Oggi, martedì 28 ottobre, in Kenya, è precipitato un aereo leggero con a bordo un gruppo di turisti stranieri provenienti da Ungheria e Germania. La compagnia aerea, Mombasa Air Safari, ha fatto sapere che nessuna delle 11 persone a bordo è sopravvissuta allo schianto. L’aereo era partito da Diani, sulla costa, e si stava dirigendo a Kichwa Tembo, nella riserva nazionale del Masai Mara. L’incidente, di preciso, è avvenuto a Kwale, vicino alla costa dell’Oceano Indiano; secondo un’emittente locale, i corpi delle persone a bordo sarebbero stati bruciati a tal punto da diventare irriconoscibili. Ancora ignote le dinamiche dell’incidente.
Germania: 377 miliardi alle armi e corsi di educazione bellica nelle scuole
La Germania avvia il più ampio programma di riarmo dalla fine della guerra fredda. Il governo federale ha approvato una pianificazione di spesa da 377 miliardi di euro destinata alla modernizzazione della Bundeswehr (le forze armate della Repubblica Federale di Germania) e all’acquisto di nuovi sistemi d’arma. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità difensiva del Paese e rendere la Germania «la spina dorsale della sicurezza europea», come ha spiegato il cancelliere Friedrich Merz. Parallelamente, nelle scuole vengono introdotti nuovi moduli di “educazione alla resilienza” e simulazioni di emergenza, nell’ambito di un piano nazionale di preparazione a crisi e conflitti. Berlino punta così a costruire un sistema integrato che colleghi difesa, protezione civile e formazione civica, in un contesto europeo segnato dal deterioramento della sicurezza e dall’isteria prebellica che fungono da motore propulsivo per mastodontici piani di militarizzazione e riarmo.
Il bilancio federale tedesco per il 2026 segna una svolta storica nella politica di difesa del Paese, con un incremento della spesa militare a circa 82,7 miliardi di euro, rispetto ai 62,4 miliardi del 2025. L’aumento, che consolida l’obiettivo del 2% del PIL richiesto dalla NATO e punta a raggiungere il 3,5% entro la fine del decennio, si accompagna alle risorse del “Fondo speciale per la difesa” da 100 miliardi istituito dopo l’inizio dell’Operazione Speciale. Secondo quanto rivelato da Politico, che ha visionato in anteprima un documento governativo di 39 pagine, il governo tedesco ha elaborato una vera e propria lista degli acquisti di armamenti, destinata a guidare la pianificazione delle forniture e degli investimenti della Bundeswehr per i prossimi anni. Il documento, redatto per il comitato bilancio del Bundestag, include circa 320 nuovi progetti di armamento, di cui 178 già assegnati a contractor; la maggior parte dei contratti riguarda l’industria nazionale, mentre meno del 5% è destinato a imprese statunitensi. La lista comprende l’acquisizione di sistemi di difesa aerea integrata, nuovi carri Leopard 2 A8, caccia F-35, elicotteri CH-47 Chinook, oltre al potenziamento delle infrastrutture logistiche, digitali e cibernetiche della Bundeswehr. Per quanto riguarda i costi più elevati, l’esercito intende espandere la sua flotta armata Heron TP gestita dall’IAI israeliana, con l’obiettivo di acquistare nuove munizioni per circa cento milioni di euro. A seguire, una dozzina di nuovi droni tattici LUNA NG, per un costo di circa 1,6 miliardi di euro. Per la Marina, il piano prevede quattro droni marittimi uMAWS per un valore stimato di 675 milioni di euro, che includeranno parti di ricambio, addestramento e manutenzione. Questo piano, che intende proiettare la Germania come la principale potenza militare convenzionale europea entro il 2030, riflette un cambio di paradigma nella strategia tedesca: dopo decenni di sotto-investimento, Berlino mira non solo a soddisfare gli standard NATO, ma a rafforzare la propria autonomia industriale e la capacità di deterrenza del continente. Parallelamente, il governo ha avviato colloqui con Stati Uniti e i partner dell’Alleanza atlantica per la produzione congiunta di armamenti e la creazione di un sistema europeo di difesa missilistica, segnalando la volontà di costruire un’infrastruttura di sicurezza continentale a guida tedesca.
Accanto alla modernizzazione delle forze armate, il governo tedesco sta promuovendo un programma di educazione alla sicurezza nelle scuole. Il progetto, coordinato dai ministeri della Difesa e dell’Interno, prevede corsi di preparazione alle emergenze, lezioni di protezione civile e simulazioni di crisi energetiche o conflitti. Le iniziative rientrano nel nuovo “piano di resilienza nazionale” che coinvolge anche università, comuni e centri di volontariato. L’obiettivo è abituare la popolazione, a partire dai più giovani, a gestire scenari di crisi complessi e a conoscere le procedure di sicurezza. L’effetto è duplice: da un lato, la scuola diventa veicolo di formazione non solo civica ma anche paramilitare, dall’altro, la militarizzazione dell’immaginario giovanile rischia di normalizzare la preparazione alla guerra come parte integrante dell’educazione. Parallelamente, il governo discute la possibile reintroduzione di una forma di leva obbligatoria o a sorteggio, per compensare la carenza di personale nelle forze armate. Il dibattito su questo punto resta aperto: le autorità militari sottolineano la necessità di garantire una struttura più ampia e meglio addestrata, mentre alcuni Länder chiedono di valutare forme di servizio civile alternativo.
La svolta tedesca segna un cambiamento strutturale nella politica europea di difesa. Dopo decenni di bilanci contenuti e di riduzione delle forze armate, Berlino sceglie ora la via di un riarmo massiccio, presentato come risposta necessaria alle nuove minacce globali e come garanzia di “autonomia strategica” per l’Europa. Tuttavia, questa corsa alla militarizzazione rischia di spostare in modo irreversibile l’equilibrio tra sicurezza e welfare: le risorse destinate alla difesa crescono a scapito di quelle per la sanità, l’istruzione, la ricerca e le politiche sociali, trasformando la sicurezza in un principio economico oltre che politico. La proposta del governo Merz di escludere le spese militari dal “freno al debito” costituzionale segna un ulteriore passo verso la normalizzazione del riarmo come priorità permanente, sottratta al controllo democratico dei vincoli di bilancio. In nome della stabilità e della deterrenza, la Germania punta a consolidare il proprio ruolo di potenza guida nel sistema di sicurezza europeo e nel coordinamento delle missioni NATO ed EUFOR, ma ciò rischia di accentuare le diseguaglianze tra Paesi membri e di ridurre lo spazio politico per un’Europa sociale. L’enfasi sulla “formazione civico-militare” e sulla cultura della difesa come valore identitario traduce una mutazione profonda, in cui la “sicurezza” diventa il linguaggio dominante della politica pubblica. In questo quadro, il nuovo protagonismo militare tedesco non appare solo come una risposta a un mondo più instabile, ma come l’espressione di un modello europeo che, nel nome della protezione, rischia di sacrificare la sua dimensione civile e sociale sull’altare della potenza e della militarizzazione permanente.
USA e Giappone siglano accordo su terre rare
Un’intesa strategica tra Donald Trump e la neopremier giapponese Sanae Takaichi è stata ufficializzata a Tokyo: i governi USA e Giappone hanno firmato un accordo volto a rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici e delle terre rare, in risposta alle restrizioni della Cina. Confermato anche l’accordo commerciale che prevede l’impegno di Tokyo a investire in settori chiave dell’economia statunitense come cantieristica navale, prodotti agricoli e industriali. In cambio, Washington ha promesso una riduzione dei dazi dal 27,5 per cento al 15 sulle importazioni delle automobili giapponesi. Accolto con entusiasmo dalla premier, Trump è stato elogiato come «uomo di pace» e la stessa Takaichi ha annunciato l’intenzione di nominarlo per il Premio Nobel per la Pace.
Amazon pronta a licenziare fino a 30.000 dipendenti da oggi
Amazon si prepara a uno dei più grandi ridimensionamenti della sua storia: da oggi è previsto l’avvio dei licenziamenti di circa 30.000 dipendenti a livello globale. L’iniziativa arriva dopo la massiccia campagna di assunzioni seguita alla pandemia e fa parte di un piano di ristrutturazione volto a ridurre i costi e adeguarsi a nuove priorità aziendali. Sebbene l’azienda conti circa 1,55 milioni di lavoratori nel mondo, i tagli interesseranno soprattutto i circa 350.000 dipendenti aziendali, ovvero casi potenzialmente fino al 10% di quella categoria. La notizia dei tagli arriva mesi dopo che l’amministratore delegato della società aveva avvertito gli impiegati che avrebbero potuto essere sostituiti dall’intelligenza artificiale.
Turchia: terremoto di magnitudo 6,1 nell’ovest del Paese
Un sisma di magnitudo 6,1 è stato registrato ieri sera alle ore 22:40 (ora locale) nella regione occidentale della Turchia, con epicentro cittadino a Sindirgi, nella provincia di Balıkesir. La scossa, che ha avuto una profondità stimata di circa 5,9 km, è stata avvertita persino a Istanbul e in altre aree metropolitane vicine. Una seconda scossa minore di magnitudo 4,2 ha seguito l’evento principale: tre edifici abbandonati sono crollati, fortunatamente senza registrare vittime. Le autorità locali, tramite AFAD (l’Agenzia turca per la gestione delle emergenze), hanno invitato la popolazione a evitare spazi prossimi a strutture vulnerabili e a prepararsi a possibili repliche.
Pfizergate: chiusi i conti corrente a Frédéric Baldan, l’uomo che ha denunciato von der Leyen
«Le banche si sono arrogate il diritto di chiudermi i conti bancari senza alcuna motivazione». Frédéric Baldan, autore del saggio Ursula Gates. La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles, si è visto chiudere tutti i conti bancari, personali e aziendali, compreso il conto di risparmio del figlio di cinque anni. Le banche belghe Nagelmackers e ING hanno comunicato la rescissione dei rapporti senza motivazioni plausibili, chiedendogli la restituzione delle carte di credito. Un caso di “debanking” politico che colpisce chi ha osato toccare il cuore opaco del potere europeo: il cosiddetto caso Pfizergate. Baldan, ex lobbista accreditato presso la Commissione UE, è l’uomo che ha denunciato Ursula von der Leyen per gli SMS, inviati tra gennaio 2021 e maggio 2022, mai resi pubblici con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla. Ora, oltre all’isolamento istituzionale, subisce l’esclusione finanziaria.
Raggiunto da noi telefonicamente, Baldan ci ha spiegato che «le banche hanno iniziato a crearmi problemi simultaneamente, pur non comunicando tra loro. L’unica spiegazione plausibile è che esista un elemento scatenante: penso si tratti di un ordine impartito dai servizi segreti dello Stato belga, su pressione dell’Unione Europea, di trasmettere tutte le mie transazioni finanziarie». Al contempo, Baldan ha espresso la sua determinazione a non lasciarsi intimidire: «Sul mio account X, l’annuncio di questa informazione è stato visualizzato 600.000 volte in 24 ore. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno e ringrazio il pubblico internazionale per questo. Forse l’obiettivo è quello di delegittimarmi, ma in realtà sta accadendo l’opposto. Sarò semplicemente temporaneamente impossibilitato a ricevere i diritti d’autore, ma il mio editore italiano, Guerini, potrà continuare a diffondere le verità contenute in questo libro, ed è questo l’aspetto essenziale per me». Baldan è un tecnico del sistema che ha deciso di testimoniarne pubblicamente la degenerazione e il suo atto d’accusa parte dall’“SMSgate”, i messaggi tra von der Leyen e Bourla sui contratti Pfizer, mai consegnati alla magistratura europea. L’indagine della Procura di Liegi, cui ha depositato querela, è stata ostacolata dal muro di gomma delle istituzioni comunitarie. Nonostante l’ostracismo, a maggio di quest’anno, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato la Commissione Europea, stabilendo che la Commissione europea ha agito in modo illegittimo rifiutando di pubblicare gli SMS, in quanto tali comunicazioni rientrano nei documenti ufficiali dell’Unione e devono essere accessibili al pubblico. La Commissione europea ha successivamente lasciato scadere il termine per impugnare la sentenza: un’ammissione implicita di responsabilità politica.
Nel suo libro, pubblicato in Italia da Guerini Edizioni nella collana Scintille diretta dal giornalista ed ex Presidente RAI Marcello Foa, Baldan descrive da insider i meccanismi e le tecniche di manipolazione delle lobby che, secondo lui, hanno colonizzato Bruxelles. Nel libro non racconta soltanto la genesi del caso Pfizergate, ma ricostruisce la struttura profonda che lo ha reso possibile: una rete di interessi, fondazioni e lobby che dominano Bruxelles e che si dipana tra le istituzioni UE, le multinazionali farmaceutiche e i think tank legati al World Economic Forum. L’autore spiega come durante la crisi sanitaria il confine tra pubblico e privato sia stato cancellato, e come l’“affare Pfizer” rappresenti il simbolo di una Commissione che ha agito al di fuori del mandato democratico. Nella sua prefazione, Foa definisce Baldan «un testimone scomodo» che paga il prezzo del suo coraggio e lo descrive come «un uomo che ha rotto il tabù del suo mestiere», scegliendo di non chiudere gli occhi davanti all’abuso di potere. Un gesto di ribellione che gli è costato caro: la Commissione gli ha revocato l’accredito di lobbista nel 2023 e ora due banche gli hanno chiuso i conti bancari. Una sanzione economica e simbolica insieme, quest’ultima, che sa di vendetta e di messaggio a chiunque volesse seguire le sue orme. La rappresaglia economica è la versione finanziaria della censura: il “debanking” è divenuto, infatti, il nuovo strumento di esclusione sociale dei dissidenti. Non servono più scomuniche o tribunali, basta un algoritmo di compliance o una decisione del “risk management”. In nome di qualche codice etico si eliminano le voci fuori dal coro o fastidiose per il Sistema. Baldan lo scrive con amara ironia: «Il diritto di resistere agli abusi del potere, oggi, passa per il diritto di avere un conto corrente». Dietro la freddezza burocratica delle lettere bancarie che precedono la chiusura dei conti si intravede il messaggio politico: chi accusa la Commissione rischia di essere cancellato anche come cittadino economico.
La chiusura dei conti bancari non è un dettaglio: in Belgio, come altrove, la libertà economica è precondizione della libertà d’opinione. Quando il sistema bancario decide chi può operare e chi no, la democrazia diventa condizionata. Le prime avvisaglie le abbiamo avute in Canada, quando il governo Trudeau ha congelato i conti dei camionisti del Freedom Convoy durante le proteste anti-Green Pass. Nel Regno Unito il “debanking” è ormai una realtà: la chiusura di conti correnti per motivi ideologici colpisce cittadini, imprese e giornalisti. Il caso più noto è quello di Nigel Farage, a cui la banca Coutts – controllata in parte dal governo – ha chiuso il conto non per ragioni economiche, ma per le sue opinioni sulla Brexit e i legami con Trump. Secondo un’inchiesta del Daily Mail, nel Paese vengono chiusi circa mille conti al giorno. Le banche giustificano le decisioni con l’“etica aziendale” o con la definizione di “politically exposed person”, ma di fatto esercitano un potere censorio che limita la libertà individuale. Non solo privati, ma anche aziende, enti di beneficenza e giornalisti vengono colpiti per il reato di opinione. Tra le vittime figurano il giornalista Simon Heffer e il blogger scozzese Stuart Campbell. Questa deriva, aggravata dalla progressiva eliminazione del contante, mette a rischio la democrazia, trasformando le banche in arbitri delle opinioni politiche e strumenti di censura economica. In Germania è accaduto ad Alina Lipp, giornalista divergente e corrispondente dal Donbass, in Italia la scure finanziaria ha colpito l’emittente Visione TV e l’associazione Vento dell’est con l’accusa di “filoputinismo”.
La reazione delle istituzioni finanziarie nei confronti di Baldan non può che suscitare preoccupazioni tra coloro che vedono in questo comportamento un tentativo di silenziare le voci divergenti. La chiusura dei conti e le ritorsioni subite dall’autore sono state interpretate come un segnale di come le lobby possano influenzare non solo le politiche, ma anche la vita privata e professionale di chi osa sfidarle. Il caso Baldan mette a nudo un cortocircuito tra potere finanziario e governance europea. L’autore di Ursula Gates aveva invocato la trasparenza sui contratti Pfizer e sulla catena di decisioni che, dal World Economic Forum all’OMS, hanno condizionato le politiche sanitarie dell’Unione. Oggi viene trattato come un paria. Nel suo ultimo messaggio su X scrive: «L’intimidazione non funziona. Rafforza solo il nostro impegno». La solidarietà che chiede non è ideologica ma civile: acquistare il libro, diffondere la notizia, rompere il silenzio. Perché la libertà d’espressione, privata di mezzi e voce, si spegne nell’indifferenza. Il Pfizergate non è soltanto uno scandalo di contratti segreti, ma il simbolo di un nuovo ordine in cui le istituzioni che predicano l’inclusione praticano, invece, l’esclusione. Baldan diventa così il volto di una resistenza che attraversa l’Europa: quella di chi rifiuta di essere silenziato per via bancaria e che pretende verità e trasparenza. La vicenda belga dimostra che questa battaglia non è finita: è appena iniziata. E si combatte oggi sul terreno più fragile, quello della libertà economica, ultimo baluardo della libertà politica e civile.
Nordstream: estradizione per il cittadino ucraino arrestato
La Corte d’Appello di Bologna ha disposto l’estradizione verso la Germania per Serhii Kuznetsov, cittadino ucraino accusato di avere manomesso i gasdotti Nordstream 1 e Nordstream 2 nel 2022. La decisione della Corte d’Appello segue una analoga disposizione adottata lo scorso settembre, fermata dalla Cassazione. Kuznetsov è stato arrestato a Rimini lo scorso 21 agosto, su mandato d’arresto europeo emanato dalla Germania. Nord Stream 1 e Nord Stream 2 (che non entrò mai in funzione) erano due gasdotti sottomarini situati nel Baltico usati dall’agenzia energetica russa Gazprom per trasportare gas russo verso la Germania. Nel 2022, i due gasdotti furono oggetto di un attentato che le indagini valutarono come un atto di sabotaggio. Nessuno ha reclamato l’attacco.










