La stretta decisa dal presidente francese Macron ha rilanciato negli ultimi giorni la discussione sul passaporto sanitario e l’obbligo vaccinale. Il presidente francese ha annunciato l’intenzione di rendere obbligatorio il pass per entrare in diversi locali pubblici, usufruire dei trasporti (aerei, treni, pullman di lunga percorrenza) ed accedere alle strutture mediche, nonché di introdurre l’obbligo vaccinale per il personale che lavora nelle strutture sanitarie. Scatenando ondate di proteste in tutto il Paese.
Eppure, analizzando l’uso del green pass in Europa si scopre che sono molti i paesi dell’Unione, tra cui proprio la Francia, che non applicano il regolamento europeo alla base del passaporto sanitario, nel quale si sottolinea che il “Certificato Covid digitale dell’UE” sia «inteso ad agevolare la libera circolazione all’interno dell’Unione europea» e che serva ad attestare l’avvenuta vaccinazione anti Covid o la negatività ad un recente test oppure la guarigione dal virus.
I Paesi che non si attengono al regolamento
Per quanto concerne gli ingressi dall’estero, infatti, le autorità francesi si limitano semplicemente a classificare i Paesi assegnandogli tre colori differenti (verde, arancione e rosso), e le regole che le persone devono rispettare per potersi recare in Francia variano a seconda della categoria in cui è inserita la loro nazione. A prescindere da ciò, però, il minimo comune denominatore è rappresentato dal fatto che nei regolamenti non venga mai menzionata la guarigione dal Covid come condizione accettata, nonostante si tratti di uno dei requisiti stabiliti dal regolamento europeo. Tuttavia non c’è da meravigliarsi, dato che la Francia non sembra proprio citare il green pass come strumento per regolare gli ingressi nel paese. Detto ciò, non si tratta di certo dell’unico paese a non applicare il regolamento in questione.
In Irlanda, ad esempio, non è stato ancora riconosciuto il certificato digitale europeo, e le autorità riferiscono che ciò sarà fatto «a partire dal 19 luglio 2021». Al momento, infatti, i paesi vengono distinti in «non soggetti a quarantena obbligatoria in hotel» e «soggetti a quarantena obbligatoria in hotel». In tal senso, i viaggiatori provenienti dai primi, oltre a dover esibire un test RT-PCR negativo effettuato entro le 72 ore precedenti all’arrivo, devono «sottoporsi ad una quarantena domiciliare obbligatoria di 14 giorni. Essa può essere interrotta a seguito di un ulteriore test RT-PCR che dia risultato negativo, da effettuare non meno di cinque giorni dopo l’arrivo in Irlanda». Per quanto riguarda i viaggiatori provenienti dai secondi, invece, essi sono tenuti ad isolarsi presso una struttura predisposta a tal fine. Tale obbligo dovrà essere rispettato anche nel caso in cui si risulti negativi al test RT-PCR dopo l’arrivo nel Paese.
Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Romania
C’è poi anche la Lettonia, che impone regole differenti a seconda della categoria assegnata al paese di provenienza (rischio basso, alto o molto alto) ed al tipo di viaggiatore (vaccinato/guarito da Covid-19 o non vaccinato) e che, a quanto pare, non menziona il green pass. Inoltre, un Paese in cui vigono regole molto rigide è Malta, dove il 14 luglio è entrata in vigore una nuova normativa che consente ai cittadini europei provenienti dai “paesi rossi” di recarsi nell’arcipelago solo se in possesso di certificato digitale Ue che attesti il completamento del ciclo vaccinale contro il Covid-19. Non vengono dunque riconosciuti gli altri 2 requisiti previsti dal regolamento. Inoltre, «per coloro che non sono in possesso del certificato EU Covid-19 è previsto l’obbligo di quarantena di 14 giorni in un albergo indicato dalle Autorità sanitarie maltesi e le spese del vitto sono a carico dell’interessato».
Restrizioni meno rigide vi sono invece nei Paesi Bassi, dove seppur si chieda di mostrare un test Covid negativo nel caso in cui si arrivi da un’area considerata a rischio, e si sottolinei che tale richiesta non si applichi alle persone che «possono mostrare la prova della vaccinazione o della guarigione (ad esempio tramite il certificato digitale COVID dell’UE)», per le zone a basso rischio si comunica semplicemente che «non è necessario mostrare un risultato negativo del test» e non si fa alcuna menzione al pass europeo. Infine, va ricordata la Romania, dove al momento è possibile viaggiare dall’Italia in maniera libera essendo il nostro paese classificato come “zona verde”. A tal proposito, i paesi vengono suddivisi in verdi, gialli e rossi, e per i primi «non è richiesto il tampone o altra certificazione, né l’isolamento fiduciario di 14 giorni, il quale è invece obbligatorio per i viaggiatori delle zone gialle o rosse».
Insomma, basta una breve panoramica per dimostrare che il green pass attualmente è lontano dal raggiungimento degli obiettivi prefissati, ovvero “facilitare la libera circolazione nell’Ue, uniformare i requisiti di ingresso negli Stati membri ed evitare discriminazioni nei confronti dei cittadini non vaccinati”.
Le perplessità legate alle parole di Macron
Tornando al discorso del presidente francese, l’idea di Macron è che «più si vaccinerà, meno si lascerà spazio alla diffusione del Covid, così come diminuirà il numero dei ricoveri e la possibilità che vi siano ulteriori mutazioni del virus», aggiungendo che la variante «si precipita in tutti i luoghi non coperti dalla vaccinazione». Affermazioni dalla consistenza scientifica niente affatto consolidata. La variante Delta, infatti, pare essersi “precipitata” innanzitutto su Israele e Gran Bretagna, paesi al top della vaccinazione mondiale. In Israele in seguito alla circolazione della variante Delta l’efficacia del vaccino Pfizer nel prevenire la diffusione del virus è scesa al 64%. In tal senso, nell’ultimo periodo i casi sono in aumento nonostante quasi il 58% della popolazione abbia completato il ciclo di vaccinazione. Si tratta di una tendenza simile a quella che si sta registrando nel Regno Unito, dove il numero di contagi sta crescendo a vista d’occhio e, per la prima volta da metà gennaio, venerdì sono stati superati i 50.000 nuovi contagi in 24 ore. Tutto ciò nonostante il fatto che più del 50% della popolazione sia stata completamente vaccinata.
Detto questo, un’altra parte del discorso fatto da Macron ad aver destato contestazioni in patria è quella relativa alle categorie per le quali il vaccino sarà obbligatorio. Infatti, dal 15 settembre verrà introdotto l’obbligo vaccinale non solo per il personale sanitario e per tutti coloro che prestano servizio in ospedali, case di cura e case di riposo, ma anche per i vigili del fuoco. Tuttavia, come precisato dal ministero dell’Interno esso non interesserà i gendarmi e la polizia: il governo, però, si è astenuto dallo spiegare le ragioni di questa scelta, generando l’idea di una ingiustificata disparità di trattamento. Tanto più per il fatto che poliziotti e gendarmi erano stati finora considerati tra i gruppi di lavoratori più esposti al rischio contagio, ed infatti ad aprile avevano potuto beneficiare dell’accesso prioritario alla vaccinazione. «Mi viene in mente una tremenda ipotesi di complotto: non bisogna turbare chi, quando sarà il momento, sarà chiamato a proteggere il bel governo dai malvagi manifestanti», ha affermato a tal proposito il sociologo francese Laurent Mucchielli scuotendo il dibattito in patria.
L’Italia potrebbe seguire la Francia
Anche in Italia si sta valutando l’ipotesi di estendere l’utilizzo del green pass, anche se per ora nessuno nel governo pare intenzionato a prendersi la responsabilità di misure tanto stringenti come quelle annunciate da Macron. Informazioni più dettagliate a riguardo si avranno solo nei prossimi giorni, dato che ad inizio settimana dovrebbe riunirsi la cosiddetta cabina di regia. Nel frattempo, però, sono varie le figure istituzionali che si sono schierate a favore di questa possibilità. Ad esempio, il commissario straordinario per l’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo, ha recentemente dichiarato che un uso esteso del green pass «potrebbe essere una spinta per la vaccinazione». Inoltre, la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha affermato: «Se non vogliamo tornare a dover chiudere il paese non possiamo accontentarci dei risultati buoni che abbiamo raggiunto. Dobbiamo fare uno scatto in avanti». Ad ogni modo, però, vi sono anche personalità di spicco che nutrono dubbi a riguardo, tra cui la Vice Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Ginevra Feroni. Quest’ultima ritiene infatti che «il green pass in salsa francese sia costituzionalmente irricevibile» e che «siano gravissimi gli effetti sui diritti e sulle libertà dei cittadini».
[di Raffaele De Luca]




La Piazza…unica soluzione.
Attraverso lo “strumento” covid, stanno restringendo sempre di più le libertà individuali. Il Green Pass è una schifezza che ci riporta nel ventennio nazi-fascista. Non si fermeranno qui, un passo alla volta ci ritroveremo in dittatura con buona parte della popolazione inconsapevole e d’accordo con i suoi carnefici. Bisogna informare le persone sulla possibilità di curarsi attraverso le cure domiciliari e bisogna far capire che i media tradizionali non sono altro che una cassa di risonanza degli ordini dettati dall’elite mondialiste che vanno nella direzione opposta a quella dei cittadini. DISOBBEDIENZA e RESISTENZA !!!
Perché esiste solo la narrazione unica del vaccino e nessuno parla delle cure domiciliari precoci?
Qualunque studente ai primi anni di medicina (non serve essere virologi) sa benissimo come vaccinare durante una epidemia favorisca la creazione di varianti (chimere) e questo la dice lunga sulle stupidaggini che si sentono quotidianamente sui mainstream
In Francia a guidare la protesta é stata la destra, il Italia perché non ci sono leader in grado di guidare una protesta con azioni concrete e non soltanto con post su Facebook?
Salve, non è stata la destra! Vivo in Francia a Nantes. I manifestanti provenivano da tutte le parti, destra, sinistra, vaccinati, non-vaccinati… C’erano centinaia di migliaia di persone ovunque! E adesso ci impongo un pass che oggi sarà votato alla camera… Per i musei, cinema, teatri, ristoranti, bar… ah nei centri commerciali non ci sarà perché le associazioni dei centri commerciali (che sono molto potenti e a quanto pare finanziano Macron) si sono opposte! Un delirio!
almeno i francesi una reazione visibile ce l’hanno, possibile che qui non si riesca a scendere in piazza se non per le partite di pallone???
Dal Parlamento Europeo prendiamo solo le cose che fanno comodo ma del fatto di evitare le discriminazioni…sì fa finta di nulla! Quando reagiremo?
Sempre più assurdo!!!
È incredibile che la televisione parla poco o nulla sul fatto che Israele e l’Inghilterra, che sono i paesi con più vaccini somministrati, sono pieni di variante delta, sembra che vogliano che ci scaviamo la fossa da soli.