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Kenya, crescono le proteste contro centro Ebola finanziato dagli USA

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Continuano le tensioni a Nanyuki, in Kenya, dove centinaia di cittadini sono tornati in piazza per protestare contro la costruzione di un centro di isolamento e quarantena per pazienti affetti da Ebola, finanziato dagli Stati Uniti con un investimento iniziale di 13,5 milioni di dollari. Le manifestazioni, represse con gas lacrimogeni e arresti, seguono quelle della scorsa settimana, che sono costate la vita a due persone. Nonostante la sospensione dell’accordo da parte della Corte del Kenya, il governo intende proseguire il progetto. Contraria anche la Contea di Laikipia, che denuncia possibili rischi sanitari, economici e sociali per la popolazione locale.

“ReArm Italy”, il nuovo numero del mensile de L’Indipendente

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Da oggi è disponibile sul nostro sito il nuovo numero del Mensile de L’Indipendente, la rivista rilegata e da conservare al cui interno troverete 80 pagine di contenuti esclusivi, tra inchieste e approfondimenti riguardanti ambiente, diritti, consumo critico e molto altro. Si tratta di notizie che non troverete su altri media, perché noi, al contrario della maggior parte dei mezzi di informazione, non ospitiamo pubblicità e non siamo dunque influenzabili da poteri politici e interessi economici. L’inchiesta di copertina di questo mese è dedicata al riarmo italiano e a chi ci sta guadagnando, alle aziende riconvertite, ai piani a livello internazionale, alle forniture belliche da Israele e ai miliardi di soldi pubblici sottratti a istruzione, sanità e servizi.

Il mensile de L’Indipendente ha come sottotitolo i tre pilastri che ne definiscono la cifra giornalistica: inchieste, consumo critico, beni comuni. Ogni parola è stata scelta con cura, racchiudendo ciò che vogliamo e possiamo fare, perché non abbiamo padroni, padrini o sponsor da compiacere. Esse rappresentano i tre punti cardinali che sono alla base del nostro impegno giornalistico: inchieste (per svelare i lati nascosti della politica e dell’economia), consumo critico (per vivere meglio, certo, ma anche per promuovere scelte consapevoli capaci di colpire gli interessi privilegiati) e beni comuni (perché la nostra missione è quella di leggere la realtà nell’interesse dei cittadini e non delle élite oligarchiche che controllano i media dominanti). All’interno del mensile ci saranno poi, naturalmente, approfondimenti sull’attualità e sui temi che caratterizzano da sempre la nostra agenda: esteri, geopolitica, ambiente, diritti sociali.

Questi sono solamente alcuni dei contenuti che potrete ritrovare nel nuovo numero:

  • Cuba è sotto assedio – con la portaerei nucleare Nimitz CVN-68 dispiegata nei Caraibi, le sanzioni all’ex presidente Raul Castro e la fabbricazione di prove su presunte minacce militari cubane, Washington applica lo stesso schema di pressione usato contro il Venezuela prima del sequestro di Maduro;
  • la realtà dei centri anti-violenza in Italia – la riforma sulla violenza sessuale basata sul consenso è bloccata al Senato, i centri antiviolenza rischiano la chiusura per mancanza di fondi e l’educazione sessuale nelle scuole è ostaggio dei veti familiari. Il quadro di un Paese che fatica a cambiare davvero;
  • semi contro l’ecocidio: la resistenza palestinese passa dalla terra – i semi sono archivi di memoria, con i contadini lottano per la sovranità alimentare, economica, sociale e politica. Un’insurrezione silenziosa che custodisce l’identità di un popolo tra le macerie di Gaza e della Cisgiordana, il permafrost delle Svalbard e una rete contadina internazionale;
  • Polymarket e gli altri: l’avanzata delle scommesse predittive – dalla sponsorizzazione della Lazio al boom di Polymarket e Kalshi: un’inchiesta su come i mercati predittivi stiano ridefinendo il confine tra finanza e gioco d’azzardo, tra vuoti normativi, rischi di manipolazione e nuove forme di dipendenza.

Il nuovo numero del mensile de L’Indipendente è acquistabile (in formato cartaceo o digitale) sul nostro shop online, ed è disponibile anche tramite il nuovo abbonamento esclusivo alla rivista, con il quale potreste ricevere la versione cartacea a casa ogni mese per un anno al prezzo di 90 euro, spese di spedizione incluse. Per consultare le modalità dell’abbonamento ed, eventualmente, sottoscriverlo potete cliccare qui: lindipendente.online/abbonamenti.

 

 

 

Foggia, si dimette la sindaca Maria Aida Episcopo

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La sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo (Movimento 5 Stelle), ha annunciato le dimissioni durante il consiglio comunale dell’8 giugno. Eletta nel 2023 grazie all’alleanza di centrosinistra nota come “campo largo”, era considerata un simbolo della collaborazione tra PD e M5S. La decisione arriva dopo mesi di tensioni nella maggioranza, soprattutto sulla distribuzione delle deleghe agli assessori, culminate in un recente rimpasto di giunta. Alla seduta era presente un solo consigliere di maggioranza. Episcopo ha spiegato le ragioni della scelta in un video su Facebook. Ha ora 20 giorni per ritirare le dimissioni; in caso contrario il Comune sarà commissariato fino a nuove elezioni.

La cittadinanza ai discendenti degli italiani è diventata un caso politico internazionale

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Un anno fa il governo Meloni metteva a punto la stretta sulla cittadinanza per i discendenti degli italiani in giro per il mondo. Veniva così alterato un equilibrio che per decenni ha portato milioni di persone a ottenere la cittadinanza di Roma, dopo aver dimostrato un legame di sangue con un ave italiano. Il caso più emblematico riguarda l’America Latina, interessata nel corso del Novecento da una massiccia migrazione italiana. Proprio da lì sono nate le proteste contro la decisione del governo Meloni, che di recente ha ricevuto il beneplacito della Corte Costituzionale.

Pochi giorni fa la Consulta è intervenuta infatti in materia di cittadinanza, confermando la stretta governativa decisa con il decreto-legge n. 36/2025. La Corte ha respinto un ricorso presentato dal Tribunale di Torino, che ipotizzava una possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione, relativo al principio di uguaglianza. Nella sentenza n. 63/2026 la Corte Costituzionale ha invece sostenuto la legittimità della misura, sostenendo che per la concessione della cittadinanza siano necessari “vincoli effettivi con la Repubblica, al fine di ripristinare il nesso tra popolo, sovranità e territorio”. La legislazione precedente “consentiva di concorrere alle decisioni politiche concernenti la comunità anche a chi non aveva contribuito al suo progresso, non partecipava ai destini comuni e poteva agevolmente sottrarsi ai sacrifici e agli obblighi derivanti da tali decisioni”. L’intervento del governo Meloni ha interrotto l’automatismo, rendendo il legame con un avo italiano condizione non più esaustiva per l’ottenimento della cittadinanza.

Nell’ultimo decennio il numero di italiani residenti all’estero è cresciuto del 40%, passando da 4,8 milioni di persone a 6,4. Secondo la maggioranza di centrodestra, buona parte delle richieste di cittadinanza sarebbero motivate dalla volontà di ottenere benefici piuttosto che dal desiderio di contribuire al progresso del Paese. «La cittadinanza è una cosa seria. Ci sono agenzie che fanno pubblicità sui social e organizzano vere e proprie truffe, persone a cui non interessa l’Italia e solo vogliono un passaporto per entrare in Europa o negli Stati Uniti», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo sulle limitazioni allo ius sanguinis.

La misura, approvata pochi mesi dopo aver conferito la cittadinanza al presidente argentino Javier Milei grazie al legame col nonno paterno, è stata duramente criticata dalle comunità di discendenti di italiani sparse in giro per il mondo. L’Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI), partito che rappresenta la minoranza italiana in America Latina, ha annunciato la nascita di un’alleanza tra le comunità argentina e brasiliana. L’obiettivo principale è di condurre azioni coordinate, a partire dal contrasto alla stretta italiana sulla cittadinanza. Oltre alle vie legali, il partito di centro-destra ha annunciato la volontà di rafforzare le relazioni economiche tra l’Italia e i suoi discendenti. Viene poi auspicata la presenza di una “rappresentanza per la diaspora” all’interno del Parlamento a Roma, per tutelare i diritti degli italiani in giro per il mondo. Negli Stati Uniti sono state presentate diverse iniziative legali contro la riforma del governo Meloni, soprattutto da parte dei discendenti italiani che avevano avviato le pratiche necessarie all’ottenimento della cittadinanza. Le richieste sono arrivate alla Corte di Cassazione, che nella citata sentenza n. 63/2026 ha specificato che la legislazione attuale si applicherà alle nuove pratiche, ponendosi come intervento correttivo che rende comunque possibile “il riconoscimento agli stranieri di origine italiana”.

La procura di Roma indaga Ben-Gvir per le violenze sugli attivisti della Flotilla

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«Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito». Così il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir ha commentato il suo inserimento nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sugli abusi inflitti agli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati da Israele in acque internazionali. Nel fascicolo vengono ipotizzati i reati di tortura e sequestro di persona per l’abbordaggio e la successiva detenzione di alcuni attivisti, tra cui cittadini italiani. Gli investigatori indagano sul video girato nel porto israeliano di Ashdod e diffuso dallo stesso Ben-Gvir, in cui il ministro compare accanto agli attivisti legati, bendati e costretti a rimanere in ginocchio sotto il sole, deridendo e provocando l’equipaggio. Resta ancora aperto, invece, il nodo delle possibili sanzioni europee contro il ministro, che dovrebbe essere discusso in occasione del prossimo Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE.

Il nome di Ben-Gvir è il primo a comparire nell’inchiesta sui maltrattamenti subiti dagli attivisti della GSF in occasione dei due abbordaggi di fine aprile e metà maggio, aperta dalla Procura di Roma. La procura starebbe esaminando i video e le testimonianze degli attivisti rapiti in acque internazionali. Oltre al ministro, la procura starebbe valutando di avviare indagini contro altre figure coinvolte negli abusi inflitti agli attivisti e nel loro sequestro in acque internazionali; lo stesso abbordaggio delle imbarcazioni è oggetto di un ulteriore fascicolo, così come il sequestro di Thiago Avila e Saif Abu Keshek, due membri del direttivo della GSF, arrestati mentre si trovavano a bordo di una nave battente bandiera italiana e, dunque, sotto la giurisdizione di Roma. Il quadro degli indagati dovrebbe essere definito entro la fine di questa settimana, dopo che in procura arriveranno le deposizioni raccolte dai carabinieri.

Con l’inserimento di Ben-Gvir nel registro degli indagati, l’Italia si unisce alla Francia, la cui procura antiterrorismo ha già avviato un’indagine preliminare su sospetti casi di tortura e crimini di guerra. «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito», ha commentato con scherno Ben-Gvir, aggiungendo, secondo quanto riportato dai media israeliani: «Israele non è un sacco da boxe per una banda di bugiardi sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne ​​contro i nostri combattenti. Non mi lascio scoraggiare da questo tipo di indagine e continuerò a stare con orgoglio al fianco dei nostri combattenti». Sul piano politico resta ancora il nodo delle sanzioni a livello europeo, chieste dalla Spagna e appoggiate da diversi Paesi dell’UE, tra cui la stessa Italia. Il tema dovrebbe essere discusso lunedì 15 giugno, in occasione della prossima riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, durante la quale si cercherà di superare le resistenze di alcune delle capitali europee.

Le inchieste al vaglio della procura sui fatti di aprile e maggio si aggiungono a quella aperta lo scorso ottobre sulle vicende dell’anno scorso, riguardanti la prima GSF: analogamente a quanto successo con l’ultima missione, la prima Flotilla era stata intercettata dalla marina israeliana mentre si trovava in acque internazionali, a qualche miglio dalla costa di Gaza. In seguito all’abbordaggio, gli attivisti sono stati portati in carcere in Israele, dove avrebbero subito abusi fisici e psicologici; 37 cittadini e parlamentari italiani hanno così presentato denuncia e la magistratura ha avviato le indagini per ipotesi di reato di eccezionale gravità quali tentato omicidio, pirateria, sequestro di persona e tortura.

Bolivia: approvata legge per dare poteri straordinari all’esecutivo

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Il presidente boliviano Rodrigo Paz ha promulgato la legge 1740 sugli stati di eccezione. Essa regola l’applicazione di misure straordinarie in situazioni di crisi che potrebbero minacciare l’ordine e la sicurezza pubblici, la sovranità nazionale o il funzionamento delle istituzioni del Paese. Lo stato di eccezione conferisce all’esecutivo poteri straordinari per gestire le crisi per un periodo massimo di 90 giorni, prorogabile. La sua approvazione arriva mentre le proteste nel Paese non si fermano e i manifestanti chiedono le dimissioni del presidente Paz; la legge potrebbe trovare la sua prima applicazione proprio nell’ambito della gestione dell’attuale mobilitazione antigovernativa.

Agricoltura biologica: 44% di gas serra in meno rispetto a quella convenzionale

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agricoltura biologica

Due studi decennali convergono sullo stesso risultato: coltivare senza chimica di sintesi riduce drasticamente l'impatto climatico dell'agricoltura. A rilanciare i dati è FederBio, in occasione della Giornata mondiale dell'Ambiente, dedicata quest'anno alle soluzioni basate sulla natura per contrastare i cambiamenti climatici.
Il DOK Trial, esperimento comparativo condotto dall'Istituto FiBL in collaborazione con Agroscope dal 1978, tra i più estesi e longevi al mondo, mette a confronto sistemi di coltivazione biologici, biodinamici e convenzionali e attesta che i suoli senza chimica di sintes...

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Pisa, i magistrati mettono nel mirino la solidarietà con la Palestina: 54 indagati

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Interruzione di pubblico servizio, blocco stradale e ferroviario, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, occupazione di edifici pubblici. Sono solo alcuni dei capi di imputazione che gravano sulle 54 persone indagate a Pisa nell’ambito delle mobilitazioni contro la guerra e per la Palestina svoltesi negli ultimi mesi. A darne la notizia, nel corso di una conferenza stampa, sono state diverse delle realtà locali coinvolte, tra le quali i sindacati di base USB e CUB, l’organizzazione studentesca Cambiare Rotta e i partiti Potere al Popolo e Rifondazione Comunista. Nel mirino della Questura rientrano diverse iniziative di lotta avvenute in momenti differenti, dai blocchi stradali e dei binari ferroviari all’occupazione del rettorato dell’Università di Pisa, fino alle manifestazioni e alle iniziative contro il transito di armi.

Le persone coinvolte hanno ricevuto la notifica di chiusura delle indagini per fatti avvenuti tra luglio e ottobre 2025. In totale sono stati ipotizzati oltre 140 capi di imputazione. Gli eventi contestati sono diversi e diversificati: «L’interruzione di una lezione per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l’occupazione del rettorato, l’arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, un presidio al rettorato che ha portato alla rottura degli accordi tra l’Università di Pisa e due università israeliane», elenca un comunicato congiunto. Contemporaneamente sono arrivate decine di sanzioni amministrative, dal valore che oscilla tra i 1.000 e i 10.000 euro, contro chi ha partecipato a una manifestazione per fermare un treno con armi dirette verso Israele lo scorso 12 marzo.

Anche le persone coinvolte sono molteplici e provengono da ambienti non necessariamente collegati. Si tratta di «studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani», ma anche di «lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali». Secondo gli attivisti, vista la varietà delle persone coinvolte dai provvedimenti e dei fatti contestati, le misure della Questura celerebbero una volontà di reprimere e isolare la solidarietà per la Palestina, in quella che risulterebbe una criminalizzazione dei movimenti.

I nuovi provvedimenti piovuti a Pisa si collocano in un contesto di progressiva repressione del dissenso, specie per quanto riguarda le iniziative di solidarietà per la Palestina. A venire colpita è stata specialmente Torino: a inizio anno, nel solo capoluogo piemontese, si contavano infatti almeno 48 misure cautelari, 94 denunce e più di un centinaio di multe. I provvedimenti, tuttavia, sono arrivati in tutto lo Stivale, dalle realtà in cui i movimenti risultano più strutturati come la stessa Torino a quelle che siamo meno abituati ad associare a mobilitazioni dal basso, come Sondrio o Catania. Hanno inoltre colpito un ampio ventaglio di realtà e categorie di persone, dagli attivisti ai sindacati, per passare dai vigili del fuoco fino a giungere a cittadini ordinari. Gli episodi contestati sono anch’essi diversificati e vanno da casi di danneggiamento a brevi occupazioni di binari, per arrivare a semplici manifestazioni di solidarietà, come nel caso dei pompieri pisani, oggetto di sanzioni disciplinari per il solo fatto di essersi inchinati in memoria delle vittime a Gaza.

Come Israele usa il calcio per legittimare la pulizia etnica in Palestina e in Siria

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Era il 1978 quando l'Argentina del dittatore Videla tentò di accreditarsi come Paese sicuro e pacificato ospitando i mondiali di calcio. Nonostante le migliaia di desaparecidos (nel 1983, alla caduta del regime, se ne registreranno almeno 30mila), Videla potè contare su un atteggiamento compiacente da parte del quarto potere e timidi tentativi di boicottaggio. Soltanto dopo, l'undicesima edizione della massima competizione calcistica venne etichettata come il mondiale della vergogna. Prima e dopo Videla, si annoverano a livello globale decine di casi simili, tutti accomunati dalla volontà di u...

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La Stampa: Antonio Di Rosa sarà il nuovo direttore

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Dal 1° luglio 2026, Antonio Di Rosa assumerà la direzione de La Stampa. Attuale direttore editoriale del Gruppo SAE, Di Rosa ha guidato in passato testate e agenzie come Il Secolo XIX, La Gazzetta dello Sport, LaPresse e La Nuova Sardegna, oltre a essere stato vicedirettore del Corriere della Sera. La nomina arriva dopo il passaggio del quotidiano torinese al Gruppo SAE, avvenuto a marzo in seguito alla cessione di GEDI al gruppo greco Antenna. Nello stesso giorno entreranno in carica anche i vicedirettori Alessandro De Angelis e Luciano Tancredi. Rinnovato infine il consiglio di amministrazione della società editrice.