venerdì 13 Febbraio 2026
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Roma: flash mob hostess Alitalia in Campidoglio

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Nelle scorse ore, presso il Campidoglio di Roma, si è tenuto il flash mob delle hostess di Alitalia, che sono scese in piazza per manifestare il loro dissenso nei confronti della condizione lavorativa di colleghi e colleghe in seguito all’acquisizione di Alitalia da parte di Ita Airways. Le donne si sono spogliate delle proprie divise in segno di protesta ed hanno poi gridato lo slogan «noi siamo Alitalia». Hanno così espresso la loro solidarietà ai colleghi che, hanno dichiarato le manifestanti, «sono stati costretti a firmare un contratto aziendale umiliante e mortificante».

Assalto alla CGIL e agenti infiltrati: le risposte evasive del ministro Lamorgese alla Camera

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I poliziotti infiltrati? Assolutamente non c’erano. L’agente in borghese ripreso mentre spinge una camionetta con i manifestanti? Ne stava controllando la forza ondulatoria. I fascisti lasciati irrompere nella sede della CGIL per alimentare una strategia della tensione? Inaccettabile anche solo pensarlo. Questa la linea tenuta dal ministro degli Interni Luciana Lamorgese in Parlamento, negando ogni addebito sui fatti del 9 ottobre a Roma, quando un gruppo di militanti di Forza Nuova ha guidato uno spezzone della manifestazione contro il green pass ad assaltare la Camera del Lavoro. Un intervento, quello del ministro, caratterizzato da evidenti lacune e diversi balbettii, specie in occasione delle maldestre argomentazioni circa la presenza di un agente in borghese immortalato al fianco dei manifestanti durante l’assalto a un furgone delle forze dell’ordine.

In particolare l’informativa del ministro Luciana Lamorgese lascia molti dubbi su due punti chiave: l’irruzione alla sede della CGIL e l’attività dell’agente in borghese. Ma non solo.

L’agente in borghese e la forza ondulatoria

Lamorgese ha negato con sdegno la presenza di agenti infiltrati, ammettendo la sola, e usuale in tutte le manifestazioni, presenza di agenti della Digos in borghese con “compiti di osservazione, monitoraggio e mediazione con i manifestanti”. Ha dovuto ovviamente ammettere la presenza di un agente in borghese al fianco dei manifestanti mentre una parte di questi assaltava a spintoni una camionetta della polizia, ma su questo punto l’argomentazione è stata la seguente: «In realtà l’operatore stava verificando anche la forza ondulatoria scaricata sul mezzo e che non riuscisse effettivamente ad essere concluso». Una spiegazione (come si evince dal video) data in mezzo ad evidenti balbettii e che ha scatenato le proteste di parte dell’opposizione parlamentare.


In primo piano con maglietta grigia e occhiali da sole l’agente in borghese controlla “la forza ondulatoria” del mezzo


In questo secondo video si vede il medesimo agente in borghese impegnato a pestare un manifestante steso a terra o, per dirla con il ministro Lamorgese, a verificarne la resistenza agli urti.

L’assalto alla CGIL

Per quanto riguarda le accuse di non aver predisposto una adeguata protezione alla sede sindacale della CGIL, nonostante dal palco uno dei leader di Forza Nuova, Giuliano Castellino, ne avesse preannunciato l’assalto e in riferimento alla ipotesi che la scelta sia stata figlia di una scelta premeditata sul modello della “strategia della tensione” (ovvero lasciare accadere fatti violenti e poi utilizzarli per giustificare svolte autoritarie) la risposta del ministro è stata sdegnata nella forma («accusa ingiusta e inaccettabile che insinua il dubbio che le forze di polizia si prestino ad essere strumento di oscure finalità politiche») quanto lacunosa nella sostanza.

Lamorgese ha infatti affermato che la scelta del corteo di dirigersi alla Camera del Lavoro abbia colto di sorpresa gli agenti e non gli abbia lasciato il tempo di schierarsi. Ma nessuna risposta esaustiva è stata data sul fatto che oltre un’ora di tempo non è stata sufficiente per approntare una forza di protezione alla sede sindacale. Il ministro ha rivelato che alla manifestazione erano presenti 840 unità tra polizia, carabinieri e finanza, ma a protezione della sede sindacale al momento dell’arrivo dei manifestanti vi erano appena 20 agenti. Questo nonostante dal palco della protesta i militanti di Forza Nuova avessero preannunciato le loro intenzioni con oltre un’ora di anticipo.

Non solo, Lamorgese aggiunge anche un altro dato che, se possibile, getta ancor più discredito sulle giustificazioni adottate dinnanzi al Parlamento. Infatti, il ministro ha rivelato che un quarto d’ora prima che Castellino lanciasse il proclama dell’assalto alla CGIL dal palco, un altro personaggio di spicco dell’organizzazione fascista Forza Nuova (Luigi Aronica) aveva chiesto agli agenti della Digos il permesso di muovere un corteo fino alla sede sindacale. L’autorizzazione – sostiene il ministro – non è stata data. Tuttavia quando alle 16:45 (30 minuti dopo la richiesta e 15 minuti dopo l’annuncio sul palco) un corteo non autorizzato è partito con l’esplicito intendo di raggiungere la Camera del Lavoro nessuna contromossa è stata messa in campo. Al momento dell’assalto mancavano ancora 47 minuti (l’irruzione avviene alle 17:32) ma nonostante il preavviso e nonostante l’evidenza delle intenzioni appena 20 agenti vengono messi a protezione della sede sindacale, limitandosi nei fatti ad assistere all’assalto gestito dai leader di Forza Nuova.

Insomma, il ministro, non ha apportato giustificazioni realmente plausibili ai fatti di Roma, come nessuna risposta circostanziata è stata data sul mancato fermo del leader di Forza Nuova Castellino (che era sottoposto a sorveglianza speciale e non avrebbe potuto essere presente). Inoltre sono state ammesse ulteriori mancanze, come quella da lei definita una evidente sottostima del numero di persone che avrebbero partecipato alla manifestazione di protesta. Se non vi è stata premeditazione allora è evidente che vi sia stata inadeguatezza nella gestione dei fatti.

 

Attacco hacker alla Siae: rubati 60 gigabyte di dati sensibili

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La Siae, l’ente a base associativa che si occupa della protezione e dell’intermediazione del diritto d’autore in Italia, ha subito un attacco hacker. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Adnkronos, 60 gigabyte di dati sensibili degli iscritti sono stati rubati e pubblicati sul dark web. È stata così fatta una richiesta di riscatto in bitcoin che però la Siae non ha intenzione di pagare. Quest’ultima, inoltre, ha informato dell’attacco il Garante della Privacy ed ha presentato una denuncia alla polizia postale, che sta indagando.

“L’origine del virus”: Paolo Barnard dimostra la fuga di laboratorio del Sars-COV-2

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“L’origine del virus” è il nuovo libro del giornalista d’inchiesta Paolo Barnard, che ha coordinato il lavoro dei due ricercatori internazionali Steven Quay e Angus Dalgleish. All’interno del testo, edito da Chiarelettere, si dimostra come il coronavirus abbia caratteristiche di aggressività anomale ed estremamente patogene, che sarebbero state ottenute tramite tecniche di manipolazione genetica in laboratorio. Il libro rivela che innumerevoli vite umane si sarebbero potute salvare, se solo le caratteristiche del virus (secondo l’autore modificato tramite la pratica della Gain of Function, della quale abbiamo parlato in questo articolo) fossero state rivelate immediatamente dalla Cina.

In tal senso, la tesi che emerge dal volume è quella secondo cui esse potessero essere divulgate. Infatti, si legge nell’introduzione al saggio, «i letali segreti biologici del coronavirus, causa del COVID-19, era­no già noti ai virologi di Wuhan ed ai loro amministratori politici nei primi giorni del contagio in Cina». Tuttavia, essi «sono stati coperti da un muro di reticenza e conflitti d’interesse, com­plici alcuni settori pubblici americani e gran parte dei media, anche scientifici». Insomma, sarebbe stata fornita una versione ufficiale dei fatti fasulla, utile ai cinesi quanto agli americani, che «li avevano finanziati per condurre sperimentazioni genetiche scellera­te e prive di adeguate misure di sicurezza». La ricerca effettuata a Wuhan era infatti finanziata direttamente anche dagli Usa ed in particolare dal virologo Anthony Fauci, un fatto confermato anche da documenti riservati recentemente rivelati.

Paolo Barnard ha alle spalle una lunga e coraggiosa carriera giornalistica. Dopo essere divenuto giornalista pubblicista nel 1989, è diventato noto al pubblico come giornalista di punta del programma Report della Rai, per il quale ha condotto inchieste dall’Italia e dal mondo per 14 anni prima di andarsene per non essere stato difeso in occasione di una causa intentatagli a seguito di una inchiesta sulle multinazionali farmaceutiche.

Barnard ha iniziato ad indagare sul Sars-COV-2 già nei primi mesi del 2020 e la stampa de “l’origine del virus” segue una fase di indagine protrattasi per oltre un anno e mezzo. Secondo l’autore è fondamentale stabilire se il virus sia nato in laboratorio o derivi dalla natura, in quanto c’è una netta «differenza tra un omicidio colposo di massa ed un incidente naturale come uno tsunami». A tal proposito, però, l’opinione dell’autore è chiara: «Senza alcun dubbio possiamo dire che il SARS-CoV-2 è nato in laboratorio». Ciò in quanto «vi sono oltre il 99,99% delle prove» a supporto di tale tesi: queste ultime, che sono racchiuse all’interno del libro, sono «soprattutto di tipo scientifico», ma sono «anche fatti». Proprio per questo, dunque, egli afferma: «La Cina ha compiuto un crimine sanitario contro l’umanità».

Queste parole sono state pronunciate da Barnard in un’intervista rilasciata a Matteo Gracis, fondatore de L’Indipendente. Di seguito, riportiamo la versione integrale della stessa per chi volesse approfondire ulteriormente il tema.

[di Raffaele De Luca]

Germania, si dimette Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank

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Dopo 10 anni trascorsi nel ruolo di presidente della Bundesbank, Jens Weidmann ha rassegnato le proprie dimissioni, con decorrenza a partire dal 31 dicembre di quest’anno. Weidmann adduce “motivi personali” alla propria decisione, senza fornire ulteriori dettagli. In una lettera indirizzata allo staff della Bundesbank, il presidente ha scritto che “più di 10 anni sono una buona misura di tempo per voltare pagina – per la Bundesbank, ma anche per me personalmente”.

Corte d’Assise: Stefano Cucchi è stato “ucciso con lucidità”

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Stefano Cucchi è stato ucciso “con lucidità”: così afferma la Corte d’Assise, motivando la sentenza che il 7 maggio 2021 ha portato alla condanna a 13 anni di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, i due carabinieri autori del mortale pestaggio.

A parere della Corte la violenza è stata “ingiustificata e sproporzionata” rispetto al tentativo di Cucchi di colpire gli agenti, gesto che la Corte ha decretato essere stato “solo figurativo” e “inserito in un contesto di insulti reciproci inizialmente intercorsi dal carabiniere Di Bernardo e l’arrestato, che, nel dato contesto, esprime il semplice rifiuto di sottoporsi al fotosegnalamento”. La reazione di Di Bernardo e D’Alessandro è stata quindi definita “sproporzionata”.

L’aggravante dei “futili motivi” è stata poi motivata dalle “violente modalità con le quali è stato consumato il pestaggio ai danni dell’arrestato, gracile nella struttura fisica”, le quali “esprimono una modalità dell’azione che ha trasnodato la semplice intenzione di reagire alla mera resistenza opposta dall’arrestato alla esecuzione del fotosegnalamento”.

La sentenza dello scorso maggio aveva portato anche alla condanna per falso, rispettivamente a quattro anni e due anni e mezzo, dei carabinieri Roberto Mandolini e Francesco Tedesco. Quest’ultimo si è rivelato essere un supertestimone chiave nelle indagini per far luce su quanto realmente successo la sera del pestaggio di Cucchi durante la custodia cautelare nella caserma dei carabinieri a Roma.

[di Valeria Casolaro]

Corea del Nord conferma il lancio di un missile di nuova concezione

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La Corea del Nord ha confermato di aver testato con successo un nuovo tipo di SLBM (missile balistico lanciato da sottomarino), secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa di Stato KCNA. Si tratta del quinto test da settembre e del primo su un SLBM dal 2019. KCNA ha affermato che il missile è dotato di tecnologie avanzate e “contribuirà notevolmente a portare la tecnologia di difesa del Paese a un livello elevato e a migliorare la capacità operativa subacquea della nostra marina”. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà nel pomeriggio di oggi una riunione d’emergenza per discutere del test nordcoreano.

 

A Milano nascerà la prima pista ciclabile fotovoltaica che produce energia pulita

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Nasce in Italia la prima pista ciclabile fotovoltaica che produrrà energia pulita. Si tratta di un progetto ancora in fase sperimentale che verrà attuato a Milano, vicino all’Università Bicocca, con l’obiettivo di unire la mobilità green alla produzione di energia sostenibile grazie a una tecnologia di ultima generazione. È stata proprio l’università milanese a commissionare questa installazione rivoluzionaria alla start-up Bys Italia (Bicy Solar Street) di InfinityHub, azienda veneta coinvolta nello sviluppo di progetti condivisi di efficientamento energetico. Il 20% dei fondi destinati al progetto però, verrà raccolto tramite “equity crowdfunding”, ovvero una raccolta fondi aperta a tutti, anche ai piccoli risparmiatori. L’accordo è già stato firmato tanto che, con molta probabilità, il primo tratto di pista ciclabile – il quale collegherà i diversi edifici universitari di Piazza della Scienza – sarà aperto entro dicembre 2021.

L’innovativa installazione sarà composta da uno strato di cristallo con trattamento ceramico – spesso 4 millimetri e largo circa 2 metri – il quale sarà dotato di certificazione antiscivolo perdonale e verrà sottoposto a numerosi test al fine di misurarne la tenuta (urto pressione)  e l’antiscivolo. Al di sotto si troveranno i pannelli fotovoltaici veri e propri, che saranno installati a terra tramite una spessa struttura per garantirne un supporto solido. Ma dove andrà a finire l’energia prodotta? Prima di tutto, questa verrà utilizzata per alimentare le vicine stazioni di ricarica delle biciclette elettriche ma l’obiettivo primario, sarà quello di riuscire a collegare i pannelli fotovoltaici anche ai contatori dell’Università Bicocca, così da correre in aiuto ai sostanziosi consumi energetici della struttura. Questo, tuttavia, non è l’unico progetto italiano del genere. La costruzione di un’altra pista ciclabile fotovoltaica, infatti, è prevista a Villasimius, in Sardegna, e si snoderà per 4 chilometri dal porto turistico fino al centro della cittadina. L’impianto, pensato nel 2018 ma non ancora realizzato, fa parte del programma europeo Stratus (Programma strategie ambientali per un turismo sostenibile) e prevede anche l’installazione, lungo il percorso, di una serie di lampioni intelligenti – alimentati dall’energia solare – che si accederanno solo al passaggio dei ciclisti e pedoni, e di una galleria tappezzata di pannelli fotovoltaici.

Due piste ciclabili “del futuro” ispirate alla primissima SolaRoad olandese del 2014 -progettata dal designer Peter Kuczia ad Amsterdam -, caratterizzata da una copertura luminosa in grado di generare elettricità; una tettoia super tecnologica con una duplice funzione: proteggere i ciclisti dalle intemperie e produrre energia elettrica dal sole per alimentare sia le stazioni di ricarica delle biciclette poste lungo il percorso, sia l’illuminazione della tettoia stessa. Il vantaggio di questo tipo di struttura risiede nella possibilità di adattarla a qualsiasi larghezza di strada, tipo di paesaggio e curva del percorso.

 

[di Eugenia Greco]

Siria: esplosione a Damasco, almeno 13 morti

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Un autobus con a bordo soldati siriani è stato fatto esplodere in quello che l’agenzia filogovernativa SANA ha classificato come un “attentato terroristico”. Il convoglio sarebbe saltato in aria nel centro di Damasco. Nonostante la guerra civile in Siria duri da dieci anni, gli attacchi di questo tipo sembravano essersi ridotti in frequenza nell’ultimo periodo, dopo che forze armate fedeli ad al-Assad hanno avuto la meglio sui gruppi ribelli intorno alla capitale. Grazie all’aiuto della Russia e alle milizie sciite iraniane, al-Assad controlla ora la maggior parte del territorio siriano.

Yemen, Unicef: “10mila bambini uccisi o mutilati da inizio combattimenti”

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In Yemen, 10mila bambini sono stati uccisi o mutilati da quando hanno avuto inizio i combattimenti nel marzo 2015: si tratta dell’equivalente di quattro bambini al giorno. A denunciare tutto ciò è l’Unicef, la quale ha commentato tali dati dichiarando: «Il conflitto nello Yemen ha appena raggiunto un altro vergognoso risultato». In più, ha aggiunto l’Unicef, «questi sono naturalmente solo i casi che l’ONU ha potuto verificare, molti altri bambini morti e feriti non vengono registrati».