martedì 10 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 1250

Elezioni comunali: vince il centrosinistra

0

Il centrosinistra ha vinto il secondo turno delle elezioni comunali, conquistando al ballottaggio molte delle principali città al voto: Verona, Parma, Piacenza, Catanzaro, Monza e Alessandria. Il centrodestra, invece, al secondo turno conquista la vittoria a Lucca, Sesto San Giovanni e Frosinone. Damiano Tommasi, ex calciatore, sarà il prossimo sindaco di Verona, consegnando al centrosinistra una città che da 15 anni era una roccaforte del centrodestra. Si registra, tuttavia, un’affluenza molto bassa, intorno al 42%, che è un chiaro segnale ai partiti. Il centrodestra paga le divisioni interne. Grande esultanza, invece, per il PD che è convinto che il risultato «rafforzi il governo».
«Da domani ci mettiamo a testa bassa sulle politiche», ha affermato il Segretario del partito, Enrico Letta, con grande soddisfazione.

Domenica 26 giugno

0

6.00 – Ucraina, attacco missilistico su Kiev: un morto e 4 feriti.

7.00 – Comunali, al via oggi ballottaggi in 65 Comuni.

9.00 – G7, al via oggi vertice delle potenze mondiali: focus su guerra, energia e clima.

11.00 – USA, Biden firma legge bipartisan su controllo armi: “è la legge più significativa approvata negli ultimi 30 anni”.

12.00 – Sudafrica, 22 giovani senza segni di violenze fisiche ritrovati morti in un nightclub: ignote le cause.

16.00 – Madrid, migliaia in piazza per protestare contro vertice NATO che si svolgerà questa settimana nella capitale spagnola.

16.30 – Ecuador, revocato stato di emergenza per proteste indigeni: al via colloqui.

17.00 – Istanbul, decine di arresti a manifestazione Gay Pride.

 

 

Ecuador, revocato lo stato di emergenza per proteste indigeni

0

Il presidente dell’Ecuador Guillermo Lasso ha revocato lo stato di emergenza che era stato imposto in sei province del Paese per via delle proteste indigene delle scorse settimane. La decisione ha seguito i primi colloqui ufficiali tra funzionari del governo e rappresentanti del CONAIE, la più grande organizzazione indigena dell’Ecuador, che aveva indetto le proteste per chiedere la riduzione del prezzo del carburante, un controllo sui prezzi dei prodotti agricoli e l’aumento del budget destinato all’istruzione. Le autorità hanno dichiarato che i disordini sono costati 50 milioni di dollari al giorno all’economia e hanno dimezzato la produzione giornaliera di carburante, la principale esportazione dell’Ecuador.

La polizia brasiliana ha compiuto un massacro di indigeni Guarani

2

Giovedì 24 giugno la polizia militare brasiliana ha fatto irruzione nel territorio di Guapoy, nel sud dello Stato del Mato Grosso, al confine con il Paraguay, allo scopo di allontanare con la violenza la popolazione Guarani che aveva occupato la zona perché ritenuta parte dei propri territori ancestrali. Dietro l’intervento della polizia non vi era alcun mandato o ordine del tribunale. Gli agenti, giunti a bordo di automobili e di un elicottero, hanno aperto il fuoco contro la popolazione, utilizzando proiettili veri, colpendo donne, uomini, bambini e anziani. Almeno due indigeni sono morti nel corso dell’attacco, anche se la comunità parla di 4 persone, e una quindicina sono stati ricoverati, molti per aver riportato ferite di arma da fuoco alla testa o ad organi vitali. Il CIMI (Consiglio Indigeno Missionario), nel timore che potesse ripetersi un massacro come quello avvenuto nel 2016, ha fatto appello agli organi federali e al Consiglio nazionale per i diritti umani (CNDH) perché siano condotte indagini sull’episodio.

Lo Stato del Mato Grosso e sede di continui massacri, simili a quelli avvenuti il 24 giugno e perpetrati nel silenzio della comunità internazionale. Nel 2016, nel Municipio di Caarapò, un violento attacco dei fazendeiros aveva causato la morte di un giovane indigeno di 23 anni e il ferimento grave di numerosi altri, tra i quali un bambino di 12 anni. In quell’occasione gli agricoltori avevano bruciato beni di proprietà degli indigeni, dopo averli costretti alla fuga. L’associazione Survival International già allora ricordava che «Negli ultimi decenni, i Guarani hanno subito violenza genocida, schiavitù e razzismo da parte di chi vuole derubarli di terre, risorse e forza lavoro». Le violenze non si sono mai interrotte, come mostra l’episodio avvenuto il 24 giugno scorso. «È necessario costruire campagna internazionale presso gli organismi per i diritti umani per denunciare e indagare sugli omicidi di popolazioni indigene» ha dichiarato il Movimento dei lavoratori rurali senza terra (MST), a proposito di quanto accaduto.

Il governo di Mato Grosso non ha spiegato perché l’operazione sia stata condotta senza ordini del tribunale e nemmeno perché la polizia militare avesse l’autorità di intervenire, dal momento che in Brasile è la polizia federale a intervenire in questioni che riguardano gli indigeni. Subito dopo il massacro, il segretario alla sicurezza brasiliano ha convocato una conferenza «piena di bugie e assurdità», secondo quanto dichiarato dall’associazione Guarani Aty Guasu, perché associa gli indigeni a problematiche quali la droga. «Può essere che il bambino colpito da un proiettile di gomma che appare in una delle immagini abbia a che fare col traffico di droga?» scrive l’associazione.

[di Valeria Casolaro]

Al via oggi G7 in Germania: focus su energia e inflazione

0

Si è aperto oggi ad Elmau, in Baviera (Germania) il vertice del primo G7 ospitato da Olaf Scholz. Le discussioni principali verteranno intorno alle modalità per arginare i prezzi dell’energia, con il presidente americano Biden intenzionato a proporre un tetto per il prezzo del petrolio. Per la giornata di oggi previste sessioni di lavoro sull’economia globale, partnership e investimenti, politica estera e sicurezza. Atteso anche l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invitato da Scholz, che si collegherà in video lunedì mattina. Previsto per domani anche l’intervento di ospiti strategici voluti da Scholz, tra i quali India, Indonesia, Sudafrica, Senegal e Argentina, con i quali si affronterà il tema della sicurezza alimentare globale e dell’eguaglianza di genere.

Un mondo sospeso tra biolab e gain of function

4

La pandemia e la guerra hanno rivelato la debolezza delle nostre infrastrutture e del coordinamento tra nazioni, ma ha anche gettato luce su alcune pratiche scientifiche il cui ruolo etico è messo in discussione su più fronti. Parliamo nello specifico del guadagno di funzione, meglio noto come “gain of function”, ma anche dei cosiddetti “biolab” contenenti patogeni mortali e ad alto rischio, elementi che impongono riflessioni su quanto sia indispensabile che la ricerca biomedica poggi su solide fondamenta.
Il virus venuto dalla Cina
Nei primi anni Duemila, l’istituto di virologia di Wuhan (WIV...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Elezioni, oggi a ballottaggio 65 Comuni italiani

0

Saranno aperti oggi fino alle 23 i seggi elettorali per i ballottaggi delle amministrative in 65 Comuni, dei quali 13 capoluoghi (Catanzaro, Alessandria, Cuneo, Como, Monza, Verona, Gorizia, Piacenza, Parma, Lucca, Frosinone, Viterbo e Barletta) per un totale di 2 milioni di elettori. Il centrosinistra, che nelle elezioni di due settimane fa ha perso poli importanti come Genova, Palermo e L’Aquila, cercherà la rivincita, in particolare a Verona e a Parma.

Sabato 25 giugno

0

9.00 – Capo della diplomazia UE a Teheran per provare a rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran.

9.30 – Oslo, 2 morti in sparatoria davanti a locale gay: secondo la polizia responsabile è un “islamista”.

11.00 – Afghanistan, dopo il gravissimo terremoto i talebani fanno appello al mondo per la revoca delle sanzioni.

12.00 – Caltanissetta, maxi sequestro di 15.000 piante di cannabis.

12.30 – Usa, dopo la revoca del diritto all’aborto da parte della Corte Suprema 14 stati ne annunciano la messa al bando entro 30 giorni.

13.10 – Mosca sostiene di aver ucciso 80 “mercenari polacchi” in un bombardamento nell’est dell’Ucraina.

18.00 – La città di Severodonetsk, capoluogo dell’oblast di Lugansk, è caduta in mano alle forze russe.

19.00 – Monaco di Baviera: migliaia di persone protestano contro la riunione del G7.

 

Monaco di Baviera: migliaia di persone protestano contro il G7

0

A Monaco di Baviera, in Germania, si è tenuta nella giornata di oggi una manifestazione contro il vertice del G7, in programma dal 26 al 28 giugno al castello di Elmau, sulle Alpi bavaresi. Migliaia di persone – circa 4.000 secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters – hanno partecipato al corteo indetto da 15 organizzazioni tra cui WWF Germania e Greenpeace. Marciando per le vie della città, i manifestanti hanno chiesto ai leader del G7 di agire per combattere la povertà, i cambiamenti climatici e la fame nel mondo, nonché di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili russi.

Quello che abbiamo lo dobbiamo alle proteste di chi ci ha preceduto

5

Le proteste più importanti della storia, che ricordiamo ancora e che ci hanno lasciato qualcosa, sono quelle che non hanno mostrato solo l’aspetto  dell’opposizione, della rabbia, del dissenso. Quando un movimento sociale si ferma a questo step finisce per dissolversi, perché impiega la propria energia per distruggere, eliminare qualcosa, senza creare o provare a costruire. Una manifestazione efficace ed eterna può dirsi tale quando punta a imporre un vero cambio sociale, dando un’alternativa culturale il cui modello è solido abbastanza da reggere al passare del tempo.

Negli ultimi quindici anni le proteste in tutto il mondo sono praticamente triplicate. E proprio di recente si sono verificati alcuni dei più grandi movimenti di protesta mai registrati: da quelli degli agricoltori iniziati nel 2020 in India, a quelli del 2019 contro il presidente Jair Bolsonaro. Spesso diamo per scontato e pensiamo che le cose non potrebbero essere diverse da come sono: quando il popolo è insoddisfatto deve insorgere per ottenere qualcosa. Ma se oggi sentiamo il bisogno di farlo e pensiamo che possa essere utile per cambiare le cose è grazie agli esempi che ci hanno preceduto, per merito dei quali sappiamo di avere e potere rivendicare determinati diritti.

La vita di tutti vale allo stesso modo

Le proteste per la morte dell’afroamericano George Floyd sono iniziate a Minneapolis il 26 maggio 2020, dopo la sua uccisione. L’uomo è morto asfissiato per essere stato immobilizzato con un ginocchio sul collo per più di 8 minuti dall’ex agente di polizia Derek Chauvin. Le proteste si sono immediatamente diffuse in tutta la nazione: gli abitanti di tutti i 50 stati sono scesi in piazza per opporsi alla brutalità della polizia e al razzismo istituzionale in generale. Le manifestazioni sono continuate ogni notte e si sono estese ai paesi di tutto il mondo. Alcuni di questi paesi avevano già avuto il loro “George Floyd”, una persona nera uccisa nello stesso identico modo.

Perché ci ha insegnato qualcosa?

Molte persone – e non solo gli attivisti neri – hanno visto nella morte di Floyd un simbolo di intolleranza e di ingiustizia che ogni giorno le persone che per qualche motivo sono emarginate affrontano. Episodi come questi segnano per sempre il corso della storia e rappresentano un momento di passaggio: da qui in poi non si può più tornare indietro. Dopo la morte di Floyd, infatti, molti politici, aziende e società sono state spinte a prendere una posizione pubblica su questioni come l’uguaglianza razziale e la gestione della polizia. Molte statue confederate sono state eliminate smantellate e il mondo ha aperto gli occhi su una realtà che sembrava appartenere al passato.

Pretendere un futuro per il Pianeta

Se negli ultimi anni i cambiamenti climatici sono rientrati nel dibattito politico è soprattutto merito di alcuni importanti movimenti di protesta. Durante la Giornata della Terra del 22 aprile del 2017, circa 100.000 persone hanno marciato su Washington per mostrare sostegno e riconoscenza alla scienza e spronare all’adozione di decisioni politiche servendosi di prove scientifiche. In particolare su temi come il cambiamento climatico e la salute pubblica. Non è un caso che la marcia si sia svolta dopo l’elezione del presidente Trump, che aveva precedentemente definito il cambiamento climatico una bufala e aveva promesso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, tagliando i finanziamenti a numerose agenzie scientifiche e di ricerca. Le manifestazioni pro scienza si sono svolte in più di 600 città in tutto il mondo, con una partecipazione globale di più di 1 milione di persone.

Perché ci ha insegnato qualcosa?

Combattere per il clima e fare in modo che i potenti della terra rispettino gli standard e i limiti suggeriti dalla scienza è un diritto di tutti i cittadini. Ecco perché negli anni successivi sono nati ulteriori movimenti come i Fridays for Future, uno sciopero scolastico per il clima fatto a livello internazionale e composto da alunni e studenti che decidono di non frequentare le lezioni scolastiche per partecipare alle manifestazioni.

La guerra non è una missione di pace

Milioni di persone nelle città di tutto il mondo si sono radunate per protestare contro la guerra nei mesi che hanno preceduto l’invasione ufficiale dell’Iraq. A Londra, in particolare, almeno 1 milione di persone si sono radunate a formare quella che molti esperti hanno definito la più grande manifestazione politica mai realizzata nella storia del Regno Unito. Tra i manifestanti c’erano anche i familiari dei soldati morti proprio in Iraq in quegli anni, e che quel mercoledì 6 luglio a Londra si opponevano alle decisioni di Tony Blair. La protesta infatti è scattata dopo la pubblicazione del rapporto sulla partecipazione britannica al conflitto contro Saddam Hussein del 2003. La folla, radunatasi vicino a Westminster, ha chiesto con cori e cartelli di incriminare l’ex premier per crimini di guerra.

Perché ci ha insegnato qualcosa?

I risultati del clamore delle proteste di quegli anni si fanno sentire tuttora. Anche se l’ex primo ministro britannico è stato insignito dalla regina Elisabetta del titolo di Sir, i cittadini continuano ad opporsi. A loro parere le bugie che ha raccontato nel 2003 per fare guerra all’Iraq hanno causato la morte di decine di soldati britannici. Non sempre quello che un capo di Stato decide di fare incontra il favore della Nazione. Ma, come sostiene l’articolo 1 della Costituzione italiana, “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

I diritti dei popoli oppressi

Il 30 marzo del 2018 alcuni cecchini israeliani hanno ucciso 40 palestinesi durante alcune proteste nella striscia di Gaza, ferendone poi altri 1.700 con colpi di arma da fuoco, proiettili di gomma e gas lacrimogeni. I palestinesi si erano adunati lungo il confine tra Israele e Gaza per partecipare alla “Marcia
del Ritorno”, una protesta lunga sei settimane per auspicare il ritorno dei palestinesi nelle terre occupate. I funzionari del governo israeliano hanno cercato di giustificare in tutti i modi l’uso di armi e munizioni che hanno
ucciso adolescenti e giornalisti.

Perché ci ha insegnato qualcosa?

I palestinesi hanno sopportato decenni di occupazione militare, colonizzazione e oppressione tacitamente approvata dalle istituzioni, in quello che è il conflitto più lungo nella storia moderna. Ma il coraggio e la capacità di resistere della comunità palestinese di fronte a questo assalto ha ispirato
generazioni di attivisti di tutto il mondo. Spesso le Istituzioni educative insegnano e sono esempio di autorità, competizione e controllo. In fondo insegnano ai cittadini quello che riescono a fare meglio.

I diritti delle donne non sono arrivati dal cielo

Nel corso degli anni le donne hanno lottato molto per ottenere anche i diritti base. La lotta per il voto portata avanti dalle suffragette è stata davvero lunga. All’epoca venivano descritte come anarchiche e terroriste. La stessa
lotta portata avanti per ottenere la possibilità di abortire e decidere sul proprio corpo, ottenuta solo con la Legge del 22 maggio 1978, n. 194. Come sono riuscite ad ottenerla? Con anni di mobilitazione e con la democrazia. Tra il 17 e 18 maggio del 1981 milioni di persone si recarono a votare ribadendo il loro appoggio alla legge 194, soprattutto perché prima di quella norma una
donna che abortiva rischiava fino a quattro anni di carcere.

Perché ci ha insegnato qualcosa?

Quello che abbiamo e che diamo per scontato in realtà non lo è affatto. Se oggi le donne possono votare, abortire, indossare una gonna, viaggiare da sole, lavorare, decidere di non sposarsi mai, non è un atto dovuto, anche se dovrebbe. È frutto di chi ci ha preceduto, di chi ha consumato le scarpe per le strade, nelle piazze, di chi ha messo davanti al proprio l’interesse comune. È frutto delle proteste. È frutto della rivolta.

[di Gloria Ferrari]