, mentre Comuni come Firenze hanno applicato norme drastiche bloccando i nuovi annunci tanto nell’area UNESCO quanto in quelle limitrofe (quest’ultima proposta è attualmente al vaglio del Consiglio Comunale). Tuttavia, le analisi internazionali dimostrano che i provvedimenti meramente simbolici o di censimento producono effetti modesti; la chiave risiede in una governance strutturata e nella cooperazione diretta con i portali digitali, oggi potenziata dal nuovo Digital Service Act europeo. Il report del Politecnico lo ribadisce con chiarezza: non siamo più di fronte a un fenomeno spontaneo di economia collaborativa, ma a un comparto strutturato che richiede regole trasparenti e strumenti di governance adeguati per bilanciare sviluppo turistico e diritto all’abitare.

Bombe sui civili, sfollamenti e siti UNESCO devastati: l’avanzata di Israele in Libano

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L’invasione israeliana nel sud del Libano sta entrando in una nuova fase, con un ampliamento delle attività militari verso aree strategiche. L’esercito israeliano ha comunicato di stare operando per estendere e consolidare la cosiddetta “Linea di Difesa Avanzata”, il cui nuovo confine è stato individuato con il fiume Zahrani. Le IDF si sono spinte a una distanza di circa 60 chilometri dalla capitale libanese Beirut, avanzando fino al Castello di Beaufort, catturato dalle truppe israeliane; l’avanzata di Tel Aviv si è ormai spinta ben oltre il fiume Leonte (o Litani), supportata dall’aviazione dello Stato Ebraico, che continua a prendere di mira edifici civili e siti culturali. Dopo la conquista del forte, Macron ha convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per parlare dell’invasione israeliana del Libano; gli USA nel frattempo hanno scagliato un ulteriore attacco contro la Repubblica Islamica, mentre una nuova proposta per sbloccare i negoziati sembra essere in fase di discussione.

«Stanotte, i nostri eroici combattenti hanno conquistato l’avamposto di Beaufort. Lì hanno issato con orgoglio la bandiera dello Stato di Israele e la bandiera della Brigata Golani». Così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato la presa del Castello di Beaufort, forte che risale al Basso Medioevo situato a una settantina di chilometri da Beirut. A causa della sua collocazione, il sito rappresenta uno dei rari casi in cui una fortificazione medievale conserva un elevato valore strategico-militare: esso sorge su un’altura che controlla parte del Libano meridionale, fungendo da punto di osservazione privilegiato e avamposto di controllo per le vie di comunicazione dell’area. La sua presa, inoltre, è altamente simbolica: il forte era stato catturato da Israele nel 1982 nell’omonima Battaglia del Beaufort; le truppe israeliane ne mantennero il controllo fino al 2000, con il generale ritiro di Israele dal Libano. Lo stesso ministro della Difesa Israel Katz ha richiamato la battaglia del Beaufort e rilanciato l’avanzata in Libano.

Netanyahu ha definito la conquista di Beaufort «una tappa fondamentale, un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti»; lo Stato Ebraico, ha ricordato il primo ministro, sta operando su più fronti, in Libano, Siria e Palestina, ampliando le aree sotto il suo controllo. Nel Paese dei Cedri, l’attuale obiettivo di Israele è quello di spingersi fino al fiume Zahrani, spingendo la popolazione a nord del confine naturale. Proprio questa mattina sono arrivati nuovi ordini di evacuazione che hanno coinvolto diversi centri del Libano meridionale, alcuni dei quali, come Najjarieh, Aaddousiyyeh e Merouaniyeh, situati a ridosso del fiume. Il punto più a nord della serie di ordini che ha preceduto questi ultimi era cosstituito dalla città di Nabatiye, situata a circa 6 chilometri dallo Zahrani. Le truppe israeliane, insomma, paiono stare avanzando a ritmo sostenuto.

Intanto, continua l’assedio dei siti culturali libanesi. L’Unesco ha espresso le proprie preoccupazioni sullo stato di conservazione della Cittadella di Chama e su quella di Tiro, la prima – come lo stesso Beaufort – provvisoriamente iscritta nella Lista di protezione rafforzata per la salvaguardia dei beni culturali in caso di conflitto armato, la seconda considerata area di patrimonio culturale. L’agenzia segnala danni in entrambe le zone, e condanna gli attacchi israeliani contro i beni culturali. I siti sono stati danneggiati dai combattimenti e dai bombardamenti israeliani, che stanno prendendo di mira anche edifici e infrastrutture civili. Nella giornata di ieri, il Ministero della Salute libanese ha dichiarato che 13 membri del personale ospedaliero sono rimasti feriti in un raid aereo nei pressi dell’ospedale Hiram di Tiro che ha causato danni significativi alla struttura.

In seguito alla presa di Beaufort e all’escalation nell’invasione israeliana del Libano il Presidente francese Macron ha convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che si terrà oggi pomeriggio. In Iran, nel frattempo, continuano i negoziati per una pace, e Trump ha inviato a Teheran una proposta aggiornata e più rigorosa per sbloccare le trattative. Il presidente statunitense sostiene che le due delegazioni sarebbero sempre più vicine a un accordo, mentre le autorità iraniane confermano di stare continuando a scambiare messaggi con gli USA, senza tuttavia rilasciare commenti sulle dichiarazioni di Trump. Intanto, l’esercito statunitense ha lanciato un attacco su siti radar e postazioni di droni iraniani nella città di Goruk e sull’isola di Qeshm, mentre il Kuwait ha affermato di essere stato preso di mira in un attacco con droni.

Macron: “la Francia ha bloccato una petroliera russa”

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«La Marina francese ha intercettato ieri mattina una nuova petroliera soggetta a sanzioni internazionali, proveniente dalla Russia: la Tagor. La nostra determinazione è ferma e incrollabile», ha scritto Emmanuel Macron su X. L’operazione è stata condotta nell’Oceano Atlantico, in acque internazionali, con il supporto di diversi partner, tra cui il Regno Unito. Quest’ultimo aveva sequestrato un’altra nave russa a gennaio, insieme agli USA. «È inaccettabile — ha aggiunto il presidente francese — che le navi eludano le sanzioni internazionali, violino il diritto del mare e finanzino la guerra che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina da oltre 4 anni».

New York aprirà supermercati pubblici per abbassare il costo della spesa

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Negli ultimi anni a New York il costo degli alimenti è cresciuto più velocemente di molti redditi e in alcuni quartieri fare la spesa è diventato sempre più difficile anche per chi lavora. In risposta, la città ha deciso di aprire supermercati di proprietà pubblica con prezzi calmierati. Il progetto è stato annunciato dall’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani e prevede l’apertura di cinque market, uno per ciascuno dei cinque borough (distretti) di New York, entro il 2029. 
Il primo punto vendita dovrebbe aprire nel 2027 nell’area di Hunts Point, nel Bronx, all’interno del progetto Penins...

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Le monarchie del Golfo hanno scoperto che appaltare la sicurezza agli USA era illusorio

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Partite di armamenti, basi militari, difesa comune, alleanze strategiche e sicurezza. Sono questi i pilastri sui quali i Paesi del Golfo hanno costruito, almeno dal 1990 in poi, stabilità e ricchezza affidando la gestione della loro sicurezza nazionale alle forze armate statunitensi in cambio di concessioni, appalti diretti e spartizioni di risorse energetiche fondamentali come il gas e il petrolio. Ma con l’aggressione militare americana e israeliana all’Iran, le monarchie del Golfo, per la prima volta, sono rimaste coinvolte in attacchi diretti ai loro territori. Secondo Abdallah Shaiji, doc...

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Paolo Conte e la più bella sigla del Giro d’Italia

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La Svizzera non è in Italia. È un fatto geografico incontrovertibile, che generazioni di cartografi hanno confermato con puntualità svizzera. Eppure a Jonas Vingegaard questo dettaglio non importa molto. Il re pescatore ha scelto di aspettare di varcare il confine, tra i vigneti di Merlot e i formaggi del Ticino, per piazzare il primo vero scatto del suo Giro d’Italia. Un gesto quasi premuroso. È bastato questo a sciogliere come neve di maggio le speranze dei rivali, convinti fino all’ultimo di potergli tenere testa almeno fino al ritorno nella terra del Franciacorta. In particolare quelle del frontaliere Pellizzari, rimasto così indietro da sollevare il dubbio che il confine, in realtà, non lo abbia mai davvero attraversato.

Questo, con le dovute proporzioni e una notevole mancanza di rispetto, è lo stile con cui il grande giornalista sportivo Gianni Mura avrebbe potuto raccontare la vittoria del danese Jonas Vingegaard all’ultima edizione del Giro d’Italia, che si conclude proprio oggi, 31 maggio. I corridori compiono la passerella d’onore a Roma, attraverso i Fori Imperiali, sopra il selciato antico che surriscalda le ultime energie e sotto i maestosi pini che i velocisti non degnano neanche di uno sguardo, impegnati a giocarsi quanto resta di gambe e dignità per l’ultima vittoria di tappa.

Il ciclismo è uno sport di paesaggi, e Gianni Mura lo sapeva bene. I suoi resoconti delle grandi corse a tappe, al Giro ma soprattutto al Tour, cominciavano spesso dal racconto di un paesino di montagna, di un bar chiuso, di gente sul bordo della strada che aspettava i corridori come si aspetta una processione. Tra loro a volte anche delle bambine bionde con degli anellini alle orecchie, «Tutte spose che partoriranno uomini grossi come alberi».

Comincia così Diavolo Rosso una delle più belle canzoni che Paolo Conte ha dedicato al ciclismo. Non certo l’unica. Diavolo Rosso è Giovanni Gerbi, pioniere eroico del ciclismo italiano dei primi del ‘900. Il soprannome gliel’aveva dato un prete di campagna che lo vide sfrecciare a tutta velocità durante una processione, con la sua maglia rossa. Paolo Conte lo colloca proprio in mezzo a quella campagna mentre pedala attraverso un paesino del nord-ovest. La canzone però non parla di lui. Parla di quel paesino e della gente che ci abita: le bambine bionde con gli anellini alle orecchie, i vecchi, le donne che guardano passare il corridore come si guarda passare qualcosa di incomprensibile e meraviglioso. Gerbi è solo un lampo. Una cometa rossa che attraversa il campo visivo e scompare. Ciò che resta è il paesaggio, l’aria ferma del pomeriggio, le risaie, il profumo del tiglio «e questo nord-ovest bardato di stelle». La vita ordinaria di un posto che il ciclismo ha attraversato per un istante senza fermarsi. Del ciclismo, della corsa, della fatica per arrivare al traguardo, non c’è praticamente nulla. La bicicletta è tutta nel ritmo della canzone. Una pedalata furiosa verso il tramonto, controtempo e controluce, che toglie, letteralmente, il fiato.

Diavolo Rosso sarebbe potuta essere la più bella sigla del Giro d’Italia. Così come tantissime canzoni che una miriade di cantautori hanno dedicato alla corsa rosa e, più in generale, alla bicicletta. Poche di queste sono però finite effettivamente nei titoli di testa delle interminabili dirette televisive della Rai, anche se per tanti anni c’è stato davvero l’imbarazzo della scelta. A inaugurare, in tempi recenti, la lista degli autori celebri che hanno effettivamente prestato la voce al Giro, c’è stato nel 2000 Enrico Ruggeri con Gimondi e il Cannibale,  titolo che già da solo vale un’enciclopedia del ciclismo italiano. Nel 2003 è invece Lucio Dalla con Sono in fuga  a cantare di un anonimo corridore che, senza averlo del tutto pianificato, si ritrova nel mezzo di una fuga solitaria e sogna di vincere la volata finale, evidenziando peraltro una notevole ingenuità tattica. Nel 2007, infine, la diretta Rai si apriva proprio con la voce di Paolo Conte che, in Velocità Silenziosa, sentenziava con la consueta impassibilità: «Una bici non si ama, si lubrifica». Subito dopo ci sono stati altri autori noti come Cesare Cremonini, Frankie Hi-NRG e Raphael Gualazzi. Eppure, come a volte accade durante una grande corsa a tappe, la canzone più bella non l’ha scritta un campione. L’ha scritta un gregario. 

Il ciclista Marco Pantani

È il 1998. Anno particolare per il Giro. C’è un corridore romagnolo che da qualche edizione percorre le salite come se le stesse scendendo, che nell’estate del ’97 ha fatto tremare le Alpi al Tour de France, e che quest’anno sembra finalmente pronto a prendersi la vittoria finale. Nel frattempo accade qualcosa di altrettanto significativo: dopo cinque edizioni consecutive trasmesse da Mediaset, il Giro d’Italia torna sulla Rai. E la Rai, con uno di quegli slanci di sensibilità che ogni tanto sorprendono, sceglie di affidare la sigla del Processo alla Tappa a Gian Pieretti.

In quel desiderio minimo la canzone cambia di livello. Non è più un racconto sentimentale ma una piccola epifania popolare. La gente scende in strada, la festa si fa da sola, il dolore privato si dissolve nel rumore collettivo. Passa il Giro è una canzone d’amore, ma anche una canzone che parla di come resistere alla sofferenza. Resistere e reagire. Come faceva Marco Pantani che pedalava più forte proprio quando la salita diventava insostenibile. «Per accorciare la mia agonia», diceva lui. Pieretti non racconta il ciclismo come spettacolo, ma come evento umano che interrompe la solitudine. E questo, in fondo, è tutto.

Pieretti non è un nome da prima pagina. Scrive Passa il Giro con la stessa economia di mezzi con cui un gregario consuma le gambe senza che nessuno lo noti. La canzone non racconta la corsa. Racconta il momento prima e si immagina il momento dopo. Passa il Giro è una canzone d’amore. Ma non solo. Gian Pieretti soffre per un amore finito. Chiuso in casa, lascia che il mondo vada avanti senza di lui, mentre la vita scorre con il suo ritmo inesorabile. Ma quel ritmo, improvvisamente, diventa il Giro d’Italia. Anche qui, come in Diavolo Rosso, la corsa passa a travolgere la vita di tutti i giorni e Pieretti decide che è il momento di reagire: «però sinceramente non me ne frega niente. Fra poco passa il Giro e in casa solo, io non ci resterò».

Il ciclismo non si racconta con la precisione della cronaca. Tempi e distacchi non dicono nulla della gara. Si racconta con le emozioni, che sono l’unica cosa che resta quando il gruppo è già sparito dietro la curva. Il resto è silenzio, polvere, e la sensazione che qualcosa sia appena passato. E che tu, per un attimo, ne abbia fatto parte.

Gianni Mura quel Giro del 1998 lo seguiva, naturalmente. E quando Pantani vinse, a Montecampione, sotto la pioggia, scrisse di montagne e di un uomo che sembrava appartenervi più che alla pianura. Non scrisse di tattica, non scrisse di distacchi. Scrisse del cielo basso, del freddo, della gente ai bordi della strada bagnata. E di Pantani che, inseguito dai rivali,  attaccava fino a spezzare le ossa. Scrisse del Giro come paesaggio, e di Pantani come figura dentro quel paesaggio. È lo stesso sguardo di Conte su Gerbi, la stessa finestra di Pieretti sul mondo che passa. Un giornalista, un cantautore da prima pagina e un gregario della musica italiana che hanno capito la stessa cosa: che il ciclismo è bello non quando lo guardi, ma quando ti attraversa. Quando passa sotto la tua finestra e per un momento, anche tu, come Pieretti sulla soglia di casa, decidi che in casa solo non ci resti. Passa il Giro è la più bella sigla del Giro d’Italia perché in quell’edizione del 1998 trovò qualcosa di raro: un significato che andava oltre la corsa. O forse è più semplice di così. Forse Passa il Giro è la più bella sigla della storia del Giro d’Italia per via di Marco Pantani. 

Questa è Ipertraccia. Rubrica domenicale che parla di musica. Se vi piace consigliatela ai vostri amici. Se non vi piace consigliatela ai vostri nemici. Se volete scriverci fatelo a musica@lindipendente.online

Turchia, bus si schianta e prende fuoco: 8 morti

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Un autobus turistico si è schiantato e ha preso fuoco nella Turchia occidentale nelle prime ore di domenica, provocando otto morti, tra cui un neonato di 9 mesi. L’incidente è avvenuto nella provincia di Denizli, quando il mezzo della compagnia Pamukkale Tourism, partito da Izmir e diretto ad Antalya con 38 passeggeri e tre membri dell’equipaggio, ha urtato le barriere autostradali. Circa 33 persone sono rimaste ferite. Tra le vittime anche l’autista cinquantenne e il padre del neonato. Le immagini mostrano il bus carbonizzato. L’episodio è avvenuto durante l’Eid al-Adha, periodo di vacanza e intenso traffico sulle strade.

Israele avanza in Libano, Francia chiede convocazione del Consiglio di Sicurezza

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La Francia ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo che l’esercito israeliano ha occupato la fortezza medievale di Beaufort, nel sud del Libano, dove è stata issata la bandiera israeliana. A darne notizia è stato il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, che ha definito l’azione una grave violazione degli impegni assunti da Israele, ricordando l’esistenza di un cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile. Parigi ritiene l’avanzata contraria al diritto internazionale e chiede di fermare l’espansione militare, pur riconoscendo il diritto di Israele all’autodifesa contro Hezbollah.

In corso il Firma Day per abolire il finanziamento pubblico ai giornali

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È in corso da ieri, sabato 30 maggio, e prosegue nella giornata di oggi, domenica 31, un “firma day” promosso dall’associazione Schierarsi per sostenere una proposta di abolizione del finanziamento pubblico diretto ai giornali. Gli attivisti sono presenti in 123 città italiane, da nord a sud, tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Firenze. La raccolta firme, iniziata il 27 aprile, ha già superato quota 167mila adesioni sul portale ufficiale del Ministero della Giustizia su un obiettivo di 500mila da raggiungere in tre mesi. Tra le testate che beneficiano dei contributi ci sono Dolomiten, Famiglia Cristiana, Avvenire, Libero, Il Foglio, Il Manifesto e Il Secolo d’Italia.