mercoledì 28 Gennaio 2026
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Dark Winds: la serie sul colonialismo americano che merita di essere vista

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Di fronte alle distese aride della Monument Valley, un panorama classico delle pellicole americane, il cinema ci ha abituati per decenni a uno sguardo univoco: quello del cowboy, del pioniere o dello sceriffo bianco. Con Dark Winds, la serie prodotta da AMC, questo paradigma viene ribaltato radicalmente. Basata sulla celebre saga letteraria Leaphorn & Chee di Tony Hillerman, la serie si muove sulle coordinate del noir classico, ma lo fa dall’interno della nazione Navajo, o più correttamente Diné, e dalla riserva in cui sono stati confinati, trasformando il paesaggio da sfondo estetico a protagonista politico e spirituale. Una storia non più raccontata dal punto di vista dell’uomo bianco, con l’indiano al massimo nel ruolo di co-protagonista, ma dagli occhi di chi vive un dramma personale e che porta con sé un trauma collettivo, intergenerazionale, storico. Sotto la tinta del racconto thriller/giallo, Dark Winds parla della colonizzazione, della sua brutalità e delle sue ferite, quelle passate e quelle attuali.

Ambientata negli anni ’70, quando la popolazione Diné affrontò il dramma degli effetti dell’estrazione di uranio, la narrazione segue il veterano Joe Leaphorn (Zahn McClarnon) e la giovane recluta Jim Chee (Kiowa Gordon). La trama gialla è il motore che permette di esplorare una realtà stratificata. Dark Winds, che tra i produttori ha personaggi del calibro di George R. R. Martin e Robert Redford, tra i suoi punti di forza ha il coinvolgimento massiccio di talenti nativi, da Graham Roland alla sceneggiatura fino alla regia e al cast. Questo garantisce un’autenticità che rifugge il “turismo culturale”.

Sotto la “patina” del thriller, la serie affronta temi brucianti della storia americana. Uno dei più potenti è quello della sterilizzazione forzata delle donne native, una pratica documentata che il governo statunitense ha attuato per decenni attraverso l’Indian Health Service e caduta via via in disuso dopo alcune riforme apportate in quel decennio. Nella serie, questo trauma non è un semplice espediente narrativo, ma una ferita aperta che definisce il rapporto di sfiducia tra la popolazione locale e le autorità federali (FBI), rappresentate come un corpo estraneo, spesso arrogante, sistematicamente cieco di fronte alle dinamiche della riserva e spiccatamente razzista.

Il thriller diventa quindi uno strumento per parlare di giustizia negata. Se nel noir tradizionale il detective è una sorta di eroe che cerca di ristabilire l’ordine in un mondo corrotto, in Dark Winds l’ordine non è mai esistito per i Diné. La legge stessa è lo strumento con cui l’oppressore commette e giustifica i propri crimini. Questi elementi, insieme alla sterilizzazione e all’estrattivismo, sono tutti parte del grande mosaico di ingiustizie che ha rappresentato la scenografia della storia del Nordamerica. 

Un altro asse critico fondamentale è lo scontro generazionale e identitario tra i due protagonisti. Leaphorn rappresenta l’equilibrio pragmatico, un uomo disilluso che ha imparato a navigare nel sistema dei bianchi senza dimenticare le proprie radici, mentre Chee incarna la tensione di chi è stato istruito fuori dalla riserva e deve “reimparare” a vedere il mondo attraverso la lente della propria cultura.

La serie affronta con rispetto il tema del “sovrannaturale” e della spiritualità Navajo. Il “vento oscuro” del titolo non è solo un riferimento atmosferico, ma un concetto metafisico legato al male che corrompe l’armonia (Hózhó). Tuttavia, la serie evita sapientemente di cadere nel misticismo stereotipato: le credenze tradizionali sono trattate con la stessa dignità e concretezza con cui un noir urbano tratterebbe questioni differenti.

Visivamente, la serie utilizza il territorio non come una cartolina turistica, ma come un labirinto emotivo. La vastità degli spazi, anziché suggerire libertà, accentua l’isolamento della riserva, una terra confinata dove il tempo sembra essersi fermato. È qui che il genere “Western” muore per rinascere come “Native Noir”. Come sottolineato da diverse critiche, la serie riesce a restituire ai nativi la facoltà di raccontare il proprio trauma senza mediazioni esterne.

Dark Winds non è solo un’ottima serie di genere, ma è un atto di riappropriazione culturale. Il crimine, in questa narrazione, non è solo l’omicidio su cui indagano Leaphorn e Chee, ma l’oblio sistematico a cui un intero popolo è stato condannato per secoli. Affrontando la violenza del passato attraverso i codici del giallo, la serie riesce nell’impresa più difficile: intrattenere il pubblico mentre lo costringe a guardare nelle ombre più profonde e meno esplorate della storia americana. È una serie necessaria, capace di dimostrare che il vero mistero da risolvere non è “chi è stato”, ma “come siamo arrivati fin qui”.

Antitrust, multa da 255 milioni a Ryanair: “Abuso di posizione dominante”

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L’Antitrust ha inflitto a Ryanair una sanzione di oltre 255 milioni di euro per abuso di posizione dominante nel mercato dei voli nazionali ed europei da e per l’Italia. Al centro del provvedimento, che riguarda il periodo tra aprile 2023 e aprile 2025, la strategia adottata dal vettore per ostacolare le agenzie di viaggio online e fisiche nella vendita di biglietti combinati con voli di altre compagnie o con servizi turistici e assicurativi. Secondo l’Autorità, la compagnia ha raggiunto una quota di mercato del 38-40%, tale da garantirle un potere significativo e un’azione indipendente da concorrenti e consumatori.

L’UE rinnova le sanzioni contro la Russia nonostante il disgelo tra Mosca e Parigi

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Via libera del Consiglio UE al rinnovo semestrale delle sanzioni economiche nei confronti della Russia, con l’approvazione di un pacchetto che comprende un ampio spettro di restrizioni settoriali. Il 2025 dell’Unione europea finisce così com’era cominciato: con l’obiettivo di aumentare la pressione sulla Russia, mentre sullo sfondo si consuma il paradosso europeo, ancorato a un doppio binario: da un lato l’inasprimento delle misure restrittive, dall’altro l’apertura cauta – quasi simbolica – a un possibile dialogo diplomatico tra Mosca e Parigi.

L’approvazione del Consiglio dell’Unione europea proroga fino al 31 luglio 2026 l’impianto sanzionatorio contro la Federazione Russa, in attesa di un ulteriore pacchetto di misure atteso entro il 24 febbraio, anniversario dell’Operazione Speciale. Il perimetro resta ampio e ormai ben rodato: divieto di importazione del petrolio russo via mare, esclusione di diversi istituti di credito dal circuito Swift, restrizioni tecnologiche e finanziarie, oltre al blocco delle licenze di trasmissione per numerosi media considerati organici al Cremlino e accusati di “disinformazione”. Secondo la Commissione, la linea non è destinata a cambiare finché continueranno gli attacchi russi contro i civili. Mentre Bruxelles ribadisce la necessità di “una pace giusta e duratura”, affida al presidente francese Emmanuel Macron il ruolo di esploratore diplomatico nei confronti dell’omologo russo Vladimir Putin, che si è detto pronto al dialogo. Nonostante i segnali di fumo tra Parigi e Mosca, nell’ultimo briefing con la stampa prima delle feste di fine anno, i portavoce della Commissione hanno ribadito la posizione di Bruxelles: «Restiamo in coordinamento con i singoli Paesi membri sui loro eventuali contatti bilaterali e accogliamo gli sforzi per la pace».

A incrinare il fronte interno dell’UE resta la posizione dell’Ungheria. Il premier Viktor Orbán ha attaccato duramente Bruxelles, sostenendo che le sanzioni abbiano colpito più l’Europa che la Russia, tra prezzi energetici elevati e perdita di competitività industriale: «Bruxelles aveva promesso che le sanzioni avrebbero schiacciato la Russia. Invece, hanno schiacciato l’Europa. I prezzi dell’energia sono esplosi, la competitività è crollata e l’Europa sta perdendo terreno. Questo è il prezzo delle cattive decisioni. Servono negoziati, non escalation», ha commentato con un video su X. Una critica che intercetta il malcontento di ampie fasce dell’opinione pubblica europea, ma che non ha modificato l’orientamento della Commissione. Palazzo Berlaymont continua a considerare la leva economica uno strumento imprescindibile di pressione geopolitica, nonostante i costi sociali e politici sempre più evidenti. La freddezza europea è alimentata anche dal fallimento dei recenti contatti informali e dall’assenza di segnali concreti sul cessate il fuoco. Intanto, lunedì il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ha avanzato la disponibilità della Russia a sottoscrivere un accordo giuridicamente vincolante in cui Mosca si impegna a non attaccare l’Unione europea e la NATO, dopo che il Presidente ucraino Volodymir Zelensky ha avanzato la proposta della rinuncia, da parte di Kiev, all’adesione all’Alleanza Atlantica, in cambio di garanzie di sicurezza “simil articolo 5” del Trattato del Nord Atlantico.

Parallelamente, la scorsa settimana, l’UE ha rafforzato il fronte della cosiddetta “guerra ibrida”, varando un nuovo pacchetto di sanzioni contro 48 persone fisiche e 35 entità accusate di interferenze politiche e azioni destabilizzanti. Nel mirino sono finiti analisti, commentatori e strutture legate all’ecosistema informativo del Cremlino. Tra i nomi più rilevanti figura John Mark Dougan, ex vicesceriffo statunitense con doppia cittadinanza, accusato di operazioni digitali pro-Mosca e legami con il GRU, il servizio segreto militare di Mosca. Colpiti anche cinque esponenti del Valdai Club, il forum internazionale di esperti, accademici e analisti di politica estera fondato nel 2004, che si svolge ogni anno a Sochi, considerato uno strumento di “soft power” del Cremlino. La “disinformazione” viene equiparata a una minaccia militare, marcando una scelta politica chiara: per Bruxelles il conflitto con la Russia si combatte soprattutto sul piano economico e narrativo. E mentre accusa Mosca di destabilizzazione, l’Occidente alimenta un clima di allarme permanente, funzionale a giustificare riarmo, aumento delle spese militari e progressiva militarizzazione, riducendo il dibattito e soffocando il dissenso.

USA: nuovo raid contro imbarcazione nel Pacifico orientale

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Gli Stati Uniti hanno effettuato un nuovo raid contro un’imbarcazione sospettata di traffico di droga nel Pacifico orientale, causando una vittima. Dall’inizio di settembre la campagna militare lanciata da Washington contro il narcotraffico ha provocato almeno 105 morti in 29 attacchi. In parallelo, il presidente Donald Trump ha annunciato il rafforzamento della Marina USA con una nuova classe di navi da guerra, le “Trump-class battleships”. La prima unità, la USS Defiant, inserita nel progetto Golden Fleet, è dotata di missili ipersonici e sistemi avanzati. Le operazioni si collocano in un clima di crescenti tensioni con il Venezuela, tra attacchi alla “flotta ombra” e blocco del greggio, segnando una linea sempre più muscolare nel Pacifico e nei Caraibi.

Moda e sfruttamento: la società civile cancella lo scudo penale per le aziende

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Il disegno di legge su piccole e medie imprese (PMI), fermo all’esame della Camera, aveva attirato non poche critiche a causa di un emendamento all'articolo 30. Quest’ultimo metteva al riparo le aziende dalle responsabilità per i casi di sfruttamento e caporalato lungo la propria filiera produttiva. Una previsione relativa soprattutto al mondo della moda, travolto negli ultimi mesi dal lavoro condotto dalla Procura di Milano per richiamare i grandi marchi alle proprie responsabilità lungo la catena di appalti e subappalti. Le polemiche provenienti dalla società civile, strettasi intorno alla c...

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Auto sulla folla a est di Amsterdam: 9 feriti

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Un auto è piombata sulla folla a Nunspeet, località a est di Amsterdam, causando almeno nove feriti di cui tre gravi. L’automobile ha investito i pedoni in fila durante una parata locale, e sul luogo sono arrivati i soccorsi con elicotteri per trasportare i feriti più gravi. Non sono chiare le dinamiche dell’incidente; secondo le prime dichiarazioni uscite sui media, la polizia starebbe escludendo l’ipotesi di un gesto intenzionale.

Cina: dazi sui prodotti caseari UE

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A partire da domani la Cina imporrà dazi dal 21,9% al 42,7% sui prodotti lattiero caseari dell’Unione Europea. Lo ha annunciato il ministro del Commercio cinese, che ha spiegato che la misura sarà temporanea e avrà lo scopo di compensare le perdite del settore in Cina. «I prodotti lattiero-caseari importati provenienti dall’UE ricevono sussidi», ha detto il ministro. «L’industria lattiero-casearia nazionale cinese ha subito danni sostanziali ed esiste un nesso causale tra i sussidi e il danno», ha aggiunto.

La Catalogna sfida la speculazione immobiliare: approvato il regolamento degli affitti brevi

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BARCELLONA – Il Parlamento della Catalogna approva una nuova misura per contrastare la speculazione immobiliare e regolare il prezzo dei canoni d’affitto. Giovedì 18 dicembre, grazie al voto favorevole del Partito Socialista Catalano (PSC), Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), il partito dei Comuns e la CUP, il Parlamento ha dato il via libera ad una legge finalizzata alla regolazione degli affitti stagionali e delle camere. Questa nuova misura, che ha ricevuto i voti contrari del Partito Popolare Catalano (PPC), VOX e in parte degli indipendentisti conservatori di JuntsxCatalunya, ha come obiettivo la risoluzione del vuoto legislativo che permetteva a queste modalità d’affitto di schivare i limiti imposti dalla legge sui prezzi dei canoni d’affitto.

Festeggiano i sindacati attivi nella lotta per il diritto alla casa, che celebrano l’approvazione parlamentare come un «primo passo per porre fine alla truffa degli affitti stagionali e dei coliving». Soddisfazione anche dalle istituzioni politiche coinvolte. «Abbiamo reso realtà la Legge delle misure urgenti in materia di diritto all’abitare […] Non permetteremo che sia possibile fare affari con le case» ha affermato il presidente della Generalitat de Catalunya, Salvador Illa.

Gli affitti stagionali rientrano nell’ambito «ad uso ricreativo, turistico e vacanziero» e sono di conseguenza soggetti a specifiche normative, tra le quali il numero massimo di appartamenti turistici e i limiti sulle aree ad alta domanda abitativa, definite “tese”.

Quindi, secondo quanto stabilito dalla nuova legge, gli affitti stagionali non potranno essere applicati a casi «professionali, di studio o per impossibilità di risiedere nella propria casa abituale». Questa specificazione impedisce alle persone proprietarie di immobili di schivare le norme già presenti per i canoni d’affitto “normali”, che prevedono l’obbligo di presentare limiti di garanzia, depositi cauzionali legali, regolamentazioni sul prezzo e sulle spese e aggiornamenti del canone d’affitto secondo criteri trasparenti.

Per quanto riguarda l’affitto delle camere, invece, il prezzo per ognuna non potrà superare il limite imposto sul prezzo di ogni casa situata nei territori ad alta domanda. Con questa norma la somma del prezzo delle camere non può superare il valore di mercato dell’intero appartamento ed è vietata l’applicazione di contratti d’affitto divisi per stanze.

A questo si aggiunge una normativa che prevede la creazione di un registro di “grandi proprietari”, gestito dalla Agencia d’Habitatge de Catalunya (AHC), all’interno del quale saranno iscritte tutte le entità fisiche e giuridiche che possiedono più di cinque appartamenti. In caso di infrazioni, sono previste multe che partono dal valore di 90.000 euro. Inoltre, viene fondata una commissione finalizzata alla valutazione legale dei contratti d’affitto oltre che un corpo di ispettori che controlli l’adempimento della normativa. 

Infine, il Parlamento catalano approva la proroga automatica delle licenze per gli appartamenti che rientrano nei canoni di protezione ufficiale nelle aree tese, destina fondi all’Institut Català del Sòl (Incasòl) per costruire alloggi sociali e aumenta le percentuali di riserva per l’edilizia popolare nei quartieri di nuova costruzione.

Nonostante il Consejo de Garantías Estatutarias de Cataluña abbia approvato la nuova normativa quasi per intero, il parlamento catalano aspetta di ottenere l’approvazione del Tribunale Costituzionale spagnolo. Questo organo già nel 2022 decretò illegali alcune parti di un pacchetto di misure simili approvate nel 2020, motivando la propria attuazione facendo riferimento al fatto che alcune competenze incluse nella normativa spettassero al governo centrale. Le associazioni di categoria immobiliare, con l’aiuto del Partito Popolare, hanno già promesso di fare ricorso al suddetto organo statale, spostando così l’attenzione mediatica dalla necessità sociale della normativa verso equilibri di potere e propaganda politica.

L’approvazione di questo pacchetto di misure mette in evidenza la gravità di un fenomeno che sta assumendo caratteristiche sempre più drammatiche. Nel corso degli ultimi mesi, più volte una gran parte della popolazione in Catalogna e in Spagna ha mostrato il proprio dissenso contro una speculazione che rende sempre più difficile trovare una casa e poterla abitare a lungo. Migliaia di persone hanno partecipato a varie manifestazioni per protestare contro i danni sferzati dalla turistificazione delle città e contro un mercato immobiliare che arricchisce grandi proprietari e crea disuguaglianze sempre più marcate all’interno della società. Mesi di lotta hanno obbligato le istituzioni politiche a rispondere concretamente alle necessità di una popolazione strozzata da un mercato insostenibile; in Catalogna e in Spagna questo è solo l’inizio.

Natale, pacchi e fregature: come tutelarsi negli acquisti online

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Natale. Tempo di regali. Tempo di pacchi. Ordini online una biciletta e ti arriva a casa una pentola a pressione. O ti arriva la bici, ma senza una ruota. Oppure non ti arriva proprio niente: l’ordine cade nel vuoto ma l’addebito sul conto corrente è puntuale come la festa più attesa dell’anno. In tutti questi casi, chi acquista nel mercato digitale è tutelato dal decreto legislativo n. 206 del 2005, più noto come codice del consumo. Perché le tutele siano garantite è però necessario che il privato acquisti come semplice cittadino, ossia appunto come consumatore, e non nell’esercizio di una professione o di un’attività d’impresa. Viceversa, il venditore deve essere un professionista o un imprenditore.

Quando arriva il pacco sbagliato o il bene è danneggiato

Quando il bene consegnato è difforme da quello ordinato, il consumatore ha diritto a ottenere:

  • la riparazione o la sostituzione del bene a spese del venditore;
  • la riduzione proporzionale del prezzo, calcolata come minor valore rispetto a quello che il bene avrebbe avuto se fosse stato conforme;
  • la risoluzione del contratto, che comporta la restituzione della merce e il rimborso del prezzo pagato.

Il difetto di conformità deve essere presente al momento della consegna del bene e manifestarsi entro i successivi due anni. Se il difetto si manifesta entro un anno, il consumatore è esonerato dal fornire la relativa prova.

Quando il pacco non arriva

Se il contratto non prevede termini diversi, a norma dell’art. 61 cod. cons. il venditore è obbligato a consegnare il bene entro 30 giorni dall’ordine. Qualora il bene non sia consegnato nei termini (legali o pattuiti dalle parti), il consumatore può intimare al venditore la consegna entro un congruo termine supplementare di tempo. Se anche questo secondo termine passa senza che avvenga la consegna, il consumatore può comunicare al venditore la risoluzione del contratto, che comporta la restituzione del prezzo pagato, e può agire per il risarcimento di eventuali danni subiti a causa dell’inadempimento della controparte.

Quello che forse non sai

Il codice del consumo offre una tutela rafforzata al consumatore che stipuli con un professionista o con un imprenditore un contratto a distanza o comunque al di fuori dei locali commerciali, come avviene tipicamente nelle compravendite online, tanto sul sito del venditore, quanto sulle piattaforme di appoggio come Amazon o Ebay.

In tutti questi casi il consumatore ha un diritto di recesso per ripensamento entro 14 giorni dalla consegna della merce. Non serve alcuna motivazione, basta la semplice richiesta del consumatore e può dunque essere esercitato anche nei casi già esaminati di difformità o vizi del bene consegnato.

I consigli dell’avvocato

Il consiglio principale è quello di leggere attentamente i termini e le condizioni generali di contratto prima di procedere ad acquisti online. È poi opportuno tenere traccia di tutte le comunicazioni ricevute e inviate, nonché utilizzare i canali legali di comunicazione, come la pec o la raccomandata, specie se si tratta di comunicazioni con cui si manifesta la volontà di recedere, di risolvere il contratto o di diffidare la controparte all’adempimento. E, ovviamente, si ricorda che acquistare presso esercizi commerciali di prossimità solleva l’acquirente da tutti i rischi visti finora.

India-Nuova Zelanda, accordo commerciale

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India e Nuova Zelanda hanno annunciato di aver raggiunto un accordo di libero scambio; l’accordo arriva dopo negoziati durati nove mesi e mira ad abbassare i dazi e ad allentare i vincoli normativi sul commercio tra i due Paesi. Verrà ratificato nel primo trimestre del 2026. Esso di preciso, prevede un azzeramento dei dazi da parte della Nuova Zelanda su tutti i prodotti indiani in entrata; Wellington, invece, otterrebbe concessioni doganali per circa il 70% dei prodotti, che gradualmente verrebbero applicate al 95% delle esportazioni neozelandesi. L’accordo segue un analogo patto siglato tra India e Oman, e arriva in un contesto in cui Nuova Dehli sta provando a diversificare il proprio commercio.