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Macerata: il giudice di pace annulla la multa per violazione del coprifuoco

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Il giudice di pace di Camerino (MC) ha accolto il ricorso avente ad oggetto la richiesta di annullamento di una sanzione amministrativa per violazione del coprifuoco ed ha condannato la prefettura di Macerata al pagamento delle spese processuali. La sanzione, una multa da 533 euro (373 in caso di pagamento entro cinque giorni), era stata irrogata ad un ragazzo di Pioraco (MC) che aveva violato il coprifuoco per andare a trovare la compagna. Successivamente, però, il suo amico Marco Dialuce, studente al secondo anno di giurisprudenza, ha presentato il ricorso fondandolo sull’incostituzionalità del coprifuoco, definito da quest’ultimo come una «misura restrittiva della libertà personale». «Nel nostro ordinamento giuridico, l’obbligo di permanenza domiciliare è una sanzione penale e solo il giudice con atto motivato può disporla. Pertanto, è incostituzionale disporre un coprifuoco attraverso un decreto del presidente del consiglio dei ministri, che è un atto amministrativo gerarchicamente inferiore alla legge, e lo sarebbe anche se fosse disposto con un atto avente forza di legge», ha affermato Dialuce, che ha aggiunto che non vi possano essere deroghe ai principi costituzionali, «se non in caso di guerra».

Lo studente, in seguito ad un’altra multa simile, già nei mesi scorsi aveva presentato ricorso al giudice di pace di Macerata ed esso era stato accolto solo in parte da quest’ultimo, che aveva deciso semplicemente di irrogare una sanzione di minore entità. Stavolta, invece, le conseguenze del ricorso sono state ben diverse. Tuttavia, seppur lo studente si sia rivolto al giudice di pace per i motivi sopracitati, non è chiaro se quest’ultimo abbia accolto il ricorso sulla base della presunta incostituzionalità del coprifuoco o meno. Infatti, le motivazioni della decisione del giudice non sono ancora state fornite e saranno rese pubbliche tra una settimana.

Ad ogni modo, va ricordato che la sentenza del giudice di pace non può dichiarare incostituzionale il DPCM e conseguentemente farlo decadere a livello nazionale: questa è una decisione che solo la Corte Costituzionale può assumere. Quanto stabilito dal giudice ha validità solo nei confronti di questo specifico caso e dunque non è detto che in situazioni analoghe si arrivi alla medesima conclusione.

[Di Raffaele De Luca]

Cosa puoi fare per l’emergenza climatica? Innanzitutto cambia banca

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Una mossa coraggiosa, tanto semplice quanto rivoluzionaria. Quando Laurence ha scoperto che la sua banca – l’Unicredit – continuava a finanziare le fonti fossili, non ci ha pensato due volte a cambiarla. «Ho realizzato che ogni giorno i miei soldi venivano utilizzati per finanziare il collasso climatico ed ecologico». Questa la testimonianza della donna riportata da Extinction Rebellion. Il movimento socio-politico, infatti, ha dato il via ad un’iniziativa per boicottare la ‘finanza fossile’. Una vera e propria campagna di disinvestimento, contenente tutte le informazioni utili per cambiare banca qualora la propria non rispetti i nostri valori. «Davanti ai colossi finanziari – ha aggiunto Laurence – ci sentiamo così minuscoli e impotenti. Ma non è vero: non lo siamo. Insieme, tutte e tutti noi, abbiamo un vero potere da usare per modificare il mondo, farlo diventare quello che vogliamo, senza violenza».

È recente la notizia secondo cui Unicredit ha violato la propria policy continuando a investire sul fossile. Oltre a un miliardo di euro concesso in prestito alla società ceca EPH, principale acquirente di miniere e centrali a carbone obsolete, l’istituto di credito ha, infatti, collezionato non pochi investimenti nel settore. Come prestiti e sottoscrizioni, nel solo 2020, a società quali Eni, Repsol e Total per un totale di quasi 6 miliardi di euro. Ma non è la sola. Quasi tutte le grandi banche continuano a riversare miliardi su petrolio, gas e carbone. Dall’Accordo di Parigi del 2016, in particolare, le 60 banche più grandi al mondo avrebbero finanziato i combustibili fossili per un totale di 3,8 mila miliardi. Nel nostro piccolo, cambiare banca per combattere la crisi climatica potrebbe quindi fare la differenza.

Sul sito di Extincion Rebellion Italia è disponibile il modulo da compilare e inviare al proprio istituto di credito per chiedere di ritirare gli investimenti nel settore fossile. Una sorta di ultimatum che si conclude con l’annuncio che, in caso in cui la banca non fornisca risposte soddisfacenti, ci si riserva il diritto di interrompere il rapporto bancario. Se tanti italiani lo facessero i risultati non tarderebbero di certo a farsi sentire.

[di Simone Valeri]

 

Indonesia: il sottomarino disperso è ufficialmente affondato

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Il sottomarino con a bordo 53 persone scomparso nella giornata di mercoledì al largo di Bali, in Indonesia, è ufficialmente affondato. Lo hanno reso noto le autorità indonesiane dopo aver ritrovato alcuni oggetti che si ritiene provengano dall’interno del KRI Nanggala 402, ossia il sommergibile in questione. «Abbiamo cambiato lo status da scomparso ad affondato», ha affermato il portavoce della Marina indonesiana, il quale ha aggiunto che gli oggetti ritrovati non possono essere di un altro natante.

È morta Milva: la cantante aveva 81 anni

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Milva, la storica voce della musica italiana, è morta questa mattina all’età di 81 anni. Il decesso della cantante ed attrice teatrale di Goro si è verificato nella sua casa milanese, città dove viveva insieme alla figlia. Proprio quest’ultima ha confermato la scomparsa della madre ed ha affermato che ella fosse malata da tempo.

Il Consiglio di Stato ha accettato il ricorso del governo contro le cure domiciliari

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Il Consiglio di Stato ha accettato il ricorso presentato dal ministero della Salute e dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) contro l’ordinanza del Tar del Lazio, che il 4 marzo scorso stabilì che i medici potessero non uniformarsi al protocollo nazionale per le cure Covid che prevede somministrazione di Paracetamolo e “vigile attesa”. Il Consiglio di Stato ripristina quindi il protocollo Aifa, con la motivazione che non si può attendere fino alla data in cui vi sarà la trattazione di merito dinnanzi al Tar (prevista per il prossimo 20 luglio) senza avere delle linee guida ministeriali in vigore. Il pronunciamento del Consiglio di Stato non è ancora stato reso pubblico sul portale dell’istituzione ma è stato reso noto dall’avvocato Erich Grimaldi, che in rappresentanza del Comitato cure domiciliari Covid-19 presentò il ricorso al Tar.

Il Consiglio di Stato non è entrato nel merito scientifico delle cure. La sua ordinanza precisa che: «la natura dell’atto impugnato porta ad escludere l’esistenza di profili di pregiudizio dotati dell’attributo dell’irreparabilità, dal momento che la nota Aifa non pregiudica l’autonomia dei medici nella prescrizione, in scienza e coscienza, della terapia ritenuta più opportuna. Laddove la sua sospensione fino alla definizione del giudizio di merito determinerebbe al contrario il venir meno di linee guida, fondate su evidenze scientifiche documentate in giudizio, tali da fornire un ausilio (ancorché non vincolante) a tale spazio di autonomia descrittiva comunque garantito». In parole povere: il Consiglio di Stato afferma che la libertà di cura dei medici è comunque ammessa e garantita e linee guida Aifa non sono vincolanti ma servono solo a fornire una guida che viene giudicata scientifica e necessaria.

Difficile non notare, però, come esistano ormai molti dubbi – scientificamente documentati – sulla maggiore efficacia delle linee guida stabilite dall’Aifa rispetto alle cure domiciliari. Basta guardare a paesi che stanno gestendo indubbiamente meglio dell’Italia l’emergenza pandemica, a cominciare dalla Gran Bretagna, il cui premier Boris Johnson, ha appena istituito una task force medica per trovare entro il prossimo autunno un protocollo di cura domiciliare che possa prevenire nel numero più ampio possibile dei casi un decorso negativo della malattia e l’ospedalizzazione. Le stesse cose che, con un ordine del giorno approvato quasi all’unanimità, il Senato della Repubblica italiana ha chiesto al governo pochi giorni fa. Ma il ministro della Salute, Roberto Speranza, per ora ha deciso di agire in direzione esattamente contraria, continuando nella difesa di un protocollo che ha portato pessimi risultati, facendo dell’Italia uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità per Covid-19 nel mondo.

Al seguente link è consultabile il testo dell’Ordinanza emessa dal Consiglio di Stato: Ordinanza Consiglio Di Stato n. 02221/2021

Israele: più di 30 razzi lanciati da Gaza

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Durante la notte più di 30 razzi sono stati lanciati dalla Striscia verso il sud di Israele. Lo ha reso noto il portavoce militare, il quale ha aggiunto che 4 di questi sono stati intercettati dall’Iron Dome, il sistema di difesa. In seguito all’attacco subito, l’aviazione israeliana ha colpito più volte obiettivi militari di Hamas, a Gaza. «Il terrorismo punta i civili. Noi puntiamo il terrorismo», ha affermato l’esercito tramite un tweet.

Stop del Garante per la privacy ai Green Pass vaccinali

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Il Garante per la privacy ha bocciato le “certificazioni verdi” annunciate nel recente decreto del governo, in quanto quest’ultimo “non garantisce una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale”.
Il decreto sarebbe inoltre “gravemente incompleto e privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali” nonché “in contrasto con quanto previsto dal Regolamento europeo”. Per queste e ulteriori criticità il Garante ha inviato un avvertimento formale in cui si richiede ai ministri di intervenire urgentemente per modificare il decreto in questione.

Uno strano comunicato dell’ambasciata Usa consiglia di evitare viaggi in Italia

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Gli Stati Uniti sconsigliano ai cittadini americani di viaggiare in Italia a causa dell’elevato rischio di contrarre il Covid-19 e del pericolo di attacchi terroristici nel territorio italiano. È quanto si apprende da un comunicato pubblicato sul sito ufficiale dell’Ambasciata degli Stati Uniti, nel quale si legge che la possibilità che in Italia si verifichino attacchi terroristici sia presente da molto tempo. «I terroristi possono attaccare con poco o nessun preavviso, prendendo di mira località turistiche, snodi di trasporto, mercati/centri commerciali, strutture del governo locale, hotel, club, ristoranti, luoghi di culto, parchi, grandi eventi sportivi e culturali, istituzioni educative, aeroporti e altre aree pubbliche». Dunque, per questi motivi l’Italia è stata inserita all’interno dell’elenco dei Paesi di «livello 4», ossia quelli verso i quali è appunto sconsigliato di effettuare viaggi. Si tratta di una forte raccomandazione, la quale comunque non impedisce ai cittadini americani di recarsi nei Paesi appartenenti a questo livello di rischio.

Ma l’Italia non è l’unico paese classificato in tal modo: questa settimana 116 nazioni sono state aggiunte in questa categoria. Sono ora 150 in totale gli Stati di livello 4 mentre in precedenza, riporta l’agenzia di stampa Reuters, soltanto a 34 Paesi era stato assegnato questo livello. Nello specifico, le stesse indicazioni date per i viaggi in Italia vengono fornite per quelli nel Regno Unito, in Germania ed in Belgio. Per quanto riguarda la Francia e la Spagna, invece, oltre al rischio Covid ed a quello di attentati terroristici viene indicato anche il pericolo di «disordini». Al momento rimangono sconosciute le motivazioni che hanno portato gli Usa a diramare l’allerta.

[di Raffaele De Luca]

Ema: ok seconda dose vaccino AstraZeneca

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Il comitato dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ha raccomandato di continuare a somministrare la seconda dose del vaccino AstraZeneca tra le 4 e le 12 settimane successive alla somministrazione della prima. L’Ema, infatti, ritiene che i benefici superino i rischi in ogni fascia di età. Inoltre, si stima che gli effetti collaterali più pericolosi derivanti dal vaccino, ossia i coaguli di sangue, si verifichino in 1 su 100.000 soggetti vaccinati.

Danimarca, per i migranti non c’è scelta: assimilazione o rimpatrio (siriani inclusi)

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PADBORG, DENMARK - JANUARY 06: Danish police escort a family from Syria seeking asylum in Denmark after finding them while checking the identity papers of passengers on a train arriving from Germany on January 6, 2016 in Padborg, Denmark. Denmark introduced a 10-day period of passport controls and spot checks on Monday on its border to Germany in an effort to stem the arrival of refugees and migrants seeking to pass through Denmark on their way to Sweden. Denmark reacted to border controls introduced by Sweden the same day and is seeking to avoid a backlog of migrants accumulating in Denmark. Refugees still have the right to apply for asylum in Denmark and those caught without a valid passport or visa who do not apply for asylum are sent back to Germany. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Negli ultimi anni, la Danimarca ha usato il pugno di ferro in fatto di immigrazione. Soprattutto a partire dall’elezione, nel 2019, della socialdemocratica Mette Frederiksen – che guida un governo di coalizione con la sinistra radicale – il paese ha preso una strana svolta: economicamente porta avanti politiche socialiste, ma in fatto di identità nazionale e immigrazione ha assunto caratteri marcatamente conservatori.

L’ultima decisione, presa martedì 20 aprile da Frederiksen insieme ad una coalizione di partiti liberali e conservatori, è quella di porre ulteriori limiti nel concedere la cittadinanza. Non si parla più nemmeno di “integrazione,” ma di “assimilazione.” Chiunque voglia essere cittadino danese deve mostrare di sposare i “valori danesi.” Criminali e disoccupati sono quindi automaticamente esclusi. Le definizioni sono molto rigide. È “criminale” chiunque abbia ricevuto multe cumulative pari a 3000 corone danesi, o 485 euro, per reati commessi. È “disoccupato” chiunque non abbia lavorato continuativamente per 3 e mezzo dei 4 anni precedenti alla richiesta di cittadinanza. Secondo il ministro dell’integrazione, lo scopo di queste regole è garantire che chi ottiene la cittadinanza sia già pronto ad essere integrato, avendo già dimostrato di sposare i valori danesi. Il governo voleva anche stabilire un limite per il numero di richieste di cittadinanza accettate, ma la misura non è stata approvata.

A marzo, il governo aveva preso un’altra misura molto rigida per contenere l’immigrazione: un numero massimo di stranieri per quartiere. Nel 2018, il governo precedente aveva introdotto un sistema molto controverso di classificazione dei quartieri a seconda della loro “vulnerabilità”. Quartieri con un reddito basso, un livello di istruzione sotto la media, una criminalità elevata ed un alto tasso di disoccupazione erano stati ribattezzati “ghetti.” Il cosiddetto “pacchetto ghetto” di Frederiksen, un emendamento alla riforma esistente, prevede l’introduzione di un numero massimo di residenti stranieri per quartiere (fissato al 30%). La motivazione è quella di evitare l’emergere di “società parallele” e quindi di nuovi ghetti.

Ma la durissima linea danese in fatto di immigrazione non si riduce al concetto di “assimilazione.” Lo scopo ultimo è il rimpatrio, per arrivare, come ha dichiarato Frederiksen, ad accogliere “zero” richiedenti asilo. Questa settimana, la Danimarca si è infatti distinta in quanto primo paese europeo a voler revocare i permessi di soggiorno ai rifugiati siriani, ricevuti temporaneamente, per rimpatriarli. Tra questi rifugiati vi sono anche 70 bambini. La decisione è stata presa perché, secondo le autorità danesi, la situazione in Siria è in questo momento sufficientemente sicura – nonostante il paese non sia ancora uscito da una guerra durata 10 anni, che ha creato milioni di sfollati e danni economici stimati in 442 miliardi di dollari totali, una cifra enorme che fa sì che non vi siano possibilità di una vita degna in un Paese devastato da una guerra voluta e fomentata dallo stesso Occidente.

[di Anita Ishaq]