Home Blog Pagina 14

Benzina, salgono i prezzi dopo stop al taglio delle accise

0

Dopo la cessazione del taglio delle accise, scattata ufficialmente ieri, tornano ad aumentare i prezzi dei carburanti in tutta Italia. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati a oggi, sabato 4 luglio 2026, il prezzo medio della benzina in modalità self service sulla rete ordinaria è salito a 1,820 euro al litro, rispetto agli 1,803 euro del giorno precedente. Il gasolio è invece passato da 1,882 a 1,899 euro. Rialzi anche in autostrada, con benzina a 1,907 euro al litro e gasolio a 1,978 euro.

Tifoso ferito da un lacrimogeno: la procura di Torino chiede l’arresto di un poliziotto

0

È arrivata una svolta nelle indagini sugli scontri tra tifosi e poliziotti avvenuti nel pre-gara di Torino-Juventus, derby andato in scena lo scorso 24 maggio allo stadio Grande Torino. La Procura della Repubblica del capoluogo piemontese ha infatti chiesto gli arresti domiciliari per un agente del reparto mobile che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe colpito alla testa con un lacrimogeno lanciato ad altezza uomo il tifoso della Juventus Marco Basoccu, che dopo l’impatto fu trasportato in ospedale, dove è stato ricoverato in terapia intensiva fino a un mese fa. Quel giorno, i supporters bianconeri chiesero a gran voce dagli spalti che la partita – l’ultima di campionato – non si giocasse, ma l’inizio del match venne soltanto ritardato.

Decisivi per l’andamento delle indagini sono stati i contenuti dei video registrati dalle telecamere di sorveglianza e dai droni della Digos, vagliati dai magistrati, ma anche le testimonianze dei tifosi e dei colleghi del poliziotto che avrebbe lanciato il lacrimogeno nella direzione di Basoccu. Secondo la ricostruzione della Procura, quello che raggiunse il tifoso bianconero non fu un oggetto contundente scagliato da un membro delle tifoserie, bensì un lacrimogeno «lanciato in maniera non conforme alle modalità previste». Il 36enne sarebbe stato colpito in pieno dall’involucro d’acciaio del lacrimogeno, che non si sarebbe aperto perché esploso con una traiettoria orizzontale e da una distanza troppo ravvicinata, pari ad appena alcune decine di metri. Gli investigatori e i consulenti della Procura hanno ricostruito la dinamica attraverso un filmato in timelapse, individuando anche il momento del ferimento, avvenuto durante gli scontri tra le 17.20 e le 17.35.

A causa dell’urto, Basoccu subì un grave trauma cranico. Venne indotto in coma farmacologico e dovette sottoporsi a vari interventi chirurgici. Le carte raccontano di «un quadro indiziario grave per il tragico ferimento del tifoso juventino» a carico di un agente di polizia del V Reparto Mobile di Torino. Il poliziotto si è presentato in Procura ieri, venerdì 3 luglio, per l’interrogatorio preventivo. Nello specifico, l’accusa che gli viene rivolta dalla Procura è di lesioni personali aggravate. Nei prossimi giorni si attende la decisione del giudice in merito all’eventuale applicazione della misura cautelare richiesta.

Il caso non rappresenta purtroppo un episodio isolato nel panorama italiano, ma si inserisce in una preoccupante prassi operativa che riguarda l’utilizzo dei lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine. Come emerso da recenti inchieste, tra cui quella aperta dalla Procura di Bologna per la mutilazione subita dalla giovane attivista Lince durante una manifestazione per la Palestina, il Viminale ha ufficialmente ammesso l’assenza di regolamenti scritti o manuali d’uso per l’impiego dei lacrimogeni. I candelotti di gas CS, classificati come “armi non letali” ma di fatto veri e propri esplosivi, continuano a mietere vittime in tutta Italia: dal grave ferimento di Giovanna Saraceno durante le proteste No TAV del 2021, alla perdita dell’udito di Yuri Justensen dieci anni prima, fino ai numerosi casi documentati da Amnesty International in tutto il mondo.

La dinamica che ha caratterizzato il caso Basoccu – un lacrimogeno lanciato ad altezza d’uomo, a distanza ravvicinata, che non si è aperto perché esploso con traiettoria orizzontale – ricalca fedelmente quanto denunciato in numerosi altri contesti di protesta, dai cortei contro lo sgombero dell’Askatasuna a Torino alle manifestazioni per la Palestina a Udine. Questi eventi, lungi dall’essere incidenti isolati, sembrano essere il risultato di scelte politiche e operative che, come sottolineano le associazioni, trasformano gli spazi pubblici in luoghi di rischio per chi esprime dissenso. Con i nuovi decreti sicurezza che garantiscono un crescente grado di impunità agli agenti, e in assenza di una regolamentazione chiara, la magistratura si trova ora a dover fare chiarezza su una prassi che continua a mettere a repentaglio l’incolumità dei cittadini.

Terremoto in Venezuela, sale bilancio dei morti: sono 2.645

0

Il bilancio del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno continua ad aggravarsi: le vittime sono salite a 2.645, mentre i feriti superano quota 12.000 e quasi 50.000 persone risultano ancora disperse. A Playa Grande proseguono le operazioni di soccorso per salvare 21 persone intrappolate sotto le macerie di un edificio, dopo che sono stati rilevati segnali di vita nove giorni dopo il sisma. Le scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 sono state le più forti registrate nel Paese dal 1900. L’OMS teme epidemie nei rifugi sovraffollati. Il governo ha annunciato un fondo di 200 milioni di dollari per la ricostruzione.

Gli spyware di Palantir usati per sorvegliare anche i politici europei

1

Il controverso spyware Pegasus, commercializzato dall’azienda israeliana NSO Group, è stato impiegato in più occasioni per spiare giornalisti, oppositori di varia natura, diplomatici, politici e membri di organizzazioni non governative, spesso in modi che hanno violato leggi e tutele nazionali e internazionali. Per far chiarezza sulla faccenda, nel 2022 il Parlamento Europeo ha avviato un’indagine. Oggi emerge che, durante le indagini, Pegasus veniva impiegato anche per sorvegliare almeno un membro della Commissione incaricata di far luce sul caso.

La grave notizia emerge da un report pubblicato oggi, venerdì 3 luglio, dal Citizen Lab dell’Università di Toronto, laboratorio canadese che è diventato negli anni un punto di riferimento per l’analisi forense di dispositivi digitali appartenenti a soggetti civili che sospettano di essere finiti al centro di sorveglianze governative. Il documento riguarda il giornalista investigativo greco Stelios Kouloglou, Membro del Parlamento europeo dal 2015 al 2024. Kouloglou ha inoltre fatto parte della Commissione d’inchiesta per indagare sull’uso di Pegasus e di spyware di sorveglianza equivalenti, la PEGA, operativa tra il 2022 e il 2023 in risposta allo scandalo emerso dal Pegasus Project, l’inchiesta condotta su scala internazionale da più di 80 giornalisti di 17 gruppi mediatici in 10 diverse nazioni, con il supporto di Amnesty International. Ebbene, proprio Kouloglou è stato a sua volta monitorato con lo stesso spyware che la Commissione era incaricata di indagare

Nel maggio 2026, Kouloglou, insospettito, ha chiesto al Citizen Lab di controllare il proprio smartphone per verificare che nessuno vi si fosse infiltrato. L’analisi ha confermato che il dispositivo era stato compromesso. Molteplici volte e proprio da Pegasus. Un’informazione già di per sé preoccupante, che diventa allarmante non appena si nota che la prima infiltrazione risale al 21 ottobre 2022, quando il giornalista, allora ancora politico, era incaricato di indagare proprio sullo spyware che lo stava sorvegliando. Il laboratorio ha riscontrato almeno un’altra intrusione, datata 6 marzo 2023: secondo la ricostruzione di Kouloglou, in quei giorni si trovava a Bruxelles per discutere i dettagli finali del primo report della PEGA al Parlamento.

Non è la prima volta che si scopre che degli eurodeputati sono caduti vittima di Pegasus; tuttavia, in questo caso specifico, considerate le tempistiche, si può intuire senza troppo margine di dubbio che qualcuno fosse interessato a monitorare le attività della Commissione per ottenere informazioni riservate sui soggetti coinvolti nell’indagine e, forse, anticipazioni concrete sul suo operato. Citizen Lab non è in grado di risalire al mandante dello spyware, tuttavia l’NSO Group offre i suoi servizi a molte istituzioni governative e sono ormai diverse le nazioni che, anche all’interno dell’Unione Europea, hanno dimostrato un certo entusiasmo nell’uso di questo genere di strumenti di sorveglianza.

In Italia, l’anno scorso si era per esempio sollevato un momento di scandalo, fin troppo breve, quando era emerso che lo spyware Graphite, prodotto e commercializzato dall’azienda israeliana Paragon Solutions, era stato impiegato dal governo per sorvegliare Beppe Caccia e Luca Casarini, co-fondatori di Mediterranea Saving Humans, mentre venivano spiati parallelamente anche Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, rispettivamente direttore e capocronista di Fanpage. In quest’ultimo caso, il governo Meloni ha smentito ogni coinvolgimento e ha avviato un’indagine formale per stabilire chi stesse tracciando i due giornalisti, un’operazione non consentita dalle leggi in vigore. Da allora non sembrano esserci state evoluzioni significative: la magistratura ha inviato rogatorie internazionali, ma l’azienda si rifiuta di rivelare informazioni sui propri clienti, rendendo difficile, se non impossibile, risalire concretamente a chi abbia colpito quel giornalismo d’inchiesta salito ai doveri della cronaca per le sue indagini sulla cosiddetta “gioventù meloniana“.

Tensioni al confine: Repubblica Centrafricana chiude frontiera con il Sudan

0

La Repubblica Centrafricana ha chiuso il confine con il Sudan dopo un attacco di gruppi armati nell’area di Amdafok, dove sono rimasti feriti tre caschi blu dell’Onu. Bangui afferma di aver ripreso il controllo della zona con il sostegno di mercenari russi, ma fonti indipendenti riferiscono di almeno dieci morti, decine di feriti e numerosi sfollati. L’area, strategica e attraversata da tensioni etniche, resta contesa anche per la presenza delle Forze di supporto rapido sudanesi. Intanto, nel Darfur occidentale, l’esercito sudanese ha conquistato Kulbus, provocando nuovi sfollamenti verso il Ciad.

Bologna, crolla il teorema della procura contro gli anarchici: tutti assolti

0

Dopo mesi di udienze, si è concluso con un’assoluzione il processo bolognese a carico di sei militanti anarchici accusati a vario titolo di danneggiamento e interruzione di funzione religiosa. L’impianto accusatorio riguardava fatti risalenti al 2022, quando vennero messe in campo diverse azioni dimostrative in solidarietà ad Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis. Una parte dei militanti è stata assolta “per non aver commesso il fatto”, l’altra perché “il fatto non sussiste”. Erano gli ultimi imputati di un processo più ampio, che all’inizio delle indagini contava 19 persone, scomodando persino l’accusa di terrorismo. Poi progressivamente il teorema della procura è crollato, fino ad arrivare all’ultima sentenza della giudice Nicolina Polifroni.

Tra novembre e dicembre del 2022, mentre Alfredo Cospito portava avanti uno sciopero della fame contro la detenzione al 41-bis, vennero realizzate diverse azioni dimostrative a suo sostegno. Prima ci fu il blitz durante una messa all’interno della chiesa del Sacro Cuore a Bologna, poi l’arrampicata su una gru. Dopo mesi di indagini per danneggiamento e interruzione di funzione religiosa, la procura ha chiesto l’assoluzione per 5 imputati, confermata poi in tribunale dalla giudice Nicolina Polifroni. A un’altra ragazza la procura contestava invece il danneggiamento dei ripetitori di Monte Capra, nei pressi di Sasso Marconi, chiedendo un anno e mezzo di carcere. Le prove a suo carico sono state però ritenute insufficienti dalla giudice, che l’ha assolta “per non aver commesso il fatto”.

Quando la procura di Bologna ha aperto l’inchiesta sui militanti anarchici 19 persone sono finite nel registro degli indagati. 11 di questi rispondevano all’accusa di associazione a delinquere con finalità terroristica. Poi il castello, come accade spesso in giro per l’Italia con le altre inchieste contro i movimenti antagonisti, è crollato e le accuse sono progressivamente cadute. Ora la sentenza del Tribunale di Bologna chiude il cerchio, e lo fa a poche ore dall’intervento del Ministero della Giustizia, che ha respinto le richieste della difesa di Cospito e ha confermato per altri due anni la detenzione al 41-bis. Dal 2022 Cospito sta scontando la sua condanna in questo regime speciale. Nel 2024 la Corte di Cassazione ha confermato la pena a 23 anni di carcere per avere piazzato due bombe in un cassonetto nei pressi della scuola dei carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, nel 2006, senza che vi fossero vittime.

Roma, rubate 80 fiale di Fentanyl dall’ospedale israelitico

0

All’ospedale Israelitico di Roma sono sparite ottanta fiale di Fentanyl, un potentissimo oppioide sintetico da cui è possibile ricavare fino a 20.000 dosi illecite. La denuncia è stata presentata dal personale sanitario e i carabinieri della stazione Trullo hanno avviato le indagini, ascoltando testimoni e cercando i responsabili, senza escludere il furto su commissione. La sottrazione delle fiale ha destato forte allarme anche a livello governativo, con Palazzo Chigi che ha ospitato una riunione d’urgenza con la presenza di alti funzionari e dirigenti pubblici responsabili della gestione sanitaria e delle politiche antidroga.

Moldova, si dimette il primo ministro Munteanu

0

Il primo ministro moldavo Alexandru Munteanu ha annunciato oggi le sue dimissioni, dichiarando di non poter più governare nel rispetto dei propri principi. La presidente Maia Sandu lo ha ringraziato e ha smentito le voci secondo cui le dimissioni sarebbero dovute a ostacoli nella lotta a irregolarità nella gestione pubblica, riaffermando l’impegno del Paese verso le riforme e l’adesione all’Unione Europea. Da lunedì inizieranno le consultazioni per nominare un nuovo premier. Munteanu, in carica da novembre 2025 e con un passato nella finanza internazionale, lascia il mandato in concomitanza con le polemiche sugli stipendi eccessivi nella società statale di navigazione aerea MoldATSA.

Il governo è andato in processione dall’ambasciatore americano per ricucire con Trump

5

Dopo gli attacchi di Donald Trump a Giorgia Meloni, replicati in più occasioni senza che siano seguite smentite o ritrattazioni ufficiali, l’intera compagine di governo di centrodestra si è mobilitata in una sorta di processione collettiva verso la residenza ufficiale dell’Ambasciatore americano a Roma. A Villa Taverna ieri si sono infatti svolte le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato era uno solo: ricucire la frattura apertasi con Washington e rinsaldare a tutti i costi l’alleanza atlantica, mettendo in scena una prova di unità che potesse affievolire le polemiche delle ultime settimane. Se la presidente del Consiglio era assente, la sua linea politica è stata difesa con forza dai suoi principali alleati, che hanno sfruttato l’occasione per ribadire la solidità del patto transatlantico. Al ricevimento era presente anche Matteo Renzi, che da mesi preme per ritagliarsi un posto nel “campo largo”.

L’evento si è tenuto nella residenza romana dell’ambasciatore Tilman J. Fertitta, e ha visto la partecipazione di una folta delegazione di ministri e parlamentari. L’evento, che ha richiamato oltre duemila ospiti tra politici, imprenditori e militari, è stato caratterizzato da un clima festoso, con musica, sorvolo di elicotteri e fuochi d’artificio. A fare da padrone di casa, l’ambasciatore Fertitta non ha potuto fare a meno di notare la straordinaria presenza istituzionale, dichiarando: «L’Italia è un partner fidato e amico, e i nostri collegamenti crescono ogni giorno. Noi crediamo che i nostri legami con gli alleati, come l’Italia, siano la pietra angolare della forza e della leadership americana. Ecco perché sono così onorato di avere grandi amici dal governo italiano con noi stasera». Parole che hanno cercato di spazzare via le nubi di un giugno segnato da attacchi e cortocircuiti, come la cancellazione della visita di Tajani a Washington dopo le accuse di Trump sulle reiterate richieste di una foto da parte della premier Meloni al G7 di Evian. E se è vero che la Presidente del Consiglio non c’era, non è passata inosservata la presenza a Villa Taverna della sorella Arianna, responsabile della segreteria politica di FDI.

La serata è stata l’occasione per ribadire la compattezza del governo. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto sottolineare la profondità del legame, affermando: «L’amicizia tra Italia e Usa è più forte di ogni polemica. Va oltre i rapporti personali, le frasi più o meno dialettiche, ed è sempre stata contraddistinta dalla consapevolezza di una forte e necessaria solidarietà transatlantica. Una vicinanza e un’amicizia che si sono rivelate intangibili». Un concetto ripreso anche dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha tuonato: «Nessuno potrà mai mettere in discussione l’amicizia e i buoni rapporti tra Italia e Stati Uniti». Salvini ha colto l’occasione per una frecciatina all’Europa («Tra Washington e Bruxelles lascio a voi immaginare per chi batterà il mio cuore…») e per rilanciare il progetto del Ponte sullo Stretto, auspicando una partnership italo-americana per l’infrastruttura. La festa è stata anche l’occasione per un riconoscimento speciale all’omologo del ministro della Difesa Guido Crosetto, elogiato dall’ambasciatore per il suo impegno nel rafforzare la sicurezza. Tra gli ospiti spiccava inoltre l’unico leader dell’opposizione, Matteo Renzi, che non ha perso l’occasione per criticare la gestione da parte di Meloni dei rapporti con Washington.

A pochi giorni dal G7 di Evian, tenutosi dal 15 al 17 giugno, dove Meloni e Trump si erano rivisti dopo mesi di frizioni, il presidente statunitense aveva ironizzato sull’incontro: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!», aveva affermato in un’intervista telefonica rilasciata a “L’Aria che tira” (La7), prima di aggiungere: «Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!». Meloni ha replicato definendosi «francamente allibita» e affermando: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Le tensioni in realtà erano già in atto. Il primo vero strappo risale alla decisione dell’Italia di negare il supporto militare agli Stati Uniti per sbloccare lo Stretto di Hormuz, con Trump che aveva tuonato: «L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro», riaccendendo i riflettori sul diniego dell’uso della base di Sigonella. Lo scontro era poi montato quando Meloni aveva preso pubblicamente le difese di Papa Leone XIV, bersaglio degli attacchi del tycoon per le sue parole sulla crisi in Medio Oriente. In quell’occasione, Trump aveva definito il Pontefice un «debole» e aveva criticato duramente la premier: «Sono scioccato, pensavo avesse coraggio». Ora tutta l’attenzione si sposta al vertice NATO di Ankara, in programma per il 7-8 luglio, dove Meloni incontrerà Trump per la prima volta dopo gli attacchi.

La Russia ha lanciato l’attacco più massiccio di sempre contro Kiev

2

Mosca ha lanciato uno dei più potenti attacchi militari di sempre contro Kiev come nuova risposta all’offensiva ucraina contro le infrastrutture energetiche russe. L’offensiva russa ha provocato almeno trenta vittime e ferito circa una novantina di persone, mentre sono stati danneggiati 130 edifici della capitale ucraina. Il capo dell’amministrazione militare della capitale, Tymur Tkachenko, ha dichiarato che «le squadre di soccorso lavoreranno senza interruzioni finché non saranno rimosse tutte le macerie» aggiungendo che «potrebbero essere ritrovate altre vittime». Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha proclamato, invece, una giornata di lutto nazionale per la giornata di oggi, venerdì 3 luglio, affermando che i danni sono stati registrati in tutta la città, che conta circa tre milioni di abitanti. Migliaia di persone si sono riparate nei rifugi antiaerei o nelle stazioni della metropolitana. La portata della distruzione nella capitale ucraina non ha precedenti negli ormai cinque anni di conflitto, anche se paragonata a un altro dei più letali attacchi russi contro Kiev avvenuto a maggio, che aveva registrato ventiquattro vittime.

È stata immediata la reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha subito accusato gli “alleati” di non fare abbastanza per difendere il Paese in guerra contro Mosca, chiedendo quindi più difese aeree: «Se i nostri partner avessero mantenuto le loro promesse nei tempi previsti, credo che oggi avremmo potuto salvare più case e più vite» ha affermato, chiarendo anche che «le forniture per la difesa aerea dell’Ucraina sono una priorità assoluta e critica. Contiamo molto anche su una decisione degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i Patriot e ad altre forme di cooperazione». L’escalation del conflitto e la richiesta di nuove armi non poteva che alimentare il business della guerra, con le principali aziende belliche che stanno registrando ottimi risultati in borsa. Da parte sua, il Cremlino ha dichiarato che continuerà a esercitare pressioni sull’ex Stato sovietico per raggiungere i suoi obiettivi.

Nel dettaglio, Mosca ha lanciato 74 missili e 496 droni nella notte di giovedì. Il portavoce dell’aeronautica ucraina, Yuri Ihnat, ha affermato che il numero di missili balistici lanciati era insolitamente elevato e il tasso di intercettazione basso a causa della carenza dei famigerati Patriot, i missili terra-aria di produzione americana indispensabili per difendere il territorio dagli attacchi missilistici russi. A riguardo, il presidente ucraino, durante l’abituale videomessaggio serale alla nazione, ha spiegato che quello della difesa aerea sarà «uno dei temi chiave» del vertice NATO della prossima settimana in Turchia, rilanciando il suo appello per lo sviluppo di una difesa aerea europea. «L’Europa deve avere una capacità sufficiente per difendersi da ogni tipo di minaccia, compresa questa: quella dei missili balistici russi», ha asserito. Da parte sua, il ministero della Difesa russo, in un messaggio su Telegram, ha fatto sapere che il suo «attacco massiccio» condotto con armi a lungo raggio ad alta precisione, lanciate da aria, terra e mare, e con droni, ha colpito installazioni militari ed energetiche, nonché aeroporti a Kiev e in altre località. L’offensiva rappresenta una rappresaglia per gli assalti di droni ucraini contro le infrastrutture di approvvigionamento di carburante della Russia delle ultime settimane. In particolare, il 28 giugno droni ucraini hanno colpito una raffineria di petrolio nella regione meridionale di Krasnodar. Tali offensive hanno causato una parziale crisi del carburante in uno dei principali paesi produttori di gas e petrolio.

In questo contesto, l’Ue non ha esitato a ribadire il suo sostegno a Kiev, confermando così la strategia di voler armare Kiev alla ricerca di una soluzione che metta pressione militare su Mosca, piuttosto che intraprendere la via diplomatica: la responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, infatti, ha affermato che solo un sostegno militare costante all’Ucraina e una maggiore pressione su Mosca potrebbero contribuire a fermare gli attacchi russi. «Oggi proporrò di sanzionare altre entità che sostengono il complesso militare-industriale russo in risposta agli attacchi», ha dichiarato in un post su X. «Più Mosca attacca i civili, più sanzioni devono essere imposte». In risposta, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che «La Russia continuerà a intensificare la pressione sul regime di Kiev per raggiungere gli obiettivi che si è prefissata» e che nel Paese è in corso una discussione su come proteggere la propria sicurezza.

Al solito, a festeggiare per il raggiungimento di un nuovo grado di escalation nel conflitto tra Russia e Nato sono gli azionisti delle aziende del comparto militare, che sono velocemente schizzati in borsa: in particolare, Fincantieri e Leonardo hanno guadagnato rispettivamente il 6,3 e il 4,7 per cento. Stesso effetto si è verificato per le aziende più importanti del resto d’Europa, quali Saab (+5,5 per cento), Rheinmetall (+3,9 per cento), BAE Systems e Thales entrambe a +3,1 per cento. Si tratta di una tendenza che appare destinata a perdurare nella misura in cui il conflitto non vede una prospettiva di risoluzione nel breve termine, ed anzi sta scivolando su un piano inclinato sempre più distruttivo, in un circolo vizioso che ad ogni azione ucraina – diventate negli ultimi mesi militarmente più efficaci rispetto al passato – vede contrapporsi un attacco di maggiore intensità rispetto al precedente da parte russa.