sabato 7 Febbraio 2026
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Acrilammide: la sostanza cancerogena che mangiamo tutti i giorni

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Per quanto riguarda la qualità e sicurezza degli alimenti, c’è una sostanza che desta molta preoccupazione già da alcuni anni tra gli studiosi. Si chiama acrilammide. Ha effetti neurotossici (danni al sistema nervoso centrale e periferico), citotossici (azione lesiva sulle cellule) e cancerogeni. L’Europa ha introdotto anche un Regolamento per ridurne i quantitativi nei cibi, ovvero per indirizzare le aziende alimentari produttrici di alimenti verso tecniche di preparazione e cottura che limitino la formazione di questa sostanza che può favorire i tumori in ogni fascia di età. L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) già nel 2015 infatti pubblicò la sua prima valutazione di rischio sull’acrilammide dichiarandone la correlazione col cancro a qualsiasi età. Ma vedremo che tra le categorie più esposte e a rischio ci sono addirittura i bambini.

Quali sono gli alimenti con acrilammide?

L’acrilammide è una molecola che si forma quando cibi contenenti amidi (o zuccheri) e aminoacidi (in particolare un aminoacido chiamato asparagina), vengono cotti al forno, con frittura o sulla griglia superando la temperatura di 120°C. Quindi i cibi più soggetti a questa sostanza sono tutti i carboidrati da forno, specialmente a base di cereali, come: pane, pizza, crackers, biscotti, fette biscottate, cornflakes. Ma non solo i cereali, anche le patate al forno, le patatine fritte, e anche il caffè contiene acrilammide perché la tostatura la produce nella reazione con la piccola quota di carboidrati e di aminoacidi che il chicco di caffè contiene. Quando i cibi, a seguito della cottura, iniziano a virare il colore dal bianco al marroncino e ad assumere un aspetto più scuro, si ha un alto contenuto di acrilammide. Più l’alimento scurisce e più ne contiene. È buona regola non acquistare alimenti troppo cotti, come il pane con la crosta molto scura.

Non bisogna mangiare i bordi anneriti della pizza, e occorre fare attenzione ai biscotti per bambini e neonati, che subiscono cotture eccessive e che proprio di recente sono stati oggetto di forti preoccupazioni a seguito di uno studio italiano pubblicato a Novembre 2021 sulla rivista scientifica Foods. Lo studio, condotto dall’Università Federico II di Napoli e San Raffaele di Roma su 90 campioni di baby food indicati per lo svezzamento dei bambini da 4 a 36 mesi, ha indagato proprio i livelli di acrilammide in questi alimenti per bambini.

I più esposti ai rischi sono i bambini

Secondo gli studiosi la categoria più esposta al pericolo dell’acrilammide è quella dei bambini, in quanto la sostanza (come ogni altra sostanza tossica del resto) fa più danni in un organismo che pesa meno, rispetto a quello dell’adulto. Questo perché la sostanza tossica è meno tollerata e viene eliminata dall’organismo con minor efficacia, in quanto i meccanismi di eliminazione e disintossicazione non sono ancora perfetti durante l’età dello sviluppo.

“I risultati hanno mostrato che la probabilità di un’esposizione cancerogena è del 94%, 92% e 87%, rispettivamente, per i bambini di 6, 12 e 18 mesi, suggerendo la necessità di ritardare l’introduzione dei prodotti da forno nella dieta di bambini svezzati. “A questo proposito è opportuno ridurre l’assunzione di questi alimenti, in quanto non indispensabili ai fini nutritivi né per la crescita né per lo sviluppo dei lattanti svezzati che dovrebbero invece seguire un’alimentazione equilibrata e varia, comprensiva anche di abbondante frutta e verdura come cereali semplici, diminuendo il numero di biscotti e prodotti da forno”.

I ricercatori si augurano anche una revisione del Regolamento europeo del 2017 sull’acrilammide, ai fini di ridurre ulteriormente le soglie attuali di residuo della sostanza nella produzione industriale dei cibi, anche se va tenuto presente che lo sviluppo dell’acrilammide è un processo inevitabile nei cibi cotti, ma è possibile attenuarne gli effetti. 

Come ridurre gli effetti nocivi dell’acrilammide

È utile notare che la vitamina C blocca l’azione dell’acrilammide nel causare danni al nostro organismo. Se mangiate cibo fritto di qualsiasi tipo, per esempio, assicuratevi di assumere contestualmente nello stesso pasto anche tanta vitamina C, sotto forma di arance o succo di arance, limone spremuto o verdure ricche di vitamina C come cavoli, spinaci o peperoni, sia prima che durante il pasto e anche dopo il pasto. Questo aiuta molto nell’abbassare l’azione nociva dell’acrilammide in quanto la sostanza trova nel sangue già presente il suo “antidoto”, costituito dalla vitamina C e dalle sostanze antiossidanti in genere, contenute anch’esse in gran parte nella frutta e nella verdura. 

Alcuni consigli sul taglio delle patate nella preparazione casalinga: siccome la formazione di acrilammide avviene in massima parte nelle zone di superficie, dove si raggiungono le temperature più alte nella cottura, nel caso delle patatine fritte i tagli di spessore inferiore risulteranno più contaminati rispetto a patatine tagliate più “grosse”. Cuocete le patate al vapore o al forno ma con la loro buccia, che eliminerete dopo cottura, anziché farle sempre fritte. Nel caso delle patatine a sfoglia, quelle che si acquistano confezionate in busta al supermercato, lo spessore molto fine caratteristico del prodotto porta inevitabilmente ad una elevata formazione di acrilammide. Queste sono proprio il genere di patatine da evitare, se possibile.

Aggiunta di asparaginasi: tale enzima, aggiunto agli impasti delle farine usate per la preparazione del pane o della pizza, è in grado di idrolizzare (trasformare ad altra sostanza chimica) parte dell’aminoacido asparagina presente negli amidi. Questa è una tecnica auspicabile soprattutto nelle preparazioni più industriali e nei laboratori e forni di trasformazione professionali, in quanto anche l’enzima asparaginasi comporta costi di produzione superiori che difficilmente nella panificazione casalinga o amatoriale si possono affrontare. Inoltre questo enzima non si trova facilmente nel commercio al dettaglio.

Anche il caffè, come detto, contiene un certo quantitativo di acrilammide. Ciò è dovuto all’inevitabile processo di tostatura dei chicchi, durante il quale l’acrilammide si produce. È bene dunque non assumere più di uno o due caffè al giorno. Anche l’orzo solubile e il caffè solubile contengono acrilammide, evitare quindi di assumere elevati quantitativi di questi alimenti.

Consigli generali: puntiamo ad avere una dieta molto varia e non basata sulla assunzione quotidiana di prodotti da forno come biscotti, crackers, pane e pizza. Includere sempre ad ogni pasto delle verdure e della frutta, cibi ricchi di vitamine e antiossidanti che mitigano l’effetto tossico di tanti composti presenti nei cibi industriali.

[di Gianpaolo Usai]

Somalia, annunciato coprifuoco per elezioni presidenziali

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In Somalia è stato annunciato un coprifuoco di 33 ore nella capitale Mogadiscio in occasione delle elezioni presidenziali che si terranno domenica. La misura avrà effetto a partire dalle 21 di sabato 14 maggio e durerà fino alle 6 di lunedì 16 e riguarderà sia il traffico che le persone. Gli unici autorizzati a spostarsi saranno i legislatori, incaricati di scegliere il nuovo presidente, il personale di sicurezza e i funzionari coinvolti nel voto. La votazione si svolgerà in un hangar vicino all’aeroporto protetto da muri a prova di esplosione, per tutelare i soggetti all’interno da eventuali attacchi terroristici, in particolare di al-Shabaab.

Viaggio all’interno della coscienza

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A un certo punto, nello svolgersi, anche imprevedibile, della letteratura, delle arti della parola, della cultura dell’immaginazione, ecco presentarsi, in epoche diverse e assai lontane, in testi di varie contrade, il viaggio all’interno della coscienza. Nel Novecento, circa un secolo fa, nei primi anni Venti, numerosi sono i grandi esempi, ma almeno due fondamentali: Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust e Ulisse di James Joyce, ai quali dovremmo aggiungere La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Prima che titoli di opere, questi sono orizzonti della scrittura, sogni e vertigini di un viaggio interiore.

Proust canta sussurrandola l’epopea sentimentale di un’età lontana, e pur tuttavia presente, nella condizione di una sopravvivenza densa, caleidoscopica. Scrive ascoltando la sua memoria, che è molto minuziosa, sensibile alle sfumature come in un quadro impressionista. “E allora lo scrittore si accorge che se il suo desiderio d’essere un pittore non era realizzabile in modo cosciente e intenzionale, codesto desiderio viene peraltro ad essere egualmente realizzato… Pensare in forma universale, scrivere, è per lo scrittore una funzione sana e necessaria, che a compierla rende felici, come, per gli uomini dediti alla vita fisica, la ginnastica, il sudore e il bagno” (Il tempo ritrovato).

Joyce invece lavora soprattutto con la visione e lancia occhiate feroci a un mondo dove gli stereotipi pesano enormemente e condannano alle conferme meno consolanti. Celebre soprattutto la sua opera per aver dato raffigurazione al flusso di coscienza, quella voce fuori campo che entra nel film del racconto senza un montaggio, quasi come in un incubo: “Aveva la mania di far sempre i soliti discorsi di politica e i terremoti e la fine del mondo divertiamoci prima Dio ci scampi e liberi tutti se tutte le donne fossero come lei a sputar fuoco contro i costumi da bagno e le scollature che nessuno avrebbe voluto vedere addosso a lei si capisce dico che era pia perché nessun uomo  si è mai voltato a guardarla spero di non diventare come lei… Ogni anno lassù in cima alla rocca gli dissi era cascato un fulmine e quella storia delle vecchie scimmie di Barberia…lei Mrs Rubio, andava a rubar polli alla fattoria degli Inces e ti tirava sassi se t’avvicinavi”.

Italo Svevo, poi, commisura la vita all’urto tra privato e pubblico, tra ragioni personali e sentimento della storia corrente, uscendone malconcio: “La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria… Forse traverso una catastrofe inaudita… ritorneremo alla salute”. Zeno, l’ultimo uomo del mondo, come ha notato splendidamente Sandro Briosi nel suo Commento a La coscienza di Zeno (èdito da Carocci, per cura di Marco Gaetani, nel 2020), segna la fine della storia come vicenda di singole individualità per aprire a una visione complessiva del genere umano, a una coscienza collettiva e condivisa, di cui ciascuno è testimone e  interprete.

Tutto questo, ovviamente, sarebbe impensabile senza la ricerca che dobbiamo al movimento psicoanalitico, alla speciale consistenza che era stata riconosciuta ai sogni e al loro racconto. Le interferenze di sonno e veglia mostrano, nelle più varie epoche e culture, che coscienza e realtà possono opporsi ma anche diventare complici, complementari, come era per gli antichi Greci, ùpar la veglia, ònar il sogno. Il sogno è la scrittura stessa, è la coscienza di un altro, in cui poi il lettore si perde e si riconosce.

La scoperta, e l’invenzione dell’inconscio, rappresentano una svolta nella conoscenza stratificata, plurale della soggettività umana, mostrano le contraddittorietà del suo operare, la forza che deriva dai sentimenti contrastanti, le trappole delle norme e le gioie del desiderio.

Ma, prima di Freud e Jung, sarà bene tornare alle Memorie del sottosuolo (1864) di Dostoevskij, perché lì la coscienza si carica, nell’atmosfera della prigionia e dell’esilio, di una sua forza di libertà: “E perché voi siete così fermamente, così solennemente sicuri che soltanto quello che è normale e positivo, in una parola, soltanto la prosperità sia vantaggiosa all’uomo? La ragione non s’inganna nei vantaggi? Può darsi che l’uomo ami esattamente altrettanto la sofferenza… La cosa principale non è dove vada la strada, ma che abbia una direzione”.

La letteratura diventa così profetica, non si incarica più di rappresentare semplicemente le vicende di qualcuno, perché questo qualcuno ragiona dentro di sé a nome di tutti, pone interrogativi che riguardano l’universo dei lettori, cioè del mondo. Sollecita a riflettere perché la lettura è questo esercizio insostituibile di viaggio nel possibile, nella mente e nei territori di altri.

Mi permetto un salto logico, entro a capofitto nel cuore di Furore (1939) di John Steinbeck, dove le vicende umane mostrano l’esistenza di una volontà comune, di riscatto, di crescita, di coscienza appunto: “Una famiglia era stata cacciata dal posto dove viveva. Erano in dodici e non avevano una macchina. Si sono costruiti una roulotte con dei rottami di ferro e ci hanno caricato tutto quello che avevano. L’hanno portata sul ciglio della 66 e si sono messi ad aspettare. E dopo un po’ si è fermata una berlina e li ha presi su. Cinque di loro sono saliti sulla berlina, sette sulla roulotte e anche un cane sulla roulotte. Sono arrivati in California in un lampo. L’uomo che li ha trainati gli ha dato anche da mangiare. Ed è tutto vero. Ma come si può avere un coraggio simile, e così tanta fede nel prossimo? Sono poche le cose che possano insegnare una fede simile”. 

Insomma, come è possibile smettere di sperare, di costruire quando abbiamo avuto esempi così coraggiosi, così forti, di immaginario? Leggere, dico spesso, continua ad essere importante. Aiuta anche a sottrarsi, sia pure parzialmente, all’agenda dei fatti imposta da chi vuole condizionarci.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

India, crisi del grano: imposto blocco dell’export

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Il governo indiano ha comunicato di aver bloccato tutte le esportazioni di grano con effetto immediato a causa del “picco improvviso dei prezzi globali” del cereale, che “mette a rischio la sicurezza alimentare dell’India, dei vicini e di altri Paesi vulnerabili”. In questo modo le autorità punterebbero a diminuire i prezzi nel mercato interno, che hanno raggiunto in queste settimane livelli record. Come spiega Reuters, dopo il calo delle esportazioni dalla regione del Mar Nero dovuto allo scoppio della guerra in Ucraina molti tra gli acquirenti globali facevano affidamento sulle forniture dell’India, secondo produttore di grano al mondo.

Kaliningrad, la base militare russa nel cuore d’Europa

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Dopo essere rimasta a lungo nell’oblio, Kaliningrad – oblast russo nel cuore dell’Europa – è tornata sotto i riflettori a causa dell’importante ruolo tattico-strategico che può assumere negli equilibri militari del Vecchio Continente, specie dopo le dichiarazioni di Svezia e Finlandia su un possibile ingresso nella NATO. Corrispondente all’antica città prussiana di Konigsberg che ha dato i natali al filosofo tedesco Immanuel Kant, dopo essere stata bombardata da Alleati e Armata rossa durante la Seconda guerra mondiale, fu annessa all’Urss nel 1945 con il nome di Kaliningrad. Così, ancora oggi costituisce una parte di territorio russo in piena Unione Europea: vasto 15000 chilometri quadrati e incastonato tra Lituania e Polonia, l’oblast rappresenta anche un importante avamposto militare russo che dista 1400 kilometri da Parigi e Londra, 530 da Berlino e 280 da Varsavia.

Se con la presidenza di Boris Eltsin l’enclave era stata pensata come una zona economica di libero scambio, con Vladimir Putin ha assunto una rilevanza strategica soprattutto in risposta all’adesione delle Repubbliche Baltiche e della Polonia all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea. Kaliningrad si trova, infatti, in una posizione chiave per due ragioni: da una parte, il porto sul Mar Baltico che ospita la base della flotta navale russa si trova in una delle poche zone dove il mare non ghiaccia e da qui sottomarini e missili di vario tipo possono colpire ovunque in Europa; dall’altra, attraverso il controllo del corridoio di Suwalki – che collega l’oblast alla Bielorussia e, contemporaneamente, unico passaggio via terra tra la Polonia e i Paesi baltici – Mosca con una sola mossa potrebbe isolare Lettonia, Estonia e Lituania e imporsi facilmente su Varsavia.

Le recenti dichiarazioni di Svezia e Finlandia su una possibile adesione alla NATO hanno suscitato la prevedibile reazione del Cremlino che in risposta a tale decisione intende potenziare il proprio arsenale di Kaliningrad dotandolo di testate nucleari. Il presidente del Consiglio di Sicurezza della Russia, Dmitrij Medvedev, citato dall’agenzia russa Tass, aveva reso noto che sarebbe stato necessario “rafforzare seriamente il gruppo di truppe di terra e il sistema di difesa aerea e schierare consistenti forze navali nel Golfo di Finlandia. In questo caso, non si può più parlare dello status non nucleare dei Baltici, l’equilibrio deve essere ripristinato. Fino ad oggi, la Russia non ha intrapreso tali misure e non aveva intenzione di farlo”.

La Lituania e altre fonti occidentali sostengono che già da tempo Mosca possieda ordigni nucleari nell’enclave. Sebbene ciò non sia confermato, la regione risulta una delle più militarizzate d’Europa: già nel 2016, infatti, la Russia cominciò a spostare a Kaliningrad sistemi Iskander, ossia missili balistici tattici ipersonici a corto raggio in grado di portare testate nucleari, con una gittata massima di 500 chilometri.

Nonostante, dunque, la regione fosse già armata, solo ora le recenti dichiarazioni di Medvedev hanno messo in allarme i Paesi europei e in particolare la Germania: avendo una portata dichiarata di 500 chilometri, infatti, gli Iskander potrebbero colpire Berlino e altre capitali europee come Varsavia, Copenaghen, Vilnius e Riga. Inoltre, risulta che la Germania non sia dotata di uno scudo antimissile valido per proteggersi dai vettori russi, sia da quelli posizionati a Kaliningrad, che al ridosso del confine orientale della NATO.
Da ciò risulta evidente come la continua espansione dell’Alleanza Atlantica verso est sia causa di una drammatica escalation di tensione e di corsa agli armamenti che danneggia la stabilità e la sicurezza di tutta l’Europa: le basi NATO ai confini della Federazione rappresentano, infatti, per Mosca una minaccia alla sicurezza della Russia – fatto noto agli USA e sottolineato più volte dal Presidente Vladimir Putin ben prima dello scoppio del conflitto in Ucraina – e l’adesione di determinati Stati nell’alleanza militare guidata da Washington rischia ogni momento di sfociare in un conflitto aperto tra Russia e NATO su cui grava lo spettro dell’uso di armi nucleari. Nonostante ciò, proprio ieri la Finlandia ha ribadito la sua intenzione di aderire velocemente e “senza indugi” alla NATO.

Il caso di Kaliningrad mostra come l’adesione di nuovi Stati all’Alleanza Atlantica non possa certo considerarsi senza indugio una garanzia di stabilità e sicurezza per gli altri paesi membri – come richiesto dall’articolo 10 dello stesso trattato della NATO – ma, al contrario, possa comportare una minaccia. L’esercitazione russa nell’enclave risalente allo scorso 4 maggio, quando sono stati simulati attacchi con missili balistici nucleari, ne appare conferma. Infatti, oltre ad essere una risposta alle esercitazioni NATO nell’est Europa, costituisce motivo di allarme e di monito per tutta l’area e in particolare per le principali capitali europee.

[di Giorgia Audiello]

Strage piazza Loggia, nuovo processo per Maurizio Tramonte

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La Corte d’appello di Brescia ha accolto l’istanza di revisione del processo presentata da Maurizio Tramonte, condannato all’ergastolo per la strage di piazza Loggia del 28 maggio 1974, nella quale persero la vita 8 persone e ne furono ferite 102. Tramonte, fascista e informatore dei Servizi segreti di Stato (Sid), era già stato condannato in via definitiva all’ergastolo, ma ha sempre sostenuto di essere innocente e di non trovarsi in piazza Loggia il giorno della strage. Verrà così avviato un nuovo processo, il sesto: l’8 luglio verranno ascoltate le dichiarazioni della sorella e della moglie di Tramonte.

Venerdì 13 maggio

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10.40 – L’Unione Europea annuncia altri 500 mln di aiuti a Kiev «per l’acquisto di armi pesanti».

11.00 – Lavrov (ministro Esteri Russia): L’Unione Europea si è trasformata «da piattaforma economica ad attore aggressivo».

12.30 – Twitter, Elon Musk “sospende temporaneamente” l’accordo da 44 miliardi per l’acquisto.

13.30 – Il presidente turco Erdogan si è detto contrario all’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO.

14.00 – Ucraina, primo procedimento contro soldato russo per crimini di guerra: avrebbe sparato a un civile disarmato.

14.30 – Gerusalemme, la polizia israeliana attacca il corteo funebre della giornalista Shireen Abu Akleh, uccisa l’11 maggio.

15.00 – Per la prima volta dall’inizio della guerra i capi della difesa di Russia e Usa hanno avuto un colloquio telefonico.

16.30 – Florida, ricercatori sono riusciti a far crescere piante nel suolo lunare trasportato sulla Terra.

18.00 – La Russia ha annunciato che sospenderà le forniture di elettricità alla Finlandia da domani.

 

Un rapporto fa luce sul commercio illegale di pelle d’asino

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Ogni anno 4,8 milioni di asini vengono macellati esclusivamente per la loro pelle: è questa la stima contenuta all’interno di un rapporto del The Donkey Sanctuary, un’organizzazione britannica che si occupa del benessere dei somari. Dal documento in questione, che nello specifico ha fatto luce per la prima volta sul commercio illegale online delle pelli d’asino, è emerso che a giocare un ruolo chiave in tal senso è il web, con i social media che sostanzialmente consentono di tenere in piedi il mercato grazie ai loro algoritmi con cui “inavvertitamente ma efficacemente mettono in contatto gli acquirenti con i commercianti illegali”. Un commercio particolarmente florido in Cina, dove le pelli entrano tra gli elementi utilizzati ai fini della medicina tradizionale, alimentando un commercio non solo illegale ma altresì fonte di sofferenza per gli animali, che vivono e vengono uccisi in condizioni brutali.

“Molti asini sperimentano una sofferenza estrema a causa dei commercianti: sono spesso trasportati su lunghe distanze, in camion o a piedi, senza cibo, acqua e riposo adeguati. Vengono poi trattenuti, spesso per giorni e giorni, nuovamente senza cibo o acqua adeguati, prima di essere massacrati in condizioni brutali e poco igieniche. Altri vengono rubati ai loro proprietari durante la notte e sono spietatamente macellati prima che la loro pelle venga rimossa e le carcasse lasciate marcire”. È questo ciò che si legge all’interno del rapporto, nel quale si parla altresì del fatto che lo stato di salute degli asini macellati sia sconosciuto e che ciò comporti “rischi inerenti alla biosicurezza, con possibili conseguenze significative a livello globale”. Infatti, la “lavorazione molto limitata” delle pelli di tali animali fa sì che chiunque entri in contatto con le stesse sia “potenzialmente a rischio di contrarre una zoonosi”.

Venendo poi alla domanda del prodotto, dal documento si apprende che le pelli d’asino siano molto richieste in Cina, dove vengono esportate per far fronte al bisogno di “ejiao”. Si tratta di un tipico prodotto utilizzato nella medicina tradizionale cinese, una sorta di gelatina che si ritiene sia in grado di curare tutta una serie di disturbi. Per ottenerla, però, c’è appunto bisogno della pelle d’asino, la quale viene prontamente messa a disposizione dai commercianti in maniera illegale grazie ai social media, che permettono ad essi di aggirare facilmente le leggi dei propri paesi di appartenenza.

La pelle d’asino riesce dunque così ad essere venduta dai trafficanti che vivono in paesi in cui il commercio in questione è vietato, tra cui Nigeria, Ghana e Kenya, dove è stata rilevata un’importante offerta a riguardo. Nel gennaio 2021 – si legge infatti nel rapporto – una società con sede in Kenya affermava di avere “2000 pezzi di pelle/pelli d’asino disponibili per la vendita” e di poterli spedire “ovunque nel mondo”. Interessante notare che tale annuncio era stato fatto grazie a Facebook, con la società keniana che aveva diffuso tali informazioni pubblicando un post sulla sua pagina. Il ruolo giocato dal social di Mark Zuckerberg, però, appare alquanto inaspettato dato che proprio Facebook nel 2018 aveva co-fondato, insieme ad altre aziende ed organizzazioni come il Wwf, la “Coalition to End Wildlife Trafficking Online”: una coalizione lanciata con l’obiettivo di “porre fine al traffico di animali selvatici online”, che evidentemente non viene ancora perseguito in maniera impeccabile.

Oltre a ciò, dal rapporto si apprende altresì che il commercio delle pelli d’asino sia collegato a quello illegale di animali selvatici. Nel documento, infatti, vengono citati i risultati di una ricerca con cui sono stati identificati 382 commercianti che vendevano pelli d’asino su siti di e-commerce, da cui è emerso che quasi il 20% di essi vendevano anche prodotti connessi alla fauna selvatica, tra cui parti di specie animali in via di estinzione come gli elefanti. «Questo è importante perché rivela come i clienti che acquistano pelli d’asino possono facilmente imbattersi in altri prodotti in vendita insieme a queste pelli, contribuendo potenzialmente alla crisi della biodiversità in continuo peggioramento», ha affermato a tal proposito il coautore della ricerca Ewan Macdonald.

[di Raffaele De Luca]

Turchia, Erdogan contrario a ingresso Finlandia e Svezia nella NATO

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Il presidente turco Erdogan ha dichiarato di essere contrario all’ingresso di Svezia e Finlandia all’interno dell’Alleanza atlantica, adducendo come motivazione il fatto che i due Paesi “sono sede di molte organizzazioni terroristiche”. La sua posizione potrebbe costituire un ostacolo ai piani di Svezia e Finlandia, in quanto è necessaria la volontà unanime di tutti i membri della NATO affinché nuove nazioni possano entrare a farne parte. I ministeri degli esteri finlandese e svedese non hanno ancora commentato le dichiarazioni di Erdogan.

Il Texas approva la legge che vieta la censura su internet

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Come in una lotta greco-romana, i tribunali texani si stanno metaforicamente azzuffando in un carnaio di mosse e contromosse pur di far entrare in vigore una divergente legge che mira a tutelare la “libertà di parola” dalla censura dei social media. Ieri la svolta: l’ingiunzione che ne bloccava l’attuazione è stata sospesa, quindi il Texas potrà rivalersi sulle censure imposte ai cittadini dalle Big Tech.

A scuotere gli animi politici è il cosiddetto HB 20, un codice introdotto formalmente l’anno scorso e che era stato prontamente bloccato da un giudice federale. Un brutto colpo per i Conservatori, i quali avevano progettato la legge in risposta ai ban subiti dai propri colleghi di partito per colpa delle loro controverse esternazioni, Donald Trump su tutti. Una censura che sapeva di onta e che è stata dipinta come un vero e proprio affronto al Primo Emendamento.

Il Primo Emendamento, tuttavia, si occupa di tutelare i cittadini dalla censura di Stato e non si applica alle scelte editoriali delle singole aziende. Ecco dunque che HB 20 evidenzia immediatamente i paradossi libertari: da una parte i diplomatici texani sostengono di volere che le aziende possano agire senza incappare nel giogo governativo, dall’altra fanno il possibile perché lo Stato imponga alle imprese regole capaci di tutelarli. Anche a costo di fare carte false.

Per assicurarsi che la legge potesse essere liberata dall’ingiunzione federale, gli avvocati del Texas hanno dipinto i social media al pari di «moderne piazze pubbliche», così da spingere i giudici a rivedere la definizione dei portali in questione, i quali sono passati da “siti internet” a “internet provider”. La variazione di nomenclatura ha garantito per vie traverse l’applicabilità di HB 20.

Un “trucchetto” che permetterà di tutelare la libertà di parola anche all’interno delle piattaforme dei Big Tech, ma che non tutti – nemmeno all’interno delle organizzazioni che si battono per la democrazia – vedono di buon occhio. Il limite da stabilire è quello, ormai annoso, tra diritti individuali e della comunità. Chi vorrebbe un certo grado di controllo sui contenuti, ed eventualmente di censura, cita ad esempio i diversi studi che dimostrano che le parole xenofobe e colme d’odio tipiche delle narrazioni autoritarie non solo finiscono per soffocare le possibilità di espressione delle minoranze, ma le danneggiano direttamente. Un esempio pratico: quando il Primo Ministro britannico Boris Johnson ha comparato le donne che indossano il burqa ai ladri di banche, il Regno Unito ha immediatamente registrato un picco di abusi e violenze anti-musulmane. Chi invece difende la libertà di parola a qualsiasi costo – fosse anche il diritto a scrivere frasi discriminatorie o diffondere notizie false – ritiene che ogni grado di censura costituisca già in partenza una china pericolosa e da contrastare.

Di certo con la legge del Texas si rilancia un dibattito che ci accompagnerà anche nei prossimi anni, con le società occidentali chiamate a stabilire il limite tra la tutela della pluralità delle opinioni e i limiti entro i quali i punti di vista di alcuni sono autorizzati anche ad avere conseguenze negative sugli altri.

[di Walter Ferri]