Uno spyware sviluppato dal gruppo NSO, che ha sede in Israele, avrebbe violato gli iPhone di nove dipendenti del Dipartimento di Stato americano. Ne dà notizia Reuters. I funzionari si trovavano tutti a lavorare in Paesi dell’Africa Orientale. NSO ha comunicato che aprirà un’inchiesta, a seguito delle rivelazioni di Reuters, e che intraprenderà eventuali “azioni legali” nel caso in cui fosse confermato l’attacco da parte di uno dei propri clienti. NSO non è direttamente coinvolta in sistemi di sorveglianza, ma vende i propri prodotti alle forze dell’ordine e all’intelligence del governo israeliano.
Aria, acqua, terra, fuoco: per un’ecologia della mente
I quattro elementi sono come i punti cardinali che insieme fissano le coordinate della vita, quella concreta e quella simbolica. Ognuno di essi riempie di sé il nostro habitat e veicola gesti, rituali, speciali energie, immaginari vertiginosi. La situazione attuale ci obbliga a pesanti timori per l’ambiente, a proiezioni sconsolanti: gli stessi inquinatori sono pronti a metterci in guardia e poi a rassicurarci, se faremo come dicono loro, cioè niente.
Ma è e sarà la forza simbolica ad avere la meglio, purché riesca a sopravvivere anche soltanto sotto traccia. Sarà la forza dell’acqua che scorre “humile e casta”, come diceva san Francesco, quella che percorre l’humus, la terra, e si mantiene pura.
Noi però pensiamo agli uragani e alle catastrofi ma non proteggiamo le sorgenti. Sarà l’energia dell’aria che muove le pale eoliche, che sradica le piante o quella che il poeta cantava con “Zefiro torna e il bel tempo rimena”? Quale terra sarà, quella che seppellisce gli inermi o quella che fa crescere le piante? Quella che cotta produce arte ceramica o quella che ospita cementificazioni? Quale fuoco vedremo, il fuoco della passione, dell’ardore delle lotte, dei fuochi delle cucine o il fuoco devastante delle bombe? E ancora tu, aria, farai ancora volare, respirare, addensare le nubi? E tu, acqua, toglierai la sete a chi patisce siccità secolari, sosterrai le barche nel loro andare, abiterai i nostri corpi?
Aria, acqua, terra, fuoco. La vostra è un’alleanza millenaria: evaporare, bagnare, spegnere, salpare, innalzare, alimentare, scorrere sono metafore di alcuni vostri incroci. Parole del nostro lessico familiare. Espressioni che regolano più gli affetti che gli interessi, più le emozioni che la ragione, più l’intuito che il calcolo.
“Verso un’ecologia della mente” ? Sognava e temeva Gregory Bateson nel suo importante lavoro. È la mente l’ambiente da salvaguardare: diminuire le emissioni dannose, va bene, ma emancipare le menti, lasciarle libere di progettare, di immaginare prodigiosi incontri, è indispensabile. Non reprimere gli errori, non militarizzare il consenso.
Le menti sono esseri viventi che puntano all’entropia, al disordine, frenate a mala pena dalle regole dell’economia e del diritto, vogliono arte, armonie nuove, amano i paradossi. Spengono i fuochi quando fa freddo, bevono vino anche se non hanno sete, sperimentano il vento per cercare la quiete, volano per rischiare nuovi atterraggi. Ecologia è allora inventare spazi, sfidare le Colonne d’Ercole del sapere acquisito, tendere la mano per primi, abbozzare un sorriso verso chi ti è nemico, inventare dialoghi con chi è sordo. Mantenere adattamento e apprendimento in un circolo virtuoso. Rendere problematiche le banalità e banalizzare i problemi. Organizzare, cioè misurare quanto potere è davvero possibile. Andare fuori tema, essere sconcertanti con chi ti vuole convincere. Insegnare, cioè mandare segnali.
Aria: la testa tra le nuvole. Acqua: navigare a vista. Terra: andare in profondità. Fuoco: bruciare le tappe.
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]
Facebook, scoperti account falsi creati da KGB bielorusso
Il KGB (Comitato per la sicurezza di Stato) bielorusso avrebbe creato degli account Facebook e Instagram falsi, con l’obiettivo di mettere in atto una campagna di disinformazione e critica nei confronti della gestione polacca della crisi migratoria. Ad annunciarlo è Meta, l’impresa che raccoglie sotto di sè Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger. Tramite gli account erano diffusi post in polacco, curdo e inglese, con annesse foto e video, che accusavano le autorità polacche di perpetrare crimini contro i diritti umani nel contesto dell’attuale crisi migratoria. Secondo le testimonianze dei migranti raccolte dal Washington Post, tuttavia, sarebbero state proprio le forze militari bielorusse le prime ad usare la violenza nel momento in cui i richiedenti asilo non fossero riusciti a superare la frontiera.
Sudafrica, movimenti fanno causa alla Shell ma il giudice dà ragione all’azienda
La multinazionale petrolifera Shell, in Sudafrica, ha intenzione di cercare petrolio mediante le cosiddette prospezioni geosismiche, ovvero, generare onde sismiche per analizzare i fondali. Una pratica comune che, dato il periodo programmato, rischia però di interferire con la riproduzione delle balene. Per questo motivo, mercoledì scorso, quattro Ong si sono appellate al tribunale per tentare di bloccare, all’ultimo minuto, l’avvio delle operazioni. Ma, oggi, una sentenza dell’Alta Corte sudafricana ha respinto l’appello degli ambientalisti e stabilito che la multinazionale potrà dare avvio alle prospezioni.
Identificare potenziali giacimenti petroliferi mediante la propagazione di onde sismiche, e la successiva registrazione dell’eco da queste generata, non è cosa nuova. Così come non lo è anche l’impatto sulla fauna marina che ne deriva. Da decenni ormai, diversi studi scientifici hanno infatti appurato severi danni a pesci e mammiferi come disorientamento, aumento dei livelli di stress e problemi all’udito. Per questo motivo sono stati adottati dei protocolli finalizzati a minimizzare gli effetti negativi sulla già ampiamente minacciata vita marina. Protocolli che la stessa Shell afferma di rispettare. Tuttavia, in questo caso, è il periodo a fare da aggravante. Proprio tra giugno e dicembre, infatti, le balene franche australi (Eubalaena australis) e le megattere (Megaptera novaeangliae) migrano verso il Sudafrica per riprodursi e tornare poi verso l’Antartide. Il timore quindi è che le operazioni della multinazionale possano interferire con questi delicati processi biologici, specie considerando – come è stato dimostrato – che le prospezioni geosismiche sono in grado di alterare la fondamentale comunicazione acustica tra cetacei. Generare onde analoghe a quelle dei terremoti, difatti, comporta l’inevitabile propagazione di suoni, spesso anche molto intensi, che di rado sono esenti da ripercussioni sulla fauna. Senza contare il prezioso ecosistema su cui queste andranno ad agire: l’ambiente marino relativamente intatto della Wild Coast che, oltre a balene, ospita delfini, foche e, in generale, un’elevata biodiversità.
Frenare il riscaldamento globale significa interrompere già da subito l’uso di combustibili fossili, figuriamoci quanto sia opportuno cercarne di nuovi. Il progetto della Royal Dutch Shell, approvato nel 2014 dal governo sudafricano, conferma quindi la noncuranza ambientale delle grandi industrie, oltreché una certa negligenza politica. Gli avvocati dei movimenti ricorrenti hanno sostenuto che la campagna di esplorazione della Shell poggiasse su «un’azione amministrativa ingiusta, poiché approvata, 8 anni fa, sulla base di un processo obsoleto oggi sostituito da protezioni ambientali più forti». Tuttavia, la Corte ha ritenuto che i ricorrenti «non sono riusciti a dimostrare l’esistenza di un ragionevole rischio di danno irreparabile», pronunciandosi così a favore della società fossile anche a causa dei costi finanziari di un eventuale ritardo nelle operazioni. Sia mai che una multinazionale petrolifera, da un fatturato di oltre 180 miliardi di dollari, ci rimetta economicamente. Quindi: avanti tutta!
[di Simone Valeri]
Belgio: Tribunale dichiara illegittimo l’uso del Green pass
Il Tribunale di primo grado di Namur ha accertato, in rito sommario, l’illegalità dell’uso del Covid Safe Ticket (CST) in Vallonia. Lo ha reso noto martedì l’associazione per la difesa dei diritti e delle libertà fondamentali “Le Notre Bon Droit”, all’origine dell’azione. La Regione belga, che non si è presentata all’udienza, è stata condannata a ritirare le disposizioni in vigore entro 7 giorni. Pena una multa da 5.000 euro per ogni giorno di ritardo dalla data di notifica dell’ordine. Tuttavia il certificato Covid non scomparirà. Il Governo vallone infatti, ha annunciato il ricorso e per questo motivo l’obbligo di esibirlo resterà fino a sentenza definitiva.
Il tribunale ha constatato la presenza di problemi di legalità, tra cui la contrarietà del CTS al diritto europeo e al diritto alla protezione dei dati personali. I giudici hanno rilevato inoltre, che queste norme violano il principio di proporzionalità delle misure restrittive della libertà e degli obiettivi perseguiti; poiché non è stato dimostrato, che il Greenpass sia l’unica alternativa ad un nuovo Lockdown.
In Belgio e in particolare in Vallonia, il Covid Safe Ticket è necessario per andare al ristorante, al bar e nei luoghi al chiuso. Tuttavia le iniziative dei cittadini e delle associazioni si stanno moltiplicando nel Paese: un’azione analoga contro il Greenpass di Bruxelles è stata presentata al tribunale di primo grado della capitale e sarà discussa il prossimo 8 dicembre.
[di Iris Paganessi]
Allied Democratic Forces: il gruppo islamico che sta destabilizzando Congo e Uganda
Si intensificano le operazioni militari iniziate il 30 novembre da parte dei governi di Uganda e Repubblica Democratica del Congo (RDC) nelle province di Ituri e Nord Kivu e nelle aree di confine. Queste operazioni nascono per porre un freno ai continui attacchi ai civili da parte dei miliziani delle Allied Democratic Forces (ADF). Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ci sono circa un milione di sfollati nella RDC la meta dei quali ha richiesto asilo in Uganda. Anche se probabilmente la causa principale che ha dato il via a queste operazioni militari è riconducibile alla serie di recenti attacchi terroristici in territorio ugandese: l’ultimo occorso nella capitale Kampala il 16 novembre scorso, ha causato 7 morti e dozzine di feriti.
Le ADF, considerate alleate dello Stato Islamico (IS) e inserite nella lista dei gruppi terroristici da parte degli Stati Uniti, sono il gruppo armato più attivo e letale che opera nelle provincie orientali della RDC. Negli anni hanno inoltre sviluppato significativi interessi economici, traffico di legname, agricoltura, l’estrazione dell’oro e di altri minerali comunemente utilizzati nella produzione di dispositivi elettronici come stagno, tungsteno e tantalio. Queste attività non solo hanno profondamente radicato l’ADF in più ampie dinamiche politiche ed economiche nell’area, come il controllo del mercato nero e i sistemi clientelari, ma hanno anche generato entrate e creato interessi economici che paiono separati dai suoi obiettivi politici in Uganda. Il gruppo nacque infatti in Uganda nel 1995 dall’unione di gruppi ribelli – tra cui l’Uganda Muslim Liberation Army e l’Esercito Nazionale per la Liberazione dell’Uganda (NALU) – per rovesciare il governo di Yoweri Museveni (in carica dal 1986).
Opération conjointe RDC_OUGANDA
Les cibles ont été atteintes avec précision et les opérations contre les terroristes se poursuivent
les experts ont décrit comme l’un des assauts militaires les plus meurtriers contre les Adf
Une base des Adf avec plus de
1000 combattants touché pic.twitter.com/56Ba4rJlwD— Unité Spéciale RDC (@SpecialeUnite1) December 1, 2021
Le Allied Democratic Forces in oltre 20 anni di attività sono state responsabili di numerosi attacchi alle forze militari ugandesi e della RDC, nonché di svariati crimini ai danni della popolazione civile, numerose sono le segnalazioni di rapimento e reclutamento di bambini per farne dei soldati. Secondo la chiesa cattolica della RDC questo gruppo armato sarebbe responsabile di oltre 6.000 morti dal 2013 ad oggi. Mentre per il Kivu Security Tracker, progetto che monitora le attività dei gruppi armati nelle provincie orientali della RDC, dal 2017 sarebbero avvenuti più di 13.000 uccisioni e oltre 7000 rapimenti. Le regioni di Ituri e Nord Kivu, ricoperte per ampie parti da una folta giungla, sono diventate negli anni “terra di nessuno” in cui diversi gruppi armati e criminali hanno creato basi e rifugi, per arricchirsi grazie all’estrazione illegale di minerali e al contrabbando.
Nel febbraio 2021, nel villaggio di Kibumba, Nord Kivu, mentre viaggiavano in un convoglio di due veicoli del Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme) vennero rapiti e poi uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere che lo scortava Vittorio Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo. Un caso che ancora oggi rimane pieno di zone d’ombra irrisolte.
[di Enrico Phelipon]
In Italia il Covid ha aggravato il disagio sociale
In Italia la crisi dovuta alla pandemia da Covid-19 ha esacerbato le disuguaglianze e portato un profondo mutamento nel tessuto sociale. Secondo il rapporto del Censis, infatti, nel 2020 2 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà assoluta, un dato in aumento del 104% rispetto al 2010. Il 65% di quelle che vi sono ricadute nel primo anno della pandemia risiede al centro-nord. La pandemia ha poi avuto un forte impatto in particolare sulla psicologia dei giovani studenti: ben l’81% dei dirigenti di scuole superiori riporta un certo livello di disagio esistenziale tra i popri studenti, e l’aumento di forme di depressione. Secondo il rapporto, la società necessita a questo punto di profonde “riforme strutturali”.










