Uno studente senegalese è morto durante un moto di proteste scoppiato per il mancato pagamento degli aiuti finanziari all’università di Dakar. A dare l’annuncio è il governo, ma non sono ancora chiare le circostanze della sua morte; video non verificati che circolano online mostrano quello che viene descritto come l’edificio universitario in fiamme, e un gruppo di persone che prova a salvarsi dall’incendio uscendo dalle finestre; una di queste perde l’equilibrio e precipita. Le proteste sono scoppiate circa una settimana fa per contestare il ritardo nei pagamenti degli stipendi e hanno portato a violenti scontri con le forze dell’ordine.
Il manifesto del nuovo partito di Vannacci è pieno di richiami evidenti al fascismo
Le sue simpatie verso il fascismo non le aveva mai nascoste, con rimandi alla Xª Flottiglia MAS, frasi su Mussolini – giudicato come uno «statista», o sulla marcia su Roma – definita una semplice «manifestazione di piazza». Eppure, con il manifesto del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, l’ex generale Roberto Vannacci fa un passo in più: il testo è denso sin dal suo esordio di richiami più o meno evidenti all’ideologia del Ventennio. A partire da sigla e logo del partito, per passare da nostalgici cenni ai fasti dell’Impero romano, fino ad arrivare alla scelta dell’anagramma “Vitale” per comporre i punti fermi del programma, un richiamo che a molti può sfuggire ma che rappresenta un chiaro e difficilmente involontario riferimento alla mistica e all’ideologia fasciste. Fino ad arrivare a passaggi del programma che mettono apertamente lo stato di diritto proprio delle democrazie in secondo piano, come quello in cui si afferma che famiglia, tradizione e patria vengono prima di tutto, «anche del diritto».
Nome, Logo e introduzione del Manifesto
La nascita di Futuro Nazionale è stata annunciata qualche giorno prima della scissione di Vannacci con la Lega. Il logo del partito, dalla forma circolare, si presenta con un rimando alla fiamma tricolore (storico simbolo dell’MSI, partito che nacque dalle ceneri del fascismo nell’immediato dopoguerra, il cui simbolo è ancora presente in piccolo sullo stemma del partito della premier Meloni, Fratelli d’Italia), e con il nome del partito scritto per intero in bianco su sfondo blu; è curioso notare come FN (le iniziali del partito) sia una sigla storicamente vicina all’estrema destra italiana: fu già sigla di Forza Nuova e del Fronte Nazionale, il partito di Junio Valerio Borghese, comandante della X° MAS tanto cara a Vannacci e fascista della prima ora, autore del noto golpe Borghese; lo stesso Partito Nazionale Fascista aveva la sigla PNF. A chiudere il logo, in basso, la scritta “Vannacci” in giallo.
I richiami al fascismo sono presenti sin dall’incipit del manifesto di Futuro Nazionale. Si scorgono a partire dai toni trionfalistici con cui viene presentato il partito, che si propone di rappresentare un Paese «colmo di energia trattenuta, di forza compressa, talento umiliato, merito non riconosciuto, orgoglio ammansito, entusiasmo e passione che anelano di esplodere». Nel fascismo storico, i rimandi retorici all’eroismo e l’uso di espressioni cariche di pathos erano particolarmente frequenti: come il testo di Vannacci, anche il Manifesto degli intellettuali fascisti pubblicato nel 1925 si apriva con un accenno a una Italia – quella precedente alla marcia su Roma – «stanca» («spossata», scriveva il manifesto fascista), impoverita, repressa, piena di un potenziale inespresso che aveva bisogno di esplicitarsi. Il rimando più evidente al fascismo, tuttavia, sta nell’utilizzo della parola “vitale”, lanciata sin dalle prime righe del manifesto di Futuro Nazionale.
L’intero manifesto ruota attorno al termine “vitale”: «La mia Destra è VITALE perché è innamorata della Vita ed è protesa verso il futuro», scrive Vannacci. Il generale elenca così l’insieme di valori che intende promuovere con il proprio partito, utilizzando la parola “vitale” come acronimo (Virtù, Identità, Tradizioni, Amore, Libertà, Eccellenza ed Entusiasmo). La scelta del termine non pare casuale: il “vitalismo” è infatti una corrente filosofica che è stata centrale per il fascismo. Per semplificare, il vitalismo è una dottrina che pone la vita al centro intendendola come impulso primordiale, slancio irrazionale, energia creatrice, lontana dalle idee di razionalismo, positivismo e materialismo. Correnti artistiche spesso associate al fascismo come il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti o pensatori dell’universo esoterico fascista come Julius Evola riprendono questi concetti applicandoli all’arte e alla filosofia.
Certi lati del vitalismo vengono ripresi dagli stessi filosofi di punta del fascismo, e trovano uno sfogo nel fascismo inteso come dottrina politica: «Non c’è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita», scriveva Giovanni Gentile ne La Dottrina del Fascismo. «Così il fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico». Con tale idea, il fascismo rifuggiva la concezione di «mondo» liberale, caratterizzato dall’individualismo: «L’uomo del fascismo», al contrario, «è individuo che è nazione e patria». L’individuo nel fascismo si identifica con lo Stato e lo Stato esprime «la realtà vera dell’individuo»: da questa concezione filosofica, la dottrina fascista fa derivare gli ideali di esaltazione della Patria, sacrificio, tradizione, culto del passato, esaltazione della libertà personale e, in un secondo momento, sarà capace di aprire le porte alle leggi razziali, inizialmente assenti nell’ideologia di partito.
L’anagramma di “Vitale”: “Virtù” e “Identità”

Per quanto il manifesto di Futuro Nazionale non si possa dire concettualmente sofisticato come la filosofia gentiliana, pare difficile immaginare che Vannacci ignori del tutto l’importanza che le idee vitaliste hanno rivestito nella dottrina fascista; anche perché lo stesso anagramma della parola “vitale” riprende molti dei concetti tipici del fascismo: la “V” di “Virtù” richiama «coraggio, forza, dovere, spirito di sacrificio, iniziativa, determinazione, passione, memoria», replicando gli ideali di eroismo, potenza e sacrificio accennati precedentemente; la “I” di “Identità” rilancia la «Patria», affermando con scarsi riferimenti storici che «l’Italia è il Paese più bello e più rilevante della storia mondiale». In questo paragrafo, Vannacci richiama il grande passato dell’Italia geografica, in quella retorica di radicazione dell’identità nazionale nella gloria del passato tipica del fascismo: «Qui è nato l’Impero Romano; qui i popoli del Mediterraneo sono stati uniti; qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro».
Restando sul paragrafo sull’Identità vi è quello che pare il più esplicito rimando ideologico al fascismo, seppur scritto prendendo in prestito una frase da De Gaulle: «Viene prima l’Italia, poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio, e infine, fintanto che gli interessi di questi due soggetti sono salvaguardati, il Diritto». Con tali parole, De Gaulle – che il fascismo lo aveva combattuto – intendeva dire che il Diritto non può esistere senza che esista uno Stato, ossia che l’istituzione lo precede in quanto condizione necessaria, e che per tale motivo va salvaguardata; Vannacci, invece, pare suggerire che esso sia subordinato alla presunta “identità italiana”, alla «Patria» di cui parlava all’inizio del paragrafo. L’esaltazione dello Stato e dell’Italia – posta prima di tutto – è forse uno degli aspetti più centrali del fascismo politico, e poggia su quell’idea per cui l’individuo si identifica con lo Stato, assumendo una forma che lo stesso fascismo definiva «religiosa».
I richiami al fascismo procedono in maniera più o meno esplicita lungo il corso di tutto il testo: anche la “T” di “Tradizione” rimanda trionfalmente al passato “italiano”, dove affondano «le radici della cristianità, del diritto romano, della filosofia greca, dell’eroismo romano-germanico che diede vita al Sacro Romano Impero», e promuove la «remigrazione». La “A” di “Amore” poggia sulla centralità della famiglia, e sulla italianità degli italiani: «Chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato ma non per questo diventerà italiano». La “L” di Libertà esaspera la libertà personale e ne risolve il concetto in una libertà della difesa della proprietà privata, arrivando ad affermare che «se violi la mia casa o mi aggredisci per la strada rischi la vita: la difesa è sempre legittima». Il manifesto chiude con una ammissione: «la mia destra […] non è moderata», scrive Vannacci interamente in maiuscolo. «La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa». Una identità che si nutre anche di richiami evidenti all’ideologia politica del ventennio mussoliniano.
Crisi energetica a Cuba: sospesi diversi voli internazionali
L’embargo petrolifero degli Stati Uniti su Cuba sta aggravando una profonda crisi energetica che investe l’intera vita quotidiana dell’isola. A causa delle sanzioni e delle pressioni sui Paesi fornitori, le riserve di carburante sono quasi esaurite. Le autorità hanno annunciato che gli aeroporti non potranno rifornire jet fuel almeno fino all’11 marzo, provocando la sospensione di numerosi voli internazionali, tra cui quelli di Air Canada. Altre compagnie ricorrono a scali tecnici all’estero. La crisi colpisce duramente il turismo e i servizi pubblici, dai trasporti alle scuole.
Francia: 12 mila soldati per tre mesi simuleranno una “guerra ad alta intensità”
Si tratta della più grande operazione francese per il combattimento ad alta intensità – ovvero uno scontro caratterizzato da un impiego massiccio di mezzi e uomini, armi pesanti e tecnologie avanzate. Nella sola fase iniziale, quella «dinamica», occuperà per tre settimane i cieli sopra la costa atlantica del Paese. La durata totale, invece, sarà di ben tre mesi. Lo scopo: dimostrare la «competenza» dell’esercito francese nel settore aereo e dimostrare la sua capacità di «impegnarsi in prima linea» in una guerra «ad alta intensità». L’operazione Orion 26, che ha preso il via la scorsa domenica 8 febbraio, oltre ad una esercitazione rappresenta una vera e propria dimostrazione di forza da parte della Francia che, come altre nazioni europee, sta investendo sempre più nel proprio apparato bellico per prepararsi a un ipotetico nuovo conflitto.
La prima fase, che si concluderà il 1° marzo prossimo, riguarderà dunque le operazioni aeree e metterà in campo 1500 aviatori. Il ministero delle Forze Armate spiega che «Orion 26 rafforzerà la conduzione di un’operazione aerea complessa, mobilitando molteplici settori di competenza, garantendo al contempo la protezione del territorio nazionale da tutte le minacce esterne». Le operazioni, che termineranno il 30 aprile e coinvolgeranno anche mezzi navali e terrestri, coinvolgeranno in tutto 12.500 soldati. Le simulazioni riguarderanno un ipotetico conflitto scatenato da un Paese con mire espansionistiche che cerca di destabilizzarne uno vicino per mantenere la propria sfera di influenza, con una escalation che vede coinvolti anche vari tipi di attacchi ibridi.
Le operazioni di Parigi non si muovono in un contesto isolato: negli ultimi anni, tutti gli Stati europei stanno, in un modo o nell’altro, investendo risorse e fondi nel settore bellico. L’isteria prebellica (incendiata da dichiarazioni come quella di Mark Rutte, segretario della NATO, secondo il quale la Russia potrebbe attaccare l’Alleanza nei prossimi cinque anni) ha portato i 32 Paesi membri ad accordarsi su di un incremento delle capacità nazionali della Difesa pari al 3,5% del PIL, cui aggiungere un discrezionale 1,5% in investimenti correlati. Così, mentre tutti gli Stati tagliano risorse al welfare per incrementare la propria produzione di armamenti, in Norvegia si riattivano i bunker della Guerra Fredda, nelle scuole tedesche si educano i bambini alla “resilienza” e il Regno Unito lavora a esercitazioni di protezione della popolazione, mentre sempre più marchi di produzione di automobili stanno avviando la riconversione dei propri stabilimenti a impianti di produzione di materiale bellico (complice anche la crisi dell’auto attuale). In questo contesto, sul piano del dibattito pubblico la discussione sulla preparazione ad una eventuale guerra viene del tutto normalizzata e qualsiasi tentativo di dibattito democratico per sottolinearne costi e conseguenze viene liquidato.
Repubblica in sciopero per la vendita di GEDI: giornale fermo due giorni
Il comitato di redazione di Repubblica ha annunciato che il quotidiano non è uscito in edicola martedì 10 febbraio e non uscirà nemmeno mercoledì 11 febbraio a causa di un’assemblea dei giornalisti e di uno sciopero deciso al termine dell’incontro. Anche il sito non sarà aggiornato fino alle 7 di mercoledì. La protesta riguarda le trattative per la vendita del gruppo GEDI da parte di Exor, della famiglia Agnelli-Elkann, in particolare l’ipotesi di cessione al gruppo greco Antenna. I giornalisti denunciano la mancanza di informazioni, di garanzie occupazionali e il rifiuto di John Elkann di incontrare i sindacati.
Ex Ilva, Commissione UE dà l’ok al prestito ponte
In Europa si moltiplicano i casi di licenziamento a causa degli Epstein Files
La eco del caso Epstein sta investendo tutta Europa, facendo moltiplicare i casi di licenziamento e dimissioni di politici e diplomatici. Una delle notizie più fresche riguarda la Norvegia, dove alle pubbliche scuse della principessa ereditaria Mette-Marit per la sua lunga corrispondenza con il finanziere è seguita la rimozione di Mona Juul, ambasciatrice in Giordania e Iraq. Tuttavia, il Paese dove le 3 milioni di pagine di documenti recentemente rilasciate stanno avendo maggiore effetto è il Regno Unito, dove i membri del personale ristretto del premier Starmer stanno lasciando il proprio incarico uno dopo l’altro: centrale a Londra è il caso di Peter Mandelson, ormai ex ambasciatore negli Stati Uniti coinvolto in un presunto caso di spionaggio che sta facendo traballare il governo. Dimissioni e licenziamenti sono arrivati anche in Svezia, in Slovacchia e in Francia, dove il nome più importante a venire diffuso è quello dell’ex ministro della cultura e dell’educazione Jack Lang.
Le defezioni nel personale diplomatico, politico e di gabinetto di tutta Europa a causa del caso Epstein stanno aumentando sempre di più. Domenica 8 febbraio, in Norvegia, è stata rimossa Mona Juul, diplomatica e moglie dell’ex collega Terje Rod-Larsen, noto per il suo ruolo di spicco nella stesura degli Accordi di Oslo tra Israele e Palestina. Juul è stata licenziata per i suoi stretti rapporti con Epstein, ma i media norvegesi vanno più affondo nella questione: secondo una notizia uscita sui giornali locali, poco prima di morire, Epstein avrebbe lasciato in eredità 10 milioni di euro ai figli di Juul e del marito; i quotidiani riportano la notizia senza rimandare alla fonte primaria. Spostandosi appena a est, in Svezia, si è dimessa Joanna Rubinstein, presidente della sezione svedese dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. L’annuncio è arrivato dopo che è emersa una sua visita presso l’isola di Epstein condita da apprezzamenti sul posto; Rubinstein ha visitato l’isola nel 2012, 4 anni dopo la prima condanna al defunto finanziere pedofilo.
Una delle figure politiche più di spicco a lasciare il proprio incarico è Miroslav Lajčák, consigliere per la sicurezza nazionale della Slovacchia già ministro degli Esteri, ex Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ed ex Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina. Nel suo caso, a fare scandalo è stato uno scambio di messaggi con Epstein risalente al 2018 in cui il politico rilascia commenti su delle donne ignote con il finanziere; nella breve conversazione viene menzionato anche un incontro che l’allora ministro degli Esteri slovacco avrebbe dovuto tenere di lì a breve con il proprio omologo russo Lavrov; a questo scambio, si aggiunge una mail risalente al 2017 in cui Lajčák chiede a Epstein di dare una mano a un’amica nella promozione di un film.
Uno dei Paesi più importanti in cui le figure della politica interna sono state travolte dal caso Epstein è la Francia. Qui, Jack Lang, ex ministro della cultura e dell’educazione francese sotto la presidenza François Mitterrand si è dimesso dall’Institut du Monde Arabe, dopo che la procura francese ha aperto un’indagine su di lui e sua figlia Caroline per presunto riciclaggio aggravato di frode fiscale. Il sito di informazione francese Mediapart aveva precedentemente rilasciato un articolo in cui indagava sui presunti legami finanziari e commerciali tra la famiglia Lang e Jeffrey Epstein, menzionando la fondazione di una società offshore con sede nelle Isole Vergini americane, una delle quali proprio di proprietà di Epstein. Il medesimo sito riporta che Caroline Lang avrebbe dovuto ereditare una somma di 5 milioni di euro dal finanziere; L’Indipendente non è riuscito a verificare tali informazioni.
Il vero terremoto istituzionale, tuttavia, si è verificato nel Regno Unito. Qui, a parte il noto caso del Principe Andrea, accusato di reati sessuali, la destabilizzazione interna è stata innestata dal coinvolgimento di Peter Mandelson, ormai ex ambasciatore britannico negli USA. Il nome di Mandelson, figura storica del partito laburista, era già uscito fuori lo scorso settembre, quando – spiegano i media britannici – la prima tornata di mail pubblicate aveva mostrato che il diplomatico aveva mantenuto i suoi rapporti con Epstein anche dopo la condanna nel 2008. In quel periodo era stato rimosso dal suo incarico, e con il suo licenziamento erano arrivate anche le dimissioni di alcuni degli uomini dell’entourage di Starmer. Con la pubblicazione dei nuovi documenti, la procura londinese ha lanciato una indagine penale, secondo la quale Mandelson avrebbe condiviso informazioni sensibili con Epstein mentre ricopriva il ruolo di ministro per gli affari del governo nel 2009. Gli stessi media britannici riportano che il diplomatico e suo marito, Reinaldo Avila da Silva, avrebbero ricevuto trasferimenti di denaro per almeno 75.000 dollari. Domenica, il caso Mandelson ha costretto Morgan McSweeney, capo gabinetto del premier Starmer che aveva spinto per la sua nomina, a rassegnare le dimissioni; ieri, un altro abbandono, quello di Tim Allan, capo della comunicazione di Starmer. In seguito allo scandalo, il partito laburista scozzese ha chiesto le dimissioni di Starmer, che tuttavia ha trovato l’appoggio del gabinetto, riuscendo a tenere botta.









