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Al voto la prima legge europea per salvare il clima

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La prima legge europea sul clima sarà votata il 6 ottobre in Europarlamento. L’ultimo Emissions Gap Report dell’UNEP ha evidenziato che l’attuale azione climatica è insufficiente per raggiungere gli obiettivi stabiliti, e ci porterebbe ad un surriscaldamento del pianeta di oltre 3°C rispetto ai livelli preindustriali. Scenario che, secondo le previsioni del Joint Research Center della Commissione, potrebbe costare 175 miliardi di euro l’anno. Per evitare che ciò si avveri, secondo il rapporto UNEP, è cruciale consentire una riduzione del 65% delle emissioni da qui al 2030, al fine di contenere l’aumento della temperatura globale entro la soglia critica di 1.5°C. Obbiettivo possibile che consentirebbe all’Europa il risparmio di più di 10.000 miliardi di euro, migliorando non solo il clima ma anche l’economia europea.

Nuove manovre contro la Bielorussia: in arrivo le sanzioni UE

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Lukashenko non è stato ancora incluso nell’elenco delle sanzioni bielorusse, anche se l’UE si è rifiutata di sostenerlo come presidente legittimo della Bielorussia. Secondo il presidente francese Macron, Lukashenko dovrebbe essere incluso nella lista dei bielorussi sanzionati in caso di mancato dialogo con il popolo, e l’Ue desidera coinvolgerlo in ciò.

Dal 9 agosto l’opposizione bielorussa ha organizzato una serie di proteste per i risultati delle elezioni presidenziali in cui Lukashenko è stato rieletto, mentre l’opposizione insiste che sia la sua candidata, Svetlana Tikhanovskaya, ad aver vinto. L’Unione europea, ha affermato di non riconoscere la vittoria del 9 agosto di Lukashenko e ha chiesto che si ripetano le elezioni, minacciando d’imporre sanzioni contro i responsabili delle presunte frodi.

Nel mondo oltre 11 milioni di persone lavorano nelle energie rinnovabili

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Sono oltre 11,5 milioni i lavoratori nel settore delle energie rinnovabili, con un numero sempre più in crescita. Lo afferma IRENA (International Renewable Energy Agency) e aggiunge che il 32% degli occupati sono donne.

L’Asia detiene il primato per il 63% di lavoratori totali nei green job. Il report dell’agenzia del 2019, mostra che i maggiori datori di lavoro sono i pannelli fotovoltaici con 2,8 milioni di operatori sui 11,5 milioni totali. Seguono il comparto dei biocarburanti liquidi (2,4 milioni), l’idroelettrico (1,9 milioni), l’eolico (con 1,1 milioni) e conclude l’elenco il settore del solare termico con (823mila) addetti. “L’energia rinnovabile, ora predominante nella nuova capacità elettrica, si è dimostrata particolarmente flessibile, conveniente e resiliente di fronte alla crisi sanitaria ed economica del 2020”, spiega il direttore generale di IRENA, Francesco La Camera.

Da oggi la terapia ormonale per i trans è gratuita in tutta Italia

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I farmaci ormonali per la transizione di genere sono da oggi forniti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale, lo ha stabilito l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) con una delibera publicata ieri sulla Gazzetta ufficiale. La decisione segue un’analoga normativa approvata lo scorso anno dalla regione Emilia-Romagna, ora estesa a tutta Italia.

La decisione sancisce la presa in carico da parte della sanità pubblica della disforia di genere, ovvero il disturbo fisico e psicologico di non riuscire a riconoscersi nel proprio sesso biologico. La nuova normativa nazionale italiana garantisce a tutte le persone con disforia la possibilità di ricevere supporto psicologico e assistenza medica per avviare un percorso che le porti a un cambio di sesso anagrafico e/o anatomico qualora venga ritenuto necessario.

Nei negozi Amazon si pagherà con il palmo della mano

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Amazon One, è l’ultima rivoluzione del gigante commerciale. La novità, che esordirà nei negozi fisici di Amazon, consente di pagare passando il palmo della mano, precedentemente collegato a una carta di credito, su un apposito scanner.

Bezos, l’uomo più ricco del mondo e proprietario dell’azienda, ha trovato un nuovo modo per velocizzare lo shopping: una tecnologia biometrica in grado di trasformare la mano in una carta di credito, creando una sorta di “firma palmare“, composta da vene e linee del palmo.

Amazon prevede di proporre l’idea ad altri rivenditori in futuro, e forse anche a stadi e uffici.

La Turchia mette il bavaglio ai social media

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Oggi a Istanbul è entrata in vigore una nuova legge, che darà modo al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan di avere un controllo statale su tutti i maggiori social network. Questa legge impone a Facebook, Instagram, Twitter e YouTube che d’ora in avanti dovranno avere un referente locale, legalmente responsabile dei contenuti e della loro eventuale rimozione su richiesta dell’autorità giudiziaria.

La norma prevede che i dati dei loro utenti siano catalogati in server locali, provocando timori di violazioni della privacy. Se i giganti del web non si adegueranno rischieranno multe salate o addirittura l’oscuramento dei propri social. La legge era stata approvata dal Parlamento di Ankara nello scorso luglio, tra le proteste degli attivisti per la libertà d’espressione. Il governo Erdogan non era nuovo ad azioni simili. Nel 2019 aveva oscurato 40mila tweet, 6.200 post su Facebook, 408 mila siti web e 10 mila video su YouTube.

Brexit, l’Europa contro Londra: ha violato gli accordi

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Un paio d’ore prima del nuovo vertice europeo, Ursula von der Leyen (presidente della Commissione) ha annunciato di aver avviato una procedura di infrazione nei confronti della Gran Bretagna: Bruxelles ritiene che la legge britannica sul mercato interno, non rispetti il protocollo per l’Irlanda stabilito nell’accordo di ritiro. Nonostante il governo del Regno Unito avesse riconosciuto le violazioni, non ha ritirato le parti controverse del disegno di legge e la scadenza era ieri.

Secondo la Commissione, il Regno Unito ostacolerebbe l’attuazione dell’accordo di recesso (il Withdrawal Agreement). Il trattato stabilisce che l’Irlanda del Nord deve rimanere nell’unione doganale europea finché non si sarà trovato un altro accordo per evitare una frontiera fisica sull’isola. Johnson (primo ministro inglese)  invece, si dice contrario a questa misura, poiché creerebbe un confine tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito.

Sempre più tunisini sfidano il Mediterraneo cercando un futuro in Italia

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Un tempo solo i giovani disoccupati salpavano dalle coste della Tunisia alla volta della Sicilia, rischiando la vita per 130 km; oggi anche persone che hanno un lavoro o buone prospettive. Secondo le cifre pubblicate dal Viminale, dall’inizio del 2020, circa 10.000 tunisini sono sbarcati in Italia. Cifre triplicate rispetto al 2019, ma lontane dai 120.000 del 2017. Quell’anno i migranti provenienti dalla Tunisia rappresentavano solo il 5%, ma nel 2020 la percentuale è cresciuta fino al 42%.
Secondo Romdhane Ben Amor, portavoce dell’ong per i diritti economici e sociali (Ftdes), le famiglie che prima si opponevano all’emigrazione oggi non lo fanno più. D’altro canto però, sostiene il portavoce, questi arrivi hanno messo a dura prova le regioni del Sud Italia, soprattutto durante la pandemia.

Covid-19: il Governo verso la proroga dello stato di emergenza

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Il Governo Conte valuta di prolungare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021, superando la scandenza attuale prevista per il 15 ottobre. La proroga è stata richiesta dal Comitato tecnico scientifico e motivata con l’andamento della pandemia in Italia e soprattutto in alcuni paesi vicini. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha giudicato molto probabile l’effettivo prolungamento dell’emergenza.

Lo stato di emergenza prevede di agire in deroga su numerosi aspetti della vita pubblica grazie all’emanazione di Dpcm (i decreti della presidenza del Consiglio dei ministri) e ordinanze del ministro per la Salute, di decidere limitazioni agli ingressi di cittadini stranieri e di attuare nuovi eventuali lockdown senza bisogno di approvazione parlamentare.

Brasile, un giudice salva le mangrovie tropicali da Bolsonaro

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Ricardo Salles attuale ministro dell’Ambiente in Brasile, ha ormai da tempo un’ossessione confermata anche dalle varie intercettazioni sentite dai giudici. La sua idea è chiara: “Basta con questi vincoli ambientali” dice il ministro, “Bisogna favorire gli allevatori, dare spazio agli industriali”. Poi, per raffigurare meglio quello che intendeva dire, aveva aggiunto: “Come nei passaggi delle mandrie, queste regole che delimitano alcune zone devono essere cancellate”. A dare ancora più manforte alla sua idea è anche il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Lunedì scorso la sua “idea” è diventata realtà, il Consiglio nazionale dell’Ambiente (Conama) ha votato all’unanimità la revoca delle risoluzioni 302 e 303 che fissavano entro 300 metri dalla costa le aree protette: circa 1,6 milioni di chilometri quadrati di terreni colmi di mangrovie e segnati da dune di sabbia. Gli ambientalisti sono insorti, insieme a loro un gruppo di avvocati che ha presentato un ricorso accolto dal giudice federale del tribunale di Rio de Janeiro Maria Carvalho. Il giudice per il momento ha fermato il procedimento.