lunedì 12 Gennaio 2026
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Wounded Knee, 29 dicembre 1890: la strage indigena che ancora divide l’America

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Il massacro di Wounded Knee del 29 dicembre 1890, sulle rive del torrente omonimo nel South Dakota, non fu una battaglia ma la brutale carneficina che segnò l’epilogo delle Guerre indiane e l’atto finale della sanguinosa conquista del Nord America. Ma ciò che rende Wounded Knee un simbolo della controversa memoria storica americana sono le onorificenze assegnate per tale atto: ben 24 soldati ricevettero infatti la Medaglia all’onore, la più alta onorificenza militare USA. Con la campagna “Remove the Stain Act”, e la conseguente proposta di legge del 2019 depositata da deputati indigeni e democ...

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Incontro Trump-Zelensky: i nodi irrisolti del piano di pace dietro l’ottimismo di facciata

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Domenica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, per parlare del nuovo piano in venti punti per la pace, elaborato congiuntamente da Washington e Kiev. L’incontro è stato preceduto da una lunga telefonata con Vladimir Putin. In conferenza stampa, Trump è apparso ottimista: «Non voglio dire quando, ma penso che arriveremo alla pace». Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di significativi progressi e della prospettiva di un accordo «nelle fasi finali», ma il piano di pace resta in gran parte teorico, privo di passi concreti e segnato da «uno o due temi spinosi», ossia da questioni strategiche e territoriali ancora aperte, tra cui il Donbass, la centrale nucleare di Zaporizhzhia e l’adesione dell’Ucraina alla NATO.

Prima dell’incontro a Mar-a-Lago, Trump ha tenuto una lunga telefonata con Vladimir Putin, definita dal tycoon sul social Truth «molto produttiva», in cui i due leader sono stati concordi nel ritenere che un semplice cessate il fuoco temporaneo potrebbe prolungare anziché risolvere il conflitto. Davanti ai giornalisti, Trump ha sostenuto che Putin è interessato alla pace quanto Zelensky, evitando qualsiasi critica sui recenti bombardamenti russi e mettendo sullo stesso piano le offensive di Mosca e gli attacchi ucraini in territorio russo. Da parte sua, il Cremlino ha sollecitato Kiev a compiere “una decisione coraggiosa” sulla regione del Donbass, cuore delle dispute territoriali e politico-militari che influenzano il futuro assetto del conflitto. Washington e Kiev non hanno ancora trovato una linea comune, mentre Mosca pretende la cessione integrale di territori che considera strategici. Zelensky continua a respingere la richiesta russa, proponendo che i combattimenti nel Donetsk vengano congelati sulle attuali linee del fronte e la creazione di una zona cuscinetto neutrale e demilitarizzata, supervisionata da forze internazionali. Verrebbero inoltre intensificati i colloqui con gli Stati Uniti su un accordo di libero scambio nel Donbass.

Trump ha definito il dialogo con Zelensky «molto costruttivo» e ha suggerito che un accordo potrebbe esser raggiunto «in un paio di settimane». Il tycoon non ha escluso un futuro viaggio in Ucraina o un intervento diretto al parlamento di Kiev per presentare il piano di pace. Anche Zelensky ha parlato di «importanti progressi», tra cui «l’approvazione» del 90% del piano di pace e di alcune «garanzie di sicurezza» per l’Ucraina, oltre a «un piano di prosperità in fase di finalizzazione», che prevede 800 miliardi di dollari di aiuti per ricostruire le infrastrutture e l’economia ucraina del dopoguerra. Tuttavia, i due leader hanno evitato di entrare nei dettagli di punti critici, come la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, le garanzie di sicurezza vincolanti per l’Ucraina e la futura adesione di Kiev alla NATO, che resta per la Russia una linea rossa invalicabile. Sul primo punto, Trump sostiene che Putin stia lavorando insieme all’Ucraina per riaprire la centrale più grande d’Europa, ma non ha specificato in che modalità questo starebbe avvenendo. Zelensky la considera cruciale per la ricostruzione e propone un controllo parziale ucraino con gestione congiunta con gli Stati Uniti, che si occuperebbero anche di garantire a Mosca una quota dei benefici, evitando un accordo diretto tra Kiev e il Cremlino. A loro volta, gli Stati Uniti potrebbero raggiungere un accordo con la Russia affinché le venga garantita la sua parte. Zelensky ha confermato che i colloqui con Washington stanno convergendo su un’intesa per garantire la sicurezza del Paese anche dopo un eventuale cessate il fuoco, attraverso un sistema di garanzie che includerebbe una forza armata permanente di 800.000 soldati, sostenuta finanziariamente dai partner occidentali.

Tra le richieste di Kiev anche l’ingresso nell’Unione europea, possibilmente con una data certa. Ma su questo punto Bruxelles rimane cauta. Nel confronto con Zelensky, Trump ha coinvolto anche i leader europei, indicando un ruolo dell’Europa nelle future garanzie di sicurezza per Kiev, ma senza dettagli operativi. Da Giorgia Meloni e da Ursula von der Leyen è arrivato l’invito a mantenere coesione. Di diverso avviso il Cremlino: «L’Europa e l’Unione Europea sono diventate il principale ostacolo alla pace», ha dichiarato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Dietro l’ottimismo sbandierato da Trump in conferenza stampa, il panorama negoziale è ancora lontano da un’intesa stabile e condivisa.

Cina, esercitazioni militari intorno a Taiwan

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La Cina ha avviato vaste manovre militari attorno a Taiwan, con esercitazioni con fuoco reale che vedono impiegati esercito, marina, aviazione e forze missilistiche vicino all’isola nel Mar Cinese Orientale e nello Stretto di Taiwan. Secondo Pechino, le operazioni mirano a testare la prontezza al combattimento e a lanciare un “fermo avvertimento” contro i separatisti e l’ingerenza di potenze straniere. Taipei ha denunciato che quattro navi della guardia costiera cinese sono state avvistate vicino alle acque territoriali taiwanesi e ha messo in allerta le proprie forze.

Nasce in Italia il primo progetto di tutela dei coralli del Mediterraneo

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In Italia prende forma il primo progetto strutturato di tutela dei coralli del Mediterraneo, in un momento in cui gli stessi organismi sono ormai uno degli indicatori più fragili della crisi climatica in atto. A lanciarlo è Fondazione Marevivo, no-profit nata per la tutela del mare e dell'ambiente, che con l’iniziativa MedCoral Guardians avvia un programma di monitoraggio, restauro e sensibilizzazione dedicato a specie coralline autoctone, decisive per l’equilibrio degli ecosistemi marini.
Anche il Mediterraneo ospita infatti specie coralline fondamentali, capaci di costruire habitat complessi...

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Patagonia argentina, maxi-incendi distruggono 2.100 ettari

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Due incendi boschivi hanno distrutto circa 2.100 ettari nella Patagonia argentina, nelle province di Chubut e Río Negro, colpendo aree di pregio ambientale e produttivo. Uno dei roghi ha interessato il parco nazionale Los Alerces ed è stato contenuto dopo giorni di intervento delle squadre di emergenza. Le autorità parlano di negligenza umana: produttori hanno denunciato che il fuoco sarebbe partito da un’azienda rurale lungo il fiume Negro dopo la combustione non autorizzata di sterpaglie. Sono stati distrutti boschi nativi, coltivazioni, strutture agricole e linee elettriche; la fauna è stata gravemente danneggiata. Proseguono bonifica e verifica dei danni.

Piano Solo, 1964: quando l’Italia fu a un passo dal colpo di Stato

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Una ventina di alti ufficiali dei carabinieri stipati dentro un ufficio in via Romania, comando generale dell’Arma, a bagnomaria nella canicola di Roma, prigioniera come tutto lo Stivale dell’afa estiva, in quel torrido luglio del 1964. Due generali di divisione, undici generali di brigata e mezza dozzina di colonnelli, tutti sull’attenti a rapporto dal comandante, generalissimo Giovanni De Lorenzo che a vederlo nelle foto di archivio in bianconero, con la divisa da parata e la distesa di mostrine luccicanti sul petto, sembra un personaggio uscito dalla penna di Garcìa Marquez. Era proprio tut...

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Tempesta di neve a New York: dichiarato stato d’emergenza

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Una forte tempesta di neve ha causato gravi disagi a New York City e nel nord-est degli Stati Uniti durante uno dei weekend più affollati dell’anno. A New York e nel New Jersey è stato dichiarato lo stato di emergenza. I meteorologi avevano previsto fino a 28 centimetri di neve, soprattutto nelle aree settentrionali delle zone metropolitane. A New York sono caduti 10,9 centimetri, il dato più alto dal 2022. Il maltempo ha colpito in pieno i viaggi natalizi: da venerdì sera si contano almeno 9.000 voli cancellati o in ritardo. Gli aeroporti JFK, Newark e LaGuardia hanno lanciato allerta neve.

Francia: è morta Brigitte Bardot, aveva 91 anni

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Brigitte Bardot, attrice e cantante francese diventata un’icona internazionale negli anni Cinquanta e Sessanta, è morta in ospedale all’età di 91 anni. Raggiunse la fama mondiale con E Dio creò la donna (1956), incarnando per due decenni l’archetipo del sex symbol. Nata a Parigi nel 1934, iniziò come ballerina e modella prima di affermarsi nel cinema e nella musica. Nel 1973 si ritirò dalle scene per dedicarsi all’attivismo animalista, fondando una propria fondazione. Negli anni successivi le sue posizioni politiche radicali e alcune condanne per odio razziale hanno segnato una figura pubblica sempre più controversa. Negli ultimi mesi era stata ricoverata in clinica per problemi di salute.

Corte dei Conti, la riforma è legge: scudo erariale permanente e risarcimenti limitati

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Con un’approvazione lampo e un’inusuale seduta nel periodo natalizio, il Parlamento ha reso definitiva una riforma organica della Corte dei Conti che ne ridisegna profondamente poteri e funzioni. La fretta è stata giustificata dalla scadenza dello scudo erariale temporaneo, prorogato fino a fine 2025, che il nuovo testo rende permanente. Modifiche controverse riguardano poi due aspetti sostanziali della riforma: l’introduzione di un tetto massimo al risarcimento per danno erariale e l’espansione abnorme del controllo preventivo, con l’inedita previsione di un meccanismo di silenzio-assenso. Secondo i critici, si tratta di un doppio colpo alla tutela del patrimonio pubblico, che finisce per alleggerire in modo irragionevole il peso della responsabilità per funzionari e amministratori.

Il cuore critico della riforma approvata risiede nella drastica limitazione della responsabilità risarcitoria. D’ora in poi, per danni erariali accertati senza dolo o colpa grave, l’importo da pagare da parte del condannato non potrà superare il 30% del danno accertato, né comunque oltrepassare l’ammontare di due annualità della sua retribuzione lorda. Una misura che trasforma radicalmente la natura del risarcimento. Questo “doppio tetto” ha immediatamente sollevato forti perplessità circa la sua ragionevolezza e il possibile futuro vaglio di costituzionalità. L’effetto, secondo gli oppositori, è infatti quello di una «enorme deresponsabilizzazione dei pubblici amministratori che scaricano sulla collettività il restante danno erariale». Come ha sottolineato l’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti, il risarcimento viene infatti «trasformato in una sanzione limitata», mentre la parte rimanente la pagheranno «i cittadini con le tasse».

La seconda colonna controversa dell’intervento legislativo è la totale rivisitazione del sistema dei controlli preventivi. Viene infatti introdotto un controllo “a chiamata”, esteso a tutti gli appalti «sopra soglia» Ue, che di fatto consegna agli stessi amministratori la chiave per attivare o meno la verifica della Corte. Un dirigente ha tre opzioni: può chiedere un semplice parere, sottoporre l’atto a controllo preventivo vero e proprio oppure agire in autonomia. Nei primi due casi, però, se la Corte dei Conti non risponde entro trenta giorni (termine estendibile al massimo fino a novanta), scatta automaticamente il «silenzio assenso»: il parere si intende favorevole e il funzionante sarà esente da qualsiasi futura responsabilità erariale per quell’atto. Tale meccanismo, raccontato dai promotori della riforma come strumento di snellimento, nasconde secondo i critici paradossi e rischi significativi. In primo luogo, non essendo previsto alcun aumento di organico per la Corte, si prefigura un ingolfamento dell’istituzione. L’associazione dei magistrati contabili ha già paventato il rischio di un collasso nel caso i Comuni decidano di inviare in massa gli atti attuativi del PNRR per ottenere il visto. L’ingolfamento, a sua volta, alimenterebbe automaticamente il meccanismo del silenzio-assenso, creando di fatto dei «salvacondotti preventivi» su misura.

La riforma completa il suo disegno con una seconda parte, demandata a futuri decreti delegati, che prevede una profonda riorganizzazione interna dell’istituzione. Saranno accorpate le sezioni centrali regionali e i magistrati dovranno svolgere funzioni sia di controllo che giurisdizionali e consultive, in un contesto di crescente mole di lavoro. Contemporaneamente, si sancirà la separazione tra le funzioni requirenti e giudicanti. Si tratta di cambiamenti strutturali che, uniti alle modifiche operative, fanno temere un indebolimento sistemico dell’organo di vigilanza. L’associazione Libera ha parlato senza mezzi termini di «un provvedimento che depotenzia drasticamente le funzioni di controllo della Corte dei Conti e la responsabilità dei funzionari per i danni finanziari causati alla pubblica amministrazione», inserendolo in «un’azione di progressivo e sistematico indebolimento delle istituzioni indipendenti di controllo».

La motivazione ufficiale del governo, quella di contrastare la «paura della firma» per sbloccare l’azione amministrativa, viene considerata dalle opposizioni e dagli osservatori una «foglia di fico». Il principio di responsabilità personale per i danni causati all’erario, cardine di una sana amministrazione, viene svuotato di sostanza. Il M5S evidenzia però una palese disparità di trattamento: «La paura della firma, infatti, è propria di tutti i professionisti, si pensi ai medici o agli avvocati: i cittadini cioè rispondono sempre e comunque delle proprie azioni, mentre, con il disegno di legge, si afferma nuovamente il principio che gli uomini di potere non rispondono pienamente dei danni causati». Il giudizio complessivo dei magistrati contabili è durissimo e suona come un monito: «Oggi si scrive una pagina buia per tutti i cittadini. Si tratta di una scelta che segna un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici e inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito».

Guatemala, bus precipita in un burrone: 15 morti

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Almeno 15 persone, tra cui un minore, sono morte e altre 19 sono rimaste ferite in Guatemala dopo che un pullman è precipitato in un burrone profondo quasi 75 metri. Il mezzo viaggiava da Città del Guatemala verso il dipartimento di San Marcos, al confine con il Messico. L’incidente è avvenuto ieri nel dipartimento di Sololá, in una zona montuosa oltre i 3.000 metri di altitudine nota come Cumbre de Alaska, caratterizzata da strade accidentate e frequente nebbia. Le cause sono ancora sconosciute. Il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.