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Il Messico mette al bando il mais ogm e avvia il divieto d’uso del glifosato

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Il Messico revocherà e si asterrà dal concedere permessi per il rilascio di semi di mais geneticamente modificati nell’ambiente. Lo ha affermato il decreto emesso giovedì sera, che ha anche ordinato l’eliminazione graduale delle importazioni di mais OGM entro il 2024. Questi ultimi hanno gravi ripercussioni sugli agricoltori e sulle popolazioni indigene del Messico perché mettono a rischio la diversità delle varietà coltivate. Sabato la principale lobby agricola messicana ha criticato la decisione del governo.

“La mancanza di accesso alle opzioni di produzione ci pone in una posizione di svantaggio rispetto ai nostri concorrenti, come i coltivatori di mais negli Stati Uniti”, ha affermato la portavoce del Consiglio nazionale dell’agricoltura del Messico, Laura Tamayo. “D’altra parte, l’importazione di grano geneticamente modificato dagli Stati Uniti è essenziale per molti prodotti della catena agroalimentare”, ha aggiunto Tamayo, anche direttore aziendale regionale per Bayer, la cui unità agrochimica Monsanto produce diserbante Roundup e mais OGM. Gli oppositori delle colture geneticamente modificate, invece, hanno celebrato il divieto.

Il Messico dipende dalle importazioni di mais giallo (OGM) dagli Stati Uniti per l’alimentazione del bestiame. Va considerato però che il Paese è centro d’origine di 59 razze di mais e che in agricoltura, il vero progresso sono le tecniche agricole sostenibili, la tutela dell’agrobiodiversità e la conservazione della fertilità del suolo.

Niger, elezioni nella violenza: attentato causa almeno 70 morti

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Almeno 70 persone sono rimaste uccise in attacchi simultanei in due villaggi in Niger, Tchombangou e Zaroumdareye, vicino al confine con il Mali. 49 persone sono state uccise e 17 ferite nel primo villaggio, mentre altre 30 sono morte nel secondo. Una strage che avviene proprio a ridosso delle elezioni. In questi giorni, infatti la Commissione elettorale nazionale ha ufficializzato i risultati delle presidenziali del 27 dicembre: Mohamed Bazoum, ex premier e braccio destro del presidente uscente Mohamadou Issoufou ha vinto con il 39,33% dei voti. Però ci sarà un ballottaggio a febbraio. L’attacco, riportato dall’agenzia Reuters in seguito a segnalazioni di fonti della sicurezza interna in Niger, è stato confermato dal ministero dell’Interno di Niamey. Non c’è ancora nessuna rivendicazione ma si ipotizza la responsabilità delle milizie vicine ad Al Qaeda. 

Bazoum a febbraio sfiderà l’ex presidente Mahamane Ousmane, candidato dell’opposizione, che ha ottenuti il 16,9% delle preferenze. L’ex premier rivendica i miglioramenti degli ultimi anni, dall’aumento delle infrastrutture alla maggiore sicurezza, fino alla crescita costante del Pil. Le opposizioni, invece puntano il dito denunciando meno libertà individuali e l’indebolimento dell’istruzione. Secondo le Nazioni Unite, Il Niger è uno dei paesi più a rischio per quel che riguarda lo sviluppo economico e le libertà civili. I suoi territori sono di centrale importanza nello snodo per le migrazioni, un crocevia di incontri di etnie diverse.

Riders, sentenza storica: l’algoritmo discrimina chi si ammala e chi sciopera

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Il Tribunale di Bologna ha accolto il ricorso presentato nel 2019 dalla Cgil con Filt, Filcams e Nidil, contro l’algoritmo “Frank” usato per valutare i rider (fattorini che tramutano un ordine su Internet in una consegna a domicilio). Le organizzazioni sindacali avevano denunciato “la cecità” di Frank rispetto alle possibili condizioni personali dei lavoratori. L’algoritmo “produce effetti discriminatori in quanto penalizza il diritto di sciopero, la malattia e i lavoratori con esigenze di conciliazione vita/lavoro”.

Secondo quanto ricostruito dai sindacati, fino allo scorso novembre, ordini, ritiri e consegne erano decise dall’algoritmo che smistava le consegne in base al punteggio dei riders. Con l’algoritmo, a quelli meglio valuatati, venivano assegnati orari di punta, zone più comode e quindi superiori prospettive di guadagno. Deliveroo aveva respinto l’accusa, sostenendo che “‘Frank’ utilizza solo la posizione dei rider e il tipo di mezzo utilizzato per proporre le consegne”.

Il giudice ha inoltre ritenuto che “il modello di valutazione adottato da food delivery era una ‘scelta consapevole‘ dell’azienda che privilegiava la disponibilità del rider, senza mai considerare le ragioni dell’assenza. Il Tribunale infatti afferma che la piattaforma ‘può togliersi la benda che la rende cieca rispetto ai motivi della mancata prestazione lavorativa del rider’. “Se non lo fa, è perché lo ha deliberatamente scelto”, ha aggiunto il segretario confederale della Cgil.

Usa, 12 senatori repubblicani chiedono la revisione del voto

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Dodici senatori repubblicani hanno annunciato che contesteranno il conteggio dei voti del Collegio Elettorale il 6 gennaio. Il gruppo ha posto come condizione la nomina di una commissione che effettui un controllo di emergenza di 10 giorni sui risultati negli Stati dove l’esito è contestato. Lo riferisce Fox News, secondo cui l’iniziativa parte dall’ex candidato presidenziale Ted Cruz. I dodici hanno presentato un precedente del 1877 relativo alla sfida presidenziale tra Tilden e Hayes, segnata da accuse di frodi elettorali in vari Stati.

Strage jihadista in Niger, oltre 70 morti

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Almeno 70 persone uccise e altre 20 ferite in un attacco terroristico in Niger. La strage avvenuta in due villaggi al confine con il Mali, non è ancora stata rivendicata. Tuttavia, è molto probabile sia opera di gruppi jihadisti che insanguinano il Paese da anni. L’attacco è avvenuto il giorno dell’annuncio dei risultati preliminari delle elezioni presidenziali (il 27 dicembre). In testa con il 39,33%, il candidato del partito al governo del Niger, Bazoum, che a febbraio andrà al ballottaggio contro l’ex presidente Ousmane.

L’Iran annuncia: via le sanzioni o riprenderà l’arricchimento dell’uranio

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L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) delle Nazioni Unite ha comunicato che l’Iran ha intenzione di arricchire l’uranio fino al 20% nel proprio impianto nucleare sotterraneo di Fordow. La preoccupazione è che questa mossa possa rappresentare un passo in avanti verso un “livello da armamenti” nel programma nucleare, violando l’accordo nucleare iraniano. La IAEA ha dichiarato che “l’Iran ha preso tale decisione dopo che ha sospeso l’accesso garantito all’Onu per condurre ispezioni nei propri siti nucleari”.

Dall’8 maggio 2018, giorno in cui Trump ha ritirato il proprio Paese dal JCPOA, sono note le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Sono state messe in atto sanzioni severe contro l’Iran secondo la “politica di massima pressione” statunitense, le quali sono culminate il 3 gennaio 2020, giorno dell’uccisione del generale a capo della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani. In vista del suo primo anniversario infatti, l’Iran continua a minacciare una ritorsione: il 31 dicembre sono stati accusati 45 agenti legati agli Usa di coinvolgimento nell’assassinio del generale. Per ripicca gli Usa, il 10 dicembre hanno sorvolato la regione e il 21 hanno inviato un sottomarino e due navi da guerra nelle acque del Golfo arabo. Dal ritiro statunitense, l’Iran ha ripreso l’arricchimento di uranio agli impianti di Fordow raggiungendo il 4,5%, nonostante l’accordo sul nucleare prevedesse il limite del 3,67%. Secondo alcuni esperti, Teheran ha accumulato scorte di uranio sufficienti per almeno due armi nucleari.

Rifiuti spaziali, al via nel 2025 la prima missione europea di pulizia

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Ripulire lo spazio da milioni di detriti fluttuanti che potrebbero compromettere il funzionamento dei satelliti operativi. Questo l’obiettivo di una start-up svizzera, Clear Space. La missione, sostenuta con 86 milioni di euro dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), partirà nel 2025. Di fatto, nascerà un nuovo settore, quello dei servizi di pulizia spaziali. Nel dettaglio, il fine del primo lancio sarà quello di raccogliere e riportare sulla Terra la parte superiore di un adattatore, chiamato VESPA, utilizzato con il lanciatore Vega e mandato nello spazio nel 2013. Stiamo parlando di tecnologie dotate di Intelligenza Artificiale basata sulla visione e di sistemi avanzati di guida, navigazione e controllo. Questo – come ha illustrato l’ESA – consentirà al satellite di acquisizione di avvicinarsi all’obiettivo autonomamente e in sicurezza, nonché permettere ai bracci robotici di catturare l’obiettivo.

Sono oltre 6.000 i frammenti grandi più di un centimetro e decine di milioni i piccoli resti di satelliti e apparecchiature varie che attualmente orbitano nello spazio. Questi ed altri rifiuti spaziali contribuiscono ad inquinare l’atmosfera terrestre, ma il problema non è solo di natura ambientale. “Alle velocità orbitali – ha spiegato Luc Piguet, amministratore delegato di ClearSpace –  anche una vite può colpire con una forza esplosiva. I responsabili di missione non possono garantire alcuna protezione – ha aggiunto – piuttosto, il rischio deve essere gestito attraverso operazioni di rimozione attiva dei rifiuti spaziali”.

Nel silenzio internazionale Israele ha attaccato 350 volte Siria e Palestina nel 2020

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Nel 2020 Israele ha colpito circa 50 obiettivi in Siria e altri 300 in Palestina, nella Striscia di Gaza. Lo rivela il rapporto diffuso dall’IDF, l’esercito israeliano, che dettaglia il quadro delle operazioni compiute. L’ultima aggressione israeliana in Siria è avvenuta mercoledì mattina: un soldato siriano ha perso la vita e altri tre sono rimasti feriti. Per quanto riguarda gli attacchi alla Striscia di Gaza, nel rapporto l’esercito si giustifica affermando di aver agito in risposta ai 176 razzi lanciati dalla Palestina contro Israele e agli attacchi terroristici in Cisgiordania. L’esercito israeliano avrebbe anche effettuato 2.277 arresti e chiuso 50 impianti sospettati di produrre armi. Ma gli attacchi di Israele, con pochissime eccezioni, sono avvenuti nella violazione del diritto e nel silenzio della comunità internazionale.

Nel documento si legge anche che i caccia israeliani hanno pattugliato Gaza 1.400 volte e gli elicotteri dell’esercito 400 volte. Inoltre, quest’anno sono state registrate 35.000 ore di volo da parte dei droni israeliani. Il regime israeliano utilizza regolarmente droni per operazioni di ricognizione e per commettere omicidi mirati, il che comporta la violazione degli spazi aerei palestinesi, siriani e libanesi. Le autorità palestinesi condannano i crimini di Israele – rivolti contro i civili e le loro terre – e chiedono alla comunità internazionale di porre fine alla sua passività di fronte alle violenze perpetrate contro il popolo palestinese e alla violazione dei suoi diritti.

 

Microplastiche trasportate dal vento hanno contaminato anche le zone remote della Terra

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Le microplastiche viaggiano nel vento. A confermarlo è una recente ricerca condotta dall’Istituto di Scienze Weizmann. Questa ha dimostrato che pezzi di plastica microscopici viaggiano attraverso l’aria del vento anche per lunghe distanze, riuscendo ad arrivare in spazi remoti e difficilmente raggiungibili dall’uomo. Sembra inoltre che, particelle di diametro inferiore a 5 mm che si staccano dagli oggetti di plastica, passino dalla superficie marina all’atmosfera e raggiungano aree non frequentate dall’essere umano e quindi apparentemente non inquinate.

La ricerca è cominciata nel 2016, quando gli scienziati del team Weizmann si sono riuniti sulla Tara, nave da ricerca dove si effettuano studi sugli effetti del cambiamento climatico. In quel frangente, navigando nell’oceano Atlantico settentrionale, hanno rilevato nell’aria notevoli quantità di plastica comune – polistirolo, polietilene, polipropilene e altro – sotto forma di “microplastica”, che le permette di essere trasportata dal vento. Inoltre, analizzando campioni di acqua marina nei punti sottostanti ai ritrovamenti aerei di microplastiche, hanno trovato le stesse tipologie di rifiuti. Con ciò, gli studiosi sono giunti alla conclusione che questo materiale, una volta inquinato il mare, riesca ad entrare nell’atmosfera tramite lo scoppio delle bolle in superficie. Una volta nell’aria poi, non solo diventa più dannoso e tossico a causa del contatto con la luce ultravioletta, ma viene anche trasportato dai venti in aree remote del globo.

 

Bosnia, continua l’odissea di centinaia di migranti costretti al gelo

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Per i migranti bloccati in Bosnia la situazione continua a peggiorare. Soprattutto da quando, il 23 dicembre si è verificata la chiusura del Lipa, un campo di tende sopra l’altopiano gestito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Circa 900 persone sono rimaste accampate nei resti di questo campo, sotto la neve, senza un riparo, senza acqua né cibo, prima che gli ex ospiti, in segno di protesta per la chiusura, dessero alle fiamme la gran parte del campo.

Il loro previsto trasferimento nell’altro campo nel centro abitato di Bihac non è ancora avvenuto, soprattutto a causa della forte opposizione della popolazione locale. La polizia, infatti, presidia tutta la zona per controllare che le persone non provino ad andare proprio verso la città di Bihać. La Croce Rossa, che opera sul posto insieme ad alcune organizzazioni locali (sono gli unici autorizzati a farlo), portano loro del cibo una volta al giorno. Sono pasti non cucinati, quindi freddi, che non aiutano a scaldarsi.

Nel 2018, quando è iniziata la migrazione, la rotta balcanica si è spostata verso la Bosnia. Sin dall’inizio, il paese è stato considerato come incapace di gestire situazioni di questa portata. L’assetto politico amministrativo della Bosnia Erzegovina è caratterizzato da forti rallentamenti burocratici e continue dispute tra le istituzioni. Difatti è stata sempre tenuta sotto controllo dall’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.