sabato 7 Febbraio 2026
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Per la prima volta è stato fotografato un buco nero al centro della Via Lattea

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Per la prima volta è stato fotografato un buco nero al centro della Via Lattea. Gli scienziati hanno impiegato anni per ottenere la fotografia e, finalmente, ci sono riusciti: è stata confermata l’esistenza di Sagittarius A* (l’asterisco sta per “star”) nella costellazione del Sagittario, e dista 27mila anni luce dalla Terra.

Lo scatto, tuttavia, non mostra direttamente il buco nero, bensì uno spesso anello di gas brillante che circonda un’area centrale scura definita “ombra”. L’anello “colorato” è prodotto dalla luce distorta dalla potente gravità di Sagittarius A*, il quale ha una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole. Un buco nero non può essere visto o fotografato direttamente, in quanto possiede un campo gravitazionale così intenso che nulla di ciò che contiene al suo interno può sfuggirgli, nemmeno la luce. Pertanto è necessario tenere in considerazione che “l’alone colorato” visibile – detto orizzonte degli eventi – segna il confine entro il quale si verificano le condizioni per cui niente può tornare indietro una volta inghiottito.

I ricercatori sono riusciti a ottenere l’immagine grazie a otto radiotelescopi, grandi antenne che, a differenza dei classici telescopi ottici, utilizzano le loro parabole per rilevare le onde radio emesse dagli elementi presenti nello Spazio. Questi otto strumenti, funzionando all’unisono, hanno trasformato la Terra in un unico enorme radiotelescopio. In generale, più sono grandi le parabole, più precise risultano le osservazioni e, per questa ragione, alcuni anni fa i ricercatori hanno pensato a come trasformare il nostro pianeta in una sorta di grande antenna. Ci sono riusciti col progetto Event Horizon Telescope (EHT), il quale comprende più radiotelescopi situati in diverse parti del globo. Nell’aprile del 2017, EHT è stato puntato verso il centro della nostra galassia per più notti, raccogliendo molti dati per diverse ore di seguito, come quando si attua un’esposizione lunga con la macchina fotografica.

Per sviluppare la foto ci sono voluti anni, anche se il buco nero è molto più vicino rispetto a quello immortalato dall’EHT qualche anno fa. Nel 2019, infatti, per la prima volta è stata ottenuta l’immagine di un buco nero, precisamente di quello situato al centro della galassia Virgo A, a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra. A differenza di questo, Sagittarius A* è molto più vicino a noi, anche se più piccolo e meno attivo. Event Horizon Telescope ha raccolto una quantità enorme di dati per ottenerne una fotografia, nello specifico 3,5 milioni di gigabyte, i quali sono stati portati dai radiotelescopi ai centri di ricerca e analisi negli Stati Uniti e in Germania. Le informazioni analizzate e poi selezionate, dimostrano che il buco nero della Via Lattea non è particolarmente vorace, e che la quantità di materia da lui inghiottita è piuttosto contenuta. Ora i ricercatori sono intenzionati ad aggiungere ulteriori radiotelescopi, al fine di creare un sistema di osservazione più preciso.

[di Eugenia Greco]

Borrell, dall’Ue altri 500 milioni a Kiev per armi pesanti

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«L’Unione europea darà un contributo ulteriore di 500 milioni di euro all’Ucraina per finanziare l’acquisto di armi», toccando quota 2 miliardi di finanziamenti, ha affermato l’Alto commissario per la politica estera Ue Josep Borrell al G7, precisando che il denaro servirà per comprare «carri armati, munizioni, blindati, artiglieria pesante, tutto quello che serve per combattere questa guerra». Da Mosca, il ministro degli Esteri Lavrov, ha dichiarato che l’Unione europea «da piattaforma economica costruttiva si è trasformata in un attore aggressivo e militante che sta già dichiarando ambizioni oltre l’Europa».

Torino: misure cautelari per 11 studenti dopo le proteste contro l’alternanza scuola-lavoro

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Nella mattinata di ieri la Digos di Torino ha eseguito 11 misure cautelari nei confronti di altrettanti giovani per le proteste che hanno avuto luogo lo scorso 18 febbraio di fronte alla sede di Unione Industriale in via Vela, a Torino. Tre di loro sono finiti in carcere, quattro ai domiciliari e quattro hanno obbligo di firma. I reati contestati sono lesioni aggravate, resistenza e violenza: i giovani avrebbero infatti tirato uova di vernice contro l’edificio e cercato di fare irruzione nella sede di Unione Industriali, ma sarebbero stati fermati da un cordone di carabinieri in tenuta antisommossa. Tra coloro che sono finiti ai domiciliari vi sarebbe anche una ragazza la cui unica colpa sarebbe stata quella di parlare al megafono. La protesta si inserisce nel più ampio contesto di movimenti studenteschi che hanno avuto luogo quest’anno contro i malfunziomenti del sistema scolastico dopo due anni di pandemia, e intensificatisi dopo la morte di due studenti, Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, durante l’alternanza scuola-lavoro.

Solamente un paio di settimane prima dei fatti contestati, il 28 gennaio, la polizia aveva caricato senza alcun motivo i gruppi di studenti (la maggior parte dei quali minorenni) che si erano trovati in piazza Arbarello per protestare contro la morte dei compagni e il sistema di alternanza scuola-lavoro, il cosiddetto PCTO. In quell’occasione numerosi tra i giovani erano stati portati in ospedale per i traumi subiti, ma ad oggi non risulta sia stato aperto alcun fascicolo per indagare sulla condotta degli agenti.

A partire dall’autunno 2021 sono state numerose le manifestazioni studentesche svoltesi in tutta Italia: gli studenti, categoria ampiamente trascurata dalle politiche pandemiche, hanno dato vita a una ricca stagione di contestazioni per cercare di far arrivare la propria voce al sistema scolastico e alle istituzioni. Le manifestazioni si sono intensificate in seguito alle morti violente di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, entrambe avvenute nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. Si tratta dei due casi più eclatanti perché finiti in tragedia, ma sono numerosi gli episodi di gravi incidenti avvenuti durante le ore di PCTO ai danni degli studenti. Nel caso di Parelli, morto il 21 gennaio dopo essere stato colpito da una putrella in metallo, la procura di Udine ha aperto un’indagine per omicidio colposo nei confronti del datore di lavoro. Il conducente del furgone sul quale Giuseppe Lenoci ha perso la vita, invece, è indagato per omicidio stradale.

«Cercare di criminalizzare gli studenti significa non capire niente della mobilitazione che è avvenuta e della sua importanza: sono morti due studenti quest’anno, durante l’alternanza scuola lavoro» mi spiega Cecilia, studentessa di Torino. «Ne è nato un movimento enorme, abbiamo occupato quasi tutte le scuole di Torino e sì, eravamo molto arrabbiati durante i cortei. La prima manifestazione, in piazza Arbarello, si è svolta con due ore di manganellate contro di noi da parte della polizia e alla fine di tutto l’unica risposta che otteniamo continua ad essere altra repressione. Non si cerca il vero colpevole della situazione, ma si continuano a criminalizzare gli studenti». Una delle studentesse arrestate ieri mattina, secondo quanto riportato da Cecilia, sarebbe finita ai domiciliari solamente per aver preso parola con il megafono, episodio che, se confermato, richiamerebbe in maniera allarmante la vicenda della No Tav Dana Lauriola, che ha dovuto scontare due anni di carcere e “riabilitazione” per il medesimo motivo.

«Per i fatti del 28 gennaio alcuni di noi si sono ritrovati con dita rotte, braccia rotte, prognosi di più di 30 giorni e nessuno ha cercato di capire cosa fosse successo o di fare qualcosa se non di dire che gli studenti sono violenti. Ci caricano per due ore ed è ancora colpa nostra?». Nei prossimi giorni gli studenti metteranno in campo diverse iniziative di solidarietà per i compagni arrestati. «Ci stiamo già attivando: non rimarranno sicuramente da soli» afferma Cecilia.

[di Valeria Casolaro]

Il Senato ha approvato il nuovo ddl Ucraina con voto di fiducia

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Il Senato della Repubblica ha approvato la conversione in legge del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21 (Ucraina bis), confermando la fiducia sul maxi emendamento posta dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico d’Incà. Con 178 voti favorevoli, 31 contrari e un’astensione, il testo passa alla Camera dei Deputati, che dovrà esprimersi entro il 20 maggio. La norma, modificata dal maxi emendamento, contiene diverse misure per contrastare gli effetti economici della crisi in Ucraina e proroga lo stato di emergenza di protezione civile per “continuare a garantire le attività di soccorso e assistenza alla popolazione, nell’ambito del meccanismo di protezione civile dell’Unione europea, sul territorio dell’Ucraina e dei Paesi limitrofi interessati dall’emergenza”.

Per i cittadini

  • All’interno del provvedimento viene estesa alla fine di giugno la rateizzazione delle bollette di energia elettrica e di gas naturale per le famiglie che non hanno pagato le fatture dal primo gennaio 2022.
  • Nella misura approvata dal Senato, il governo ha fatto confluire il decreto con cui è stato prorogato il taglio delle accise sui carburanti. Lo sconto di 30 centesimi viene confermato fino all’8 luglio.
  • Previsto poi l’ampliamento dei bonus sociali relativi all’elettricità e al gas, accessibili ai nuclei familiari con ISEE inferiore ai 12.000 euro. Secondo le stime, dovrebbero essere coinvolte 5,2 milioni di famiglie, che pagheranno luce e gas ai prezzi dell’estate scorsa.
  • Nel maxi emendamento rientra anche il “bonus carburante ai dipendenti” privati, dal valore massimo di 200 euro.

Per le attività e gli enti minori

  • Presente una stretta sui bonus edilizi: dal 1° luglio 2023, per i lavori che supereranno la soglia dei 516.000 euro, bisognerà rivolgersi infatti a imprese con certificazione SOA, attualmente necessaria alle aziende per poter partecipare agli appalti pubblici. Nelle intenzioni dell’esecutivo la stretta servirà a evitare le frodi, ma nella realtà dei fatti rappresenterà motivo di esclusione per la maggior parte delle piccole e medie imprese (PMI). Secondo i dati di Confartigianato, l’80% è sprovvisto infatti della qualifica.
  • Bar e ristoranti potranno godere invece di una proroga fino al 30 settembre per mantenere gli spazi esterni pagando l’occupazione del suolo pubblico, ma senza richiedere nuove autorizzazioni.
  • I produttori di latte potranno aderire, entro 60 giorni, alla rateizzazione delle multe per le “quote latte”, una serie di norme finalizzate a porre un limite alle eccedenze produttive di latte e derivati da parte degli stati membri della Comunità europea. La misura è rivolta ai “debitori del prelievo destinatari di atti di riscossione coattiva da parte dell’Agenzia delle Entrate”, ovvero oltre 3.000 aziende, per un importo totale che supera gli 800 milioni di euro.
  • Nel provvedimento è presente anche il rimborso giornaliero di 100 euro pro-capite destinato ai comuni che accolgono minori non accompagnati provenienti dall’Ucraina.
  • Per contribuire all’indipendenza energetica da fonti di importazione è consentita, alle aziende agricole, l’espansione della capacità tecnica necessaria alla produzione di energia elettrica da biogas, sfruttando gli impianti oltre la potenza nominale.

Le modalità adottate dal governo, che vanno dal silenzio sull’aggiornamento dello stato della guerra (per cui è previsto soltanto un’informativa il prossimo 19 maggio) all’ennesimo utilizzo della questione di fiducia nella conversione del decreto Ucraina bis, hanno generato diversi malumori sia tra le fila dell’opposizione sia in quelle della maggioranza. Dopo «il sufficiente invio di armi, con cui abbiamo fatto la nostra parte, ora dobbiamo spingere fortemente su un altro fronte: quello di un negoziato e una soluzione politica», ha dichiarato il leader del M5S Giuseppe Conte, che a Piazza Pulita ha parlato anche della natura “emergenziale” dell’esecutivo: «Di fronte a uno scenario imprevisto non possiamo pensare che il governo vada avanti da sé, decidendo di volta in volta cosa fare e come posizionarsi perché non ha un mandato politico». Nonostante ciò, i senatori del M5S, così come quelli della Lega (partito che ha sposato di recente la linea “pacifista”), hanno confermato la fiducia al governo. Dei 31 voti contrari, 14 provengono da Fratelli d’Italia, 11 dal gruppo Cal (Costituzione, ambiente, lavoro) e 6 dal gruppo Misto.

[Di Salvatore Toscano]

Israele, approvati 4.000 alloggi in Cisgiordania

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La Commissione suprema per la progettazione, un ente che dipende dal governo guidato da Naftali Bennet, ha approvato la costruzione di oltre 4.000 alloggi per israeliani residenti in Cisgiordania, territorio occupato nel 1967 da Israele in cui vivono attualmente più di 2 milioni di palestinesi e 475.000 coloni. Dei circa 4.500 alloggi, 2.684 hanno ricevuto un’approvazione definitiva, mentre per altri 1.636 si tratta della fase preliminare dell’iter burocratico. Oltre agli alloggi, la Commissione suprema per la progettazione ha anche formalizzato lo status di tre piccoli avamposti ebraici, in uno dei quali sarà costruito un albergo con 180 stanze.

La sfrenata attività di lobby delle multinazionali dei pesticidi

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L'influenza che un'azienda è in grado di esercitare è direttamente proporzionale al suo fatturato. Una correlazione, questa, forse non ancora empiricamente dimostrata ma che frequentemente è sotto gli occhi di tutti. Non dovrebbe quindi sorprendere che il potere delle multinazionali, così come la loro capacità di guidare l'uno o l'altro processo decisionale, sia elevato e capillarmente radicato. Dagli interessi petroliferi a quelli farmaceutici, pur senza sfociare nel complottismo, è evidente quanto i grandi colossi finanziari siano quantomeno agevolati nell'indirizzare le scelte politiche. Di...

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Giovedì 12 maggio

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9.20 – Finlandia, presidente e primo ministro chiedono l’adesione alla NATO “senza indugio”.

9.40 – La Corte di Giustizia Ue condanna l’Italia: violati i limiti di qualità dell’aria.

10.50 – Mosca: con ingresso Finlandia nella NATO sale il rischio di uno scontro con la Nato e di una guerra nucleare.

11.00 – Stop alle adunate degli alpini: raccolte 18.000 firme dopo i casi di molestie a Rimini, oltre 500 le segnalazioni.

14.00 – Bloomberg: altri 10 importatori europei hanno aperto conti per pagare il gas in rubli.

14:30 – Il colosso russo Gazprom annuncia che smetterà di utilizzare un gasdotto chiave per il transito del gas attraverso la Polonia.

15.30 – Spazio: svelata la prima immagine del buco nero al centro della nostra galassia, “Sagittarius A*”.

16.00 – Il Senato approva con voto di fiducia la conversione in legge del “decreto Ucraina bis”.

18.00 – I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 chiedono ai talebani di revocare le restrizioni  imposte alle donne.

19.00 – Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite approva una risoluzione per l’avvio di un’indagine sui presunti crimini di guerra russi.

Onu: allarme siccità, l’umanità è “a un bivio”

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Per quanto concerne la gestione del problema della siccità, l’umanità è “a un bivio”, motivo per cui bisognerebbe intervenire urgentemente utilizzando “ogni strumento possibile”: è ciò che viene affermato all’interno di un nuovo rapporto della UNCCD, la Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione. Il report, intitolato “Drought In Numbers, 2022”, raccoglie informazioni e dati relativi alla siccità e sottolinea tra l’altro che, a meno che non si intervenga prontamente, “entro il 2030 circa 700 milioni di persone rischiano di essere sfollate a causa della stessa”.

L’altro volto della guerra: i danni ambientali del conflitto in Ucraina

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Da due mesi e mezzo le immagini della guerra in Ucraina riempiono le preoccupazioni degli europei. Un conflitto raccontato principalmente aggiornando il numero di morti, disquisendo della tipologia di armi utilizzate e mostrando i danni subiti da infrastrutture e palazzi. C’è tuttavia un altro aspetto certo non secondario: l’impatto ecologico del conflitto, le cui conseguenze peseranno sulle future generazioni anche quando la guerra sarà finita.

Gli effetti a lungo termine di una guerra che coinvolge due nazioni altamente industrializzate come Russia e Ucraina saranno infatti visibili anche sui territori circostanti (come Bielorussia e Moldavia) e porteranno gradualmente alla perdita di ecosistemi e terreni fertili per l’agricoltura, inquinamento delle falde e diffusione di sostanze tossiche. Ma andiamo più nel dettaglio.

In Ucraina il rischio di contaminazione per l’ambiente è già alto dal 2014, anno dell’inizio del conflitto nel Donbass. Quest’area in particolare, che da allora subisce la guerriglia tra le forze armate ucraine e le milizie separatiste filorusse, ospita circa 4.500 imprese minerarie metallurgiche e chimiche. In queste zone, e in tutte quelle coinvolte dal conflitto, è difficile ad oggi monitorare i parametri ambientali sul campo: l’impossibilità di recarsi in loco e la circolazione di molte notizie false impedisce agli addetti di capire veramente in che modo intervenire e quanto sia urgente farlo.

Ma non si tratta solo di bombardamenti (che di per sé rilasciano già nell’ambiente sostanze dannose, come la polvere di cemento). Dall’inizio del conflitto – che si protrae tuttora – le aree attorno alle miniere di carbone, momentaneamente abbandonate, pullulano di sostanze tossiche. Al contrario di quanto si possa pensare, interrompere bruscamente l’attività estrattiva porta dei grossi rischi: l’acqua utilizzata nel processo deve essere pompata in continuazione. In caso contrario il liquido, intriso di sostanze tossiche, riempie i condotti minerari e sale in superficie, potenzialmente intaccando terreni e sorgenti potabili. E non è raro che accada, dal momento che in Donbass, ad esempio, almeno l’8% delle installazioni industriali è precario e poco sicuro.

Qualche esempio: il 13 marzo le bombe russe hanno colpito e gravemente danneggiato i centri di produzione e le tubature della centrale a carbone di Avdiivka, il principale centro di gestione del combustibile in Ucraina. La stessa sorte è toccata a Sumy, città nord orientale, dove i bombardamenti russi hanno provocato nuvole di ammoniaca tossica. A proposito di ammoniaca: nella regione di Ternopil (a ovest) il danneggiamento di alcuni serbatoi di fertilizzanti ha riversato nell’acqua una quantità della sostanza 163 volte superiore rispetto alla media.

ONG ed osservatori internazionali stimano che in generale, sul territorio ucraino si siano verificati danni a più di 100 infrastrutture (tra cui centrali elettriche, depositi di carburante e impianti per il trattamento e depurazione dell’acqua). Si teme in particolare per le 465 installazioni di stoccaggio, situate vicino a centri abitati o fonti di acqua (come i fiumi Dniester, Dnipro e Siverskyi Donets), e che contengono 6 miliardi di tonnellate di rifiuti tossici. Facile capire che, se dovessero disperdersi, si verificherebbe una vera e propria catastrofe.

Era il 2014 e l’allora segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ripeteva al mondo una frase che sarebbe dovuta diventare un mantra, e che invece non ha seminato quanto sperato:l’ambiente è la vittima silenziosa della guerra.Guardando al futuro e, si spera, ad una prospera e vicina ricostruzione dell’Ucraina, la comunità internazionale dovrebbe mettere in conto anche le spese da affrontare per la salvaguardia e la messa in sicurezza ambientale. Nell’interesse di tutti.

[di Gloria Ferrari]

Un enzima “mangia plastica” potrebbe liberarci da tonnellate di rifiuti

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Un gruppo di scienziati di Austin ha creato una variante enzimatica in grado di eliminare la plastica nel giro di pochissimo tempo. Si tratta di una scoperta potenzialmente molto importante, considerando che i rifiuti di plastica possono impiegare secoli a degradarsi. Questo enzima, secondo i ricercatori, ha tutte le carte in regola per potenziare il riciclaggio su larga scala, consentendo di aumentare esponenzialmente le possibilità di recupero e riutilizzo della plastica, contribuendo così a ridurre il suo devastante impatto ambientale.

I ricercatori, grazie all’intelligenza artificiale, sono riusciti a identificare – e quindi generare – quelle mutazioni che permettono all’enzima PETase di depolimerizzare rapidamente –  ovvero decomporre i polimeri in molecole – la plastica PET a basse temperature, una condizione fondamentale affinché la soluzione abbia un futuro su scala industriale. Il PETase, scoperto nel 2016, è una sostanza di natura proteica che permette ai batteri Ideonella sakaiensis di decomporre e digerire il polietilene tereftalato (PET), materiale termoplastico comunemente usato nella maggior parte degli imballaggi di consumo, come le confezioni per i biscotti, le bottiglie contenenti le bibite gassate, gli imballaggi per frutta, insalata e alcuni tessuti. Il PET costituisce il 12% di tutti i rifiuti globali.

È stato quindi utilizzato un sistema di apprendimento automatico che ha permesso di confrontare una serie di forme mutate dell’enzima, così da individuare quale fosse la migliore per distruggere i rifiuti di plastica. Il tutto è stato testato su 51 diversi contenitori di plastica post-consumo, ma anche cinque tipi di fibre di poliestere e, alcuni rifiuti, sono stati demoliti in appena 24 ore. L’esperimento, quindi, ha dato buoni risultati, dimostrando l’efficacia dell’enzima, il quale è stato battezzato FAST-PETasi, acronimo di “functional”, “active”, “stable”, “tolerant”, PETase.

La riuscita della ricerca apre uno spiraglio di speranza per lo smaltimento della plastica. Infatti, se li riciclaggio è il modo più ovvio per ridurre questo tipo di rifiuti, a livello globale meno del 10% di questi è stato riciclato. La plastica, infatti, viene spesso gettata nelle discariche o, ancora peggio, bruciata sprigionando gas nocivi nell’aria. Senza contare altri processi industriali alternativi, come quelli di glicolisi e metanolisi, i quali richiedono un alto dispendio energetico e vanno a intaccare l’integrità della plastica. Pertanto, l’enzima “mangia-plastica” risulta più conveniente, in quanto potrà essere impiegato efficientemente a basse temperature, ovvero a meno di 50 gradi Celsius, e con un basso consumo di energia. Ora gli esperti sono decisi ad approfondire le ricerche per raggiungere al più presto l’applicazione industriale e ambientale dell’enzima, e rendere il processo funzionante per tutti i tipi di plastica presenti in un normale flusso di rifiuti.

[di Eugenia Greco]