I Paesi Bassi usano il golden power perché considerano le aziende USA un rischio

Il governo dei Paesi Bassi ha bloccato l’acquisizione del fornitore cloud Solvinity da parte della statunitense Kyndryl, ritenendo che l’operazione potesse rappresentare un «rischio per l’interesse pubblico». Questo poiché Solvinity gestisce DigiD, la piattaforma nazionale per l’identità digitale. La decisione, motivata dal timore che dati sensibili finissero sotto il controllo degli USA e potessero essere richiesti dalle autorità statunitensi, si inserisce in una più ampia strategia europea di riduzione della dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti in un contesto politico considerato sempre più imprevedibile. Nei prossimi giorni la Commissione presenterà un pacchetto di misure sulla sovranità tecnologica, con l’obiettivo di rendere l’UE indipendente in settori cruciali quali cloud, microchip e intelligenza artificiale.

La scelta del governo olandese di bloccare l’acquisizione di Solvinity da parte di Kyndryl è arrivata dal Segretario di Stato per l’Economia Digitale, Willemijn Aerdts, su raccomandazione dell’Ufficio di verifica degli investimenti (BTI) del governo olandese. Tutto è iniziato dopo una dichiarazione da parte di Kyndryl con cui la società annunciava di avere raggiunto un accordo per l’acquisizione di Solvinity. L’annuncio ha fatto scattare le verifiche del BTI, ufficio responsabile del monitoraggio degli investimenti ai sensi della Legge sul controllo insufficiente delle telecomunicazioni (WOZT). La verifica ha evidenziato «un possibile rischio per l’interesse pubblico», spingendo il governo a bloccare l’operazione.

La WOZT è una legge olandese varata a seguito del tentativo di acquisizione della società di telecomunicazioni KPN – controllata dalla posta nazionale nederlandese – da parte dell’operatore di telefonia mobile messicano América Móvil nel 2013. Il regolamento «intende impedire che un soggetto che agisce per motivi geopolitici acquisisca un controllo tale da poter essere utilizzato impropriamente per fare pressione sul governo olandese minacciando interruzioni con effetti socialmente destabilizzanti, o per violare su larga scala la riservatezza delle comunicazioni»; lo fa, di preciso, mediante il Capitolo 14a, che «conferisce al Ministro dell’Economia e della Politica Climatica l’autorità di vietare l’acquisizione o il mantenimento di una partecipazione di controllo in un’azienda di telecomunicazioni qualora, a suo giudizio, tale acquisizione o mantenimento costituisca una minaccia per l’interesse pubblico».

Nel caso dell’acquisizione di Solvinity, il rischio di minaccia per l’interesse pubblico era costituito dal fatto che l’azienda di cloud gestisce la piattaforma di DigiD, l’identità digitale olandese. DigiD è un metodo di identificazione concepito per consentire ai cittadini la gestione delle pratiche dei servizi governativi tramite internet e costituisce il meccanismo standard di identificazione e autenticazione nelle operazioni di scambio di dati con il governo: per tale motivo, essa, di fatto, consiste in un enorme database di identità digitali. Il rischio ipotizzato dal BTI, insomma, era costituito dalla possibilità che i dati sensibili dei cittadini olandesi finissero in mano a una azienda straniera. Dopo le raccomandazioni dell’Ufficio, è arrivata la disposizione di Aerdts, che ha poi notificato al Parlamento la propria decisione.

Non è la prima volta che i Paesi Bassi usano l’equivalente del nostro golden power sulle aziende strategiche del Paese. L’ultima volta si era presentata nel settembre dello scorso anno, quando il governo applicò i poteri speciali garantiti da una legge apposita – il Goods Availability Act – contro Nexperia, produttore di semiconduttori con sede a Nimega, ma di proprietà della cinese Wingtech; con tale intervento, il governo aprì alla possibilità di incidere direttamente sulle decisioni di gestione della società, sia dal punto di vista industriale, che produttivo. In generale, la mossa olandese si inserisce sulla scia dei progressivi tentativi europei di riprendere il possesso di quei settori critici – quali quello delle infrastrutture digitali – oggi in larga parte controllati dalle macro-potenze straniere, in primo luogo dagli stessi Stati Uniti: è il caso della Francia, che, oltre ad avere creato un apposito ministro delegato per l’Intelligenza Artificiale e gli Affari Digitali, ha avviato uno studio preliminare per un Osservatorio sulla sovranità digitale, e lanciato il piano “Francia 2030”, volto a rafforzare le infrastrutture digitali e i servizi cloud francesi; o ancora, della Germania, che sta lavorando proprio con Parigi a un progetto per raggiungere l’autonomia nel settore. La stessa UE sta ora lavorando su un pacchetto di interventi – che dovrebbe venire presentato la prossima settimana – per garantire la sovranità tecnologica dell’UE e ridurre la dipendenza del Vecchio Continente nei settori del cloud, dei microchip e dell’intelligenza artificiale.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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