Soldati israeliani in Sardegna: presentato un esposto alla Corte Penale Internazionale

Almeno un centinaio di famiglie di riservisti dell’IDF, l’esercito israeliano, starebbero trascorrendo un «periodo di decompressione» in resort di lusso della Sardegna. Ed è almeno il secondo anno che questo avviene, secondo alcune ricostruzioni, seguite interrogazioni parlamentari al governo. Per questo motivo, il Comitato Costituzione Attiva ha deciso di presentare un esposto alla Corte Penale Internazionale: «tali militari», ricorda il Comitato, «provengono da un esercito attualmente impegnato in operazioni belliche che hanno causato decine di migliaia di vittime civili, distruzioni sistematiche e accuse gravissime di violazioni del diritto internazionale umanitario».

Uno degli ultimi episodi è stato denunciato all’inizio di giugno, quando decine di turisti israeliani sono arrivati presso il Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula, a una trentina di chilometri da Cagliari. Tra di essi, vi sarebbero stati anche soldati e riservisti dell’esercito, accompagnati dalle loro famiglie. Analogamente a quanto accaduto negli anni precedenti, il loro arrivo è stato accompagnato da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine presso l’aeroporto di Cagliari-Elmas, così come dalle proteste dei cittadini. La stessa presidente della Regione, Alessandra Todde, aveva definito l’arrivo dei militari un «fatto gravissimo», del quale le istituzioni «non sono state informate»: «nessuno ha chiarito chi organizzi questi soggiorni, con quali finalità, attraverso quali interlocuzioni e sotto quale responsabilità politica».

Così, i comitati hanno deciso di agire e presentato il ricorso alla CPI, dove è già in corso un’indagine contro Israele per crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza e nei territori coinvolti dal conflitto. Secondo il ricorso dell’associazione, «la “decompressione” di reparti militari reduci da teatri operativi dove è documentata la devastazione di intere generazioni e la distruzione sistematica di infrastrutture civili solleva interrogativi etici e giuridici di estrema gravità» e ricorda che, anche in base agli artt. 10 e 11 della Costituzione, l’Italia ha il dovere di non collaborare con tali soggetti, potenzialmente coinvolti in condotte lesive del diritto internazionale. Oltre alle verifiche richieste alla CPI, il ricorso chiede anche alla procura di Roma di accertare l’identità dei militari e capire se vi siano soggetti segnalati o indagati per crimini di guerra o violazioni del diritto internazionale.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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