lunedì 16 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 1544

La rivolta dei piccoli agricoltori contro Onu e World Economic Forum

0

In risposta al Food Systems Summit (UNFSS) delle Nazioni Unite, il cui pre-vertice si è tenuto a Roma a fine luglio 2021 e il cui vertice vero e proprio si svolgerà a New York il mese prossimo, si è creato una massiccia contro-mobilitazione.
A lanciare l’iniziativa è stato il Meccanismo della società civile e dei popoli indigeni (CSM). Questa organizzazione, che comprende attori provenienti dal mondo agricolo ma anche indigeni, donne, consumatori e cittadini, ha criticato molto decisamente l’iniziativa. Secondo le loro analisi, il summit non avrebbe alcuna legittimità, a causa della piega neol...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Dalla derisione alla criminalizzazione: come i media distorcono il movimento No Green Pass

11

Dalla derisione all’oscuramento, e poi dall’oscuramento alla criminalizzazione. Questa la parabola dei media mainstream nei confronti delle proteste contro il green pass in Italia. Negli ultimi giorni, infatti, dopo mesi di totale black out informativo su ogni iniziativa di protesta, anche se molto partecipata, i palinsesti tv e le pagine di punta dei quotidiani sono tornati a popolarsi di resoconti sulle mosse dei “no green pass”. L’occasione era d’altra parte molto ghiotta. Il movimento pareva ingrossarsi nei numeri e un paio di fatti di cronaca, come l’aggressione a un inviato del quotidiano La Repubblica, fornivano il pretesto perfetto per un narrazione delegittimante.  I titoli ad effetto si sono sprecati, arrivando a parlare di “squadristi digitali“. Una tattica messa in campo ponendo la lente d’ingrandimento esclusivamente su sparuti casi di violenza, e non prestando alcuna attenzione alle decine di migliaia di persone che pacificamente hanno espresso il loro dissenso. I mezzi d’informazione hanno finito per utilizzare tali episodi come un pretesto volto a screditare l’intero movimento. Tattica collaudatissima e vecchia come il mondo, che viene usata contro ogni movimento di protesta sgradito e giudicato evidentemente pericoloso.

Un tattica affiancata da quella della derisione, tratteggiando i profili che popolano le manifestazioni come quelli di minus habens. In pratica, nella narrazione dominante, gli individui che partecipano alle proteste sono divisibili in due categorie: alcuni criminali e il resto della massa composto da mezzi scemi. In questo articolo di MilanoToday, ad esempio, i “No Green Pass” vengono fatti passare come sfegatati complottisti pronti a propagare ogni teoria alternativa su qualsiasi cosa, senza eccezione alcuna. Stesso modo di operare anche da parte di Repubblica, che in questo più recente articolo afferma che «il fiume carsico del complottismo italiano è tornato con prepotenza a galla: la battaglia contro il Green pass è il nuovo punto d’approdo». L’Adnkronos, invece, nel testo pubblicato martedì utilizza la tecnica a cui per mesi tutti i media mainstream si sono rifatti: accostare la parola Green Pass alle organizzazioni politiche di estrema destra, facendo intendere al lettore che le piazze contro il green pass siano in mano a nostalgici fascisti.

Ad ogni modo, dopo gli episodi verificatisi lo scorso fine settimana, il registro è cambiato, e si è scelto di utilizzare questi ultimi come pretesto atto a criminalizzare tutti i “No Green Pass”, ora trattati praticamente al pari di pericolosi terroristi. E ciò lo si sta facendo non solo a livello mediatico ma anche politico, con la stretta annunciata del Viminale. «Individuare specifiche misure finalizzate a rafforzare la tutela dei giornalisti e di tutte le categorie più esposte a episodi di odio dopo l’intensificarsi degli attacchi sulla rete e i gravi atti di violenza che hanno riguardato alcuni cronisti nel corso di manifestazioni di protesta contro i provvedimenti del Governo per contenere la diffusione del Covid 19», è secondo quanto riportato in una nota del ministero dell’Interno, quanto stabilito dalla ministra, Luciana Lamorgese.

Nel frattempo la criminalizzazione mediatica continua e ora i giornalisti mainstream pare abbiano pure imparato ad iscriversi ai canali su Telegram. Da giorni infatti usano come fonte uno dei canali dove si diffondono notizie e si organizzano mobilitazioni. Nonostante di chat analoghe ne esistano decine, tutti i media hanno scelto di erigerne una specifica a fonte per i loro servizi: quella che meglio si presta a trasmettere la narrazione desiderata grazie alle soluzioni estreme proposte da parte dei suoi membri. Si tratta del canale “Basta Dittatura”(oltre 40.000 iscritti), dove gli indomiti cronisti sono andati a pescare le frasi più sconnesse e abbaiate all’evidente scopo di far passere l’intera area dei “no green pass” come una masnada di fulminati. L’Huffington Post, ad esempio, parlando di questo gruppo fa passare il messaggio che quanto viene scritto al suo interno costituisca la norma nelle «chat telegram dei no Green Pass». Come se chiunque sia contrario a tale strumento debba per forza far parte di questa o altre chat simili, nonché avere idee e modi di esprimersi uguali a quelli degli altri senza alcuna capacità di discernimento.

[di Raffaele De Luca]

Siria: petrolio fuoriesce da raffineria e si diffonde nel Mediterraneo

0

Una grande quantità di petrolio, fuoriuscito da una raffineria della città costiera di Baniyas, in Siria, si sta diffondendo nel Mar Mediterraneo, e secondo quanto affermato dalle autorità cipriote potrebbe a breve raggiungere l’isola di Cipro. Il tutto dopo che la scorsa settimana i funzionari siriani avevano affermato di essere stati in grado di tenere la fuoriuscita in questione, cominciata il 23 agosto, sotto controllo. Tuttavia dall’analisi delle immagini satellitari a disposizione, adesso è chiaro che lo sversamento fosse più grande di quanto originariamente ipotizzato: ha infatti coperto una superficie di 800 chilometri quadrati.

USA: le manifestazioni sfociano nel tracciamento di massa, con l’aiuto di Google

5

Risalire ai manifestanti che si sono resi protagonisti di atti fuori legge in manifestazioni di protesta scandagliando i dati di tutti gli smartphone presenti nei paraggi, grazie al sistema di geolocalizzazione gentilmente messo a disposizione del governo da Google. È quanto sta accadendo a Kenosha, Wisconsin, dove va in scena l’apoteosi grottesca della sorveglianza in stile occidentale: il 23 agosto i cittadini sono scesi per strada per contestare l’ennesima violenza poliziesca sulle minoranze di colore, si sono verificati incendi in diverse aree della città e ora le autorità stanno tracciando indiscriminatamente tutti gli abitanti che hanno la sfortuna di possedere un telefono Android.

Vero che il rapporto tra polizia statunitense e produttori di smartphone è controverso e non sempre armonioso, perlomeno quando si tratta di ottenere l’accesso a smartphone e ad altri apparecchi elettronici per scandagliarne i contenuti. Ma stiamo parlando di una pratica ormai consolidata che tuttavia solleva diverse preoccupazioni nell’opinione pubblica, nei brand tecnologici e persino nei tribunali, soprattutto quando assume le sembianze distopiche del cosiddetto “recinto di geolocalizzazione” (geofence).

Nel caso di Kenosha, per venire a capo delle identità di coloro resisi autori di danneggiamenti a danno dell’arredo urbano durante le proteste, gli investigatori hanno chiesto e ottenuto molteplici mandati per dar vita a una “pesca a strascico” dei dati GPS degli apparecchi prodotti da Google (Apple si assicura di difendere la privacy dei propri clienti con i denti). La geofence viene già di per sé considerata un’extrema ratio che molti giudici disapprovano anche quando fa riferimento a episodi più circoscritti, la sua normalizzazione nell’ambito massivo delle manifestazioni è pertanto degna di allarme.

In queste situazioni, l’azienda tecnologica cerca di tutelare la propria immagine consegnando alle autorità delle liste di identificativi anonimi, caratterizzati semplicemente da un codice, il problema è che la polizia può chiedere all’azienda di rivelare le informazioni di ogni singola voce in elenco, di fatto rendendo vano lo sforzo formale dell’azienda. I carteggi emessi nel caso di Kenosha non assicurano peraltro che i dati non rilevanti alle indagini vengano debitamente distrutti, cosa che potrebbe tradursi in una catalogazione sistematica di tutti i manifestanti.

Nonostante la reticenza di alcuni tribunali, sempre più autorità statunitensi si stanno affidando – spesso maldestramente – al geofence, con il risultato che nel solo 2020 Google abbia dovuto sottostare a più di 11.000 di questi mandati, dettaglio che va a sottolineare una tendenza sempre maggiore e capillare nell’affidarsi alla sorveglianza radicata nelle nuove tecnologie. Una tendenza che dovrebbe certamente preoccupare gli statunitensi, ma anche gli italiani.

Per quanto difesi da tutele della privacy migliori di quelle concesse agli americani, i cittadini italiani hanno nondimeno assistito alle primissime avvisaglie di quelle brutture orwelliane che vengono tollerate oltreoceano. BuzzFeed ha infatti recentemente rivelato come Clearview Ai, controversa azienda di riconoscimento facciale, stia cercando di radicarsi anche sul suolo europeo, con le autorità nostrane che hanno compiuto tra le 101 alle 500 ricerche sul software incriminato. Difficile ottenere maggiori dettagli a riguardo, sia la ditta in questione che la Polizia di Stato si sono dimostrate restie a discutere apertamente la faccenda.

[di Walter Ferri]

Italia, transizione a parole: approvato l’ampliamento della Centrale a gas di Ostiglia

2

La transizione ecologica deve attendere ancora. Nonostante la crisi climatica e le criticità locali in relazione alle emissioni inquinanti, il 12 agosto scorso il Ministero della Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani, di concerto con il Ministero della Cultura, ha approvato «l’installazione di una nuova unità a ciclo combinato e interventi di miglioramento ambientale sui gruppi esistenti della Centrale di Ostiglia (MN)». Con un investimento complessivo di circa 400 milioni di euro, il progetto prevede – secondo quanto affermato – un’efficientemento per la centrale termoelettrica in questione e la realizzazione per la stessa di una nuova unità, costituita da una turbina a gas di classe “H”. La nuova sezione avrà una potenza elettrica nominale di circa 900 MW1 e un rendimento superiore al 60%.

«Per quanto riguarda gli aspetti ambientali, in particolare le emissioni in atmosfera – dichiara EP Produzione, l’azienda che gestisce l’impianto – la nuova tecnologia proposta permetterà di ridurre ulteriormente le emissioni specifiche in conformità ai più stringenti orientamenti nazionali ed europei; in particolare, le emissioni di NOx saranno inferiori a 10 mg/Nm3». Non è, tuttavia, dello stesso parere la Regione Lombardia. Con una relazione tecnica disponibile sul sito del Ministero della Transizione Ecologica questa, infatti, avrebbe espresso diverse preoccupazioni legate al progetto, chiedendo, esplicitamente, «che l’installazione della nuova unità non venisse approvata». Nel dettaglio, in relazione alle emissioni, quanto dichiarato dalla società proponente sarebbe del tutto fuorviante. La Regione, analizzando i dati resi disponibili dall’azienda ed effettuando nuovi calcoli sulla base di scenari più verosimili, ha infatti dimostrato che «la proposta, pur con gli utili filtri SCR, emetterebbe 1.071.000 Kg di NOx l’anno, cioè circa il doppio rispetto agli attuali 504.000 kg». Ma le criticità evidenziate dalla Regione però non finiscono qui. Innanzitutto, viene sottolineata la grave idoneità della Pianura Padana. L’area, come è noto, è tra quelle con maggiori problemi di inquinamento a livello planetario. In condizioni peggiori troviamo solo l’area Nord Orientale della Cina e il Nord dell’India. La stessa provincia di Mantova poi, sede della centrale da “innovare”, avrebbe una situazione geoclimatica tale da favorire la concentrazione di inquinanti in modo particolarmente accentuato rispetto a numerose altre province padane. In ultimo, ma non meno importante, il mantovano è già oggi l’area con la maggiore concentrazione di centrali elettriche, per una potenza installata di oltre 3500 MWe.

Ciononostante, la richiesta della Regione – nonché dei cittadini che subiranno le conseguenze del progetto – è rimasta del tutto inascoltata. Più che esprimere il proprio dissenso, tuttavia, poco altro poteva essere fatto. La procedura, infatti, sarebbe di esclusiva competenza nazionale, poiché in seno al Piano italiano energia e clima (Pniec). Un Piano di transizione energetica determinato a ritardare una vera svolta alla sostenibilità. Come conferma questa vicenda, è ancora troppo lo spazio dedicato agli investimenti nel gas naturale, fonte fossile che – come ha più volte sottolineato la comunità scientifica – non rappresenta la soluzione alla crisi climatica. Senza contare che quanto approvato per la Centrale di Ostiglia si tratta dell’ennesimo ‘regalo’ a multinazionali tutt’altro che impegnate sul fronte della transizione ecologica. EP Produzioni, infatti, fa parte del gruppo ceco EPH, «l’emblema – secondo Altreconomia – di come si possa speculare sull’azione climatica attraverso l’acquisizione di miniere e centrali a carbone obsolete, in fase di dismissione o particolarmente inquinanti, al fine di prolungarne l’operatività».

[di Simone Valeri]

La multinazionale GKN licenzia tutti i lavoratori, ma il governo continua a farci affari

2

Il 4 agosto scorso a 422 lavoratori della sede fiorentina della multinazionale inglese GKN è stato preannunciato il licenziamento via mail. Il governo italiano per cercare di convincere l’azienda a ripensarci ha proposto di convertire i licenziamenti in 13 settimane di cassa integrazione, totalmente a carico dello stato, nella speranza di ottenere il tempo necessario a trovare una soluzione. I dirigenti dell’azienda che produce componenti per auto e per il settore aeronautico reagirono chiedendo «qualche ora di tempo» per pensare alla proposta: da allora è passato quasi un mese e al ministero del Lavoro non è arrivata nessuna risposta. Nel frattempo la clessidra scorre e il termine di legge dei 75 giorni dal preavviso, alla scadenza dei quali l’azienda potrà procedere ai licenziamenti veri e propri si avvicina sempre più.

Uno stallo al quale i lavoratori si stanno opponendo con forza. Dietro lo striscione “Insorgiamo” hanno affollato le strade di Firenze in più occasioni, con cortei di protesta partecipati da oltre mille persone. Hanno occupato la fabbrica. Hanno inoltre aperto una “cassa di resistenza” per raccogliere fondi utili alle spese legali e aiutare le famiglie degli operai in difficoltà, scegliendo di aprirlo in una filiale di Banca Etica, perché unica banca che «non ha nessun tipo di legame con il fondo finanziario che ci ha chiusi, né con altri strumenti della grande finanza». Hanno lanciato una pagina social che conta già oltre settemila iscritti e organizzato un concerto che il 28 agosto ha portato migliaia di persone direttamente davanti ai cancelli della fabbrica. L’obiettivo è quello di far pressione sulle istituzioni affinché cerchino di fare qualcosa.

Una manifestazione dei lavoratori della GKN per le strade di Firenze

Per il governo Draghi il termine di convitato di pietra è infatti quanto mai appropriato alla situazione. Nessuna azione è stata intrapresa per ottenere dai dirigenti della multinazionale quantomeno una risposta alla proposta di trasformare i licenziamenti in provvedimenti di cassa integrazione, nonostante l’operazione fosse a costo zero per l’azienda. Un comportamento perfettamente in linea con quanto esplicato direttamente dal presidente del Consiglio con lo slogan «proteggere i lavoratori e non i posti di lavoro». Soluzione che per ora si sta avverando solo nella sua seconda parte, ovvero lasciare licenziare i lavoratori, senza che per questi siano state messe in campo nuove protezioni.

Ma non è tutto. Lo stato italiano ha infatti legami economici stretti con la stessa azienda. La GKN infatti ha in essere una compartecipazione con Leonardo Spa (azienda della quale possiede il pacchetto di maggioranza azionario il Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi di fatto il governo italiano) per una fornitura di 21 elicotteri alla Marina tedesca. Un affare da 2,7 miliardi di euro. Una situazione che i lavoratori hanno denunciato, chiedendo al governo di smarcarsi dalla multinazionale britannica. Anche su questo caso, ovviamente, da palazzo Chigi per ora non arriva nemmeno un sussurro. Per ora il caso della GKN rimane niente più di uno tra 87 altri: tante sono infatti le crisi aziendali attualmente sul tavolo del ministero del Lavoro dopo che il governo ha deciso di non rinnovare il blocco sui licenziamenti.

Pakistan: operazione antiterrorismo, uccisi 11 combattenti dell’Isis-K

0

Sono almeno 11 i combattenti dell’Isis-Khorasan rimasti uccisi in seguito ad una operazione antiterrorismo effettuata in Pakistan, precisamente nella provincia del Beluchistan, dal Dipartimento antiterrorismo (Ctd). In tal senso, in una nota la polizia pachistana, citata dal quotidiano britannico The Independent, ha comunicato che la cellula è stata circondata nonché invitata ad arrendersi. Tuttavia i terroristi non si sono dati per vinti ed hanno risposto sparando: è così iniziato un combattimento che ha portato alla morte di questi ultimi. Nell’operazione, inoltre, si è proceduto con il sequestro di granate, giubbotti e cinture esplosivi, armi automatiche e munizioni.

Per la prima volta sono stati osservati i legami di idrogeno dell’acqua

1

Trasparente e insapore, l’acqua si presenta ai nostri occhi come l’elemento naturale più semplice sulla faccia della Terra. Eppure, non solo è essenziale per la nostra sopravvivenza, ma la sua composizione nasconde molte caratteristiche interessanti. Un gruppo di ricerca internazionale guidato dal Centro d’Accelerazione Lineare di Stanford (Slac) è riuscito a vedere per la prima volta i suoi legami quantistici, degli “strattoni” tra le molecole quando vengono eccitate. E sono proprio questi legami ad essere alla base di alcune particolari proprietà dell’acqua, tra cui un’insolita tensione superficiale – che permette a molti insetti di camminare sulla sua superficie -, una grande capacità di immagazzinare calore e una densità minore quando è allo stato solido.

Una molecola di acqua (H2O) è costituita da due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. In particolare, tra gli atomi di idrogeno di una e l’atomo di ossigeno delle altre, si creano suddetti legami, i quali sono sempre stati difficili da osservare. Oggi, finalmente, gli scienziati ce l’hanno fatta. Questi hanno utilizzato una potente fotocamera elettronica ad alta velocità (MeV-UED), che ha permesso di scattare delle istantanee ritraenti i movimenti molecolari provocati da brevi impulsi – derivanti di un potente fascio di elettroni – diretti su getti di acqua mille volte più sottili del diametro di un capello umano. Questo ha permesso di vedere come gli atomi di idrogeno di una molecola attirino gli atomi di ossigeno delle altre per poi, sotto impulso energetico, respingerle e aumentare lo spazio tra queste.

L’esperimento ha fatto luce sulla natura più profonda dell’elemento naturale più importante del nostro pianeta. La possibilità, infatti, di vedere i suoi legami di idrogeno in movimento, potrebbe dare il via a studi specifici in grado di fornire sia importanti rivelazioni su come abbia portato all’origine e alla sopravvivenza della vita sulla Terra, sia informazioni essenziali per lo sviluppo di innovativi metodi di energia rinnovabile.

[di Eugenia Greco]

Perù: autobus precipita in un burrone, almeno 32 morti

0

Almeno 32 persone hanno perso la vita, tra cui due bambini di 3 e 6 anni, ed altre 22 sono rimaste ferite: è questo il bilancio attuale dell’incidente stradale verificatosi in Perù. Nella giornata di ieri, infatti, un autobus partito dalla città di Huánuco e diretto a Lima è precipitato in un burrone. In base a quanto sostenuto dal comandante della polizia, Cesar Cervantes, la tragedia si è consumata poiché il conducente stava guidando ad una elevata velocità. Quest’ultimo, inoltre, è deceduto, mentre il secondo autista è stato preso in custodia.

La Cina mette un freno ai videogiochi: massimo 3 ore a settimana per i minorenni

0

La norma era stata anticipata da una dura campagna di stampa dei media cinesi sui videogiochi definiti «oppio dei popoli», scomodando la definizione che Karl Marx riservava alla religione. Ora la legge che intende limitare le pratiche diseducative per i giovani diventa realtà: il governo di Pechino ha stabilito che i minorenni potranno usare i videogiochi per un massimo di tre ore a settimana. Le piattaforme di videogame potranno offrire il gioco online ai minori solo nei fine settimana e nei giorni festivi ed esclusivamente dalle ore 20:00 alle 21:00. A riferirlo l’agenzia di stampa statale Xinhua, riportata in occidente dall’agenzia Reuters.

La misura va inquadrata in una tendenza più generale che vede il governo comunista di Pechino impegnato in una dura campagna contro quelle forme di intrattenimento accusate di assoggettare i giovani e trasmettere valori negativi per la comunità. Una campagna che poche settimane fa aveva già colpito gli influencer. Imponendo alla piattaforma social Weibo (la più importante in Cina) di bloccare la sua classifica delle celebrities più popolari del web allo scopo di frenare la visibilità degli influencer, e all’app Douyin – nel resto del mondo conosciuta come TikTok –di impedire l’ostentazione della ricchezza e del lusso, considerati da Pechino atteggiamenti che «inculcano l’ossessione per il denaro e umiliano i più poveri». Dopo anni di crescita con pochissime regole, insomma, il governo cinese intende riportare le piattaforme del web sotto il controllo politico di uno stato che non intende rinunciare ad avere anche un forte indirizzo e controllo educativo sulla società.

Il mercato dei videogiochi in Cina è attualmente il più importante al mondo. Prima della decisione del governo si stimava per il settore un giro di affari da 45,6 miliardi di dollari nel 2021, superiore a quello degli Stati Uniti.